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5. JIM
"Nel maggio del 2005, nel quartiere sufi di Granada, io e il «mio solo fratello» Miguel Gallego Roca leggevamo Bolaño e scoprivamo un’altra America Latina che stava reinventando l’Europa del XXI secolo, o almeno la sua tradizione romanzesca. Poi, la radiografia del mondo di Bolaño si trasformò improvvisamente in una sala operatoria dove un chirurgo si dilettava in esperimenti di crudeltà. "
Massimo Rizzante - conversazione con M. Gallego Roca
- 2005
Nell'ultima raccolta di racconti (dove si trovano anche due saggi) che Bolafio pubblicò da vivo, intitolata il gaucho insostenibile (2003), ce n'è uno, il primo e il più breve, che è la storia di un fuggevole incontro in una strada di Città del Messico DF tra il narratore, un giovane di diciotto o diciannove anni, e il suo amico Jim (il nome dà il titolo al racconto), il nordamericano più triste che il ragazzo abbia mai conosciuto. Jim è poeta. "In che cosa consiste la poesia, Jim? - gli domandavano i bambini mendicanti di Città del Messico. Jim li ascoltava, guardava le nuvole e poi vuotava il sacco. Lessico, eloquenza, ricerca della verità. Epifania. Come quando ti appare la Madonna".
Un po' più in là si scopre che Jim, prima di diventare poeta, è stato un marine, un veterano del Vietnam che ha deciso di farla finita con l'uso della violenza. La sua decisione è stata talmente radicale che rifiuta di difendersi persino dagli assalti dei ladruncoli. "Ora sono un poeta e cerco ciò che è straordinario allo scopo di dirlo con parole semplici e quotidiane". il narratore e Jim si incrociano su un marciapiedi dove un mangiatore di fuoco a torso nudo si sta esibendo.
Jim ne è stregato, quasi avesse intuito nel volto di quello strano personaggio i tratti "di un vecchio amico o di qualcuno che aveva ucciso". Il narratore si accorge che Jim ha la febbre. Suda in modo vistoso. Piange. È malato? O è sotto l'effetto di qualche droga? Lo vede mentre si avvicina alle fiamme. "Vuoi farti arrostire per la strada?", gli chiede scherzando. Appena la domanda cade nel vuoto, si rende conto che è proprio quello che Jim spera: "Farsi arrostire sulla strada".
D'un tratto comincia a risuonargli in testa un motivetto di un pezzo funky alla moda: "Stregato, fottuto/Stregato, fottuto". Jim., afferma il narratore, era stato stregato e fottuto dai miraggi di Città del Messico DF e ora "guardava dritto in faccia i suoi fantasmi". C'è solo il tempo per il ragazzo di spingere Jim lontano dal marciapiede dove le fiamme del mangiatore di fuoco lo stanno per raggiungere, che i due si perdono di vista.
Jim., "stregato" e "fottuto" dentro un miraggio chiamato Città del Messico DF, è il nostro fantasma, il nostro incubo e il nostro simulacro di salvezza.
Il testo di Massimo Rizzante da cui è stato tratto il brano

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