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prima edizione: 1993, Spagna - Anagrama ed., titolo: La pista de hielo

prima edizione italiana: 2004, Sellerio ed., traduzione: Angelo Morino


nelle mie opere desidero sempre creare un intrigo poliziesco, in fondo non c'e' niente di letterariamente più gradevole che dare la caccia a un assassino o una persona scomparsa. Introdurre alcune delle trame classiche del genere, i suoi quattro o cinque temi maggiori, e' un idea a cui non riesco a resistere, perchè anche come lettore mi avvincono

L'enigma che mette in movimento il racconto poliziesco e la sua lettura è costantemente spiazzato o sfuocato rispetto alla norma del genere. E' così che ne La pista di ghiaccio, l'enigma non è costituito dall'identificazione del criminale, e nemmeno dalla dinamica del crimine: in questo romanzo il mistero è dato dall'dentità della vittima. Il transito che condurrà alla risposta dell'interrogante gioca, costantemente, alla confusione portando il lettore a una "sistematica frustrazione delle aspettative del genere"


 
detctive selvaggi La pista de hielo viene pubblicato in Spagna nel 1993 e tradotto in Italia con lo stesso titolo - La pista di ghiaccio - nel 2004 da Angelo Morino per la Sellerio ed.
Il romanzo vinse il premio di Narrativa "Ciudad de Alcalá de Henares" nel 1993
« Nella Pista di ghiaccio (1993) parlo della bellezza, che dura poco e finisce quasi sempre in modo disastroso. »
R.Bolaño, autoritratto link interno  
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Il libro è costruito attorno a un mistero. Ma di quale mistero si tratta? qual è il mistero che ci tiene in ansia e stuzzica la nostra curiosità? la vittima? l'assassino? le vicende sentimentali dei tre protagonisti-narratori? Oppure forse tutto ciò è solo un pretesto ?
La Pista di Ghiaccio è il primo romanzo scritto e pubbliccato da Bolano e prelude già nella sua architettura a I detective selvaggi, una narrazione che procede attraverso i punti di vista di vari personaggi. In questo caso sono tre: Remo Morán, Gaspar Heredia, Enric Rosquelles; i primi due, sono un abbozzo, in particolare il primo, dei personaggi Arturo Belano e Ulises Lima de I detective selvaggi. Ma già in questo primo romanzo si delineano quelli che saranno i temi principali delle opere maggiori.....

Remo Morán
Gaspar Heredia, gasparin per gli amici, messicano, poeta, indigente....Lo vedevo derelitto, piccolo e solo, appollaiato su uno sgabello davanti al bancone e non feci niente. mi vergognai?
[p.20]
O meglio, dedicavo il mio tempo a faccende che non avevano niente in comune con Gaspar heredia, lontano, piccolo piccolo, come voltando la schiena a tutti, nascondendo che era lui, come passava il tempo, con quale coraggio aveva camminato e camminava (no, correva!) verso il buio, verso il punto più alto
[p. 22]
...Il sangue...l'omicidio...la paura della vittima....Ricordo una poesia, di qualche tempo fa...L'assassino dorme mentre la vittima lo fotografa...L'ho letto in un libro o l'ho scritto io?... Francamente, l'ho dimenticato, anche se credo di averlo scritto io, a città del Messico, quando i miei amici erano i poeti di ferro, e Gasparin arrivava nei bar di Colonia Guerrero o di calle Bucarelli dopo aver attraversato da un'estremo all'altro la città, in cerca di cosa? In cerca di chi?... Gli occhi neri di Gasparin in mezzo alla nebbia messicana, chissà perchè pensando a lui il passaggio acquista contorni antidiluviani? enorme e lento; dentro e fuori dei miasmi...
[p. 39-40]
Rimiangevo i bar di Barcellona o di città del Messico e intanto sapevo che quei locali, quei buchi immacolati, erano svaniti per sempre. Forse per questo, un paio di volte, andai al campeggio a cercare Gasparin. Non lo trovai mai.....l'addetta all'accoglienza mi informò, senza che nessuno glielo chiedesse, che il mio amico era un ragazzo strano (un ragazzo!) e che secondo isuoi calcoli doveva essere un paio di settimane che non dormiva.....La tranquillizzai spiegandole che il messicano era un poeta.....sul pianeta degli eunuchi felici e degli zombi, la poesia non faceva guadagnare niente....In fondo fu meglio non avere trovato gasparin, perchè la mia intenzione era quanto mai egoista; volevo parlare, dilungarmi, ricordare, se lui si prestava le strade dorate che entrambi avevamo percorso in un certo periodo (in un certo bel periodo)...
Credo di averlo già detto, ma comunque lo ripeterò: non era il primo cadavere che trovavo. In precedenza era già accaduto un paio di volte. La prima in Cile, a Concepciòn, il capoluogo del sud. ero affacciato alla finestrella della palestra dov'ero rinchiuso insieme a un centinaio di detenuti; era di notte, una notte di luna piena del novembre dell'anno '73, e nel cortile vidi un tizio in mezzo a una cerchia di poliziotti. Tutti lo picchiavano con mani, piedi e mancganelli di gomma. Il tizio, alla fine, non gridava neppure. Poi cadde bocconi a terra e solo allora mi resi conto che era scalzo. Uno dei poliziotti lo prese per i capelli e lo osservò un istante. Un altro disse che doveva essere morto. Un terzo disse di avere sentito dire che quel tizio non stava bene di cuore. Lo portarono via trascinandolo per i piedi. Dall'altra parte, nella palestra, solo io e un altro detenuto guardavamo la scena, gli altri dormivano ammucchiati dappertutto e il loro russare e sospirare minacciava di crescere fino a soffocarci. Il secondo morto lo trovai in Messico, nei dintorni di una città del nord, a Nogales. Ero in viaggio con due amici, nell'auto di uno di loro, e dovevamo raggiungere due ragazze che poi non si fecero vive. Prima di di arrivare scesi a orinare e probabilmente mi allontanai troppo dalla strada. Il morto era fra due collinette di terra arancione, il corpo diseso supino, le braccia in croce, e sulla fronte, proprio sopra il naso, un foro minimo, come fatto con un punteruolo, anche se in realtà gliel'avevano fatto con la pallottola di una 22. Un'arma da froci, disse uno dei miei amici. l'altro era gasparin, che dopo avere dato un'occhiata al morto non disse niente. Certe volte di mattina, quando faccio colazione da solo, penso che mi sarebbe piaciuto molto fare il detective. credo di non essere un cattivo osservatore e ho capacità deduttiva, oltre a essere un appassionato di romanzi polizieschi. Ammesso che serva a qualcosa...
[p.132 - 134]

Enric Rosquelles
Secondo Lola, Morán dava lavoro agli amici che aveva avuto a diciott'anni, un gruppo di poeti che il tempo e le circostanze avevano fatto approdare nella madre patria. Lui li incontrava, o il caso unito alla sua volontà faceva si che li incontrasse, dava loro da lavorare, li faceva risparmiare....Creature sciatte e ferite, risentite, disadattate, silenziose, malate, che era meglio non incontrare in una via deserta... I suddetti poeti, emeriti sconosciuti sia in Spagna sia in Ispanoamerica, non furono mai molti...
[p. 110-111]
Gaspar Heredia
A volte, quando mi affacciavo ai cancelli del campeggio, all'alba. lo vedevo uscire dalla discoteca dall'altra parte della strada, ubriaco e solo, o con gente che io non conoscevo, e lui neppure, a giudicare dal suo atteggiamento assorto, dai suoi gesti da astronauta o da naufrago.



NOTE




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