I miraggi della realtà di Bolaño, Puttane asassine, Anagrama, Barcelona, 2001.
La misura della grandezza di uno scrittore sta, tra le altre cose, negli stimoli che invitano a riflettere sull'opera letteraria . E gli stimoli che troviamo nella scrittura di Roberto Bolaño sono molteplici. In primo luogo, la presenza dell'autore nella sua opera. Ci sono scrittori con una coerente visione della società, con esigenze etiche, a volte ossessive, che si proiettano e oggettivizzano nella narrazione. Ogni romanzo può essere diverso nonostante il suo "messaggio" sia uguale. E' il caso, per esempio, di Antonio Muñoz Molina. In altri scrittori, la presenza dell'autore è determinante: perfino quando appare come personaggio, ciò che importa è la sua biografia. Dietro il personaggio si nasconde, posto che riesca a nascondersi, la persona. Questo è il caso, sempre più accentuato, di de Juan Goytisolo o, in una forma quasi descontrollata, di Miguel Sánchez Ostiz.
In altri scrittori c'è una simbiosi tra la finzione e
l'autobiografia
, persona e personaggio si confondono in un ghigno di complicità e, partendo da una realtà marcatamente autobiografica, creano un mondo fittizio che pare integrarsi con quella realtà come succede con
Javier Marias
, o conferiscono alla realtà una qualità irreale, fantasmagorica, come succede in
Enrique Vila-Matas
o in Bolaño. Può anche succedere che l'elemento autobiografico sia solo apparente e che il personaggio reale che crediamo scorgere faccia parte del miraggio per accentuare la dimensione irreale, posto che la stessa realtà autobiografica è fittizia, come succede nella narrativa di
Juan Villoro
.
Questo ci porta a un nuovo punto. Se il concetto di generazione è un imbroglio che permette agli accademici scegliere la scacchiera dove giocare la loro ottusa o truffaldina partita di scacchi, se è vero che c'è quello che si potrebbe chiamare una contemporaneità. Le migliori proposte artistiche non si esauriscono, perchè la qualità non si esaurisce mai, ma si esauriscono le possibilità di poterle continuare a sviluppare. Ogni nuova ondata di contemporaneità rimuove e ristruttura la nostra visione dell'arte. Questo è ciò che è successo con gli scrittori che dietro l'auge del realismo sociale, dello sperimentalismo e del realismo magico sono partiti dalla realtà circostante da loro vissuta e attraverso un percorso interiore ed esteriore ci hanno portato più in là dell'orizzonte, lò dove la realtà si confonde con il sogno, la vita con la morte, il quotidiano con l'eccezionale, il familiare con l'estraneo. Ed è qui dove possiamo incontrare la nuova contemporaneità che unisce scrittori come Javier Marías, Juan Villoro, Enrique Vila-Matas e Roberto Bolaño.
Questi scrittori hanno coltivato tanto il racconto quanto il romanzo. Di più: nei loro romanzi c'è trattamento simile a quello del racconto. Il caso più ovvio è quello di Roberto Bolaño. Come già successe in Cortázar con
Rayuela
, il suo libro più celebrato è stato I detective selvaggi, un romanzo essenzialmente frammentario nel senso che ciò che ci cattura sono le distinte scene che nella loro successione contribuiscono ad accentuare la stretta relazione tra la cronaca, l'autobiografia e l'assurdo fino a creare una sensazione di estraneità che ci permette vedere la realtà, e la scrittura come un'avventura.
Il che ci conduce a un'ultima riflessione: la scrittura di Bolaño è essenzialmente pessimista. Ci sono riferimenti all'infanzia, però è sempre un'infanzia così lontana che sembra essersi cancellata nel passato. No c'è nemmeno il piacere della morbosa nostalgia. Il passato immediato è marcato dalla crudele realtà politica cilena, dalla fedeltà alla memoria di Allende e dal disincanto di fronte alla sinistra latinoamericana: resta il vuoto e la condizione di esiliato, un esilio che si converte anche in esilio interiore. Per questo la relazione con il padre non risponde al tipico sentimento di unità familiare, ci sono più incontri che amicizie, gli incontri con le donne sono sempre misteriosi però non lasciano tracce se non quelle di una relazione carnale e le persone ammirate sono morte e perfino questa ammirazione è appannata dalla consapevolezza che anche i grandi uomini sono fatti della stessa sostanza dei personaggi umili che popolano i suoi romanzi e i suoi racconti.
Tuttavia, proprio perchè tutto racchiude un mistero e nello stesso tempo è precario, gli incontri fortuiti sono caricati da una speciale intensità e la traversie e le sorprese che in essi troviamo sono caricati da una speciale vitalità e da un profondo humor. Humor profondo perchè in questi personaggi, di uno strano sentimentalismo e di uno stranio istinto morale, non c'è frivolezza. Allo stesso modo in cui non c'è frivolezza in una prosa senza concessioni retoriche.
Tutto ciò e molto di più troviamo in Puttane assassine, dove di nuovo troviamo dei perdenti che piangono e soffrono ma non chiedono compassione, esseri del mondo quotidiano che la vita ha convertito in eccezionali non per aver vissutti grandi fatti ma perchè gli è toccato vivere in situazioni eccezionali che sono assunte come parte della condizione umana. Non c'è rassegnazione rulfiana ma accettazione.
Così come non c'è linearità ne
I detective selvaggi
, nella maggioranza dei racconti di Puttane assassine una situazione ci conduce a un'altra, per creare una molteplicità di racconti dentro il racconto. Situazioni che sorgono dall'immaginazione del narratore e della sua capacità di procedere per approssimazioni successive. Abbondano i riferimenti polizieschi che segnano la vita del narratore, la sua visione del mondo e quella dei personaggi. Abbondano pure i racconti segnati dalla sessualità, come
"Silva, detto l’Occhio",
"Vagabondo in Francia e in Belgio",
"Prefigurazione di Lalo Cura".
I racconti con incontri alieni, come gli splendidi
"Gómez Palacio",
"Giorni del 1978",
"Ultimi crepuscoli sulla terra" o
"Dentista".
L'incanto maggiore dei racconti letterari ( i menzionati
"Ultimi crepuscoli sulla terra" e
"Vagabondo in Francia e in Belgio" così come
"Carnet di ballo",
"Fotografie" e
"Incontro con Enrique Lihn" ) è la capacità di rendere omaggio ad autori vicini allo scrittore e allo stesso tempo mostrare la loro densità umana e la loro qualità di personaggi fittizi in ciò che la vita ha di assurdo e irreale. Una irrealtà che ci permette penetrare nel territorio dei sogni e in quello della morte.
Non c'è morbosità retorica nella desolazione di questi racconti, nè squisitezza letteraria nei suoi riferimenti alla letteratura, nè volontà di sorprendere nelle sorprendenti situazioni che vivono i suoi personaggi, nè humor gratuito nelle divertenti peripezie, nè lirismo nell'intensità poetica delle emozioni e della geografia. E questa realtà sconcertante e desolante si affida a una immaginazione che gli permette ogni tipo di sorprese e spiazzamenti per puntare sempre al vero, all'arte pura di ogni artificio.