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Roberto Bolaño pubblica il poemario Reinventar el amor ( "L’amore, si sa, è da reinventare"
segnala Arthur Rimbaud in "Una stagione all'inferno
"). reinventare l'amoreè un congiunto di nove poesienelle quali possiamo già vedere la configurazione di molteplici elementi dell'estetica di bolaniana. Una scrittura dove predonima l'individuo e la sua visione di disperazione, ma dove c'e' sempre un luogo per il reincanto. Incontriamo, inoltre, la preoccupazione per il quotidiano, la critica sociale e l'idea del testo letterario come accadimento: il che iscrive Bolaño come un autore che, in questo primo libro, sostiene uno sguardo avanguardista che questiona l'irruzione della dittatura militare come la fine dell'utopia collettiva e attacca il luogo dell'arte all'interno della società capitalista. Bolaño avanza una proposta poetica che reinscrive l'arte all'interno del corpo sociale, reale, scrollandosi di dosso l'autonomia che il programma capitalista della società borghese le aveva assegnato.
arrastran cartoni di latte e rose
ocartoni di latte e garofani
lanciati nel fiumi da tre ubriachi riparati dall'aombra di un albero. Una scena abitata da esseri marginali, vagabondi sulla sponda di un fiume dove tutto sembra stra terminando e nello stesso tempo cominciando, dove ancora può coesistere il topoi della rosa o il garofano sublime nella sua condizione di disfatto. L'impronta del volume è quella di una realtà che si installa nell'individuo. Pertanto non c'è dissociazione tra soggetto e storia. Detto ancora meglio, il soggetto appare legato a una storia dove la nozione di collettivo è scomparsa. Sorge così lo spazio intimo caricato di storia, caricato di vita, dove un letto:respira, profondo, grave come la vita stessa
E' l'arte vita ciò che ci appare, perchè per Bolaño l'arte sarà soprattutto una pratica di critica antisistemica e antiborghese alla realtà che:all'improvviso pesa sulla spalla
C'è dolore quindi, c'è coscienza di una stanza oscura, di una terra che si oscura, ma in nessun caso astrazione; al contrario, la voce poetica non smette di riconoscere:tanta vita, tanta esistenza
vale a dire, di fronte all'ecatombe rimane ancora come luogo di resistenza l'individuo, cosciente della storia e del suo luogo in quella storia dalla marginalità, l'esilio. Vale a dire, è nella comprensione della storicità e nei condizionamenti sociali del fenomeno estetico da dove si comincia a rompere il divenire nostalgico e disperato della fine di un'epoca.
Mentre nella radio suonano una marcia funebre
lei si siede di fronte allo specchio
Riposa il corpo del presidente in un cortile di cemento
I suoi uccelli cantano nei viali
abbattono i giardini
[...]
E nei saloni le dame si lasciano stringere un po' di più
dai sudati cavalieri.
Lavoratorti della mia patria, ho fede in Cile e nel suo destino. Supereranno altri uomini questo momento grigio e amaro dove il tradimento pretende imporsi. Continuate, sapendo che, più presto che tardi, di nuovo si apriranno i grandi viali dove passa l'uomo libero, per costruire una socità migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Siamo di fronte a una visione politica del testo lirico che tematizza la rovina, l'abbandono, la perdita, la memoria, il mito. Una poesia dove il parlante, inoltre, non perde la speranza che tutto torni a riarticolarsi. "reinventare", come indica il titolo del volume, che si puoò avvertire nel verso "gli uccelli cantano nei viali". In ultima istanza, si tratterebbe di reinventare l'utopia, non più a partire dal collettivo ma a partire individualità in una ricerca permanente.
Il volto ti si contrae
e si seccano le lacrime intorno alla tua narice che brilla
[...]
Sei un bolero consumato deambulando tra i monti.
Sei una maschera, l'aborto di un tango contemplando le luci del
porto
Tutto all'improvviso si fa lento. accadono nella tua mente le galassie
Una sirena ti invita a una birra
Una classe di ragazzi disertori,
una generazione denutrita e depravata,
che lentamente invadeva gli autocinema,
con catene,
e seni che ardono come braci,
e ciglia più pallide di una rosa bianca
, un territorio che ribolle da dentro e che reinventerà il mito, l'utopia, il desiderio.
se qualcuno con le unghie ti avesse alzato le palbrebe
vale a dire, se un altro aiutasse a guardare, succederebbe che:
La vergogna la colpa l'indifferenza si allontanano come navi in
zoom-back nell'oceano, per sempre
fiori ferocemente agganciiati
tra i suoi denti
il mio sogno è una musica che si riconosce nell'avventura
Il male può coniugarsi nel momento in cui si realizza la ricerca. Guardare è cercare. In questo volume, è ricorrente la presenza di un parlante che si rivolge a un tu che identifica come un cercatore che deambula, l'eterno abbandonato; tuttavia cercare è vivere. Nel poema VI, il parlante dice:Un bambino è l'albero della rivoluzione
La figura del bambino è il simbolo del reincantamento che genererà cambio/rivoluzione. Allo stesso modo in cui i poeti simbolizzano la permanenza della poesia, i bambini diventano cambio. Il verso indicato sembra avere come antecedente un discorso pronunciato da Fidel Castro alla chiusura del Congresso nazionale di alfabetizzazione, il 5 settembre del 1961. Nel frammento finale castro dice:E' un popolo in rivoluzione, un popolo disposto a creare il suo destino! Questo è ciò che vince tutti gli ostacoli! [...] questo è ciò che vince l'imperialismo! questo è ciò che permette che noi possiamo fare e vincere tante battaglie nello stesso tempo! Questo è ciò che esplica che un popolo abbia inesauribili energie, inesauribili risorse umane, per fare ciò che sta facendo! e solo una rivoluzione è capace di produrre questo miracolo! e questo è ciò che noi diremo sempre ai popoli fratelli d'America! Questo è il frutto della rivoluzione e solo l'albero della rivoluzione può dare tali frutti
"Albero della rivoluzione", insiste Bolaño, verso il finale di questo poema, incrociando la rivoluzione sociale contro l'impero, che riesce a dissipare il dolore, con la sua esperienza mistica nel girare tra oscuri popoli messicani, devastati dall'abbandono, ma abelliti da figure di bambini che riescono a reinstallare l'utopia del cambio [trasformazione]. E' usuale nella prima scrittura di Bolaño - ricordiamo il manifesto infrarealista
-
l'aderenza a un discorso politico che promuove i movimenti rivoluzionari a partire dalla forza interna dell'individuo.. Il poeta è immerso nella storia e la sua scrittura si sottrae alla sconfitta; pertanto l'utopia si può reinventare mediante la presa di coscienza dei popoli, alludendo con ciò ai più spossessati situati in "Un ordine che pare condurci irrimediabilmente al cesso o alla rivoluzione". [Patricia Espinosa
]
fumammo sigarette di mais
ascoltando la luna
contemplando i grilli
però la vita passa dicesti
e ci da
con sus caderas
E amore verrà con Lotta di Classe
in un punto decisivo
Bang, bang!
dall'infrarealtà veniamo
dove andiamo?
indice del materiale
di Patricia Espinosa presente nell'archivio
testi collegati:
Patricia Espinosa: Bolaño e il manifesto infrarealista 
Roberto Bolaño: Dejenlo todo: primo manifesto infrarealista 
Juan Pascoe: "Reinventar el amor", primo libro di Roberto Bolaño
NOTE

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