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Patricia Espinosa

'Reinventare l'amore'

rivista Quimera nr. 314 - 2010

© trad Carmelo Pinto

Nell'aprile del 1976, per i tipi Taller Martin Pescador, diretto da Juan Pascoe Roberto Bolaño pubblica il poemario Reinventar el amor ( "L’amore, si sa, è da reinventare" segnala Arthur Rimbaud in "Una stagione all'inferno "). reinventare l'amoreè un congiunto di nove poesienelle quali possiamo già vedere la configurazione di molteplici elementi dell'estetica di bolaniana. Una scrittura dove predonima l'individuo e la sua visione di disperazione, ma dove c'e' sempre un luogo per il reincanto. Incontriamo, inoltre, la preoccupazione per il quotidiano, la critica sociale e l'idea del testo letterario come accadimento: il che iscrive Bolaño come un autore che, in questo primo libro, sostiene uno sguardo avanguardista che questiona l'irruzione della dittatura militare come la fine dell'utopia collettiva e attacca il luogo dell'arte all'interno della società capitalista. Bolaño avanza una proposta poetica che reinscrive l'arte all'interno del corpo sociale, reale, scrollandosi di dosso l'autonomia che il programma capitalista della società borghese le aveva assegnato.
 
Nel 1976, il Cile viveva nella dittatura e Bolaño lega questo poemario con i fatti accaduti tre anni prima. reinventare l'amore si apre con la presenza di una realtà che va più in là di un occhio inquieto; una realtà o ambiente in cui le acque

arrastran cartoni di latte e rose

o

cartoni di latte e garofani

lanciati nel fiumi da tre ubriachi riparati dall'aombra di un albero. Una scena abitata da esseri marginali, vagabondi sulla sponda di un fiume dove tutto sembra stra terminando e nello stesso tempo cominciando, dove ancora può coesistere il topoi della rosa o il garofano sublime nella sua condizione di disfatto. L'impronta del volume è quella di una realtà che si installa nell'individuo. Pertanto non c'è dissociazione tra soggetto e storia. Detto ancora meglio, il soggetto appare legato a una storia dove la nozione di collettivo è scomparsa. Sorge così lo spazio intimo caricato di storia, caricato di vita, dove un letto:

respira, profondo, grave come la vita stessa

E' l'arte vita ciò che ci appare, perchè per Bolaño l'arte sarà soprattutto una pratica di critica antisistemica e antiborghese alla realtà che:

all'improvviso pesa sulla spalla

C'è dolore quindi, c'è coscienza di una stanza oscura, di una terra che si oscura, ma in nessun caso astrazione; al contrario, la voce poetica non smette di riconoscere:

tanta vita, tanta esistenza

vale a dire, di fronte all'ecatombe rimane ancora come luogo di resistenza l'individuo, cosciente della storia e del suo luogo in quella storia dalla marginalità, l'esilio. Vale a dire, è nella comprensione della storicità e nei condizionamenti sociali del fenomeno estetico da dove si comincia a rompere il divenire nostalgico e disperato della fine di un'epoca.
 
Dal Latinomerica, da questo luogo dove catastrofe più importante non è, sotto nessun punto di vista il divenire dell'arte e della letteratura, ma la povertà, la violenza, la repressione, Bolaño installa una poesia dove l'origine della rovina è l'installazione di un sistema totalitario inscritto nella intimità dei suoi personaggi. Come succede con l'immagine ricorrente - mi riferisco alla totalità della sua opera - di una ragazza solitaria esiliata, colpita dalla vita, una figura femminile che sembrerebbe convocare simbolicamente l'ispirazione e l'erotismo, però empre inserita nella storia. nel poema II, di questo volume, una ragazza si dipinge le unghie al bordo di un letto di ottone:

Mentre nella radio suonano una marcia funebre
lei si siede di fronte allo specchio
Riposa il corpo del presidente in un cortile di cemento
I suoi uccelli cantano nei viali
abbattono i giardini
[...]
E nei saloni le dame si lasciano stringere un po' di più
dai sudati cavalieri.

La solitudine della donna non implica l'isolamento, la marcia funebre la porta allo specchio, al riconoscimento della sua immagine contestualizzata in un tempo specifico. Quanto sopra implica sovvertire la condizione sublime della figura femminile come emblema, fonte di ispirazione sradicata dal materiale.
 
Mi pare importante sottolineare, inoltre, il vincolo evidente "del corpo del presidente" con il cadavere del presidente Salvador Allende, nella casa del governo cileno mentre questa veniva crivellata dall'esercito nel settembre 1973; allo stesso modo l'immagine degli uccelli che "cantano nei viali", ci rimanda non solo a tutti quelli che mantennero/mantengono presente la sua figura, ma inoltre allude direttamente all'ultimo discorso pronunciato dall'ex presidente, emesso da raio Magallanes alle 9.10 A.M. dello stesso 11 settembvre, dove dice:

Lavoratorti della mia patria, ho fede in Cile e nel suo destino. Supereranno altri uomini questo momento grigio e amaro dove il tradimento pretende imporsi. Continuate, sapendo che, più presto che tardi, di nuovo si apriranno i grandi viali dove passa l'uomo libero, per costruire una socità migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Siamo di fronte a una visione politica del testo lirico che tematizza la rovina, l'abbandono, la perdita, la memoria, il mito. Una poesia dove il parlante, inoltre, non perde la speranza che tutto torni a riarticolarsi. "reinventare", come indica il titolo del volume, che si puoò avvertire nel verso "gli uccelli cantano nei viali". In ultima istanza, si tratterebbe di reinventare l'utopia, non più a partire dal collettivo ma a partire individualità in una ricerca permanente.
 
La poesia di Bolaño in questo periodo, dialoga con la storia cilena a partire della constatazione dell'orrore. Così, il parlante, dalla più assoluta solitudine, dice:

Il volto ti si contrae
e si seccano le lacrime intorno alla tua narice che brilla
[...]
Sei un bolero consumato deambulando tra i monti.
Sei una maschera, l'aborto di un tango contemplando le luci del
porto

C'è uno specchio tra la catastrofe politica e la figura del soggetto alla deriva, orfano dell'utopia, triste, malinconico, fatiscente, che vaga per un porto, scoppiato a causa della storia fino a che

Tutto all'improvviso si fa lento. accadono nella tua mente le galassie
Una sirena ti invita a una birra

Il mondo e la sua fine, la coscienza delle rughe nel volto e la reinstallazione di una temporalità differente, nella quale emerge la nozione di infinito e un paio di figure mitiche: la galassia e la sirena che operano come la reinstallazione del mito capace di invertire la coscienza della fine
 
"Fine del mondo", verso che apre il poema IV, rimanda al collasso della terra; ma anche potremmo dire, del progetto utopico. Una volta ancora il volume affronta la nozione di finalizzazione; tuttavia, in contrappunto, si nega tale nozione. Non tutto si è perduto ci dice questa poesia, ignorando le massime postmoderne che portano i nuovi tempi , perchè in quello stesso istante sorge un nuovo collettivo

Una classe di ragazzi disertori,
una generazione denutrita e  depravata,
che lentamente invadeva  gli autocinema,
con catene,
e seni che ardono come braci,
e ciglia più pallide di una rosa bianca

La rovina ha la sua controparte nel riconoscimento di una generazione di ragazzi controcorrente, esaltati e disposti a usare la catena con le loro "ciglia più pallide di una rosa bianca" Questo verso diventa centrale nella politicità della scrittura; perchè la rosa bianca ci connette con il topico poetico della purezza,, questa volta installato in figure "degradate", antisistemiche; vale a dire, la bellezza trascendentalista della rosa bianca non sparisce, ma si installa nei corpi ribelli. La riconfigurazione del topico da conto del riciclaggio che opera nell'arte dei topici così come nche l'installazione della figura mitica del poeta vagabondo viaggiatore. Una figura frequente anche nella sua narrativa posteriore che trova il suo culmine in Belano, Lima o i poeti - emuli di rimbaud - che vanno verso l'abisso cantando, come succede nel finale di Amuleto. Bolaño allude a tutta una generazione di giovani disperati, armati con catene, esaltati, posseduti da un calore che viene da dentro, dalle stesse viscere. Un calore che solo si può sperimentare nel territorio infra , un territorio che ribolle da dentro e che reinventerà il mito, l'utopia, il desiderio.
 
Così, dopo o in mezzo alla devastazione sempre diviene il viaggio/tranito. Bolaño ci dice:

se qualcuno con le unghie ti avesse alzato le palbrebe

vale a dire, se un altro aiutasse a guardare, succederebbe che:

La vergogna la colpa l'indifferenza si allontanano come navi in
zoom-back nell'oceano, per sempre

Mediante un espediente cinematografico, qualcosa che Bolañoutilizzerà costantemente nella sua produzione poetica, la nave si presenta come simbolo dell'itinerario del dolore, una sorta di nave fantasmatica impossibilitata "per sempre" di tornare al porto. Però il soggetto, non potrà affrancarsi del peso della vergogna, colpa, l'indifferenza nemmeno quando porta

fiori ferocemente agganciiati
tra i suoi denti


 
L'unica possibilità di continuare a vivere è la fuga permanente:

il mio sogno è una musica che si riconosce nell'avventura

Il male può coniugarsi nel momento in cui si realizza la ricerca. Guardare è cercare. In questo volume, è ricorrente la presenza di un parlante che si rivolge a un tu che identifica come un cercatore che deambula, l'eterno abbandonato; tuttavia cercare è vivere. Nel poema VI, il parlante dice:

Un bambino è l'albero della rivoluzione

La figura del bambino è il simbolo del reincantamento che genererà cambio/rivoluzione. Allo stesso modo in cui i poeti simbolizzano la permanenza della poesia, i bambini diventano cambio. Il verso indicato sembra avere come antecedente un discorso pronunciato da Fidel Castro alla chiusura del Congresso nazionale di alfabetizzazione, il 5 settembre del 1961. Nel frammento finale castro dice:

E' un popolo in rivoluzione, un popolo disposto a creare il suo destino! Questo è ciò che vince tutti gli ostacoli! [...] questo è ciò che vince l'imperialismo! questo è ciò che permette che noi possiamo fare e vincere tante battaglie nello stesso tempo! Questo è ciò che esplica che un popolo abbia inesauribili energie, inesauribili risorse umane, per fare ciò che sta facendo! e solo una rivoluzione è capace di produrre questo miracolo! e questo è ciò che noi diremo sempre ai popoli fratelli d'America! Questo è il frutto della rivoluzione e solo l'albero della rivoluzione può dare tali frutti

"Albero della rivoluzione", insiste Bolaño, verso il finale di questo poema, incrociando la rivoluzione sociale contro l'impero, che riesce a dissipare il dolore, con la sua esperienza mistica nel girare tra oscuri popoli messicani, devastati dall'abbandono, ma abelliti da figure di bambini che riescono a reinstallare l'utopia del cambio [trasformazione]. E' usuale nella prima scrittura di Bolaño - ricordiamo il manifesto infrarealista - l'aderenza a un discorso politico che promuove i movimenti rivoluzionari a partire dalla forza interna dell'individuo.. Il poeta è immerso nella storia e la sua scrittura si sottrae alla sconfitta; pertanto l'utopia si può reinventare mediante la presa di coscienza dei popoli, alludendo con ciò ai più spossessati situati in "Un ordine che pare condurci irrimediabilmente al cesso o alla rivoluzione". [Patricia Espinosa ]
 
In reinventare l'amore, la precarietà aderisce alla proposta vitale che il testo evoca:

fumammo sigarette di mais
ascoltando la luna
contemplando i grilli
però la vita passa dicesti
e ci da
con sus caderas

Vivere in una sorta di indigenza transumante , non impedisce avvicinarsi alla felicità. E' l'amore, come la poesia, ciò che permette la salvazione di fronte solitudine; enunciazione amorosa che in modo ambivalente si lega alla donna come alla rivoluzione:

E amore verrà con Lotta di Classe
in un punto decisivo
Bang, bang!
dall'infrarealtà veniamo
dove andiamo?

Il bang bang è la lotta di classe armata, che genererà una rivoluzione; tuttavia anche quando conociamo l'origine non sappiamo il destino. reinventare la traiettoria rivoluzionaria è ciò che importa, assumiamo soli neri, riscaldati da dentro, il cui futuro sarà l'indeterminazione.
 
Il fallimento dell'avanguardia non è la sconfitta del progetto di avanguardia. la nuova proposta di Bolaño, o neoavanguardia, si basa nella voglia di cambiare l'ordine istituzionale,criticare la scoietà dalla barricata letteraria. vincolare artevita di nuovo e concepire il romanzo come un artefatto distruttivo dentro lo schema di dominio; in ultima instanza, il romanzo come un'arma di lotta, un romanzo capace di sparare a partire dall'abbandono di un progetto collettivo, dalla trincea nomade del vagabondo che gli toccò vivere la caduta delle utopie ma che dovrà alzare in qualche modo alcuni dei suoi frammenti.

indice del materiale di Patricia Espinosa presente nell'archivio

testi collegati:
 • Patricia Espinosa: Bolaño e il manifesto infrarealista
 • Roberto Bolaño: Dejenlo todo: primo manifesto infrarealista
 • Juan Pascoe: "Reinventar el amor", primo libro di Roberto Bolaño

NOTE

                                          


 


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