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intervista a Laura Healy

di Nicolle Elizabeth

© trad. di Paolo Castronovo link interno

Intervista di Nicolle Elizabeth a Laura Healy, traduttrice de "Los perros romanticos" link interno di Roberto Bolaño. Questa intervista a Laura Healy, traduttrice di Roberto Bolaño, è parte della nostra panoramica mensile sulla poesia internazionale e celebrazione dell'uscita della Ecco Anthology of International Poetry a cura delle edizioni Word without Borders. Questa intervista è nata dalla collaborazione di Nicolle Elizabeth e Ana Marìa Correa, collaboratrici di Word without Borders link esterno .
Laura Healy è scrittrice, designer e traduttrice. Attualmente è candidata al dottorato in Lingue e Letterature Romanze all'università di Harvard, dove lavora come caporedattrice al Harvard Review. Vive a Providence, nel Rhode Island.
Nicolle: ho pensato che sarebbe stato interessante chiedere ad Ana Marìa di tradurre le domande in spagnolo, e poi ritradurre le risposte, per vedere come la nostra discussione sulla traduzione venisse tradotta, beh, nella traduzione. Laura ci ha risposto in inglese, cogliendo ogni virgola delle domande in spagnolo di Ana.
 
Cosa ti ha attirato della traduzione?
LH - Sono una lettrice molto lenta perché tento di immaginare sempre quale possa essere il suono delle parole, come se stessi leggende a voce alta nella mia testa. Da quando ho iniziato a leggere in spagnolo ho notato che faccio lo stesso, solo che voglio metterci anche le mie parole, in inglese. É un rompicapo veramente meraviglioso.
 
Da quanto tempo traduci?
LH - Ho iniziato a tradurre nel 2005, dopo aver seguito un workshop con Forrest Gander alla Brown. Il loro dipartimento di Letterature Comparate ha una grandiosa libertà di scelta per concentrarsi nella traduzione letteraria.
 
Come, quando e perché hai scoperto che tradurre Bolaño faceva per te?
LH - Il semestre successivo il mio workshop con Forrest, decisi di prendermi una pausa dalla scuola e viaggiare per l'Europa. Mentre lavoravo per mettere qualcosa da parte per il viaggio, iniziai ad uscire con il mio coinquilino, Zack, che decise di venire con me. Avevamo letto entrambi le traduzioni di Chris Andrews dei romanzi di Bolaño "Stella distante" e "Notturno cileno link interno" e quando arrivammo a Barcellona trovammo una raccolta di sue poesie, "Los perros romanticos". A quei tempi lo spagnolo di Zack non era molto buono, così mi chiede di tradurla per lui. Il tutto finì per diventare la mia tesi, e Zack finì per diventare mio marito.
 
Confrontando Bolaño con gli altri poeti che hai tradotto, qual è stata la più grande sfida nel tradurre la sua poesia? Dal tuo punto di vista, quali sono le principali caratteristiche della sua poesia?
LH - Una cosa particolarmente impegnativa, o meglio, impossibile da tradurre è l'uso da parte di Bolaño di regionalismi da tutto il mondo. Avendo passato lunghi periodi della sua vita in Cile, Messico e Spagna, Bolaño ha un vocabolario incredibilmente promiscuo. Per quanto riguarda le caratteristiche, penso che Bolaño sia una maestro nello scegliere il giusto stile per la sua opera. Può raccontare la stessa storia due volte - una volta in prosa, un'altra in lirica - e creare un effetto completamente differente. La sua poesia è molto filtrata e frammentaria, ma è anche molto colloquiale e a volte del tutto sentimentale. Scrive in così tanti tipi di verso che è arduo da classificare come un'unica cosa.
 
Hai fatto un gran lavoro nel preservare l'allitterazione in poesie come "I detective" e "Autoritratto a vent'anni". Ci sono stati casi in cui hai dovuto compensare il suono o il ritmo o sistemarli in modo diverso? C'è stato qualcosa che hai dovuto sacrificare?
LH - Gli ultimi due versi di "Roadster" mi faranno impazzire per il resto della mia vita! Volevo così disperatamente farli rimare, come nello spagnolo, ma non sono riuscita a trovare una soluzione soddisfacente. Fortunatamente, me la sono cavata con una rima inaspettata in "In the Reading Room of Hell", che mi piace pensare di aver risolto, almeno un po'. La musicalità dei suoni vocali dello spagnolo, specialmente il suono molto aperto della "a", è impossibile da replicare in inglese, ma in generale ho provato a cogliere il senso del tono spagnolo e imitarlo il più possibile in inglese. Naturalmente ci sono stati tanti piccoli sacrifici durante il percorso, ma anche alcuni momenti interessanti durante il processo traduttivo.
 
Cosa provi nel tradurre narrativa, poesia e saggistica, differenti per forma, estetica, premessa artistica, impatto socio-culturale, ecc..?
LH - Ogni genere è un po' diverso dall'altro, certamente, ma il processo è più o meno lo stesso. Se stai traducendo poesia, stai scrivendo poesia in inglese. Se stai traducendo narrativa, allora stai scrivendo narrativa in inglese. La mentalità, la forma e l'estetica posso cambiare con il genere, ma artisticamente parlando mi diverto nel tradurre poesia quanto nel tradurre racconti o romanzi. Personalmente, preferisco tradurre qualsiasi cosa in prima persona perché mi piace riprodurre la voce narrante. Di certo con una scrittura carica di riferimenti politici, l'impatto socio-culturale non può essere lo stesso, ma penso che ciò si verifichi sia in poesia quanto in saggistica.
 
Come ti sembra l'accoglienza riservata alla poesia latinoamericana contemporanea da parte dei paesi di lingua inglese, considerando le norme che ancora esistono circa le loro tradizioni poetiche (Per esempio, pensi che il ben noto odio di Pound per le astrazioni ed il bisogno di immagini concrete in poesia siano ancora validi?) ?
LH - La poesia non ha un vasto pubblico, in generale, ma è un pubblico molto aperto mentalmente. La mia idea è che la maggior parte della gente che compra un libro di poesia è felice di leggerne uno tradotto quanto di leggerne uno in inglese. É solo un'ipotesi, tuttavia.
 
Un altro aspetto di ciò è la resistenza che esiste in un certo ambito contro la politica come tema poetico (e l'idea che la politica sia in opposizione con l'estetica). Hai dovuto scontrarti con questa idea nelle tue traduzioni? LH - In realtà non ci penso molto quando traduco. Il mio compito è solo quello di portare il testo da una lingua ad un'altra, per cui, se l'originale è un testo politico, lo sarà anche la mia traduzione. É interessante, comunque, riflettere quanto la reazione al testo possa differire se si considerano i diversi background politici dei lettori. Per esempio un americano che legge qualcosa sui desaparecidos non può essere coinvolto quanto un lettore argentino.
 
Cosa ne pensi della confusione o della dissonanza che può esistere tra il genere della poesia da "confessione" (o autobiografica) e quello che Bolaño sta facendo nella sua opera? In altre parole, sarebbe un errore classificare la sua opera come "confessionale" o "autobiografica " (sebbene alcune poesie siano autobiografiche)? Quali sono le sfide e le difficoltà nel confrontarsi con un contesto poetico così diverso dall'originale?
LH - Ancora, questa non è una cosa che mi riguarda. Penso che ogni scrittore, sia che esso si ritrovi legato o no ad una certa tradizione "autobiografica", sia un individuo che sta creando la propria opera. Tutte le scritture sono autobiografichelink interno in un certo senso, e Bolaño è un maestro nello sfocare i limiti tra finzione e realtà. Se c'è una lezione che si può imparare dalla sua opera, è che non si dovrebbe mai tentare di classificarla se non come l'opera originale di Bolaño.
 
Seamus Heaney scrisse un saggio ("The impact of Translation") nel quale parla di come la poesia tradotta in inglese possa arricchire le tradizionali forme poetiche inglesi. In che modo la poesia di Bolaño può influenzare queste tradizioni?
LH - Bolaño è unico nel ricreare nelle sue opere certi stati d'animo, siano esse narrativa o poesia. É qualcosa di molto difficile da cogliere, ma in ogni modo lui è abilissimo nel trasmettere un'emozione al lettore. Perché questo è una sorta di effetto cumulativo - creato dal suo uso delle figure retoriche, del linguaggio, della struttura e del ritmo della sua narrativa, dei suoi personaggi, ecc... - è qualcosa che prosegue lungo la traduzione quasi senza interruzione. Abbastanza stranamente, è qualcosa che in realtà non ha bisogno d'essere tradotta, ed io penso che questa sia una delle ragioni per la quale la sua scrittura abbia così tanto successo in così tante lingue.
 
Pensi sia necessario visitare i paesi in cui Bolaño ha vissuto? Leggi quello che lui ha letto mentre traduci le sue opere? Mangi quello che lui ha mangiato? Odori quello che lui ha odorato?
LH - Bolaño è una caso interessante perché ha viaggiato molto e vissuto in tanti paesi diversi. Non sono mai stata in Cile o in Messico ma ho passato molto tempo a Barcellona. Avere un senso del luogo certamente aiuta, ma non credo davvero indispensabile. Poiché Bolaño usa molti termini d'uso regionale, è importante conoscere il linguaggio usato in quei paesi ma, grazie ad internet, gran parte della ricerca può essere svolta da qualsiasi luogo. Ho provato a leggere quello che ha letto lui, in parte perché credo che abbiamo gusti simili in fatto di letteratura e apprezzo i suoi suggerimenti indiretti, ma anche perché trovo importante comprendere i riferimenti nelle sue opere e tradurle più accuratamente.
 
Edith Grossman una volta disse qualcosa sugli effetti del fatto che "il traduttore vuole avvicinarsi il più possibile all'originale. L'originale dovrebbe davvero "arrivare" al traduttore. La pensi anche tu così? Inoltre, quanto lavoro c'è stato sullo studio della storia letteraria di Bolaño - infrarealismo, surrealismo, ecc...?
LH - Credo sia un po' più complicato. Puoi avvicinarti all'originale facendo una traduzione molto letterale, oppure puoi avvicinarti all'originale tentando di ricreare gli stessi effetti poetici. Personalmente, tento di fare entrambe le cose, il che comporta costanti compromessi e sacrifici, ed è uno sforzo assolutamente imperfetto. Forse però è proprio per questo che mi piace tanto. Ho fatto parecchia ricerca sull'infrarealismo, ma più che altro per una curiosità di tipo storico, non perché pensassi potesse avere qualche effetto sul mio lavoro di traduzione. Sebbene ci sia gente che si dichiara ancora infrarealista, il gruppo scomparve praticamente quando Bolaño e Mario Santiago (suo miglior amico e modello di Ulises Lima ne "I detective selvaggi") se ne andarono in Europa nel 1977. "In realtà", spiegò una volta in un intervista, "l'infrarealismo era la nostra pazzia, la mia e quella di Mario".
 
Come si manifesta l'infrarealismo nella poesia di Bolaño?
LH - Nel suo articolo " Bolaño in Messico link interno" ( 2007) Carmen Boullosa cita una parte del Manifesto Infrarealista link interno che dice: "Il rischio è sempre altrove. Il vero poeta è quello che lascia sempre se stesso alle spalle. Mai troppo a lungo nello stesso posto, come i guerriglieri, come gli ufo, come gli occhi vitrei degli ergastolani. […] Lasciare tutto, ancora una volta." Rimettersi in cammino. Rimettersi in cammino. Direi che si tratta di un'ottima descrizione di come l'infrarealismo si manifesta nella poesia di Bolaño.
 
Nel Manifesto Infrarealista Bolaño afferma, "La loro costante collisione dà vita alle forme infrarealiste: l'occhio della transizione." Pensi che una buona traduzione non dovrebbe mostrare alcuna transizione tra il testo originale ed il nuovo, oppure che ambedue i testi siano una cosa sola? In questo modo, è il traduttore invisibile e il lettore l'occhio, oppure è il traduttore ad essere l'occhio?
LH - Ogni traduzione, specialmente nella poesia, riflette la personale interpretazione del traduttore. Ci sono tantissime decisioni da mentre durante la traduzione, tantissime parole da rendere in modo più specifico o più generico in inglese, sicché sarebbe quasi impossibile per due traduttori produrre la stessa traduzione. Considero la traduzione come una forma d'arte totalmente differente. Prende forma all'interno della struttura originale, ma alla fine è una creazione del traduttore. Le traduzioni di Ezra Pound sono un buon esempio di come testare i limiti di quella struttura per creare qualcosa di completamente nuovo.
 
Quali sono le tue abitudini durante il processo traduttivo? Preferisci scrivere una bozza a mano o dattilografare? Cosa fai per guardare il testo da una nuova prospettiva?
LH - Dopo aver provato diversi metodi, ho capito che preferisco stampare una copia dell'originale con molto spazio tra una riga e l'altra, per poi scrivere a matita sotto ogni riga mentre leggo. Tento di farlo il più velocemente possibile in modo da riprodurre il suono ed il ritmo dell'originale. Se c'è qualcosa che non so tradurre, lascio uno spazio. Se c'è una parola che voglio cercare più in là, la cerchio. Se c'è più di un modo o uno stile di tradurre una parola, li scrivo tutti. Poi batto a macchina la bozza e cerco di riempire gli spazi vuoti e prendere le giuste decisioni. Una volta finito, metto via il testo per un po' di tempo - ma dipende da quanto tempo ho per consegnarlo. Più tempo passa nel cassetto, migliore diventa la mia prospettiva quando torno a lavorarci su. Tradurre è un compito infinito ed imperfetto. Non ho mai sentito di aver realmente "finito" una traduzione. C'è sempre qualcosa che, un qualche modo, potrebbe essere cambiata.
 
Chi sono i tuoi poeti preferiti?
LH - Allen Ginsberg, Robert Creeley, C.D. Wright, Bob Dylan, Nicanor Parra link interno, Sor Juana Inés de la Cruz, Julio Cortàzar, Cesar Vallejo, Tomaž Šalamun.
 
Hai mai provato a scrivere poesia, oltre che tradurla?
LH - Certamente. Amo scrivere e penso che tradurre sia uno dei modi migliori che una persona abbia per perfezionare le proprie abilità di scrittura.
 
Che consigli puoi dare ad un giovane traduttore?
LH - Se non ti piace quello che stai traducendo, l'esperienza può diventare una delle cose più orrende e sgradevoli che mai farai. Per cui accertati di tradurre un testo che ti piace. Traducilo, mettilo da parte, traducilo di nuovo. Sì creativo e goditi tutte le diverse possibilità della traduzione prima di produrre un testo "pulito". Se volete altri consigli pratici e collegamenti per risorse utili potete visitare il mio sito ( www.lhealy.com link esterno ).
 
le poesie tratte da "Los perros romanticos":
 • intro  • i cani romantici  • Lupe  • i detective smarriti  • i detective raggelati  • Ernesto Cardenal e io  • gli artiglieri  • Godzilla in Messico  • Dino Campana...  • La fortuna  • pioggia  • la greca  • sporco mal vestito

 

NOTE

Mollate tutto, di nuovo link interno - primo manifesto infrarealista, scritto da bolano nel 1976 è stato tradotto da Manuela Vittorelli link interno




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