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poesia

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Los perros romanticos
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  •autoritratto a vent'anni   •risurrezione   •nella sala..   •Soni   •insanguinato..   •la visita ...   •Il verme   •Musa

introduzione

© trad. Carmelo P.

la mia prosa e la mia poesia Sono due cugine che vanno d'accordo. La mia poesia è platonica, la mia prosa è aristotelica, entrambe detestano il dionisiaco, entrambe sanno che il dionisiaco ha trionfato.
[intervista di Pedro Donoso link interno - 2003 ]
 
-¿Da cosa viene il titolo del tuo libro Los Perros Románticos?
E' una poesia di quando io avevo venti anni e quando lasciai il Cile l'ultima volta, nel gennaio '74. Tratta su una certa orfanità mercuriale, liquida, dove si confonde la libertà e la follia, e dove il parlante, l'io poetico, promette di essere fedele ad antrambe le due cose, tanto la libertà quanto la follia...che, visto adesso, me simbra un po' esorbitante, chiaro
[ intervista nr 1 di Melanie Jösch link esterno , 2000 ]


 
Los perros románticos , è una antología che raccoglie le poesie scritte tra il 1977, anno dell'arrivo di Bolaño in Europa e il 1990. Le poesie sono raggruppate in cinque capitoli tematici: `Poeti`, `Detective`, `Amori`, `Ospedale`, `Crepúscoli`.
Por questa opera ha ricevuto il premio letterario Ciudad de Irún 1994 ( Fundación Kutxa ). Bolaño ha spiegato che metà delle peosie contenute nel libro erano inedite mentre il resto era gia' stato pubblicato in edizioni minori. La prima edizione e' stata pubblicata nel 1998 dalla fondazione "Social y Cultural Kutxa" (Zarautz, 1998, 91 págs), la seconda nel 2000 da Lumen e la terza nel 2006 da El Acantilado;
 
 
       l'edizione del 2006:
"I cani romantici è un libro di poesia che raduna 45 testi ed è stato pubblicato dalla casa editrice barcellonese Acantilado nel 2006 (con introduzione di Pere Gimferrer), seguendo l’elaborato rinvenuto nel computer di Bolaño dopo la sua morte, testo che contiene varianti e modifiche alla raccolta pubblicata, con lo stesso titolo, nel 2000.
Poesia che mescola ironia, avventura e patetismo, il tutto arditamente in contraddizione. Poesia che sorprende, provoca e commuove negli aspetti autobiografici, nell’ostinata ricerca – simile in questo al lavoro sui romanzi – di un audace, spesso spericolato tragitto dove l’autore si specchia, riflette, ragiona sulla scrittura e, assieme a se stesso, incrocia (e si scontra) con il mondo e il lettore." [Alessio brandolini: Fili d'aquilone link esterno ]

* * *

presentazione di Roberto Bolaño, dell'edizione del 1998 de la Fundación Kutxa:
Mi è sempre costato riflettere sulla mia poesia e sul mestiere del poeta. Le poche volte che ci ho provato, nel leggermi, mi sono sentito come un tipo ridicolo che prende una cantonata, mai sono riuscito a dire quello che volevo dire veramente. Ho peccato per eccesso o per moderazione. Chissà che ciò non sia quello che lo specchio ci restituisce - risultato più, risultato meno - del nostro lavoro: giovani ridicoli e mal vestiti, poeti mendicanti, vecchi detective latino americani che si perdono in una investigazione vana e pericolosa. Il mestiere (di poeta)è privo di consolazione, a meno che non si consideri tale ciò che malignamente ci offre Boezio nota . Lo sapeva Garcilaso che scrisse: "'La mar en medio de tierras he dejado/ de cuanto bien, cuidado, yo tenía; / yéndome dejando cada día, / gentes, costumbres, lenguas he pasado' nota. Garcilaso, morto a 33 anni per una ferita aalla testa. La dona che amava doña Isabel Freyre, e' stata più furba: si sposo con un ricco commerciante, Fonseca, chiamato "El gordo" (il grasso). E la lista è interminabile. Daltyronde, secondo quello che mi dicono, ogni giorno si legge sempre meno poesia. Come nei tempi antichi quando i poeti solo li leggevano i poeti. Cosi', allora, non è che optiamo per l'umiltà, soltanto che non ci resta altro rimedio.

 

NOTE

Bolaño si riferisce alla "De consolatione philophiae" di Boezio, un'opera in cinque libri, mista di versi e prosa, che è rimasta pietra miliare della filosofia medievale: . Quest’opera godette di una fortuna strepitosa, non solo in età medievale (Dante si formò filosoficamente su di essa), ma anche in epoca moderna: quando Shakespeare – in Romeo e Giulietta – proclama "Adversity's sweet milk, philosophy", nelle sue parole sentiamo echeggiare la lezione boeziana, della filosofia come viatico e come cura per far fronte alle avversità che si abbattono imperscrutabilmente su di noi.
Boezio era un senatore romano giustiziato da Teodorico nel 524, che Dante celebra nel Paradiso fra le anime sapienti del cielo del Sole. torna su

E' il sonetto III:

La mar en medio y tierras he dejado
de cuanto bien, cuitado, yo tenía;
y yéndome alejando cada día,
gentes, costumbres, lenguas he pasado.

Ya de volver estoy desconfiado;
pienso remedios en mi fantasía,
y el que más cierto espero es aquel día
que acabará la vida y el cuidado.

De cualquier mal pudiera socorrerme
con veros yo, señora, o esperallo,
si esperallo pudiera sin perdello;

mas de no veros ya para valerme,
si no es morir, ningún remedio hallo,
y si éste lo es, tampoco podré habello.




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