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Autoritratto a ventanni

© trad. Jaime Riera

AUTORRETRATO A LOS VEINTE AÑOS
 
Me dejé ir, lo tomé en marcha y no supe nunca
hacia dónde hubiera podido llevarme. Iba lleno de miedo,
se me aflojó el estómago y me zumbaba la cabeza:
yo creo que era el aire frío de los muertos.
No sé. Me dejé ir, pensé que era una pena
acabar tan pronto, pero por otra parte
escuché aquella llamada misteriosa y convincente.
O la escuchas o no la escuchas, y yo la escuché
y casi me eché a llorar: un sonido terrible,
nacido en el aire y en el mar.
Un escudo y una espada. Entonces,
pese al miedo, me dejé ir, puse mi mejilla
junto a la mejilla de la muerte.
Y me fue imposible cerrar los ojos y no ver
aquel espectáculo extraño, lento y extraño,
aunque empotrado en una realidad velocísima:
miles de muchachos como yo, lampiños
o barbudos, pero latinoamericanos todos,
juntando sus mejillas con la muerte.

Autoritratto a ventanni
 
Mi sono lasciato andare, l'ho preso al volo e non seppi mai
dove avrebbe potuto portarmi. Avevo paura,
mi si afflosciò lo stomaco e mi fischiava la testa:
credo che fosse l'aria fredda dei morti.
Non so, mi sono lasciato andare, ho pensato che era un peccato
finire così presto, ma d'altra parte
ho sentito quel richiamo misterioso e convincente.
O lo senti o non lo senti, e io l'ho sentito
e sono quasi scoppiato a piangere: un suono terribile,
nato nell'aria e nel mare.
Uno scudo e una spada. Allora,
malgrado la paura, mi lasciai andare, accostai la mia guancia
alla guancia della morte.
E non mi fu possibile chiudere gli occhi e non vedere
quello strano spettacolo, lento e strano,
anche se incastrato in una realtà velocissima:
migliaia di ragazzi come me, imberbi
o barbuti, ma tutti latinoamericani,
accostavano le loro guance alla morte.

 

© Traduzione dallo spagnolo di Jaime Riera


 

NOTE




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