E se scrivere è, nel libro,
farsi leggibili a tutti,
e indecifrabili per se stessi?’
(M. Blanchot)
1) Benno von Archimboldi pensava che tutta la poesia era o poteva essere contenuta in un romanzo. Roberto Bolaño pensava che la migliore poesia del secolo XX era stata scritta in forma di romanzo.
“Nell’Ulisse di James Joyce è contenuta La Terra desolata di Eliot, ed è migliore della Terra desolata di Eliot” [int.Jösch
]
, disse, forse sollecitato da un registratore, però lo disse. Nel 2002 pubblicò
Anversa 
, un libro di poesia, o qualcosa come una sceneggiatura per un libro di poesia, o una sceneggiatura scritta dopo avere letto un libro di poesia, che in ogni caso si prese la soddisfazione di presentare come un romanzo, come “
l’unico romanzo di cui non mi vergogno”,
“forse perché continua a essere incomprensibile”.
[int.Maristain
] I romanzi rendono comprensibile, dunque, la poesia. I romanzi si capiscono di più, si vendono di più perché si capiscono di più.
2) E’ la stessa idea che guida un paragrafo de “I miti di Chtulhu”, uno dei discorsi inclusi ne
Il gaucho insosstenibile 
:
“Perché Perez Reverte o Vazquez Figueroa o qualunque altro autore di successo, diciamo, tanto per fare un esempio, Muñoz Molina, o quel giovanotto dal cognome sonoro, De Prada, vendono tanto? Solo perché sono ameni e chiari? Solo perché raccontano storie che tengono il lettore con il fiato sospeso? Nessuno vuole rispondere? Chi è l’uomo che osa rispondere? Nessuno dica niente. Detesto che la gente perda gli amici. Risponderò io. La risposta è no. Non vendono solo per questo. Vendono e godono del favore del pubblico perché le loro storie si capiscono. Ossia: perché i lettori, che non sbagliano mai, non in quanto lettori, ovvio, ma in quanto consumatori, in questo caso di libri, capiscono perfettamente i loro romanzi e racconti.
[R.B: “I miti di Chtulhu” in il gaucho insostenibile, 163-164]
3. Un buon romanzo è, dunque, un romanzo che si capisce meno di un cattivo romanzo, un romanzo che si capisce meno di un cattivo romanzo, ma più di una poesia. 2666 è un grande romanzo perché non si capisce quasi niente, benché nel corso delle sue mille tante pagine persista l’illusione che si capisca, una prossimità
4. “La vicinanza di una rivelazione che non si verifica”, diceva Borges dell’arte.
5. Questo è quello che si verifica in 2666: l'imminenza di una rivelazione che non si verifica.
6. Le poesie di Bolaño sono le poesie che scrivono i personaggi di Bolaño: il romanziere intellegibile mette in scena il poeta inintelligibile. Il romanziere rende comprensibile il poeta: se è un buon narratore lo rende leggermente comprensibile, appena comprensibile. Il romanziere è uno stratega e il poeta un eroe, un kamikaze.
In Mollate tutto di nuovo 
(1976), il primo manifesto dell’infrarrealismo, Bolaño definisce il poeta come un eroe:
“la poesia come un viaggio e il poeta come l’eroe smascheratore di eroi;" ...
“Ripeto: il poeta come eroe rivelatore di eroi, come l'albero rosso caduto che annuncia l'inizio del bosco”.
7. E che tipo di eroe è il poeta ? O meglio: Perché è un eroe che svela altri eroi, chi sono questi eroi che bisogna scoprire? O scoperchiare: Bolaño parla di eroi sepolti, di morti. L’avanguardia dell’infrarrealismo è in realtà un ritorno alle avanguardie (Mollate tutto di nuovo), un movimento della perdita, che comincia quando la rivoluzione fallisce, quando l’America Latina è un grande cimitero, uno stadio disseminato di cadaveri e strapieno di dittatori. Bolaño costruisce un’avanguardia malinconica , di risate amare e sovversive:
Ci precedono le MILLE AVANGUARDIE SMEMBRATE NEGLI ANNI SESSANTA
I 99 fiori aperti come una testa fracassata
I massacri, i nuovi campi di concentramento
I Bianchi fiumi sotterranei, i venti color violetto
[R.B.: Mollate tutto, di nuovo
]
Le maiuscole sono di Bolaño.
8.
L’infrarrealimo 
è un movimento artistico, politico:
Il proletariato non ha feste. Solo funerali con ritmo. Le cose cambieranno. Gli sfruttati faranno una gran festa. Memoria e ghigliottine. Intuirla, attuarla
certe notti, inventarle spigoli e angoli umidi, è come accarezzare gli occhi acidi del nuovo spirito.
[mollate tutto di nuovo
]
Il neretto è di Bolaño.
9. Kurt Schwitters fu espressionista e poi dadaista e finì nel merzismo o nel schwitterismo, dove si dedicava a mettere insieme pezzi di lettere morte, a tritare parole fino a farne polvere. Roberto Bolaño, che proviene da Schwitters e da Kakfa –e da Borges e dai precursori di Borges – scrisse poesie che sono ritagli e romanzi che sono album di ritagli. C’è solo da rimettere insieme i pezzi, verificare che le immagini non calzino, che non si uniscono né si attaccano, come diciamo in Cile. Non si attacca né si unisce.
“Poesía marcia, poesia marcia, amore mio: un sogno tipico da sopravvissuto. I bambini rossi non hanno più incubi, vogliono essere perdonati, essere cinici un giorno, leggere Bataille in francese e Marx in tedesco”.
10. “Veniamo dalla infrarrealità, verso dove andiamo?”
,
scrive questo Dario del 1976, che si atteggia anche a Breton – un Breton meno pontefice e meno (o più) solitario – e a un Huidobro meno solitario, un Huidobro con più senso dell’umorismo e senza denaro:
Sono tempi duri per la poesia, dicono alcuni, mentre bevono tè, ascoltano musica nei loro dipartimenti, parlano (danno ascolto) ai vecchi maestri. Sono tempi duri per l'uomo, diciamo noi, mentre torniamo sulle barricate dopo una giornata piena di merda e gas lacrimogeni, scopriamo/creiamo musica
perfino nei dipartimenti, guardiamo a lungo i cimiteri-che-si-espandono, dove bevono disperatamente una tazza di tè o si ubriacano di pura rabbia o inerzia i vecchi maestri.
[mollate tutto di nuovo
]
Neretto: Bolaño.
11. “Bruciate le vostre porcherie e cominciate ad amare finché non arrivate alle poesie incalcolabili ”....."(cercate, non solo nei musei si trova la merda)": queste parentesi le mise Bolaño nel 1976.
[mollate tutto di nuovo
]
Le prime poesie firmate da Bolaño,
Roberto – “poeta e scultore”, secondo una rassegna biografica dell’epoca – sono disordinate alla maniera di Rimbaud, arringhe selvagge a favore del disordine:
Cristoforo Colombo,
più illuso di una ragazza, attraversa la cortina di fuoco su una camionetta,
all´ora in cui spariscono le ultime stelle’.
Ancora anno 1976: Un frammento di Reinventare l’amore:
’
Sul bordo di un letto di ottone
una ragazza bionda si dipinge le unghie di blu
mentre le luci dell´alba intiepidivano
i vetri sporchi della sua unica finestra.
L´acqua scorre nel bagno
e il suo comodino una natura morta
di qualche primitivista newyorchese.
Mentre nella radio suonano una marcia funebre
lei si siede di fronte allo specchio.
Riposa il corpo del presidente in un patio di cemento.
I suoi uccelli cantano nei viali,
e devastano i giardini.
Il telegrafo dà alle capitali del mondo un ritratto con le labbra spaccate
sanguenero nei risvolti del suo cappotto aperto.
E nei saloni le signore si lasciano stringere un po´ di più.
dai sudati cavalieri.
12. In the room the women come and go
Talking of Michelangelo’,
scrisse Eliot in una poesia,
The love song of J. Alfred Prufrock [
Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock], che è sempre stato – e sarà – importante per i poeti giovani. La versione di Bolaño è da incubo. Ci sono due o tre ritagli: la donna che ascolta una marcia funebre nella comodità di un interno borghese (l’accoglienza distratta di cui parlava Benjamin); la scena due, la cui musica di fondo è una marcia funebre; nel centro c’è un cadavere, e la scena tre, quella delle donne che cedono, che ballano, forse, una musica cinica, forse una marcia funebre, o magari un valzer,
“un valzer in un mucchio di macerie”, come dice
Nicanor Parra 
.
13. Le poesie di Bolaño sono le poesie dei personaggi di Bolaño. Le poesie di Bolaño sono ritagli e i suoi romanzi sono album di ritagli. Anno 77, frammento della poesia “
Un bagliore sulla guancia”:
Voglio dire che è fantastico tagliare tutti i cavi
nelle notti d´ispirazione; perfino
i cavi dell´ispirazione’.
14. Nel 1983 Roberto Bolaño e Bruno Montané, già in Spagna, cominciarono a pubblicare
Berthe Trépat 
, con il marchio – o il tema - “Rimbaud, Torna a casa, Press”. Con Berthe Trépat collaborarono Soledad Bianchi, Guillermo Núñez, Antoni García Porta (autore di due testi ( “
costruiti a partire dal cut-up e dall’estrazione e ricostruzione successive di diverse pagine della prima edizione catalana dell’Ulisse" ) e, tra diversi altri, Enrique Lihn.
15. Rayuela 
, capitolo 23: Berthe Trépat crede o vuole credere che nella sala ci siano duecento persone, ma sono solo venti gli spettatori che ascoltano o tollerano i suoi vaneggiamenti musicali. Horacio Oliveira è uno dei venti, ed è l’unico che li sopporta fino alla fine del concerto, l’unico che non abbandona la sala. Trepart è esperta in costruzioni antistrutturali, nel produrre
“cellule sonore autonome, frutto della sola ispirazione, concatenate con l’intenzione generale dell’opera ma completamente libere dai modelli classici, dodecafonici o atonali”
.
Bolaño e
Montané 
erano solidali, così come Oliveira, forse per questo resero omaggio alla povera Berthe Trépat, la creatrice del “sincretismo fatidico”, un altro motivo, forse più verosimile, è che anche Bolaño e Montané erano artisti esperti in costruzioni antistrutturali, sincretisti fatidici:
“Dopo tutto la povera Trepat aveva cercato di presentare opere in prima audizione, la qual cosa è sempre un merito in questo mondo di grande polonaise, chiaro di luna e danza del fuoco”.
16. In “
El aire”, una delle poesie che pubblicò in Berthe Trépat, è discernibile questo rumore elegiaco che non abbandonerà più i libri di Bolaño:
’Dato che siamo qui apprendiamo qualcosa
Tra i cortocircuiti dentro tra le case
Che visitammo per aggiustare una avaria
Siamo le mani gelate l´atto minuzioso
Di colui che aprì il frigorifero
Nel momento in cui la morte tornava
Siamo qui per scoprire meraviglie
Sognamo che parli colui che non poté riferire la sua storia
Nel momento in cui la morte tornava
17. Bolaño è un poeta elegiaco. Le sue poesie rappresentano una sfida alla morte, furono scritte contro la morte, come voleva Breton, l’umorista nero. Lo humour è quello che rende intelligibile la poesia, quello che in qualche modo rende possibile l'ispezione dei cadaveri. La morte ammette scherzi, i cadaveri no. Un cadavere è la morte meno lo scherzo. Per parlare di questo cadavere abbiamo bisogno dello scherzo, del linguaggio, per Breton e compagnia,
“è stato dato all’uomo perché lo utilizzi in maniera surrealista”. L’avanguardia di Bolaño è l’avanguardia di Breton, ma anche l’avanguardia di Walter Benjamin, quella di coloro che si rassegnano all’abitudine di scroccare i frammenti, protetti da un humour smiuito, un humour agro e vacillante, a volte quasi serio, altre volte decisamente stentoreo. Una risata di malinconia: la smorfia permette di tornare a sentire che il corpo è corpo. Una poesia è un pezzo. Una dose.
18. “La giuria composta da Joaquin Benito de Lucas, Eladio Cabañero, José Hierro, Jacinto López Gorgé e Isidro López, Alcalde de la ciudad, come presidente, conosegnò a questo libro il XVIII Premio di Poesia ‘Rafael Morales’, bandito dall’eccellentissimo Comune di Talavera de la Reina": questo si legge nei crediti di
Frammenti dell’Università Sconosciuta, di Roberto Bolaño, poeta cileno che visse molti anni in Messico e che adesso è al termine dei
“cattivi tempi di poesia senza clienti” (direbbe Eduardo Milán) a forza di concorsi letterari. Pubblicato nel 1993, Frammenti dell’Università Sconosciuta comprende alcune poesie che aveva già pubblicato nei suoi libri precedenti (la giuria non l’ha mai saputo, si capisce) e altri che poi, quasi senza modificazioni, tornerà a pubblicare ne
I cani romantici e
Tre.
19. Frammenti dell’Università sconosciuta è un libro di ritagli, dove predomina l’evocazione di un passato carico di violenza e di fraternità, e il presente è definito come un momento solitario e residuale.
“La morte è un’automobile con due o tre amici lontani. Facce
che non posso dimenticare: cerulei, freddi, a un passo soltanto dall’imbrunire”,
scrive Bolaño nel testo che apre il libro e la immagine riappare una e più volte, con variazioni minime:
“In auto perdute, con due o tre amici lontani, vedemmo da vicino la morte”;
[la morte è un automobile]
I tramonti che videro passare Mario Santiago,
su e giù, tremante di freddo, nel sedile posteriore
dell´auto di un contrabbandiere. I tramonti
dell´infinito bianco e dell´infinito nero.
[
il verme
da I cani romantici]
La morte, gli amici lontani, l’imbrunire, l’automobile, che già non è, infatti, l’emblema della modernità. Nemmeno il viaggio è esattamente il viaggio di Jack Kerouac. Queste sono altre strade.
20. In “Autoritratto a vent’anni” appare una immagine cruciale:
[....] Allora,
malgrado la paura, mi lasciai andare, accostai la mia guancia
alla guancia della morte.
E non mi fu possibile chiudere gli occhi e non vedere
quello strano spettacolo, lento e strano,
anche se incastrato in una realtà velocissima:
migliaia di ragazzi come me, imberbi
o barbuti, ma tutti latinoamericani,
accostavano le loro guance alla morte.’
[
Autoritratto a vent’anni 
]
21. e no trovai niente su cui posare gli occhi
che non fosse ricordo della morte’.
Francisco de Quevedo
Insomma. L’opera di Bolaño è connessa a questa epifania: poi, nel bel passaggio finale di Amuleto, l’immagine diventerà ancora più intellegibile, decisiva. Appare anche, qui, pienamente, lo stile di Bolaño, la sua lenta e velocissima maniera di scrivere, debitrice di Borges, fondamentalmente, ma anche
“personale e intrasferibile”, come i documenti di identità.
22. “Prosa dell’autunno a Gerona”, pubblicato in
Frammenti dell’Università Sconosciuta e anche in
Tre, è un racconto spezzato, polifonico e intimista, simile ad
Anversa 
, forse una cerniera, anche, tra la poesia e la prosa. Nel suo sviluppo assistiamo allo scenario di un disaccordo amoroso, guidati da una voce che appena lascia intravedere gli elementi della causa. Questa voce proviene da qualcuno che prova molteplici forme di allontanamento, che nega e afferma il carattere fittizio della storia che costruisce:
Non deve sorprendere che l'autore passeggi nudo al
centro della sua stanza. I cartelli cancellati si
aprono come le parole che mette insieme nella sua testa.
Dopo, quasi senza transizione, vedrò l'autore appoggiato
su una terrazza contemplando il paesaggio, o
seduto per terra, la spalla contro una parete bianca
mentre nella stanza contigua martirizzano a una
ragazza; o in piedi, davanti a un tavolo, la mano
sinistra sul bordo di legno, la vista sollevata
verso un punto fuori dalla scena. In ogni caso,
l'autore si apre, passeggia nudo in mezzo a un ambiente
di manifesti che alzano, come in un grido operistico
il suo autunno a Gerona’.
Prosa dell'autunno a Gerona, in Tre 
Tutti i frammenti vengono appoggiati con la citazione di codici e punti di riferimento privati la cui opacità complica, seduce il lettore.
Quello che dà unità all’insieme è la persistenza di un umore ironico, lo sguardo di un occhio che pratica una specie di voyeurismo introspettivo.
23. “Prosa dell’autunno a Gerona” rappresenta uno smottamento dalla poesia alla narrazione. Il ritmo della prosa permette di levigare il nudo senza troppa violenza: un’immagine che si rivela e un fotografo che la aspetta, che cerca di indovinarla in anticipo.
24. In Tre appaiono, anche, “I neocileni” e “Una passeggiata per la letteratura”. “
Una passeggiata per la letteratura 
” è, in realtà, un quaderno di annotazioni dove Bolaño dà briglia sciolta alla sua promiscuità letteraria: quasi tutti i frammenti corrispondono a sogni (ci sono qui quasi altrettanti sogni che in “La parte dei critici”, di
2666 
) di un certo Bolaño: visita Alonso de Ercilla, incontra Gabriela Mistral in un villaggio africano
(“Era dimagrita un po’ e aveva preso l’abitudine di dormire seduta per terra con la testa sulle ginocchia”),
si invischia con Anaïs Nin e Carson McCullers e lavora perfino con Mark Twain
Ho sognato che ero un detective latinoamericano
molto vecchio. Vivevo a New York e Mark Twain mi
assoldava per salvare la vita a una persona senza volto.
Sarà un caso maledettamente difficile, signor Twain,
dicevo
[Una passeggiata per la letteratura
, in Tre ]
Invece, “I Neocileni” è una poesia lunga, di tinta beatnik, su alcuni giovani musicisti che vanno in giro per il Cile da Santiago fino al Nord.
Come può esistere
Tanta cattiveria
In un Paese così nuovo
Così poca cosa?’
si chiede Pancho Relámpago, il vocalist della banda, che è anche colui che racconta ai più giovani la storia di El Careculo y el Jetachancho, due misicisti di Valparaiso sperduti nel Barrio Chino di Barcellona
E che lezione potremmo
ricavare dai Neocileni
Dalla vita criminale
Di quei due sudamericani
Pellegrini?
Nessuna, salvo che i limiti
Sono tenui, i limiti
Sono relativi: orli
di una realtà coniata
Nel vuoto.
L´orrore di Pascal
Precisamente’.
[I neocileni]
25.
“…Quello che ha di fantasmatico questo poeta non è tanto il fatto di non vivere qui, condizione che non lo differenzia da quasi tutta la popolazione del pianeta. La metà della sua vita l’ha passata fuori, in Messico e in Spagna, ma la sua poesia non ha l’accento di quei paraggi. Fa pensare a un Paese illusorio chiamato Cile, che anziché togliere nazionalità produce negativi di cileni, assenze di cileni”.
[ Enrique Lihn ]
Questo scrisse – corsivi inclusi – Enrique Lihn, verso il 1981, probabilmente, a proposito delle poesie (quali?), che Bolaño gli inviava. “Incontro con Enrique Lihn”, di
Puttane assassine, è il miglior “documento” della relazione epistolare tra i due poeti prosatori.
“I neocileni” è datato nel 1993, ma il giudizio di Lihn sicuramente corrisponde all’idea di Paese che guida la banda dei “nuovi patrioti”: negativi di cileni, cileni neri, cileni in neretto.
26. Forse i personaggi di Bolaño non avrebbero scritto i romanzi che scrisse Bolaño: avrebbero avuto bisogno di molta coesione e soprattutto rassegnazione. I poeti che cercano Cesarea Tinajero non sono i critici che perseguono Benno von Archimboldi: non esattamente. Sono selvaggi, questo sì, meno selvaggi di Amalfitano e addirittura meno di Fate. Però sono selvaggi, perché cercano, a modo loro, un eroe. Archimboldi è un eroe però non è un poeta: pensa che tutta la poesia trovi spazio in un romanzo, che solo un romanzo possa comunicare quello che è la poesia. L’opera di Bolaño racconta la storia di un poeta rassegnato a fare il romanziere. Un poeta che discende verso la prosa.
27. “Poesia marcia”, “Poesia marcia, amore mio”, “Un sogno tipico da sopravvissuto”, “I sincretisti fatidici”, “Le mille e una avanguardia”, “Le mille avanguardie smembrate”, “Non solo nei musei c’è merda” (O Nei musei non c’è solo merda?), “Le negrite di Bolaño”, “Bolaño in maiuscole”, “Funerali con ritmo”, “Bolaño non si capisce”, “L’atmosfera criminale dell’infanzia”, “Una realtà creada nel vuoto”, “L’orrore di Pascal, precisamente”, “I poemi incalcolabili”, “Eccetera”: buoni titoli scartati per queste pagine di tagli corti. Continua:
28.
Come chi muove le braccia
e aspira a pieni polmoni
l´aria criminale dell´infanzia’:
[Nè crudo nè cotto, in Los perros romanticos]
I cani romantici, pubblicato in Messico, prima, e dopo, con numerose modifiche, in Spagna, proietta l’immagine finale della poesia di Bolaño:
La poesia entra nel sogno
come un palombaro in un lago.
La poesia, più coraggiosa di chiunque,
entra e cade
a piombo
in un lago infinito come Loch Ness
o torpido e infausto come il lago Balatón.
Contemplatela dal fondo:
un palombaro
innocente
avvolto nelle piume
della volontà.
La poesia entra nel sogno
come un palombaro morto
nell'occhio di Dio.
[resurrezione
, in Los perros romanticos ]
29. La poesia di Bolaño non si capisce.
30.
Il vero poeta è quello che lascia sempre se stesso alle spalle.
Mai troppo tempo in uno stesso posto, come i guerriglieri,
come gli ufo, come gli occhi bianchi degli ergastolani.
[
mollate tutto di nuovo 
]
, dice Bolaño nel 1976.
Il poeta è un guerrigliero e un Ufo e un condannato. I romanzi di Bolaño raccontano guerre e avvistamenti e reclusioni. Questa è la conclusione.
Alejandro Zambra.