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intervista a Carmen Pérez de Vega

Ya, maggio 2011
di María Cristina Jurado. Fotagrafia di Borja Rius. @trad. Carmelo pinto

La mia vita con Bolaño.

intervista a Carmen Pérez de Vega
di María Cristina Jurado


 
A Valldoreix, a mezz'ora di metro da Barcellona, vive Carmen Perez de Vega,nota la compagna e uno dei principali testimoni degli ultimi sei anni di Roberto Bolaño, il quale non si separò mai da sua moglie Carolina Lopez link interno, erede - insieme ai due loro figli - di tutti i diritti dell'opera dello scrittore.
 
Sono passati otto anni dalla morte dello scrittore e in questa località campestre di poco più di sette mila abitanti, si ascolta ancora il suono degli uccelli che incantavano Bolaño. Carmen, riconosciuta nell'ambiente dello scrittore come il suo ultimo grande amore, guarda i giornalisti con diffidenza. Tuttavia, da Barcellona e Valldoreix, in diverse conversazioni di tre giorni, e in un atto catarchico, tenterà di dar forma al mondo del celebre creatore cileno prima della sua morte.
 
Un mondo che unisce l'uomo e la sua opera, perchè in Bolaño, la frontiera è indivisibile. Passeggiando per il quadrante vicino a Rambla Cataluna - il famoso Eixample barcelones -, mangiando nel ristorante giapponese Ginza – preferito da Bolaño -, visitando la Central de calle Mallorca, la sua libreria coccolata, questa testimone privilegiata condividerà con generosità, ciò che è stato accompagnare il principale scrittore latinoamericano della sua generazione nei suoi ultimi anni, mesi, settimane e giorni.
 
La statura letteraria di Roberto Bolaño acquisì dimensioni colossali a partire del 15 luglio 2003, quando una grave malattia epatica finì ucciderlo nell'ospedale Vall d'Hebron di barcellona. Aveva appena 50 anni. Mentre su succedono numerose le sue traduzioni, edizioni e nuovi paesi lettori della sua opera - in particolare, Stati Uniti e altri paesi anglosassoni, come testimonia a Barcellona il suo editore storico, Jorge Heralde, di Anagrama -, lo sguardo di Carmen perez de vega ha il valore di riscattare dia veli della celebrità l'uomo

Carmen lei è stata felice con Roberto Bolaño ?

Sono stata molto felice con lui, però non è stato facile. Ci sono alcuni che credono che ho svolto la parte peggiore e può essere. Ma è anche il contrario. Ci sono cose che solo io ho conosciuto, solo io so, e solo io ho goduto. Più di qualcosa l'ho avuto solo io.. cose solo per me e di cui ho molto goduto. In qualche modo Roberto era un uomo molto ammalato. ma io sono stata veramente molto felice. E porto dentro una parte di lui che non ha nessuno. Però in questo senso, tutti hanno una parte di qualcuno che non ha nessun altro. Questo include la sua famiglia e i suoi amici.

Roberto Bolaño è considerato oggi un genio letterario. Come è stato essere amata da lui?

(chiude gli occhi) Guarda, penso che, in fin dei conti io vedo l'essere umano. E vedo che Roberto era tanto umano come te e come me. Anche nel quotidiano,,,, e il quotidiano è comune a tutti. Le nostre debolezze le abbiamo tutti, le nostre cose buone le abbiamo tutti.

Che cosa ti ha fatto innamorare di lui ?

Ma cosa mi stai chiedendo? Tu lo sai che cosa ti fa innamorare di una persona? C'è un click. C'è un click che scatta che io credo non si possa definire e, se si può, non mi interessa definirlo. Il fatto è che l'amore non si può descrivere. Guarda, sono molto razionale. Credo che siamo mammiferi e chimica pura. E se l'attrazione sorge, è vera, c'e' un'attrazione chimica pura. Di sicuro c'è un odore, qualcosa di cui non ci rendiamo conto in modo cosciente, Per questo commettiamo a volte errori in questa vita, perchè ti innamori e l'amore è cieco. Io credo che in fin dei conti siamo mammiferi ci riproduciamo e questo è tutto. Il fatto è che razionalizziamo tutto.

Lei si innamorò di un uomo che aveva già un'altra storia. Non ci ha pensato?

Io quando conosco Roberto non so molto di lui: L'unica cosa chiara è che tra noi c'è una forte attrazione. Che cosa mi fa innamorare di Roberto? Che ne so, non me lo sono mai chiesto. Però dai, immagino che sia stato uno sguardo. E l'intelligenza mi fa innamorare. E avevamo una modo di stare......Dopo mi regala “Stella distante link interno” ed io leggo “Stella distante” e mi innamoro della sua scrittura. C'è una parte del mio innamoramento che comunica con la sua letteratura Non mi innamoro per un piatto gastronomico, ma mi innamoro del suo piatto letterario. Ancora oggi, quando tengo i suoi libri fra le mani e li leggo, lo sento ancora, lo odoro, lo tocco.

Carmen, tutti riconoscono che lei fu la compagna degli ultimi anni di Bolaño.

Si, però quello che non posso dire, né ho la sufficiente prospettiva per dirlo, è fino che punto sono stata importante. Alcuni dicono, e lo dicono pubblicamente, che Roberto, negli ultimi anni, si mostrava molto più gioviale. E dicono che era accanto a me che si mostrava gioviale. Credo che fosse perchè era riuscito a liberarsi di tanta zavorra personale. Verso la fine, io credo che Roberto si stava liberando di zavorre infantili. Quella di suo padre e sua madre, l'abbandono le separazioni, i suoi problemi, tutto ciò lo segnò molto nella sua infanzia e nella sua adolescenza. Liberarsi dai pesi gli costò.

Le sofferenze dell'infanzia segnarono Bolaño.

Bolaño non voleva essere come suo padre e lo diceva. In un'occasione arrivò molto triste e mi disse del figlio maggiore: “Lautaro è stato sospeso a scuola” . Si sentiva colpevole anche se non lo era. “Non voglio fare quello che mio padre ha fatto a noi”, era una frase che ripeteva. Roberto volle sempre mantenere l'unità della sua famiglia per non essere come suo padre. Quando io lo conobbi, mi disse: “Non mi separerò mai, perlomeno legalmente parlando”. C'è perfino un racconto dove ripete questa frase.

E per lei era difficile?

Beh, io sono Gemelli e lui era un Toro, molto testardo [e rimarca le sue parole con un morbido colpo sul tavolo] e ho dovuto imparare a sopportare quei momenti, Quando Roberto entrava in uno stato particolare di romanticismo drammatico, tutto diventava un dramma per lui. Ho dovuto abituarmi ad accetare questi stati d'animo, perchè erano molto intensi. A volte nella realtà, le cose non erano così bianche o nere né così catastrofiche. M a lui aveva questa visione. Non è stato facile.

Togliersi dei pesi, alla fine della sua vita, per lui fu come una liberazione, no?

Certo. Due mesi prima di morire, lui disse che, appena superato il trapianto, si sarebbe separato legalmente. Verbalizzare ciò, dire ciò, qualcosa che nessuno gli aveva chiesto, perchè io non gli ho mai chiesto niente, voleva dire che si stava liberando da certe catene. Se lo avrebbe fatto o no, questa è un'altra cosa. Però era un sintomo che si stava sciogliendo, Ciò lo aiutava a liberarsi dei pesi.

E' vero che Victoria Avalos, la madre di Roberto, gli suggerì di mettere ordine alla sua vita sentimentale?

Beh, ogni madre vuole vedere felice il proprio figlio. Lei non era stupida. Credo che lei si rendesse conto che Roberto si sentisse come legato. Con Victoria fummo buone amiche dopo la morte di Roberto. Io non la conoscevo, la conobbi nell'ospedale. Ma nell'ospedale non si poteva parlare. Questa mamma solo voleva il meglio per suo figlio e i suoi nipoti. Aveva più di settanta anni ed era molto duro per lei, nessuno è programmato per accettare che figlio ti muoia, e nemmeno che si ammali. Io Victoria la vidi assolutamente disperata, però riuscimmo ad essere amiche dopo la morte di Roberto.

Ciò la rasserenò?

Per me fu molto gratificante comunicare con la famiglia di Roberto. E non mi sono mai sentita rivale di nessuno. Io avevo la mia relazione con Roberto e lì non entrava nessuno. Sono altre le persone che, dolorosamente, hanno creato delle fazioni. Non sono una persona che si mette nel pollaio di altri. Sono stata sempre al mio posto.

E che ruolo gicò Bolaño in tutto ciò?

Roberto era come era. E non era facile. Nessuno ha detto che con Roberto fosse facile. Non si può giudicare nessuno perchè ognuno ha le sue emozioni. Quando finisce la tua pelle devi pensare che comincia la pelle degli altri. Tutti sono segnati dalla loro storia, dalla loro famiglia. Non credo che nell'animo di Roberto rientrasse la possibilità di distruggere la vita di qualcuno. Chi stava al suo fianco, ci stava liberamente.

L'ingresso al pronto soccorso nell'ospedale Vall d'Hebron fu drammatico.

C'è un moneto in cui entro al pronto soccorso con lui e gli chiedo perchè chi sono io a sedermi sul lettino mentre lui è seduto su una sedia, raccontandomi barzellette!
E finice per vomitare sangue. Perchè lui non si sentiva male e se si sentiva male lo dissimulava. Ed io, seduta nel lettino, isterica, e lui, negando o dissimulando. Prima, quando stavamo risalendo la costa verso l'ospedale io guidavo, isterica, e lui mi prendeva la mano e mi chiedeva come stavo. Già mi ero informata, e già sapevo che era grave. Lui aveva varici all'esofago e, se sanguinava, poteva morire di colpo. Finalmente lo mettono nel lettino, e lo attendono con il siero.
E c'è un momento che gli facevano fare delle prove e cerca di andare in bagno. Gli dico che se si alza, cade. Vado un momento a cercare un medico e l'infermiere lo fa alzare e lo trovo seduto nel bagno, sanguinando e bianco come un foglio di carta; si gira e cade, non so come sono riuscita ad alzarlo pesava quasi 70 chili. Io pensavo che in quel momento sarebbe morto! E non morì per miracolo. Roberto stava molto male

Fu una decisione difficile chiamare Carolina ( Lopez link internola moglie legale di Bolaño )?

Beh, era quello che bisognava fare. Perchè era lei la persona che doveva occuparsi delle sue cose, la mia responsabilità era relativa. Legalmente, era sposato con lei e aveva due figli. Io non potevo prendere decisioni al suo posto.

Che cosa hanno rappresentato quei sei anni insieme allo scrittore?

Io a Roberto lo devo ringraziare molto. Credo che bisogna ringraziare tutte le persone che uno ha amato. Devo ringraziarlo delle molte lezioni, molti momenti, e per avermi messo i piedi per terra. E' una delle persone che, nella mia vita, più mi ha fatto credere in me stessa. Era tollerante mi lasciava libera. Tu stavi con lui perchè volevi. Lui era molto “domandone”, ma nell'ambito della relazione non chiedeva niente. Mi piacerebbe che la gente lo ringraziasse ancora di più. Anche i lettori, perchè la sua letteratura provoca la voglia di scrivere. Ho visto gente piangere per le frasi di Bolaño. Produce qualcosa, che è fuori dalla nostra portata.

Miti e verità dello scrittore.

Fa parte del mito che Bolaño fosse un grande cuoco?

Letteratura! Diceva che cucinava, però continuava a fare letteratura! I suoi migliori amici e io siamo d'accordo in questo. Una volta mi disse che mi avrebbe preparato empanadas cilene: le sto ancora aspettando. E inoltre Roberto fece una letteratura molto autobiografica. Ne “ I detective selvaggi ci sono cose tali e quali come lui le ha vissute. Cose che sono successe realmente. Tutt'al più, nel romanzo è cambiato l'anno. In Roberto è molto difficile separare la sua persona dalla sua letteratura. Bruno Montané, suo íntimo amico, dice che Roberto era un “Uomo-Opera” e sono d'accordo. Lui faceva sempre letteratura. Era giocoso, ludico, lo incantava prendere in giro tutti. Sarebbe stato un grande attore. A volte diventava molto serio e ti diceva delle cose per vedere se gli credevi. E dopo ti diceva: “ cogliona ci hai creduto”. E rideva, Juan Villoro lo dice nel prologo di “Bolaño por sí mismo link interno”. Scherzava sempre. Io credo che Roberto giocò con la fama. In qualche modo contribuì a creare il suo mito. Perchè tutte quelle cose contribuivano a costruire una storia, allora, dove finisce il realtà e dove comincia la finzione? Per questo ti dico che lui giocò con la sua letteratura. Roberto faceva letteratura in ogni momento.

Bolaño era un Uomo-Opera: con lui le cose si mischiano

Ne I detective selvaggi link interno vengono fuori cose prese dalla sua vita. Ma ciò che interessa è ciò che stai leggendo: la ricerca di questo scrittore, le domande che pone, le porte e le finestre che apre. Se quello che ti sta raccontando sia autobiografico, se sia verità o menzogna, non interessa. Altra cosa è sapere di cosa si nutriva questo scrittore.
Conta solo la mia storia, e credo di avere in ciò autorità morale, perché sono la persona con cui ha condiviso i suoi ultimi sei anni. Roberto fu una persona molto più gioviale e vitale di quello che molti vorrebbero far credere. Non era un signore che conduceva una vita tragica, trascinandosi per le strade di Blanes con un cappotto nero e lungo…..

La poesia link interno è il fondamento di Bolaño

Lui si sentiva poeta e il suo fondamento è nella poesia. Ma, in ogni caso sarebbe arrivato alla prosa. Perché Roberto era un grande affabulatore. Nei villaggi primitivi sarebbe stato il cantastorie. Sarebbe andato di villaggio in villaggio raccontando ciò che succedeva nel villaggio vicino e facendo letteratura orale. Era un narratore nato, non poteva smettere di raccontare. Insomma faceva di ogni cosa letteratura. La scrittura per Roberto era una forma di vita. Cominciò con la poesia e questa viene iniettata nella sua prosa, vi entra come una iniezione di vitamine. La sua prosa aveva frammenti che erano pura poesia.

Gli piaceva la fama?

Ma che credi? La mia teoria è che qualsiasi autore che pubblica avrebbe piacere di vedersi al primo posto, anche fosse per un minuto. E sennò, che venga qualcuno e mi dica che non è così. E’ umano, perché uno fa un lavoro e ci lascia la carne. In qualche modo uno si sta esprimendo e chiunque vorrebbe che la sua espressione arrivi agli altri. Se pubblica c'e' un motivo. Se pubblichi qualcosa, non è per tenerlo per te, ma per gli altri. A Roberto è chiaro che interessava la fama, però con dei limiti, perché era anche una persona di buon senso. Si, credo che abbia flirtrato con la fama. Per lui era come un gioco, pericoloso oltre un certo punto, Perchè la fama è pericolosa, Perlomeno per me. La fama ti può ubriacare, ti può far perdere la ragione. C'è gente intelligente che ha smarrito la strada.

Lei ha molta cura della sua intimità. Quasi non parla della sua storia con Bolaño.

Il fatto è che la mia storia con Roberto è la mia vita! E' stata la nostra vita! Non è una faccenda letteraria. Non sono disposta a lasciare che i litigi e le piccolezze insucino quella che è stata la nostra storia. Sono stufa delle meschinità. Ciò che importa, l'unica cosa che importa è la sua opera letteraria.

La fama di Roberto Bolaño si è moltiplicata e sparsa per tutto il pianeta, dopo la sua morte nel 2003. Cosa ne avrebbe pensato lui?

Roberto se fosse vivo e avesse visto Tutto questo…., A parte che se fosse stato vivo non sarebbe arrivato tutto questo successo ! Ma supponiamo che sia vivo e che che ci sia questo successo. Non so come avrebbe reagito di fronte a tanta fama. Perchè ora è enormemente famoso. Non lo vedi? Se stai leggendo di cucina o di qualsiasi cosa, e puf! Spunta Bolaño nel mezzo dell'articolo come uno di quei pupazzi che appaiono all'improvviso! Tempo fa ho letto un reportage sulle tortillas messicane ed è spuntato fuori Roberto. C’e’ una valanga di articoli in tutto il mondo, ma Bolaño è morto.

Lo scrittore oggi trascende tutte le frontiere. La sua morte aiuta il mito?

Lui era già famoso da prima. Aveva concesso interviste in molte lingue, veniva invitato in diversi paesi. Svizzera, Francia, Olanda, Belgio, nelle fiere dei libri, nei congressi, dava lezioni sul racconto. Ma non viaggiava sempre. A volte, nel mezzo del tragitto verso l’aeroporto, tornava indietro. Era una persona epatica, questo segna il carattere. C’erano giorni in cui stava meglio o peggio, ma certi giorni si alzava pieno di bile. Io lo sapevo prendere, Le cose si risolvono sempre dopo, non nello stesso istannte.

Lei ha bisogno di sentire che Bolaño è morto?

Roberto non me lo può uccidere nessuno. Una cosa è Roberto, l’altra è Bolaño.

La spada di damocle

I suoi amici ed editori concordano sul fatto che Bolaño non voleva ispirare pietà per la sua malattia; era molto orgoglioso. Sembrerebbe che, un giorno prima di ricoverarsi al Vall d’Herbron, visitò la sua casa editrice Anagrama.

Certo, sono stato io quella che lo portò all’ospedale. Lui non avrebbe mai fatto della pornografia con la sua malattia. Riconosceva di non stare bene. Ma la gente non credeva che stesse così male. Io credo che qualsiasi persona che ama non vuole credere che l’altro è molto ammalato. E’ umano.

Anche a lei è successo questo? O era consapevole della gravità della sua malattia?

Sono stata sempre consapevole e lui conosceva i rischi che correva. E di fatto quando lui tarda a prenotarsi per il trapianto – perché lui nega la gravità della malattia per un certo tempo - , anche se lui prendeva religiosamente le sue medicine e cercava di mangiare sano, per un periodo nega la gravità ma non la malattia. Per molto tempo rifiuta di prenotarsi per il trapianto. Ci fu un periodo abbastanza lungo in cui non faceva nemmeno gli esami, perché diceva che stava bene. E mi ricordo che gli dicevo: Roberto la medicina fa progressi, possono trovare qualche nuovo rimedio. A te sembra di non stare peggio, ma può essere che la tua malattia continua ad avanzare senza che te ne rendi conto”. Era un male sinuoso.

E qual era il problema di Roberto per il trapianto?

La decisione di fare il trapianto è molto difficile. Non tutti gli elementi sono a favore. L’angoscia di stare in una lista di attesa è terribile. Non c’e’ nessuna garanzia e l’attesa è angosciante. Guardi come avanzi dal numero 23 al numero 12 e da lì al numero 2. Che è il posto che aveva nella lista quando morì. Non fece in tempo ad arrivare al nuemro 1.

Amici di Bolaño mi hanno detto pieni di rabbia, che nella stessa epoca, il cantante Raphael ebbe un trapianto di fegato in Spagna.

Quello di Raphael non fu un trapianto, fu un innesto. E’ diverso. Il fegato è un organo che ha la capacità di rigenerarsi. Roberto parlò del caso di Raphael, ma dopo si rese conto che erano due operazioni differenti. Un innesto e un trapianto sono diversi. Un innesto puo’ donartelo un familiare, qualcuno compatibile. Roberto aveva bisogno di molto di più. Il suo fegato si ammalò perché lui aveva una malattia alle vie biliari, il coledoco si sclerotizzava. E questo mortificò la sua vita. Gli viene diagnosticato nel 1992, a 38 o 39 anni.
E il trapianto era l’unica via di uscita.
Ma la lista di attesa e tutto ciò che un trapianto comporta, gli provocava molta angoscia. Diceva. “Devo sperare che muoia qualcuno, per vivere”. E inoltre penso che Roberto arrivò al punto di credere che il suo tempo era giunto al termine. Quando morì era da un anno e mezzo in lista di attesa. E’ vero che la medicina fa progressi, ma Roberto sapeva che il rischio di rimanere sotto i ferri o di morire dopo l’operazione era molto alto. E c’era una cosa che non sopportava: che manipolassero il suo corpo, mettersi nelle mani di signori che avrebbero deciso cosa fare con il suo corpo. Sì, per lui un’operazione era qualcosa di insopportabile. Stava molto male durante le visite. Nemmeno io le sopporto. Roberto era molto apprensivo e ipocondriaco. Le cose mediche lo angosciavano.

Alcuni sostengono che Bolaño non affrontò la malattia in modo responsabile.

Il fatto è che non ti puoi liberare mai della spada di damocle e lui lo sapeva. Il rigetto è una minaccia per tutta la vita. E in più non avvisa, è traditore. Il primo anno post-operatorio è un anno duro: devi andare dal medico ogni settimana; dopo, una o due volte al mese. E, nonostante tutto ciò e dopo anni, il tuo corpo può sempre rigettare il trapianto. Basta che tu abbia un abbassamento delle difese. Non ti liberi mai della spada di Damocle. Un malato cronico finisce sempre nella negazione della malattia, te lo dicono i medici. Nel caso di Roberto io lo puntualizzo e lo ribadisco: lui non negò mai la malattia. Pero la sua gravità sì. E’ una reazione tipica.

Lui era suggestionabile, no?

Quando i medici scoprirono la sua malattia, nel 1992, gli dissero: “Le restano 11 o 12 anni di vita. Il suo unico futuro è un trapianto”. E Roberto mori dopo 11 anni.
Nel 2000, il dottor Victor Vargas, che fu il suo epatologo primario nel Val d’Hebron, gli disse: “Hai tre anni di vita”. E dopo tre anni morì. E’ come se in un certificato medico avessero stampato la data della tua morte.

Lei crede che queste diagnosi lo condizionarono?

Non so. Forse inconsciamente. Ma credo, piuttosto, che lui fu nelle mani di medici molto bravi che conoscevano i tempi di decoro della malattia. In un caso così come in altri, i tempi si possono calcolare.

Bolaño sapeva che stava per morire?

Tutti sappiamo che dobbiamo morire ma non ci crediamo. Tu puoi scommettere per la morte o per la vita. Io credo che a suo modo, secondo il suo modo di pensare, Roberto scommise per la vita. Soprattutto perché era padre. E lui non aveva voglia di lasciare orfani i suoi figli. Lautaro e Alexandra erano la vita per lui, le cose più importanti e il centro della sua preoccupazione. Sempre e fino alla fine.

E lui si afferrava alla vita...

Alla fine e in forma progressiva. Roberto entrò in una tappa di revisione della sua vita. Sicuramente tentò di mettere l'anima in ordine. Lui voleva vivere ed era convinto che sarebbe arrivato al trapianto. Nella Settimana Santa mi disse:
”ora mi chiamano per il trapianto” - E perchè? “perchè durante la Settimana Santa ci sono molti incidenti”. Mi diceva cose come: “devo lasciare questi fascicoli in ordine per dopo il trapianto” O “questa roba bisogna portarla in tintoria per il dopo trapianto”. Era morto di paura, lo terrorizzava svegliarsi intubato, manipolato da medici e macchine, però era convinto che avrebbe fatto il trapianto. Lui scommise per la vita ed aveva piani per i suoi figli e per creare una rivista letteraria. Ma quando entrò in ospedale, sì che vide la morte. L'ultima volta che parlai con lui nel reparto di gastroenterologia. Era esausto, mi diede gli occhiali. Dopo lo portarono alla UCI

C'è qualcuno che può credere che Bolaño volesse morire?

No, però esiste un alone di romanticismo in tutto ciò. Guarda, c'è un direttore di teatro in Cile che ha fatto un adattamento di alcuni racconti di Puttane assassine. Ha fatto una trilogia sugli scrittori suicidi e, tra loro, il terzo era Roberto. E' stato nel 2005. Io gli scrissi e gli dissi che mi sembrava infame che si trattasse Roberto come un suicida. Soprattutto, perchè aveva due figli. Però chiaro, se questa opera teatrale si è potuta fare è perchè qualcuno, fuori dal Cile, ha ceduto – e negoziato – i diritti d'autore. Ci furono molte persone che scrissero a quell'autore, ma io fui la prima. Bolaño ha sempre avuto cura di sé, ma a suo modo. Dalla (sua) prospettiva con cui ha vissuto la sua malattia e con cui viveva la possibilità della sua morte. E questo è qualcosa di molto personale. Parto dal presupposto che in Bolaño, la morte e la malattia furono sempre presenti. Nella sua vita, nella sua poesia e nella sua letteratura. E sin da bambino. Anche se si ammalò tardi. Roberto sin da bambino sentì e presentì la morte. Anche se tutti per la verità cominciamo a morire dal primo giorno in cui nasciamo.


 



 
percorsi:

  • La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, di M. Gutierrez
  • Intervista a Carmen Perez, " la mia vita con Bolaño"
  • Intervista a carolina Lopez, "Bolaño fece in tempo a godere il successo"
  • Intervista a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é proprietà dei suoi lettori"
  • Intervista a Monica Maristain, "Bolaño trascenderà per decenni"
  • Bolaño. Penultimi dispiaceri di un romanziere convertito in leggenda , di I. Echevarria
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
  • la biografia di Roberto Bolaño, testi di autori vari.


  • NOTE

    Carmen Pérez de Vega, fu la compagna di Bolano negli ultimi sei anni di vita dello crittore che le dedicò il racconto "El viaje de Álvaro Rousselot", compreso ne Il gaucho insostenibile link interno.
    La vedova dello scrittore, Carolina Lopez, non ha mai accettato la figura di Carmen e ha usato tutti mezzi per negare e cancellare la sua presenza nella biografia di Bolaño, intervenendo con minacce e intimidazioni nei confronti di chiunque l'abbia intervistata e ne abbia fatto cenno.
    Leggiamo in questi giorni da un articlo di stampa sulla decisione del comune di Girona (dove lo scrittore si trasferì inizialmente da barcellona) di inaugurare una strada con il nome dello scrittore:
    La cerimonia ha avuto luogo il 18 di giugno alla presenza dei suoi amici: il poeta Bruno Montané link interno, il critico letterario Ignacio Echevarría link interno e l'editore di Anagrama Jorge Herralde, la sorella dello scrittore cileno, etc..
    Non sono stati presenti Carolina Lopez link interno (la vedova), Lautaro y Alexandra (i figli), che hanno preferito non assistere, a causa delle, ormai pubbliche, inimicizie tra la sposa di Bolaño con parte del gruppo più intimo degli amici che condivise episodi chiave della vita di Bolaño...alla cerimonia sarà presente Carmen Pérez de Vega, la donna che stette a fianco dello scrittore negli ultimi anni della sua vita
    E' stata posata una targa con l'iscrizione: "Sto bene, scrivo molto", frase con cui Bolaño cercava di tranquilizzare Carmen Pérez de Vega, la sua compagna, quando ormai era gravemente malato.

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