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27 dicembre 2011 - Roberto Bolaño
• '"Il segreto del male”
tratto da
El secreto del mal , Anagrama, 2007
(raccolta di racconti postuma non ancora tradotta in italiano)
trad. David M. Illevir
Questo racconto è molto semplice anche se avrebbe potuto essere molto complicato. Inoltre: è un racconto inconcluso, perchè questo tipo di storie non hanno un finale. Siamo di notte a Parigi e un giornalista nordamericano sta dormendo. All'improvviso suona il telefono e qualcuno, in un inglese privo di accento alcuno, chiede di Joe A. Kelso. Il giornalista risponde che è lui e poi guarda l'orologio. Sono le quattro della mattina e non ha dormito più di tre ore ed è stanco. La voce all'altro capo del telefono gli dice che deve vederlo per pasargli un'informazione. Il giornalista chiede di cosa si tratta. Come capita di solito in questo tipo di chiamate, la voce non si sbilancia.
Il giornalista chiede, almeno, una traccia. La voce, in un inglese correttissimo, molto migliore di quello di Kelso, gli dice che preferisce vederlo personalmente. Subito, aggiunge, non c'è tempo da perdere. Dove?, indaga Kelso. La voce accenna ad un ponte di Parigi. E aggiunge: in venti minuti ci può arrivare a piedi.
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26 dicembre 2011 - Juan Antonio Masoliver Ródenas
• '"Puttane assassine”
recensione della raccolta di racconti
La misura della grandezza di uno scrittore sta, tra le altre cose, negli stimoli che invitano a riflettere sull'opera letteraria . E gli stimoli che troviamo nella scrittura di Roberto Bolaño sono molteplici. In primo luogo, la presenza dell'autore nella sua opera. Ci sono scrittori con una coerente visione della società, con esigenze etiche, a volte ossessive, che si proiettano e oggettivizzano nella narrazione. Ogni romanzo può essere diverso nonostante il suo "messaggio" sia uguale. E' il caso, per esempio, di Antonio Muñoz Molina. In altri scrittori, la presenza dell'autore è determinante: perfino quando appare come personaggio, ciò che importa è la sua biografia. Dietro il personaggio si nasconde, posto che riesca a nascondersi, la persona. Questo è il caso, sempre più accentuato, di de Juan Goytisolo o, in una forma quasi descontrollata, di Miguel Sánchez Ostiz.
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21 dicembre 2011 - Roberto Bolaño
• Sul sito di Adelphi
annunciata per il 2012 l'uscita de I diaspiaceri del vero poliziotto
Traduzione di Ilide Carmignani
2012, pp. 224
titolo originale: Los sinsabores del verdadero policia, Ed. Anagrama, gennaio 2011
Stralcio del risvolto di copertina:
Il sogno di ogni vero lettore, allorché, terminato un romanzo, sente nascere in sé una nostalgia acuta per i personaggi che ha appena abbandonato, è che prima o poi gli dicano: ecco un libro in cui ne ritroverai alcuni, di quei personaggi, e ti verranno narrate altre vicende che li riguardano. E anche se poi lo avvertiranno che non avrà un compito facile, perché lo scrittore confonde continuamente le piste e perché molti indizi lui, il lettore, dovrà andarseli a cercare da solo – ebbene, non esiterà ad accettare il rischio, e da vero lettore si tramuterà in vero poliziotto: colui che (come dice lo stesso autore) «cerca invano di mettere ordine in questo dannato romanzo».
Inoltrandosi dunque nella trama fittissima e imprevedibile di queste pagine, rincontrerà alcuni dei personaggi di 2666: del professor Amalfitano scoprirà che è approdato in Messico dopo essere stato espulso dall’Università di Barcellona per omosessualità, e conoscerà il nuovo amante, un irresistibile falsario di dipinti di Larry Rivers (mentre del suo ex amante, un poeta malato di Aids, leggerà le impagabili lettere); ma ritroverà anche Rosa Amalfitano, di cui sembra innamorarsi il poliziotto Pedro Negrete, incaricato di indagare sul professore insieme allo scherano Pancho, erede di una dinastia di donne violate... Nel frattempo, si lascerà sedurre da digressioni letterarie impertinenti, classifiche irriguardose, biografie fittizie, atmosfere inquietanti, sogni rivelatori.
Con l’imperturbabile senso del ritmo e la dovizia visionaria delle sue storie, Bolaño saprà letteralmente ipnotizzare il suo lettore-poliziotto, il cui unico «dispiacere» sarà di vedere i personaggi, già da sempre in fuga, sottrarsi ancora una volta: come se, terminato il libro, «saltassero fuori dall’ultima pagina e continuassero a fuggire».
le recensioni sull'archivio:
intro
R.Miranda
P. Espinosa
I. Echevarria
R. Careaga
B. Montané
4 dicembre 2011 - Santiago Gamboa
• '"Santiago Gamboa y Roberto Bolaño, abbozzo di un'amicizia letteraria”
di Albinson Linares, 13 novembre 2011
....Lo incantava farti venire i dubbi. Potevi dire la tua certezza più grande, per esempio:"Borges è un grande scrittore". E lui ti diceva: " Si, non in tutti i suoi libri". Amava Boeges ed era "argentinofilo", come molti cileni. Soleva dire alcune cose esageratissime: che perfino i cattivi scrittori argentin iscrivevano bene. Era un grande contraddittore. Gli piaceva dire:" come puoi ocntraddire un uomo che è vicino alla morte!".
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30 novembre 2011 - Niksox
• '"2665”
brano musicale dei Niksox ispirato da Roberto Bolaño
e
lo sai che le cose
hanno bisogno di un nome
per potermi
spaventare
lungo strade di ghiaccio
tutto viaggia in orario
e ogni istante è migliore
e meno importante
finchè non m´accorgo
di solcare un binario
[ascolta il brano
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27 novembre 2011 - Granta UK
• '"grafik novel
ispirato da El hijo del coronel, racconto di Roberto Bolaño, compreso nella raccolta El secreto del mal” Granta UK
, 22 novembre 2011
Nel nuovo numero della rivista inglese viene pubblicato il grafik novel, The Colonel’s Son’ dove "il narratore racconta un horror movie di serie B che aveva visto in tv la sera precedente. Una ragazza era stata morsa da uno zombie; il ragazzo che amava cerca di salvarla; il padre del ragazzo, a sua volta, cerca di salvare lui. Il sangue si spande per tutta la città e uno ad uno tutti i testimoni diventano vittime... poi uccise..."
Il video in HTML5 è realizzato dall'illustratore Owen Freeman e dal web designer Jocabola.
[guarda il video
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4 settembre 2011 -
i lettori: Pier Luigi lo Presti
• '"Tra parentesi, recensione”
Man mano che procede la lettura di Tra parentesi si ha l’impressione di immergersi in un universo che altro non è che la vita, l’opera, il pensiero, i sogni di Roberto Bolaño. Ed è un’esperienza sconvolgente. Più volte mi è capitato di sospendere la lettura, di chiudere il libro e di guardare la foto di copertina da cui, in bianco e nero, Bolaño ci guarda dritto negli occhi, attraverso quelle lenti spropositate, la mano a reggere la sigaretta, l’espressione indecifrabile, come a ricordare che quello che stiamo leggendo, non ci illudiamo, non riuscirà a restituirci la sua essenza di poeta, di scrittore, di latinoamericano.
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3 settembre 2011 - Ignacio Echevarria
• '"Bolaño. Penultimi dispiaceri di un romanziere convertito in leggenda,”
pubblicato nel gennaio 2011 su el cultural,
.......Se volessimo essere categorici - come sembra - per dire che cos'è, il modo più neutro e conveniente di dirlo sarebbe di dire che si tratta di materiali destinati a un progetto di romanzo alla fine congelato, le cui linee narrative condussero fino a 2666, mentre altre restarono sospese, inservibili o in attesa di essere riprese dall'autore, se avesso avuto occasione e voglia di farlo.
In tal caso, lo avrebbe fatto non per estendere quelle linee narrative così come si presentano ora, ma per rielaborarle in un nuovo contesto, inevitabilmente trasfigurato dalla fatica che occorse per la scrittura di 2666 (l'ultimo libro, tra quelli pubblicati dopo la sua morte, che Bolaño autorizzò a pubblicare tale e quale lo conosciamo).
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indice del materiale
di Ignacio Echevarria presente nell'archivio
30 agosto 2011 - Patricia Espinosa
Roberto Bolaño
• '"La vertigine infinita”
recensione su Los sinsabores del verdadero policia, pubblicato nel gennaio 2011 e in corso di traduzione per l'Adelphi da parte di Ilide Carmignani
Los sinsabores del verdadero policía è la più recente opera postuma di Roberto Bolaño, che cominciò a scrivere questo romanzo nella decada degli anni '80. Nella nota editoriale scritta da Carolina Lopez, alla fine del volume, si informa che il libro è stato pubblicato così come è stato trovato e che le sue parti sono
terminate in forma diseguale. Ciò ha dato luogo all'idea che saremmo di fronte a un'opera "incompiuta", concetto inaccettabile da un punto di vista teorico, giacchè un'opera va al di la della conclusione che stabilisce l'autore; è il lettore quello che conclude l'opera e non l'autore, è il lettore colui che mette in funzionamento il testo, lo apre e lo interpreta in un processo che non ha fine.Quindi, ogni narrazione resta incompiuta, ragionamento che acquista maggiore forza in autori che, come Bolaño, driblano le chiusure e le completezze.
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Altri testi correlati presenti nell'Archivio:
• Roberto Careaga: la storia privata di un romanzo indemoniato
• Bruno Montane: Una inevitabile e urgente volontà
Los sinsabores del verdadero policia: introduzione
Rossana Miranda: recensione del libro
Patricia Espinosa: la vertigine infinita
28 agosto 2011 - intervista a Roberto Bolaño di Patricio Pron
• '"intervista a Roberto Bolaño”
fatta a gottingen in Germania, e pubblicata da El País, Montevideo. 23.02.2001,
Der Spiegel dice che dopo tanti anni di indifferenza, in Cile hanno cominciato ad amarlo dopo che ha vinto il premio Romulo gallegos.
In realtà la relazione con il Cile è molto più complessa. Loro considerano che io sia spagnolo, il che non sarebbe tanto grave se non fosse che gli spagnoli mi considerano messicano e i messicani cileno.
E' un piccolo problema, ma per di più succede che detesto le divisioni nazionali, ssoprattutto quelle latinoamericane, che hanno un tanfo provinciale insopportabile. la relazione tra la letteratura cilena e me è sempre stata un po' difficile, loro non mi considerano cileno e forse io non considero loro crittori.
Ho la vaga impressione che per alcuni scrittori cileni il mio lavoro sia un po' fastidioso, o che almeno glI dia fastidio. Così quando penso alla mia narrativa mi considero, nel caso, come parte di qualcosa che forse può essere una nuova narrativa latinoamericana. E bada che solo dico "forse". Quanto alla 'nuova narrativa' cilena posso solo dire che in qualche modo è 'nuova' e a volte non arriva nemmeno ad essere 'narrativa'.
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27 agosto 2011 - Bruno Montané
• '"Una inevitabile e urgente volontà”
pubblicato il 21 novembre 2010, da El cultural
.
in quelle chiamate telefoniche mi spiegava che il libro doveva che essere lungo e contenere tutto quello che fino allora non era riuscito a scrivere. Roberto spiegava che l'urgenza e la volontà di scrittura richiedevano di uscire dalla contenzione riflessiva della poesia per addentrarsi nel dinamico fluire del discorso narrativo, questo luogo dove la proiezione della versificazione sarebbe dovuta espandersi, creare storie, scene incancellabili e luminose. In quei momenti la sua voce aqcuisiva un tono di urgenza malinconica, di strano e onnipresente imperativo. E' necessario scrivere qualcosa di nuovo, sembrava dire, storie sorte dal fondo più velato e oscuro della nostra esperienza, e per quello dobbiamo lasciarci dietro l'ingenuità volgare a cui crediamo ci sottomettono i generi e immergerci nel magma, nelle pulsazioni della grande poesia, che altro non è che la rara e lucida complicità della vita con la letteratura
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23 agosto 2011 - Patricio Pron
• '"Bolano mi diceva di mangiare molta frutta e di non bere”
Intervista di Alberto Ojedo, el cultural, novembre 2011
Patricio Pron giurò un giorno di smettere di scrivere. Era in Argentina e quando leggeva i suoi racconti e i suoi romanzi non si riconosceva. "Sembravano scritti da un tipo che non ero io e che perdipiù cominciava a starmi abbastanza antipatico". Di fronte a tale situazione non gli restò altro rimedio che reinventarsi, se non volevaa finire nelle mani di uno psichiatra. pron prese la valigia e e andò a vivere a Gotinga (Alemania). li cominciò a lavorare nella sua tesi dottorale e a riflettere se valeva la pena impugnare di nuovo la penna. Circostanze personali difficili - "ho fatto tesoro di numerosi fallimenti" - lo spinsero a riprenderla, maa ormai era uno scrittore nuovo, liberato dal peso di scrivere. Allora scrisse opere come Una puta mierda e El comienzo de la primavera, che gli hanno valso, dopo il tarsferimento a Madrid nel 2008, il riconoscimento della critica, il favore dei premi e dei suoi editori
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23 agosto 2011 - Pier luigi Lo Presti
• '"2666, Una recensione in progress”
un lettore di 2666
Oggi, 30 luglio 2011, ho iniziato a leggere 2666. Affronto quest'opera importante con emozione e rispetto. Non mi preoccupa la mole (ho letto libri altrettanto voluminosi, se non di più) ma la consapevolezza di essere al cospetto di un'opera fondamentale, il romanzo-mondo di uno scrittore che mai come altri ha scavato a fondo i rapporti tra vita e letteratura, intessendo una trama luminosa e totalizzante sulla narrativa contemporanea.
Ho atteso di aver letto tutto quello che è stato pubblicato in Italia, con l'eccezione di Tra parentesi che chiuderà il percorso. Lo recensirò qui: cinque recensioni quanti sono i libri che compongono l'opera, via via che la lettura procederà. Poi, forse, alla fine, ci sarà spazio per alcune considerazioni complessive. Quindi, appuntamento (spero presto) per la prima parte: La parte dei critici.
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20 agosto 2011 - Luciano Funetta
• '"Alcune istruzioni e un avvertimento”
dedicato a Roberto Bolaño
Ovvero: come penetrare nella casa di uno scrittore moribondo e svolgere un compito senza che il vicinato sospetti che siate ladri o assassini.
(da due lezioni ben identificabili di Julio Cortázar)
Lo scrittore il questione è un cileno, ricoverato con il fegato a pezzi nel reparto di medicina dell'ospedale Valle de Hebròn di Barcellona. Ha fatto quel che poteva fare, ovvero aspettare un trapianto. Stando a quel che si dice, nulla gli interessa meno della chirurgia e dei miracoli.
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19 agosto 2011 - Luciano Funetta
• '"Storia breve di un naufragio”
l'incontro di un lettore con Bolaño
..Ciò che importa è la partecipazione attiva del lettore, simultanea all'atto della scrittura....
[Juan Antonio Masoliver Rodenas, prologo a Los sinsabores del verdadero policia]
Non ricordo bene chi sia stato, tre anni fa, a prendermi da parte per dirmi “Devi leggere i libri di questo tizio”. Anzi, lo ricordo benissimo. Ricordo che era notte, che entrambi avevamo bevuto una quantità insopportabile di qualsiasi cosa e che la strada che percorrevamo per tornarcene a casa mi sembrava il luogo più minaccioso della Terra.
Quell’uomo, che avrei rincontrato negli anni successivi, sempre per caso e sempre in condizioni pessime, mi teneva per un braccio e mi parlava come se leggere quel libro, quel libro con un titolo assurdo, fosse l’unico modo per risolvere le nostre vite. A dire il vero, in quel preciso momento, le nostre vite (per lo meno la mia) non avevano alcun bisogno di essere risolte in senso tradizionale. Forse per “risolvere le nostre vite” quel tizio intendeva “gettarle in pasto ai pescecani in un oceano d’amore”.
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17 agosto 2011 - Jaime Quezada
• '"Bolaño prima Bolaño”
ampi estratti del libromonimo (del 2007) pubblicati dalla Revista Lectura nel luglio 2011
Jaime Quezada, poeta e saggista cileno, presidente della Fondazione Premio Nobel Gabriela Mistral,
fu un testimone privilegiato del Messico e della vita in Messico di Bolano negli anni 1971 e 1972. Arrivò in Messico nel 1971 all'età di 27 anni e visse nella capitale alloggiando nella casa di León Bolaño y Victoria Ávalos genitori dello scrittore cileno.
"Avevo intenzione di restare solo qualche mese, ma prolungai la mia permanenza grazie al calore e all'ospitalità dei genitori di Roberto, che a 17 e 18 anni viveva in calusura, dentro casa. La sua adolescenza e gioventù le trascorse leggendo, rinchiuso in se stesso"
, racconta Quezada che nel 2007 ha pubblicato, Bolaño antes Bolaño
"E' un diario personale, con memorie, ricordi, note personalissime, ma sempre incentrate su un giovane personaggio Roberto Bolaño, quando nemmeno lontanamente si avvicinava allo scrittore che sarebbe diventato.
Anche se sin dal primo giorno mi resi conto di essere in presenza di un talento molto speciale e cioò viene fuori dalle numerose lettere che vengono citate nel libro, dove parlo di questa giovane promessa ad amici e familiari"
afferma Quezada in una intervista, e continua.
....l'unico grande amico che ebbe a quell'epoca fui io. Comincia a tirarlo fuori dalla sua clausura. Gli tolsi la paura della starda. Lo portavo dappertutto. "accompagnami a visitare Octavio Paz", gli dicevo. Ebbi una grand epazienza per sopportarlo, come lui ebbe grande pazienza per sopportare me. Aveva un caratere irascibile e complicato. Non fu facile convivere con lui, però con il tempo cominciammo a volerci bene. Lui vedeva in me un appoggio, una sorta di fratello maggiore....
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12 agosto 2011 - Roland Spiller
• '"Roberto Bolano: fallire con successo o navigare necessum est”
estratto del saggio: Roberto Bolano: fracasar con èxito o navigare necessum est , 2009
Nel 2000, lo scrittore cileno Javier Campos osservò che fino allora non esisteva nessun lavoro accademico sull'opera di Bolano: "Niente, eccetto un buon articolo di Enrique Vila-Matas
[...] a proposito de I detective selvaggi. Lo scrittore spagnolo, a sua volta sottolinea la diversità testuale di questo romanzo:
"È molto probabile", dice , "che Bolaño appartenga alla famiglia letteraria che riunisce Italo Calvino intorno a una delle sue proposte per il prossimo millennio: quella della molteplicità" [E.Vila-Matas, Bolaño nella distanza
]
Nel frattempo la situazione è cambiata abbastanza, anche come conseguenza del premio Romulo Gallegos ottenuto nel 2000. Celina Manzoni (2002) iniziò il lavoro accademico, seguita da Patricia Espinosa che pubblicò in Cile un'antologia di studi sulle sue poesie, racconti e romanzi (2006). La nascita di una critica letteraria e' stata accompagnata da un crescente successo mondiale della sua opera. Il successo di Bolano è un fenomeno che, per la sua veloce crescita, meriterebbe una ricerca a parte. La morte precoce dello scrittore, nel 2003, accelerò questo effetto valanga. Bolano si trasforma in un autore di culto.
Si possono distinguere, invero, due tendenze: quella del crescente interesse accademico e quella dell'autore come oggetto di culto che, come una stella del rock, vive intensamente, muore (relativamente) giovane ed è venerato come modello di vita.
Queste due tendenze sono ben distinguibili senza che si escludano mutuamente.
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]
10 agosto 2011 - Raul Zurita
• '"Una questione irrisolta”
pubblicato su carajo, gennaio 2011
2666 mi intriga, e non perché sia un capolavoro, al contrario, è un romanzo convenzionale con un problema grave e senza soluzione intermedia: o ha 800 pagine di troppo oppure gliene mancano 800. È così, ma allo stesso tempo ha una qualità che in letteratura si possono permettere solo i grandi fallimenti, ed è che i problemi, che questi fallimenti aprono, sono di una grandezza e di una potenza tale da farli diventare più importanti del fatto che le opere che li contengono non riescano a risolverli. 2666 è una di queste opere. In questo senso, è un romanzo che ha almeno tre meriti che non smettono di impressionare: il primo è il suo titolo straordinario, secco, oscuro, inquietante; il secondo è che leggerlo significa inevitabilmente rileggere altre opere che invece sì sono capolavori: Tolstoj, Flaubert, il Joyce dell’Ulisse e di Finnegans Wake, Kafka, la tetralogia finale di Mishima, cosa che accade con ben pochi scrittori; e il terzo è che contiene 300 e rotte pagine, quelle che non sono di troppo, che nell’ambito della narrativa in lingua castigliana sono tra le più straordinarie degli ultimi 30 anni. Se, in generale, anche quelle pagine hanno un limite insuperabile, non si deve all’autore ma al genere. Mi spiego meglio. Per cominciare va detto che Roberto Bolaño ha indiscutibilmente una straordinaria capacità di imbastire storie e di ricorrere al montaggio, di creare romanzi accavallati con altri romanzi, in modo a tratti prodigioso e torrenziale; ma ciò che è difficile capire è come un autore trasgressivo, esperto ed estremo, come viene di solito definito, ripeta in quello che viene considerato il suo capolavoro i cliché tipici delle sue opere minori. C’è in questo un problema che attinge in fondo – e fatalmente – al mercato del libro, che coinvolge editori, critici, “talent scout”, autori di risvolti di copertina (oggi tutti si credono l’Herralde degli autori di risvolti, un genere allucinante): infine tutto il baraccone.
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6 agosto 2011 - Miguel Carreira
• '"Approsimazioni alla tecnica di Roberto Bolaño
a partire da Los sinsabores del verdadero policía.”
pubblicato da revita de lecturas, luglio 2011.
pagina di Ricardo Piglia
Lo studio della letteratura ha sempre avuto bisogno dello studio dei suoi limiti. Forse per giustificarsi, forse per intendersi. I limiti della letteratura possono essere, da una parte, limiti esterni - il limite che separa ciò che è letteratura da ciò che non lo è - e limiti interni, limiti tra generi, subgeneri, periodi o stili
Il primo dibattito, quello della definizione della letteratura, spinse alla ricerca della "letterarietà". La ricerca di ciò che è eminentemente letterario. Questa indagine sull'essenza della letteratura non ebbe un grande successo, di più, poteva finire in un disastro quando gli studiosi giunsero alla rassegnata conclusione che, in fondo, non c'è gran differenza tra gli strumenti utilizzati dalla letteratura e quelli impiegati in una barzelletta o in una canzone infantile. Il cinema, per esempio, si sentito sempre più a suo agio, convivendo con i suoi generi minori, almeno dal punto di vista formale. Non è mai stato un problema il fatto che un "travelling" o un primo piano siano tecniche comuni tanto di un'opera con aspirazioni artistiche quanto di un annuncio televisivo. Il cinema si giocava la difesa della sua essenza artistica nella differenziazione tecnica - che alla fine è risultata ridicola, tra l'altro per ragioni puramente tecniche - tra la celluloide e la televisione.
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31 luglio 2011 - intervista Off the record a Roberto Bolaño
• '"video intervista Off the record”
(Cile, novembre 1998)
completata la tarscrizione della video intervista con la parte 5
e la parte 6
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30 luglio 2011 - Rodrigo Fresan & Roberto Bolaño
• '"due uomini nel castello”
conversazione elettronica del giugno 2002
Bolaño y Fresán conversano elettrónicamente su scrittori "poco convenzionali"
con l'idea di tirar fuori un libro che potrebbe intitolarsi frizioni o FREAKzioni. Anticipiamo il capitolo dedicato a Philip K. Dick, l'autore di L'uomo nel castello [La svastica sul sole o L'uomo nell'alto castello] e del romanzo su cui è basato il film Blade Runner.
Rodrigo Fresan
in questi giorno stavo rileggendo - e leggendo per la prima volta - Philip K. Dick e la prima cosa che mi ha sorpreso è il fatto che la sua opera non è invecchiata in assoluto, tenendo conto che lui soleva dire che scriveva su quello che sarebbe successo nei mesi successivi, su un futuro quasi-presente. credo che stiano li la sua grazia ed il suo talento: proporre una science-fiction dove la scienza non importa troppo (ed è quasi sempre accessoria e imperfetta, funziona male o non funziona) e la finzione non è tale. Mi pare che ci sia già sufficiente evidenza per affermare che l'idea del futuro - nostro presente - fosse molto più vicina a quello che pensava Dick, che a quello che sostenevano i classici del genere, no? Dick si è convertito in un grande scrittore realista/naturalista, che in realtà è quello che lui volle sempre essere, prima di vedersi obbligato a guadagnarsi la vita scrivendo "romanzetti" futuristi.
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25 luglio 2011 - Rodrigo Fresan
• '"Piccolo bang Bang”
precensione di Anversa, pubblicata nel 2003.
Se è vero che tutto ciò che fummo, abitammo e conosceremo è sorto dal temperamentale e cataclismico capriccio di un infimo punto di energia cosmica, allora sembra essere ugualmente vero il fatto che la torrenziale opera del cileno Roberto Bolaño sorge da questo libretto per molti socncertante e fuori luogo e per molti altri imprescindibile e abbagliante.
Scritto nel 1979 però buttato nei cassetti e pubblicato di recente alla fine dell'anno passato [2002] per compiere una cabala personale di pubblicare un libro all'anno da Anagrama, Anversa, secondo Bolaño, in una delle sue ultime interviste "L'unico romanzo di cui non mi vergogno è Anversa, forse perche' continua a essere inintellegibile" [ int. M. Maristain
]. E aggiungeva: "Forse perchè continuo ad essere inintellegibile". Simile affermazione
- che a più di un lettore de La letteratura nazista in america o I detective selvaggi, sembrerà una irresponsabile boutade - acquista ora, con la morte di Bolaño, un'attendibile serietà, un ammiccamento per iniziati, una chiave per decodificare alla maniera della stele di Rosetta o del monolite modello 2001 Odissea nello spazio. Perchè Anversa non è inintellegibile ma criptografica e - nonotante non goda del carattere trasparentemente autobiografico di racconti come "Sensini" o "Ultimos atardeceres en la Tierra" - si occupa di esplorare uno degli episodipiù mitizzati emitizzabili di e da Bolaño: i suoi giorni e le sue notti come guardiano giustiziere di camping a Castelldefels nei dintorni di Barcellona, ricordava Bolano con un sorriso durante la presentazione di questo libro:
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24 luglio 2011 - Andres Gomez
• '"intervista a Roberto Bolaño”
la vera ultima intervista a Bolaño pubblicata nel luglio 2003
[...]
Dieci giorni prima dello schock che concluse la sua vita - e che lo tenne quasi due settimane in agonia -
Bolaño conversó con La Tercera.
r.b.:
Mi sento abbastanza bene, alcuni giorni meglio di altri, ma in generale bene. Ora si tiene un incontro di narrativa latinoamericana, in Sevilla, e mi hanno invitato e mi piacerebbe andarci."
a.g.: Parteciperà?
r.b.:
Se il mio medico mi autorizza farò il viaggio, il dottore dice che mi avviserà cinque ore prima del trapianto e in quel tempo devo chiedere perdono, fare il mio testamento, e mettere la mia anima in funzione. Sono terzo nella lista per ricevere il trapianto. Ma se salgo al primo posto, in cinque ore non ce la faccio ad arrivare a barcellona.
a.g.: E' prevista una scadenza per il trapianto?
r.b.:
No, non c'è una scadenza per l'operazione, questo implicherebbe che dovrebbero avere degli schiavi con un fegato di un determinato tipo. No; dipende se qualcuno muore e che il fegato non sia molto danneggiato
[...]
r.b.:
Non sto facendo il lavoro di revisione che esige il romanzo [2666]. Sono più di mille pagine che devo correggere, è un lavoro da minatore del XIX secolo.
Cerco ora di fare un lavoro più tranquillo, Correggerò il romanzo dopo l'operazione.
a.g.:
Continua a pensare che sarà superiore a I detective selvaggi?
r.b.:
Se non era superiore, non l'avrei scritto.
a.g.:
Ha detto che si basa sugli asassinii di donne in Messico. E' un thriller?
r.b.:
Ha elementi di thriller, di romanzo rosa, di iniziazione e di epica. Ma ciò che lo definisce è la velocità, virtualmente non ci sono punti morti, non c'e' riposo. Si svolge in molti scenari, in Messico, in Germania,
ci sono ritorni verso il passato, verso la Russia prerivoluzionaria, quella rivoluzionaria e quella stalinista. C'è un periplo molto grande e dopo ritorna in messico. Infine. Termina nel 2002, ma ci sono narrazioni del 1890, perfino del 700 avanti Cristo. E' una grande visione dell'orrore. ma quello che consegnerò quest'anno è un libro di racconti.
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22 luglio 2011 - Alessio Brandolini
• '"articolo su Anversa”
pubblicato nel marzo 2008 su Fili d'aquilone,
...... Torniamo al nostro Anversa, primo scritto in prosa di un cileno ventisettenne in fuga da una feroce dittatura, uno dei tanti sudamericani perduti nel mondo, da tre anni in Spagna, a Barcellona senza permesso di soggiorno, e che si adatta, per sopravvivere, a qualsiasi tipo di lavoro. Di un lettore accanito e passionale, un poeta che sta iniziando a scrivere in prosa, ad abbozzare (e in qualche modo anche a ripudiare, poi vedremo perché) delle storie, delle avventure, a mettere su carta le allucinazioni della sua fervida e complessa fantasia. Romanzo di poche parole e messe insieme come per eliminazione. Costruito su immagini sfuggenti e liquide che frantumano ogni accenno d'azione. Rifinito con frasi corte, sperimentali, con accostamenti improvvisi ("Il breve suono gli sembra come un colore inghiottito da una fessura") e talvolta assurdi che ricordano le avanguardie del primo novecento (da Bolaño, in realtà, molto amate), il surrealismo e il dadaismo, soprattutto la poesia del Novecento, i dipinti stranianti e folli di un Dalì.
Un romanzo non-romanzo, quindi, all'inseguimento di una scrittura personale e autentica, sofferta e sentita in modo viscerale, tesa alla ricerca, quasi all'autodistruzione dei meccanismi di sviluppo narrativo, all'anarchia totale......
[continua la lettura
]
22 luglio 2011 - Roberto Bolaño
• '"Anversa”
creata la sezione del romanzo (poema?) scritto da Bolano nel 1978 e pubblicato in spagna nel 2002
in quegli anni [1979-1980], quando Bolaño comincia a fare incursioni nella prosa, avventurandosi rapidamente in territori d'avanguardia alla periferia della narrativa, in un processo di prove e apprendimento di grande ricchezza. E' ciò che constatiamo, per esempio, in testi come "Gente que se aleja" [Gente che si allontana], del 1980, testo enigmatico e di forte contenuto poetico che Bolaño presentò come romanzo, pubblicato da anagramma nel 2002 con il titolo di Amberes [Anversa, Sellerio, 2007 ]. Lo stesso succede con La prosa del otoño en Gerona, datata 1981, e dove il sottile scivolamento dalla poesia alla prosa si fa manifesto, il che, sommato all'uso di codici inintellegibili e a una trama ermetica, ha indotto la maggior parte dei critici, semplicemente, a consideralo prosa, quasi come dimostrazione del cattivo poeta che sarebbe stato Bolaño. Da parte nostra, consideriamo che qui, ciò che c'è, è una deliberata volontà di ignorare le frontiere dei generi letterari, di confondere e rielaborare i materiali e le fibra utilizzati nella confezione della sua opera, in un processo di esercitazione, prova ed esperimento, e una mescola costante tra finzione e realtà, tra sogni e vigilia, elementi che palpiteranno in lungo e in largo nella sua opera poesteriore
[jorge Morales: Dietro le tracce de "le poesie incalcolabili"
]
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22 luglio 2011 - Jorge Morales
• ' Dietro le tracce de "le poesie incalcolabili”
pubblicato nel gennaio 2010, riv Quimera nr 314.
Il grande successo raggiunto dall'opera narrativa di Roberto Bolaño, non è stato sufficiente per collocare nel posto che gli corrisponde, una parte estesa della sua opera, alla quale l'autore assegnava un valore molto speciale, e che è la sua poesia.
Mentre Bolaño era invvita, e dopo la pubblicazione de I detective selvaggi
(1988), furono pubblicati due poemari: Tres
e Los perros romanticos
, che delusero gran parte della critica, preoccupata di interpretare più la forma che il contenuto. La Universidad Desconocida
, che contiene parte dei libri anteriori e da conto di un'ampia selezione di poesie scritte tra il 1978 e il 1992, è stata molto gradita dai lettori, ma in nessun caso ha preteso chiudere l'inventario completo della poesia dell'autore cileno. Lo stesso Bolaño dava indizi in una intervista del 2001, dove affermava iperbolicamente di avere "migliaia di altre poesie" inedite, senza contare le altre pubblicate in vecchie edizioni di difficile accesso: edizioni messicane di trenta anni fa, riviste e fanzine, libri nei quali si trovano testi firmati da Roberto Bolaño.
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21 luglio 2011 - Roberto Bolaño, poesie
• '"Lisa”
•
"il ricordo di Lisa”
due poesie tratte da La Universidad Desconocida. In messico Bolano ebbe una intensa relazione d'amore con Lisa Johnson ( Laura Jáuregui ne I detective selvaggi) biologa dell'università UNAM
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20 luglio 2011 - Patricia Espinosa
• '"Reinventare l'amore”
pubblicato nel gennaio 2010 dalla rivista Quimera - Spagna.
Nell'aprile del 1976, per i tipi Taller Martin Pescador, diretto da Juan Pascoe
Roberto Bolaño pubblica il poemario Reinventar el amor ( "L’amore, si sa, è da reinventare"
segnala Arthur Rimbaud in "Una stagione all'inferno
"). reinventare l'amoreè un congiunto di nove poesienelle quali possiamo già vedere la configurazione di molteplici elementi dell'estetica di bolaniana. Una scrittura dove predonima l'individuo e la sua visione di disperazione, ma dove c'e' sempre un luogo per il reincanto. Incontriamo, inoltre, la preoccupazione per il quotidiano, la critica sociale e l'idea del testo letterario come accadimento: il che iscrive Bolaño come un autore che, in questo primo libro, sostiene uno sguardo avanguardista che questiona l'irruzione della dittatura militare come la fine dell'utopia collettiva e attacca il luogo dell'arte all'interno della società capitalista. Bolaño avanza una proposta poetica che reinscrive l'arte all'interno del corpo sociale, reale, scrollandosi di dosso l'autonomia che il programma capitalista della società borghese le aveva assegnato.
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18 luglio 2011 Carmen Boullosa
• '
"intervista a Roberto Bolaño”
(intervista di Carmen Boullosa - autunno 2001, in
C. Manzoni (a cura di), Roberto Bolaño: La Escritura Como Tauromaquia, 2002 )
Carmen Boullosa: In Ispanoamerica, ci sono due tradizioni letterarie latinoamericane che il lettore unanimente vede come antitetiche, opposte, o francamente nemiche: quella fantastica (Bioy Casares, il migliore Cortazar), e quella realista (Vargas Llosa, Teresa de la Parra): C'è anche una supertizione che vorrebbe focalizzare il sud come il polo della fantasia, e il nord latinoamericano come un centro di realismo. Dal mio punto di vista, tu raccogli da entrambi i versanti: i tuoi romanzi e narrazioni sono invenzione (fantasia), e sono specchio critico, mordace ("realista"), della realtà. Ed io direi, se mi appigglio alle superstizione, che ciò è dovuto al fatto che tu hai vissuto ai due lati di latinoamerica, In Cile e in Messico. Ai due lati ti sei formato. Respingi questa idea, o ne sei in qualche modo attratto?
Ad essere franca, per un verso l'idea mi illumina, ma per l'altro mi ripugna: la migliore letteratura, quella superiore (includendo Bioy e il uo opposto Vargas Llosa) ha sempre qualcosa dei due versanti (poichè la fantasia non è solo raccontare fatti fantastici, ma utilizzare l'immaginazione), è c'è un desiderio di incasillare, a partire dallo sguardo del nord, la letteratura latinoamericana come la madre di solo uno dei due versanti.
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17 luglio 2011 - Victoria Carpentier
• '"Tlatelolco 1968 nella letteratura contemporanea in Messico”
University of Derby, UK
L’estate del 2004 portò una scintilla di speranza in Messico. Dopo anni di investigazioni, il presidente Luis Echevarria e diversi membri del suo gabinetto furono accusati di crimini contro l’umanità per il massacro di ‘jueves de Corpus’ del 10 Giugno 1971. Le settimane precedenti alla delibera della Corte Suprema del paese furono seguite attentamente dai maggiori giornali del Messico; coloro che ricordavano la morte di uno studente nelle proteste di Monterey del 1971 speravano che Echevarria venisse accusato di aver ordinato alle truppe di sparare nella più famosa dimostrazione studentesca tenutasi nella Plaza de las Tres Culturas nel distretto di Tlatelolco di Città del Messico il 2 Ottobre 1968. Ad ogni modo, la corte non dichiarò Echevarria colpevole di genocidio, creando diversi dubbi sul fatto che giustizia sarà mai fatta. In un’intervista per La Jornada del 27 Luglio 2004 (http://www.jornada.unam.mx), Carlos Monsivais, uno degli scrittori associati alla ‘letteratura di Tlatelolco’ affermava che, anche se i colpevoli erano rimasti impuniti, la società messicana non aveva scordato i crimini commessi dai governi Diaz Ordaz e Echevarria. Definendo il Messico del 2004 come socialmente disincantato e disperato, Monsivais asseriva che l’impunità di Echevarria fosse il risultato di un’amnesia storica: dimenticare il crimini assolve il criminale.
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16 luglio 2011 - Julio Cortazar
• '"Del racconto breve e dintorni”
continua la pubblicazione di saggi dedicati all'arte del racconto
Una volta Horacio Quiroga tentò un “decalogo del perfetto scrittore di racconti
”, il cui titolo è già un ammicco al lettore. Se nove dei precetti sono decisamente prescindibili, l’ultimo mi sembra di una lucidità impeccabile: “Racconta come se la narrazione non avesse interesse che per il circoscritto ambiente dei tuoi personaggi, uno dei quali avresti potuto essere tu. Non altrimenti si ottiene la vita nel racconto”.
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14 luglio 2011 - video intervista a Roberto Bolaño
• 'Intervista "Off the record”
video intervista di Rodrigo Gonçalves e Fernando Villagrán' (Cile, novembre 1998)
Finalmente è stata completata (da Susanna Vancini) la sottotitolazione dell'intervista OFF the record. Sono sei video
le trascrizioni dell'audio con le note dei primi 4 video possono essere lette qui
. Tra breve le ultime due trascrizioni
[guarda i video
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10 luglio 2011 - Roberto Bolaño
• '"La poesia cilena è un gas”
poesia tratta da la universidad desconocida
Niente da aggiungere. Buddy odora a peto
A chi cazzo gli importerà quello che scrivo?............
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1 luglio 2011 - Rafael Lemus
• '"Una rilettura critica di Roberto Bolaño”
pubblicato nel 1976 all'età di 23 anni sulla rivista Plural, Messico.
Non volevo leggerlo però l'ho letto da qualche parte che non c'è niente di selvaggio ne I Detective selvaggi
. che questo romanzo rappresenta l'epitaffio delle avanguardie latinoamericane. Che il fallimento del realvisceralismo all'interno dell'opera simbolizza il fallimento di tutte le pratiche radicali. Che i destini incrociati di Arturo Belano e Ulises Lima sono, di fatto, esemplari. Che il primo riesce a disintossicarsi dalle avanguardie e per questo, diventato ormai Roberto Bolaño, scrive romanzi straordinari. Che il secondo si lega all'illusione avanguardista e per questo, diventato ormai Mario Santiago Papasquiaro
, non scrive altro che versi trascurabili. Che quella scena in cui Ulises Lima e Octavio Paz si incontrano nel Parque Hundido, alla fine dice tutto: le ostilità sono finite, è ora di arrendersi ai maestri.
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29 giugno 2011 - le risposte Bolaño
• '"Il questionario di proust”
intervista di La tercera - 19 marzo 2000.
Qual è il difetto personale che deplora di più ?.
Io sono una persona piena di difetti e tutti sono deplorevoli
Qual è il difetto che lei deplora di più negli altri?.
L' intransigenza, la prepotenza, l'intoleranza.
¿
Qual è il suo stato mentale più comune?.
Ai confini dell'idiozia, come quasi tutti gli esseri umani.
Come le piacerebbe morire?.
Facendo l'amore. (Per la verità a chiunque piacerebbe morire così).
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28 giugno 2011 - Florencia Grieco - intervista a R. Bolaño
• '"Non mostrerà la generosità di Allende”
19 gennaio 2000,
In che modo crede abbiano influito la detenzione di Pinochet e, 15 mesi dopo, l'annuncio della sua liberazione , sul trionfo di Lagos
La detenzione di Pinochet a Londra alla fine non ha giocato nè a favore di Lagos nè della Concertazione, perchè, in fin dei conti, ha messo in cattiva luce, anche eticamente, il governo di Eduardo Frey: non è proprio bello che ministri socialisti dibattano e si spendano per liberare il peggior tiranno che abbia avuto il Cile in questo secolo. Ma piacerebbe credere che in ciò non abbia influito il fantasma di Pinochet, il suo ritorno in Cile, anche se ovviamente è possibile che abbia avuto un peso. Credo, o voglio credere, che dopo tantissimi anni di dittatura il popolo cileno non sia completamente anestitizzato.
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24 giugno 2011 - Video Intervista "Off the record" parte 4 di 6 Bolaño
•
"scrittori & letteratura”
pubblicado il quarto video della video intervista off the record, sottotitolata in italiano
il mestiere dello scrittore è patetico,
soprattuttto per coloro che lo esercitano
per coloro che lo esercitiamo..
mi ci metto anch'io nel...nel... mucchio
[ •
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23 giugno 2011 - Felipe Ossandón - int. a Bolaño
• '"La paternità è quanto di meglio e di più terribile”
pubblicata 14 febbraio 2003. (© traduzione Stefano Cristi
)
A che età hai capito che volevi dedicarti a scrivere?
Quando me ne andai dal Cile. Ma in realtà questa cosa non la "comprendi" o la "capisci" mai in maniera definitiva. In termini generali io non direi che mi "dedico" a scrivere. In realtà, in certe occasioni non so nemmeno cosa significa scrivere.
Per molto tempo hai dovuto dedicarti a lavori che non avevano niente a che fare con la letteratura. A cosa pensavi per perderti d'animo?
Non credo che esistano lavori che non hanno a che fare con la letteratura. Perfino la pulizia delle fosse settiche ha una relazione con la letteratura. Forse quel lavoro più di ogni altro. A che pensavo per non perdermi d'animo? Al premio Stalin per l'operaio esemplare, naturalmente.
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18 giugno 2011 - Carmen Pérez de Vega
• '"la mia vita con Bolaño”
intervista di María Cristina Jurado con la compagna di Bolaño negli sei anni di vita dello scrittore.
Carmen lei è stata felice con Roberto Bolaño ?
Sono stata molto felice con lui, però non è stato facile. Ci sono alcuni che credono che ho svolto la parte peggiore e può essere. Ma è anche il contrario. Ci sono cose che solo io ho conosciuto, solo io so, e solo io ho goduto. Più di qualcosa l'ho avuto solo io.. cose solo per me e di cui ho molto goduto.
In qualche modo Roberto era un uomo molto ammalato. ma io sono stata veramente molto felice. E porto dentro una parte di lui che non ha nessuno. Però in questo senso, tutti hanno una parte di qualcuno che non ha nessun altro. Questo include la sua famiglia e i suoi amici.
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11 maggio 2011 - Javier Aspurúa intervista Bolano
• '"Bolaño torna nell'arena con Puttane assassine”
4 settembre 2001, Ultimas noticias
Puttane e assassine. In termini generali, il sesso è una possibilità o una via di fuga?
Ho l’impressione che sia una possibilità; almeno passati i 25 anni, è una possibilità. Il brutto è che è un’entrata in zone dove si mettono in funzionamento altri fattori, altre emozioni, quasi tutte negative, come la possessione o le gelosie o l’omologazione. La gente quando si parla di sesso diventa idiota. Forse lo è stata sempre, ma il sesso, il monologo sessuale o il dialogo sessuale ( e non diciamo niente dell’incontro sessuale), fa diventare ancora piu’ idiota la gente, che si limita a balbettare una serie di idee preconcette, idee che al fondo non differiscono in niente dall’antico Dio, Re e Patria, che come tutti sospettano (ma non lo dicono), significa Paura, Padrone e gabbia.
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5 giugno 2011 - Alvaro Matus - int. a Bolaño
• '"lascio che mi plagino tranquillamente”
pubblicato 22 settembre 2001, Que pasa .
Potresti dare le motivazioni del racconto Puttane assassine, perchè è il titolo del libro, e che pensi di loro?
Per me è difficile rispondere perchè scrivo un libro. Sicuramente perchè è ciò che so fare meglio. Che penso delle puttane? beh, ho sempre tenuto in grande considerazione questo mestiere e le puttane, pertanto, godono di tutti i miei rispetti. Tutte le puttane. Le povere e quelle di elevato standing. Donne virtuose e lavoratrici, donne che nello stesso tempo sembrano uscite da un melodramma messicano degli anni cinquanta, come dalle pagine della bizantina Ana Comneno. E che, inoltre, come se ciò non fosse sufficiente, sono la cosa più somigliante che ci sia a un orologio. Le puttane sono le donne-orologio per eccellenza. Da Catullo a Baudelaire, tutti i poeti le hanno amate. E chi non le ama o è impotente o un fottuto puritano ipocrita della peggiore specie.
[continua la lettura
]
29 maggio 2011 - Alejandro Zambra
• ''Le mille avanguardie squartate ' (l'avanguardia melanconica)
rivista Turia, Teruel, España, número 75, Junio- Octubre 2005.
1) Benno von Archimboldi pensava che tutta la poesia era o poteva essere contenuta in un romanzo. Roberto Bolaño pensava che la migliore poesia del secolo XX era stata scritta in forma di romanzo. “Nell’Ulisse di James Joyce è contenuta La Terra desolata di Eliot, ed è migliore della Terra desolata di Eliot” [int.Jösch
]
, disse, forse sollecitato da un registratore, però lo disse. Nel 2002 pubblicò Anversa
, un libro di poesia, o qualcosa come una sceneggiatura per un libro di poesia, o una sceneggiatura scritta dopo avere letto un libro di poesia, che in ogni caso si prese la soddisfazione di presentare come un romanzo, come “l’unico romanzo di cui non mi vergogno”, “forse perché continua a essere incomprensibile”. [int.Maristain
] I romanzi rendono comprensibile, dunque, la poesia. I romanzi si capiscono di più, si vendono di più perché si capiscono di più.
[continua la lettura
]
29 maGGIO 2011 - Roberto Bolaño: Los detectives salvajes
'Intervista televisiva "Off the record'
26 maGGIO 2011 - Roberto Bolaño
• '"intervista "Off the record"”
intervista televisiva di 'Rodrigo Gonçalves e Fernando Villagrán' (Cile, novembre 1998); sottotitoli a cura di susanna vancini ( officine LaLocura. La video intervista è stata divisa in sei parti. Le prime tre
sono già pronte.
|
• |Messico '68 - Cile '73 |
• |Messico '74 - Spagna '84 |
[continua la lettura/visione
]
15 maGGIO 2011 - Dario Voltolini
• '"Il buco nero”
pubblicato sulla rivista Il primo amore
- Giornale di sconfinamento
Anno V – Gennaio 2010 – n. 8
Il 16 marzo 2009 Gianni Riotta, nella sua rubrica televisiva di informazione libraria “Benjamin”, aveva sulla scrivania due pile di libri. Alla sua sinistra i libri “da leggere” e alla sua destra quelli da “non leggere”. Il primo di quest’ultima pila era “2666” di Roberto Bolaño. Riotta, premettendo ironicamente che le cose che avrebbe detto lo avrebbero esiliato dalla comunità degli intellettuali, sostenne che il libro aveva due difetti: era “troppo lungo” e non era scritto “per il pubblico”, bensì “per gli intellettuali”.
Non è il caso di analizzare la pregnanza critica di queste categorie, “lungo”, “per il pubblico” e “per gli intellettuali”. È però il caso di chiedersi cosa si intenda per “servizio pubblico”, riferendosi alla RAI, quando in veste di Direttore del TG1, come allora era Riotta, ci si permette di usare così malamente quei pochi minuti dedicati ai libri strappati ai miserabili palinsesti della programmazione.
[continua la lettura
]
9 maggio 2011 - Julio Ramòn Ribeyro
• '"10 consigli per scrivere racconti”
pubblicato nel prologo del suo libro La palabra del mudo
1. Il racconto deve narrare una storia. Non esiste un racconto senza storia. Il racconto è fatto apposta perché il lettore possa, a sua volta, raccontarlo........
[continua la lettura
]
7 maggio 2011 - Il Messico di Roberto Bolaño
• '"Il Messico di Roberto Bolaño”
Babel festival, 26 settembre 2010, Ilide Carmignani, Juan villoro e Maurizio Graucci
Il Messico di Roberto Bolaño - 26 settembre 2010:
|
Ilide Carmignani|
ͽ |
Juan Villoro|
ͽ |
Maurizio Graucci|
[ ascolta le conferenze
]
5 maggio 2011 - Roberto Bolaño [ © officine LaloCura ]
•
L'etica della letteratura
video realizzato da
Juan Carlos Gonzalez Diaz
[
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1 maggio 2011 - Roberto Bolaño [ © officine LaloCura ]
•
Mollate tutto di nuovo
A Poquita Fe 2008, Rodrigo Perez legge il manifesto infrarealista
di Roberto Bolaño
[
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1 maggio 2011 - Roberto Bolaño
• '"Siviglia mi uccide”
trad. Vincenzo latronico, pubblicato su "Primo amore"
(già pubblicato in Tra parentesi, Adelphi, trad. Maria Nicola)
Alla fine del mese di giugno del 2003, si è tenuto a Siviglia un convegno intitolato Palabra de América, e dedicato alla valutazione della "nuova ondata" di letteratura americana in lingua spagnola – "nuova", si suppone, in contrasto con quella che è stata ascritta o avrebbe potuto esserlo al realismo magico. La conferenza prevedeva una prolusione di Roberto Bolaño, che però, all'ultimo momento, lesse invece un suo testo già noto, "I miti di Chtulhu.", incluso nell'antologia "Il gaucho insostenibile
". Bolaño, però, aveva già tracciato una bozza per il suo intervento, e tale bozza apre gli atti del convegno pubblicati nel 2004 da Seix Barral. È questo il testo che segue, in una traduzione per la quale già mi scuso, in quanto nata più dal cuore che dal vocabolario. Come "giovane scrittore", tanto simile ai destinatari di questo testo, non posso non sentirmi, in qualche modo, chiamato in causa da ciò di cui parla.
Il testo si intitola "Siviglia mi uccide"; il suo autore è morto poche settimane dopo il convegno in cui non lo pronunciò. Avrebbe compiuto 58 anni oggi. (Vincenzo Latronico)
[continua la lettura
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1 maggio 2011 - Silvia Adela Kohan - intervista a Roberto Bolaño
• ''Sul gioco e l'oblio'
pubblicato su La Nación, 25 aprile 2001
"A me piace giocare. Non sono molto sicuro però, parafrasando quello che diceva Che Guevara sugli avventurieri, credo che esistano, a grandi linee, due tipi di giocatori: quelli che si ritirano e quelli che non si ritirano, quelli che scommettono la vita e quelli che fingono di scommetere la vita. E questo ciò che determina alla fine, la natura di ogni gioco, ciò che determina che il gioco sia un'esercizio di schiavitù o un esercizio di libertà"
[continua la lettura
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30 aprile 2011 - Bolaño poeta ( officine LaloCura )
•
parlano il poeta messicano Ruben Medina, lo scrittore e poeta cileno Alejandro Zambra
video pubblicato da casamerica in occasione della settimana dedicata a Bolaño
nel novembre 2010 (Roberto Bolaño: entorno e retorno
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30 aprile 2011 - Daniela Brogi
• '"2666”
Allegoria, Nr 61, gennaio/giugno 2010
Fare i conti con l’enigma della violenza, e soprattutto con la prossimità tra la cultura e l’orrore della Storia: questo è l’ombelico oscuro di 2666, tanto che gli ingranaggi della detective-story – le identità da svelare, i crimini impuniti, l’inchiesta – fungono da dispositivi di giuntura dell’opera. La vita è gioco del caso, malgrado tutti rincorrano, attraverso i sogni, l’idea di un destino. 2666 si compone di cinque parti dallo stile vario, piene di personaggi – molti artisti, poeti, scrittori – narrati a partire dalla Grande Guerra fino a fine Novecento.
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27 aprile 2011 - Horacio Castellanos Moya ( officine LaloCura )
•
"Roberto Bolaño: traiettoria di un contestatore, 5/9/2009”
il terzo video (di sei) di sei della conferenza tenuta da H.C. Moya negli USA [sottotitoli, susanna vancini]
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25 aprile 2011 - gli amici di Bolaño ( officine LaloCura )
•
parlano gli scrittori Rodrigo Fresan, A.G.Porta e lo studioso Josè Maria Micò
video pubblicato da casamerica in occasione della settimana dedicata a Bolaño
nel novembre 2010 (Roberto Bolaño: entorno e retorno
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24 aprile 2011 - Gonzalo Aguilar: intervsita a Roberto Bolaño
• '"il territorio del rischio”
pubblicato da Clarin, 11 maggio 2002
La visione della letteratura di Cercas è diversa dalla mia. Per me la letteratura non è solo una scelta estetica, ma anche una scommessa etica. Io non cerco di conciliare la sinistra con la destra. per me la letteratura va oltre lo spazio della pagina piena di lettere e di frasi e si installa nel territorio del rischio, io direi del rischio permanente. La letteratura si installa nel territorio delle collisioni e dei disastri, in quello che Pascal chiamava, se non ricordo male, la parentisi, che poi è l'esistenza di ogni individuo, circondato dal niente, prima dell'inizio e dopo la fine. le mie affinità in tal senso sono con alcuni scrittori latinoamericani. Se formiamo un gruppo che sia qualcosa di più che un gruppo di amici è qualcosa che si vedrà in futuro.
[continua la lettura
]
24 aprile 2011 - Raymond Carver
• '"On writing”
1981
Verso la metà degli anni 60, mi resi conto che avevo qualche difficoltà a concentrare la mia attenzione su opere narrative di una certa lunghezza. Per molto tempo ho avuto difficoltà tanto a leggerle quanto a scriverle. La mia soglia di attenzione mi aveva abbandonato, non avevo più la pazienza necessaria per tentare di scrivere romanzi. È una storia complicata e troppo noiosa per parlarne qui. Pero’, so che ha molto a che fare con la ragione per cui scrivo poesie e racconti brevi. Presto dentro, presto fuori. Non indugiare. Avanti. Può darsi che sia successo perché a quell’epoca, a quasi trentanni avevo perso qualsiasi ambizione di grandezza. Se questo è vero, be', penso sia stato un bene che che mi sia andata così. L’ambizione e un po’ di fortuna sono cose che possono essere di molto aiuto per uno scrittore, se ce l’ha. Troppa ambizione e poca fortuna, se non proprio scalogna, possono rovinarlo. Ma soprattutto bisogna avere talento.
Ci sono scrittori che di talento ne hanno tanto; non conosco scrittori che non ne abbiano. Ma un modo di vedere le cose originale e preciso e l’abilità di trovare il contesto giusto per esprimerlo, sono un’altra cosa. Il Mondo Secondo Garp è, ovviamente, il meraviglioso mondo di Jonhn Irving. Ce n’è un altro secondo Flannery O’Connor, e altri ancora per William Faulkner e Ernest Hemingway. Ci sono mondi secondo Cheever, Updike, Singer, Stanley Elkin, Ann Beattie, Cynthia Ozick, Donald Barthelme, Mary Robison, William Kittredge, Barry Hannah, Ursula K. Le Guin. Ogni grande scrittore o anche ogni scrittore molto bravo crea un mondo secondo sue proprie specificità.
[continua la lettura
]
22 aprile 2011 - Bolañoa tre voci (officine LaloCura
•
"video intervista a Video intervista a Heinrich von. Berenberg, Robert Amutio e Chris Andrews”
traduttori in tedesco francese e inglese di Bolaño
[
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21 aprile 2011 - Horacio Castellanos Moya
•
"Roberto Bolaño: traiettoria di un contestatore, 5/9/2009”
i primi due video di sei sottotitolati da Susanna Vancini
.a breve verranno pubblicati gli altri 4 video
[
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]
19 aprile 2011 - Officine LaloCura - 2 Horacio castellanos Moya e Carlos Franz - Il boom Bolaño
presto nella sezione media
verranno inesriti e organizzati i video
Presentiamo l'intervista a Carlos franz e H.C.Moya in occasione della settimana di Casamerica dedicata a Roberto Bolaño (Roberto Bolaño. Entorno y retorno
), nel novembre 2011
18 aprile 2011 - Officine LaloCura Horacio castellanos Moya(Roberto Bolaño: traiettoria di un contestatore)
Abbiamo iniziato a sottotitolare i video della conferenza di Horacio Castellanos Moya, già presenti su you tube, grazie al pregevole lavoro di Susanna Vancini.
Presentiamo il secondo dei sei video, cui seguiranno gli altri
17 aprile 2011 - Rodrigo Fresan
• '"Il detective selvaggio”
traduzione dall'inglese di Susanna Vancini
Lasciamo il Pollo Fritto Kentucky e Bolaño scende le scale verso il binario del suo treno pendolare, io ritorno a casa e, mezz'ora dopo, Bolaño suona al campanello della mia porta, ancora. E' fradicio per il temporale, con gli occhi spiritati e tremante come se opponesse a stento resistenza a un terremoto privato. ’Ho ucciso un uomo,’ annuncia con una voce cadaverica; ed entra nel mio appartamento, si dirige verso il soggiorno e mi chiede di fargli una tazza di te. Poi mi dice che, mentre stava aspettando sul binario, un paio di skinhead gli erano comparsi davanti e avevano cercato di derubarlo, che c'era stata una baruffa, lui aveva cercato di togliere un coltello a uno di loro, che ha accoltellato l'altro vicino al cuore, e che poi è scappato via giù per i corridoi e per le strade e che non sapeva che cosa fare dopo. ’Che cosa avrei dovuto fare? Avrei dovuto costituirmi?’ Dico che non avrebbe dovuto. Bolaño mi guarda con infinita tristezza e dice che non riuscirebbe a continuare a scrivere con un morto sulla coscienza, che non sarebbe più in grado di guardare suo figlio negli occhi, qualcosa del genere. Commosso, dico che capisco e che andrò con lui alla stazione di polizia; al che risponde, indignato: ’Che cosa? Mi consegneresti alla polizia in questo modo? Senza pietà? Uno scrittore argentino che tradisce uno scrittore cileno? Vergognati!’ Poi Bolaño deve avere visto la mia disperazione, perché ha abbozzato una delle sue risatine e, affascinato, ha continuato a ripetere, ’ Ma sai che non farei del male nemmeno ad una mosca... Come hai potuto credere ad una storia del genere?’
Bella domanda. E solo adesso capisco che in quel pomeriggio, senza saperlo, stavo godendo il raro privilegio di veder scrivere Bolaño e scrivere se stesso, leggere ad alta voce e – fenomeno più raro e più prezioso di tutti – vedere me stesso all'interno di una delle sue storie. Una di quelle storie, in cui Bolaño era ed è e fortunatamente sempre sarà un personaggio Bolaño.
[continua la lettura
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16 aprile 2011 - l'arte del racconto
• ' le peculiarità del racconto; interventi di scrittori e critici
- ecco i primi interventi, cui ne seguiranno altri in corso di traduzione.
L'arte del racconto
|
E.A.Poe |
ǣ |
R.Piglia |
ǣ |
G.Martinez|
ǣ |
H.Quiroga|
ǣ |
J.L. Borges|
ǣ |
A. Tabucchi|
|
A. Debenedetti|
[continua la lettura
]
7 aprile 2011 - Enrico Macioci
• '"la struttura aperta di Bolaño”
pubblicato nel aprile 2011
C’è un fiume che attraversa la letteratura occidentale degli ultimi quindici anni, e si chiama Roberto Bolaño. Largo e profondo, questo fiume sorge più o meno dalle parti di Cortazar e Borges, se non addirittura di Melville o Cervantes (magari esagero, ma chi può dire con certezza ove sgorghi la primissima sorgente d’un Nilo, d’un Rio delle Amazzoni?, chi può risalire fino al suo zampillo facendosi largo in mezzo ai boschi, alle rocce, alle nebbie?); e sfocia in pieno post-post-modernismo, laddove qualsiasi coordinata sembra persa, ogni significato smarrito.
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3 aprile 2011 - Chris Andrews
• '"Roberto Bolaño: Elegía y alegría”
Revista Mensajes, novembre 2003
La narrativa di Roberto Bolaño è singolarissima; perfino i suoi critici più avversi lo riconoscono. In effetti, in meno di dieci anni la singolarità di Bolaño si è imposta nel campo delle lettere ispanoamericane. Più che occupare una posizione esistente, ha creato una nuova posizione, come direbbe Pierre Bourdieu, per il fatto di conciliare qualità e contenuti tradizionalmente opposti: lirismo e tensione narrativa, intensità e ed estensione, elegia e allegria.
E’ proprio del poema lirico captare un momento, sospendere il flusso del tempo. Il poema lirico è nemico della successione. E questa caratteristica è ciò che segna gli inizi di Roberto Bolaño nella letteratura, poiché è giustamente la poesia la pista de decollo dalla quale disse di provenire come narratore, il suo primo e persistente amore fino alla sua morte. Veniva precisamente dalla poesia lirica post-surrealista: l’infrarealismo
che fondò e praticò in Messico con il poeta Mario Santiago
si situava in questa scia. Le origini poetiche di Bolaño si vedono nella sua prosa narrativa, non solo nella tematica (ci sono molti personaggi poeti o aspiranti poeti), ma anche nella scrittura stessa. Non esita nell’impiego di immagini sorprendenti, incongrue o esorbitanti.
Come i surrealisti, confida nei sogni, e li racconta con grande naturalezza. Con le sue frequenti enumerazioni e variazioni su uno stesso tema proietta il paradigma sul sintagma. Inserisce nelle sue proposizioni elementi simili tra loro ( può essere una similitudine di suono o di senso). Per Roman Jacobson questo è il processo fondamentale della poesia.
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30 marzo 2011 - Marcelo Soto, intervista a Roberto Bolaño
• '"Io mi sento cileno”
pubblicato da que hacer 20-27 luglio 1998
Nei suoi libri ci sono molte trappole o scherzi letterari. per esempio, il personaggio finale de La letteratura nazista in America
, Ramírez Hoffman, appare di nuovo in Stella distante
, con il nome di Wieder, che in tedesco vuol dire "un'altra volta"
In realtà sono piccoli scherzi che faccio a me stesso per sopportare le ore di scrittura, che sogliono essere molto laboriose e incluso noiose. E' semplicemente per sopportare la solitudine del computer e anche perchè concepisco, in modo molto umile, la totalità della mia opera in prosa e incluso alcune parti della mia poesia come un tutto. Un tutto non solo stilistico, ma anche un tutto argomentale, i personaggi dialogano continuamente tra di loro e appaiono e sparicscono in continuazione.
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28 marzo 2011 - Robert Amutio
• '"conversazione con Robert Amutio”
(traduttore in francese di Bolaño ) di Marilyn Anquetil, Marie Berigaud e Maryam Medevielle, gennaio 2011
Ho scoperto le opere di Bolaño nel 1997, un po' per caso – diciamo, poiché evidentemente, c'è del caso, della fortuna, della curiosità e degli altri ingredienti – in una libreria spagnola, a Elche, una città della provincia del Levante, vicino a Alicante. Ciò che mi ha attirato in un primo momento, superficialmente, devo dire, è il titolo, un po' provocatorio, La Letteratura nazista in America
. Dopo averlo letto, mi è venuta l’idea di tradurlo – non leggo con la prospettiva di tradurre e, per dirla tutta, è l'opera di Bolaño che mi ha portato alla traduzione. Mi è sembrato che l’opera, con i suoi riferimenti veri e falsi e con le sue allusioni letterarie, enciclopediche, potesse essere letta in Francia, dai lettori francesi, e modificare, in un certo modo, il paesaggio letterario locale e quello della rappresentazione della letteratura latino-americana, per molti ancora intrappolata a Macondo.
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26 marzo 2011 - Raúl Zurita
• '"Roberto Bolaño e Raúl Zurita, riferimenti incrociati”
intervista di Chiara Bolognese
, dicembre 2010
Quaderni di guerra come Las ciudades de agua, Sueños a Kurosawa, Los países muertos o In Memoriam sono pagine che ho estratto da qualcosa che ho appena concluso, un libro che sfiora le 800 pagine, che si chiama Zurita. Si chiama così non perchè credo che io o ciò che è la mia vita abbia qualcosa di speciale, al contrario, bensì perchè è il mio dato concreto; il fatto concreto di essere vivo, se puoi arrivare al fondo di questo dato concreto qual è la tua vita, senza autocompassione né falsa solidarietà, starai forse descrivendo il fondo di tutte le vite; noi esseri umani non siamo molto di più che diverse metafore della stessa cosa e tutti, più o meno, ci assomigliamo nelle nostre angosce e paure, nelle nostre necessità d'amore, nelle nostre perplessità di fronte alla morte. Ma sono andato fuori tema, ti dicevo che Quaderni di guerra l'ho estratto da queste ottocento pagine allo stesso modo degli altri libri. Per ognuno di essi non ho impiegato più di venti minuti a prepararli, diciamo il tempo che ho impiegato per copiare, trasferire e mettere insieme parti molto parziali di una totalità molto maggiore e che era in gran parte già scritta. E li ho preparati perchè mi divertiva farlo, perchè è divertente giocare venti minuti, non di più, ad essere Dio. Disponi dei materiali puoi montare e smontare come vuoi. Perchè effettivamente ognuno di questi libri è autosufficiente, però in questo Zurita non c'è nessun libro che si chiama quaderni di guerra, per esempio, la sua struttura è completamente diversa. E' assolutamente diverso.
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20 febbraio 2011 - Gilda Zamora
• '"Le orme dei goliardi ne I detective selvaggi”
Parlare de I detective selvaggi vuol dire parlare di Arturo Belano e di Ulises Lima - i suoi due principali protagonisti -, del real visceralismo, del Messico apocalittico degli anni settanta, di poeti selvaggi che si lanciano nelle strade a impregnarsi di Vita - con la maiuscola -, di romanzo noir, di accostamento con romanzi come Rayuela
di Cortázar o con l' Ulisse di Joyce - come ha detto qualcuno e hanno ripetuto altri -, magari della sua possibile connessione con La strada di Kerouac, di avanguardie, di controcultura e, irresistibilmente e obbligatoriamente, di infrarealismo
, movimento che sorse dai cervelli e dalle viscere di Roberto Bolaño y di Mario Santiago Papasquiaro
Però vuol dire parlare anche di goliardismo
, un movimento vitale e intellettuale che sorse nel secolo XII in Francia - soprattutto a Parigi e da lì si sparse nel resto d'Europa -, le cui orme, vedremo, è possibile avvertire in questo romanzo.
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12 marzo 2011 - Roberto Careaga
• ' La storia privata di "un romanzo indemoniato"
genesi de Los sinsabores del evrdadero policia, La tercera 5 marzo 2011
"abbiamo preso buona nota dei suoi 4 progetti: Diorama, Los sinsabores del verdadero policía, El espíritu de la ficción e Consejos de un discípulo de Morrison a un fanático de Joyce
".
in quella lettera c'e' la prima menzione dell'ultimo romanzo pubblicato di Bolaño. Un libro postumo che opera come un caleidoscopio, riflettendo zone di Stella distante, Chiamate telefoniche, I detective selvaggi e 2666. Il libro, o almeno il titolo, appare per 15 anni nei documenti dello scrittore. Dopo la sua morte nel 2003, il manoscritto fu trovato dalla vedova, Carolina López
, in fogli stampati dal computer, contenuti in quattro cartelle. I testi erano stati corretti a mano.
Dopo il 1984, è Bolaño che torna a menzionare il libro in una nota personale del 1990: è il primo di una lista di cinque progetti letterari. Gli altri libri sono El enemigo público número 1
, Mi amigo del romero (che poi sarebbe diventato Stella distante
), La argentinita e, di nuovo, El espíritu de la ciencia ficción.
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7 marzo 2011 -
Intervista a Ilide Carmignani
• '"un romanzo come 2666 fa invecchiare di colpo tutta la letteratura che ha attorno"
Ilide Carmignani di Roberto Bolaño ha tradotto, per Adelphi, 2666
, Amuleto
e Il Terzo Reich
e sta traducendo Los sinsabores del verdadero policía.
Ci vuole raccontare in che modo è avvenuto il suo primo approccio alle opere di Bolaño, quale è stato il primo libro che ha letto? E quali sono state le sue prime impressioni a caldo ?
Sentii parlare per la prima volta di Bolaño alla fine degli anni Novanta, al Salón del Libro Iberoamericano che organizza Luis Sepúlveda a Gijón, nelle Asturie. Un amico giornalista mi disse: «Lo conosci? Pare sia qualcosa di davvero nuovo», e io corsi a comprarmi Estrella distante. Rimasi molto colpita, e all’inizio anche disorientata, lo confesso; era una scrittura difficile da inquadrare. Mi venne subito una gran voglia di tradurlo, ma rientrata in Italia scoprii che Angelo Morino l’aveva già portato da Sellerio. Così, con dispiacere, mi rassegnai a leggerlo e basta, che pure non è poco. Poi, qualche anno dopo, ebbi modo di vederlo in carne e ossa alla Fiera del Libro di Torino, allo stand Sellerio. Un uomo magro, con gli occhiali, l’aria un po’ sperduta e un po’ annoiata, in mezzo a un mare blu di libri. Non osai chiedere a Morino, con cui avevo appuntamento lì allo stand, di presentarmelo. Bolaño era già molto malato, non ho avuto una seconda chance. Quando, dopo la sua morte, Adelphi mi ha offerto 2666, ho considerato un vero privilegio poter lavorare su un autore del genere.
l'intervista è stata pubblicata su Nazione Indiana
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7 marzo 2011 - Sergio Villalobos-Ruminott
• '"Un genere di inferno: Roberto Bolaño ed il ritorno della letteratura mondiale”
Journal of Latin American Cultural Studies, dicembre 2009
(traduzione dall'inglese di Gianni Errera
)
Ci sono due cose che dovremmo sempre tenere a mente quando leggiamo Bolaño. Primo, gli scrittori molto spesso sono meno interessanti delle loro opere; e in secondo luogo, la letteratura, come la muraglia cinese di kafkiana memoria, è formata da migliaia di persone, la maggior parte di essi critici letterari che lavorano nelle redazioni di giornali e riviste. È proprio qui, nella pagine di un qualunque inserto culturale di un quotidiano e nelle trasmissioni televisive di tendenza che la letteratura si espande e si riproduce. Come una gigantesca macchina acefala, questo esercito burocratico lavora con un semplice obiettivo, la difesa della fortezza. Dietro l'accoglienza delle opere di Bolaño in inglese c'è qualche cosa di simile, un'accoglienza iniziata con la sua morte nel 2003 e dovuta alle numerose traduzioni dei suoi libri negli ultimi anni. Dal New York Times al Guardian, il New Yorker e perfino Playboy, molti critici e giornalisti hanno firmato quella che potrebbe essere considerata una approvazione generalizzata verso la sua impresa letteraria. Di conseguenza, oltre ai prestigiosi premi Romulo Gallegos ed al premio Herralde del 1999 per il suo romanzo I detective selvaggi
, il suo romanzo postumo 2666, tradotto di recente, è stato scelto come libro dell'anno nel 2008, e premiato con il premio del National book critics circle nel 2009, negli Stati Uniti.
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5 marzo 2011 - François Monti
• '"La scrittura a due”
8 ottobre 2009.
La nuova scheda del romanzo
Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce
e la recensione di François Monti
Qualche anno fa, Javier Moreno disegnò un diagramma dell’opera di Bolaño. Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce non vi è inserito. Questo, non è che uno degli elementi che dimostra come spesso si faccia poco caso a questo libro, considerato più come una curiosità che come un vero romanzo del corpus bolañiano. E’ stato sino a questo mese, insieme ad Un romanzetto canaglia, i saggi di Tra parentesi e la poesia, l’unico lavoro del cileno a non essere disponibile in francese. Eppure questo breve romanzo merita che ci si soffermi un po’ su. Non sosterrò che si tratta di un grande libro, ma ci si trovano delle cose degne di interesse.
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3 marzo 2011 - Walter Nardon
• 'Il gaucho insostenibile
estratto del saggio Una forma evidente
La frontiera tra la realtà urbana e la desolazione della pianura – di cui si diceva parlando di Borges – è il punto che consente di affrontare il timore della scomparsa, fin troppo presente nella storia sudamericana. Per affrontare questo timore, e la rovina che vede prossima nella città di Buenos Aires, l’avvocato e poi magistrato a riposo Héctor Pereda, il protagonista del racconto Il gaucho insostenibile di Roberto Bolaño, lascia la città per trasferirsi definitivamente in campagna, nella sua estancia a Capitán Jourdan. Il racconto descrive la progressiva metamorfosi dell’ex-giudice in una sorta di gaucho intellettuale, improbabile e dubbioso, eppure orgoglioso e temerario quanto basta per stringere il coltello in pugno e piantarlo nel ventre di un seccatore.
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26 febbraio 2011 - Luis Eduardo Rivera
• '"3. Bolaño e la posterità”
(el periodico de Guatemala, 9 gennaio 2011)
Si conclude con Bolaño e la posterità la serie di tre articoli (Le metamorfosi di Bolaño) dedicata da L.E.Rivera all'autore cileno:
Ciò che può darsi per acquisito è che, fino ad ora, non c'è uno scrittore nell'ambito dellle lettere spagnole e hispanoamericane degli ultimi decenni, che abbia dimostrato in modo così forte, con atti concreti, una passione per la letteratura portata ai limiti dell'ossessione. Si potrebbe perfino affermare che è stata quella stessa passione la responsabile del fatto che la vita di Bolaño si estinguesse in modo così intempestivo. Lottando ocntro una malattia che lo minava progressivamente, intraprese una carriera vertiginosa e contro il tempo fino alla fine prematura della sua vita Senza dubbio il fatto di presentire la fine così vicina lo spinse a raddoppiare il ritmo del suo lavoro a spese della sua salute; è questo, giacchè la letteratura era l'altra sua malattia, il suo vizio incurabile. Se il suo problema epatico lo consumò fisicamente, anche la sua dipendenza letteraria ebbe molta influenza nello spreco delle sue energie. Tanta fu la sua produzione, ed in un lasso così breve di tempo. La ragione di questo sacrificio estremo, si dice, fu quella di assicurare un futuro alla sua famiglia. Senza dubbio la spiegazione è vera, però, nel privato, penso che in ogni caso, Bolaño avrebbe scritto fino a che le forze glielo avrebbero permesso, da dipendete incurabile della letteratura quale sempre fù.
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19 febbraio 2011 - Gareth Williams
• '"Sovranità e paralisi malinconica in Roberto Bolaño”
Journal of Latin American Cultural Studies, dicembre 2009
In questo saggio esamino due testi associati, La letteratura nazista in America
e Stella distante
, al fine di avvicinarmi all’idea del politico nelle opere di Bolaño. Uno dei suoi tanti assilli, sul quale ritornò in molte occasioni, era la questione del riconoscimento del nemico nel rapporto tra poetica e avanguardia, storia e politica. Di conseguenza, egli era preoccupato anche della situazione dell’amico nel contesto storico della brutalità dello stato contro i suoi nemici. Nelle pagine seguenti esamino le tensioni sottostanti la concezione moderna di sovranità, per chiarire ciò che Carl Schmitt definì la divisione amico/nemico, che egli riteneva la base della politica. Questo mi permetterà di esaminare come la sovranità e il conflitto amico/nemico si sviluppano in Bolaño. Mi consente anche di segnalare ciò che considero un limite fondamentale nell’approccio alla politica e nell’iscrizione della politica di Bolaño nella sua opera. Prima di affrontare alcune questioni emerse nella similitudine testuale in Bolaño, tuttavia, dovrei far luce sul confine tra sovranità e riconoscimento del nemico....
In ‘Bisogna difendere la società’ Michel Foucault associa ciò che egli chiama ‘bio-politica’
alla comparsa di meccanismi regolatori e nuove tecnologie di potere progettate per razionalizzare la vita degli esseri umani in rapporto agli elementi casuali o eterogenei propri di ogni corpo sociale.
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13 febbraio 2011 - Intervista a Ignacio Echevarría
• '"Marco cicala Intervista Ignacio Echevarría”
pubblicata su la Repubblica 28 gennaio 2011
la terza intervista a Ignacio Echevarria pubblicata sull'Archivio
Leggere Bolaño è anche un'esperienza pericolosa. Per contagio, rischi di passare all'atto, di dirti: "Posso farlo anch'io". Funesto equivoco: la stragrande maggioranza di noi non sa scrivere buoni libri, figuriamoci grandi libri...
"È perché in lui avverti subito la felicità di scrivere. E vieni catturato dalla velocità. Dall'apparente facilità della frase. Che non è flaubertiana, cesellata, ma liquida, fluviale, in questo vicina alla prosa spontanea dei beat sebbene molto più chiara, senza opacità misticheggianti. Ad affascinarti c'è, inoltre, la forte compenetrazione di letteratura e vita. Che molti libri di Bolaño parlino di libri non ne fa, come si tende a credere, uno scrittore per scrittori. I libri erano per lui un'esperienza. Se avesse fatto il meccanico avrebbe parlato di motori
".
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13 febbraio 2011 - Sebastián Noejovich, intervista Roberto Bolaño
• '"In letteratura è quasi impossibile mettersi al riparo”
rivista Lea. Buenos Aires, 13 maggio 2001 © traduzione Michele Gigliotti
Credo che la parodia sullo sfondo celi l’enorme desiderio di mettersi a piangere. E circa il tenersi al riparo da checchessia, non so che dirti, in letteratura è quasi impossibile ripararsi Dato che tutto macchia. Credo che vi siano romanzieri che pensano l’esatto contrario. Dio mantiene vivo per lungo tempo il loro candore (o ingenuità).
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13 febbraio 2011 - Roberto Bolaño & Ricardo Piglia
• '"Forestieri del Cono Sud ' - conversazione tra Ricardo Piglia & Roberto Bolaño”
Babelia, 3 de marzo de 2001 © traduzione Federico Bona
Roberto Bolaño:: Caro Piglia, ti va se iniziamo parlando di una cosa che scrivi a proposito del romanzo polacco?. “Come mettere a tacere gli epigoni? (Per sfuggire a volte è necessario cambiare lingua)”, Mi pare che nell’ultima ventina d’anni, da metà dei Settanta ai primi Novanta, compresa naturalmente la funesta decade degli Ottanta, questo desiderio è ben radicato in alcuni scrittori latinoamericani ed è una cosa che essenzialmente non esprime un’aspirazione letteraria bensì una condizione spirituale di fronte a una strada senza uscita. Siamo arrivati alla fine del percorso (in quanto lettori, e questo è importante sottolinearlo) e davanti a noi (in quanto scrittori) si spalanca un abisso.
Ricardo Piglia
: Cambiare lingua è sempre una segreta illusione
e, a volte, non bisogna neanche abbandonare il proprio idioma. Tutti cerchiamo di scrivere in una lingua privata e forse è proprio quello l’abisso cui alludi: il limite, il confine oltre il quale c’è il vuoto. Mi sembra che consideriamo questa sfida come un modo per divincolarci dalle ripetizioni e dagli stereotipi. D’altro canto non so se la situazione che descrivi sia esclusiva degli scrittori cosiddetti latinoamericani. Magari in questo siamo più vicini ad altre esperienze o ad altri stili non necessariamente latinoamericani, ci muoviamo verso altri territori. Perché quello che comunemente viene chiamato latinoamericano si distingue per una specie di anti-intellettualismo che tende ad appiattire tutto e al quale molti di noi si sono opposti da sempre. Ho visto questa opposizione con chiarezza nei tuoi libri e anche in quelli di DeLillo e Magris, che scrivono in altre lingue. Mi sembra che si stiano formando nuove costellazioni e che sono queste costellazioni ciò che vediamo dal nostro laboratorio quando puntiamo il telescopio verso la notte stellata. Quindi, continuiamo a essere latinoamericani? Tu che cosa ne pensi?
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12 febbraio 2011 - Demian Orosz intervista Roberto Bolaño
• '"Ho sempre voluto essere uno scrittore politico”
intervista di Demian Orosz 2001, pubblicata su La Voz del Interior, Argentina, 26 dicembre 2001
No, no, purtroppo ci sono poche cose innovative. In realtà, nessuna. Già lo ha detto Borges, che Wojtila dovrebbe santificare prima di essere, a sua volta, santificato; fin dal tempo dei greci i temi, almeno in occidente, sono quattro, con un po' di fortuna cinque. Il pianeta Bolaño, suona molto divertente. Però non è un pianeta. Solo un meteorite, e per di più abbastanza inoffensivo, di questi meteoriti che cadono sulla Terra e nessuno se ne rende conto che sono caduti, a meno che non bucano il cranio a una mucca, e allora il proprietario della mucca sì se ne accorge.
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11 febbraio 2011 - conferenza dedicata a Roberto Bolaño
Roberto Bolaño, uno scrittore attraverso le frontiere
il 16 febbraio,
sarà un viaggio incentrato sul profondo legame tra geografia, struttura dei testi e tecnica narrativa nell'opera dell'autore cileno, e accompagnato dalla lettura di alcuni brani tratti da I cani romantici, La letteratura nazista in America, I detective selvaggi, 2666. 
8 febbraio 2011 - muchas gracias!
• '"il manipolo" dell'Archivio”
Avevamo letto il pregevole articolo di Marco Cicala e la sua intervista a Ignacio Echevarria
che è nostra intenzione pubblicare nell'archivio. Vorremmo ringrazire l'autore dell'articolo per il riconoscimento e l'apprezzamento manifestato per il nostro lavoro. Abbiamo un comune interesse, la lettura e una comune passione, Roberto Bolaño. Un manipolo costituito da giovani che leggono, studiano, traducono, e mettono a disposizione le loro competenze e il loro tempo in modo disintiressato e gratuito al servizio di una letteratura di qualità.

La repubblica 28/1/2011
[lo staff dell'archivio]
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8 febbraio 2011 - Roberto Bolaño - poesie
• '"DEVOZIONE DI ROBERTO BOLAÑO”
poesia pubblicata su la universidad desconocida
Nell'articolo di Bruno montanè e Ignacio Echevarria
si cita la poesia di DEVOZIONE DI ROBERTO BOLAÑO, scritta nel 1992 in un momento cruciale della sua vita...
Verso la fine del 1992 era molto malato
e si era separato dalla moglie.
Era questa la fottuta verità:
solo e incazzato,
pensava spesso che gli restava poco tempo.
Ma i sogni, estranei alla malattia,
tornavano tutte le notti
con una fedeltà che riusciva a meravigliarlo..............
[continua la lettura della poesia
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6 febbraio 2011 - Brett Levinson
• '"Caso chiuso: Pazzia e dissociazione in 2666 ”
Journal of Latin American Cultural Studies, Vol. 18, Nos. 2–3 December 2009, pp. 177-191 trad. Manuela Vittorelli
Prosegue la pubblicazione dei saggi tratti dal Journal of Latin American Cultural Studies ( Ignacio Lopez-Vicuña
e Philip Derbyshire
)
La narrativa di Bolaño si sviluppa come accumulo di storie disparate, ciascuna legata alla successiva da una continuità di forme. Malgrado le apparenze, in 2666 il lettore non si trova di fronte a frammenti. È un fatto che il romanzo si divide in cinque parti distinte (non capitoli ma parti), sezioni collegate solo molto liberamente dal loro diverso rapporto con i fatti di Santa Teresa. Incalzato dalla morte ormai imminente, Bolaño lasciò istruzioni che le 1125 pagine fossero pubblicate in cinque tomi separati. Avrebbe anche potuto insistere per centinaia di racconti brevi: ciascuna sezione si scinde in tante sottosezioni autonome: "il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte[...] l'unica cosa che restava era la natura [...] che a poco a poco si disfaceva in un pentolone bollente fino a sparire del tutto" [2666, vol ii pag.665]. Eppure questa "natura", che (come vedremo) è la forma del romanzo, tiene assieme 2666 in una maniera che sarebbe difficile immaginare diversa. La forma, snodandosi agevolmente nel colossale volume, fa da collante – pur svanendo, o forse proprio per questo – unendo le svolte repentine, le interruzioni e le scomparse che percorrono tutto il contenuto.
[continua la lettura
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4 febbraio 2011 - Giorgio Manganelli
• '"citazioni”
Bolaño, in un'intervista
parlando di Notturno cileno
ha citato Manganelli, uno dei grandi scrittori del XX secolo e che pochi hanno letto... S.Vancini, appassionata lettrice di Manganelli, ha scelto dei brani da 4 libri di Manganelli
Mi domando come sia il mondo interiore del tiranno intento ad ascoltare storie. Non può essere una creatura infantile, devoto al meraviglioso come una fiaba. Non solo è esperto del male ma, in un modo raffinato e insieme distratto, è il male. Il male ascolta il male verosimilmente con compunzione, ma anche con la naturale, aristotelica simpatia – la mimesi – con cui noi riconosciamo l'anima parente, amica, consanguinea. Seguimi. Esistono poche persone per le quali una storia di crimini efferati sia un caso di piatto, autobiografico realismo. Per te, propriamente, sebbene tu non lo sappia, qualunque efferatezza è autobiografica. I romanzi sadici, un genere non privo di grazia, per te sono la monotonia più accanita. Sono intollerabili. E' possibile che un romanzo a lieto fine, con un matrimonio umile tra cuori candidi, ti incuriosirebbe come una stravaganza, e forse la storia di un trovatello che diventa archimandrita dei trappisti sarebbe densa di implicazioni erotiche semplicemente sfrenate. Ma so anche che tu non hai una coscienza. Tu uccidi, ma sei del tutto disinformato su quel che sia un omicidio. La parola assassinio ti fa corrugare la fronte, come una inverosimile invenzione linguistica. Ami stuprare, ma la parola, bisogna convenire, si pronuncia assai male. Il linguaggio dell'erotismo ti stupisce per le trovate che trovi inutilmente ingegnose.
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2 febbraio 2011 - Susanna Vancini
• '"tre risposte di una lettrice a Bolaño”
leggendo Notturno Cileno
, febbraio 2011
Con Odeim e Oido hai messo in scena la paura e l'odio, e ce ne saremmo accorti subito anche se i due avessero avuto nomi meno allusivi. Ma il vero e proprio terrore lo materializzi a casa di María Canales, perché il contrasto tra le torture che avvengono negli scantinati e la spensieratezza degli incontri letterari che avvengono contemporaneamente al piano di sopra renda la scena allucinante. Insomma se volevi far uscire al lettore/spettatore un urlo straziante ci sei riuscito.
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2 febbraio 2011 - intervista a Chris Andrew
• '"intervista di Scott Bryan Wilson”
Quaterly Review 16 agosto 2010
Un’altra difficoltà è la sintassi delle lunghe frasi di Bolaño con molte proposizioni secondarie. Queste frasi spesso richiedono molto lavoro per la nuova disposizione in inglese.
Le soddisfazioni sono molte! C’è una energia paradossale nella prosa di Bolaño che trovo stimolante persino quando ritorno su un passaggio per l’ennesima volta. Paradossale perché racconta spesso storie di fallimento, perdita e vite disastrate. Non posso evitare di pensare che parte dell’energia di improvvisazione che è andata nella composizione, venga trasmessa attraverso il testo al lettore.
Un’altra soddisfazione è vedere i libri uscire e trovare i lettori riconoscenti che meritano, in un nuovo linguaggio.
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1 febbraio 2011 - intervista a Carolina Lopez
• '"Bolaño tuvo tiempo de disfrutar el reconocimiento”
intervista di Josep Massot de La vanguardia, 20 dicembre 2010
Roberto era una persona molto intelligente, con una memoria prodigiosa e una curiosità inesauribile- dolce e affettuoso con una capacità ludica che comprendeva qualsiasi tipo di gioco. gran conversatore. Allo stesso tempo era una persona talmente esigente nelle sue concezioni etiche che difficilmente perdonava atteggiamenti sleali. leggeva molto. Era un grande lettore, classici, poesia, fantascienza, di tutto. Lo affascinavano anche le guerre mondiali, le strategie, forse, perchè suo nonno era militare. A volte litigavo con lui perchè si metteva a giocare con Lautaro fin oa notte, giochi di strategia. Si fissava con quei giochi e perdeva la nozione del tempo. Come nel gioco, nella letteratura, nell'amore, nell'amicizia o inimicizia, in realtà di fronte alla vita, aveva una ttitudine vitale completamente smisurata e questo rendeva molto divertente la vita in comune, anche molto complicata....
........Ebbe il tempo di godere il riconoscimento. ebbe la tranquillità di sapere, alla fine, che tutto ciò che avrebbe scritto si sarebbe pubblicato. E' qualcosa di cui bisogna ringraziare Jorge Herralde. Ebbe la possibilità di sapersi valorizzato dalla critica letteraria e da alcuni degli scrittori che aveva letto con attenzione già da molti anni prima, come Pere Gimferrer, Enrique Vila-Matas o Susan Sontag. Ricevette premi importanti.....
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1 febbraio 2011 - Arthur Rimbaud
• '"lettere del veggente”
A pag 201 de I detective selvaggi leggiamo:
[I detective selaggi, pag. 201-203]
Abbiamo pensato di pubblicare le "due lettere del veggente" di Arthur Rimbaud
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1 febbraio 2011 - Philip Derbyshire
• '"Los detectives salvajes: Line, loss and the political”
pubblicato sul Journal of Latin American Cultural Studies - 2 dicembre 2009
Il dilemma di Bolaño è chiaro. Da una parte, riconosce l'impossibilità del poetico anche se mette in scena la sua ricerca, e dall'altra parte, diffida della capacità della prosa per la rappresentazione, anche quando spinge la sua produzione al punto di eccesso e di esaurimento. Proprio la perdita della poesia è ciò che sprona la produzione di prosa come suo inadeguato sostituto e questa perdita perseguita il romanzo poiché cerca di imporre una totalità attraverso mezzi sovrani, un forzare la forma. In un certo senso, allora, il romanzo di Bolaño diventa un anti romanzo, per il fatto che la sua unità formale è costituita da una malinconia per una forma che commemora in versi elegiaci e proprio le possibilità del romanzo di occuparsi della ‘non incompiutezza’ del mondo sono negate anche quando vengono eseguite. Una illustrazione indicativa di ciò è la rappresentazione del ‘romanzo’ nel testo.
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30 gennaio 2011 - Ignacio Echevarria e Bruno Montané
• '“Su l’Università sconosciuta“
e destinato, originariamente, ad accompagnare La univerisdad desconocida pubblicato nel 2007
“Di notte, quando vedo le macchine intergalattiche e le auto da corsa supersoniche, penso alle nostre partite di calcetto e a quei mezzogiorni in piazza Martorell. Ti ricordi di Edna?
E del caffè così signorile sotto casa mia? Non riesco a capire come potevo svegliarmi così presto, a quel tempo, e mantenere il ritmo per tutta la giornata e soprattutto resistere per tanti giorni con il cuore a pezzi. Un giorno o l’altro, per puro masochismo, riordinerò tutti i quaderni di quel tempo e li intitolerò “L’Università sconosciuta” e potrò, da quel momento, lavorare con la coscienza meno sporca”.
[Roberto Bolaño; lettera ad Antoni Garcia Porta, novembre 1985]
........ nel 2002 Bolaño estrapola dall’Università Sconosciuta tutta la serie di prose, scritte nel 1980, che confromeranno Anversa
(2002) e che nel libro rappresentano la sezione intitolata “Gente che si allontana” (pp. 177-242).
E’ interessante andare al breve prologo che Bolaño antepose nel 2002 ad Anversa <
per farsi un’idea di chi era il poeta a cui si devono la prima e la seconda parte del libro. E anche per farsi un’idea del tipo di relazione che Bolaño mantenne con una tappa decisiva del suo percorso di scrittore – quella dei suoi primi anni in Spagna, con il ricordo ancora molto vivo di Città del Messico – tappa riguardo alla quale il Roberto Bolaño degli anni Novanta, quello che si consolida a poco a poco come narratore e ottiene, in quanto tale, un successo crescente, si sente come una specie di sopravissuto, ricordandola con un miscuglio di lealtà e stranezza, di nostalgia furiosa e di romanticismo.
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29 gennaio 2011 - Intervista a Ignacio Echevarría
• '"Il terzo reich è un buon testo, un buon romanzo"
pubblicato nel gennaio 2010 in occaione dell'uscita di Il terzo reich
in Spagna
Crede che, come è stato annunciato, in questo romanzo ci siano "i grandi temi di Bolaño"?
Prima che di "grandi temi" io parlerei, più plausibilmente, di motivi ricorrenti, in modo particolare, della capacità di Bolaño di creare. con pochissimi elementi, ambienti morbidi dove si avverte, opprimente, l'imminenza di qualcosa di sinistro.
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29 gennaio 2011 - No gossip por favor !!
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Eh si è proprio il caso di dirlo che siamo un po' stufi dei gossip di seconda terza e quarta mano sullo scrittore cileno; i giornalisti-critici-scrittori nostrani che non trovano miente di meglio che riesumare ogni volta polemiche trite e ritrite, che non appassionano più nè i loro artefici e tantomeno il pubblico USA, principale "target" destinatario dei piu' o meno riusciti tentativi di mistificazione dello scrittore.
Sarebbe ora che i suddetti giornalisti-critici-scrittori, cominciassero a leggere l'opera di Bolaño, prima di scriverne. Ci rendiamo conto che leggere costa fatica, concentrazione e tempo, ma questa è la letteratura bellezza ! verrebbe da dire. E chi ha perso l'abitudine di leggere farebbe bene a smettere di scrivere degli scrittori per concentrarsi a dire cazzate sugli scribacchini
[leggi le ultime recensioni su Il terzo reich
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27 gennaio 2011 - Melanie Jösch
• '"intervsita a Roberto Bolaño, del febbraio 2000 ”
M.J. - da dove viene il titolo del tuo libro "Los Perros Romanticos"?
R.B. - E' una poesia di quando avevo venti anni e quando lasciai il Cile l'ultima volta, nel gennaio del 1974. Parla di una certa orfanità mercuriana, liquida, dove si confonde la libertà e la follia, e dove il parlante, l'io poetico, promette essere fedele ad antrambe le cose, tanto alla libertà quanto alla follia...
che, visto ora, mi sembra un po' smisurato, chiaro. [leggi la poesia tradotta da Ilide Carmignani
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R.B. - Il poeta a partire dal Soliloquio del Individuo non canta più. prima, il poeta in lingua spagnola l'unica cosa che faceva era cantare. Ilpoeta era un usignolo. A partire dal Soliloquio del Individuo il poeta pensa, e questo è super importante, quando la forza della poesia non si basa solo sulla metafora nè solamente sulla musica, bensì sull'idea. In Cile abbiamo due grandissimi poeti che io ammiro molto. Huidobro baa tutta la sua poesia nella metafora. Neruda basa la sua poesia, fino al momento del Soliloquio, sulla musica. Dopo il soliloquio, il poeta entra come un essere pensante e anche come un uomorista
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27 gennaio 2011 - Il gaucho insostenibile
• '"Un personaggio di kafka ne Il poliziotto dei topi
di Susanna Vancini
Con un gioco letterario, Bolaño inserisce ne “Il poliziotto dei topi”
un personaggio kafkiano, tale Josephine la Cantante, mutuata direttamente da un racconto di Kafka intitolato appunto “Giuseppina la cantante - ossia Il popolo dei topi”.
Poi con grande maestria, Bolaño accomuna il suo protagonista – il topo poliziotto Pepe El Tira – a Josephine, di cui Pepe è nipote, non solo attraverso vincoli di parentela ma anche per quanto riguarda la sensibilità.
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27 gennaio 2010 - Pepe el tira
• 'fumetto tratto dal racconto "Il poliziotto dei topi
Disegni: Eduardo Rojas Pachas - adattamento testi: Yerko Bravo didascalie: Susanna Vancini
... mi chiamano Pepe El Tira. Pepe è un diminutivo affettuoso, (...) poi viene l'altro nome, la coda (...) che mi trascino dietro (...) Un tira è, per la mia gente, un poliziotto. E mi chiamano Pepe El Tira perchè sono, per l'appunto, un poliziotto. (...) Che cosa mi spinse a diventare poliziotto? (...) forse la fatalità, il sapermi diverso dagli altri e quindi il bisogno di cercarmi un lavoro solitario (...)
La sola cosa certa è che sono diventato un poliziotto e da quel primo giorno non ho fatto che vagare per i condotti fognari (...), a volte, (...) mi capitava di trovare il cadavere di un esploratore (...) Fu in un condotto morto che ebbe inizio la mia indagine.
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16 gennaio 2011 - Scott esposito
• '"Educating Bolaño's orphans"
pubblicato nel The Quarterly Conversation, 2008 . Il saggio è stato diviso in 5 parti:
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15 gennaio 2011 - Ignacio Lopez-Vicuña
• ''La violenza della scrittura:
letteratura e malcontento nei romanzi "cileni" di Roberto Bolaño (trad. Susanna Vancini
)
E' possibile leggere romanzi come I detective selvaggi, 2666, Stella distante, e Notturno cileno
come testi che fanno un viaggio dalla civilizzazione alla barbarie. Tutto inizia con seminari di poesia e letteratura e finisce con omicidi, torture e violenza, sia nel deserto a Nord del Messico sia nella foresta nel Sud del Cile. Nella stessa letteratura di Bolaño acquista una dimensione selvaggia o meglio opera come zona di contatto - limite - tra gli impulsi più raffinati e quelli più barbarici dei personaggi. Questo vale per i professionisti della ‘escritura bárbará (con echi neofascisti) in Stella distante o nel caso dei poeti ‘realvisceralisti’ nei Detective selvaggi, che cercano un modo di fare poesia in contatto con le realtà violente della vita quotidiana.
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8 gennaio 2011 - Il terzo Reich
Adelphi, dopo la pubblicazione di 2666
(trad. Ilide Carmignani), Tra parentesi
(trad. Maria Nicola) e Amuleto
(trad. Ilide Carmignani), si appresta a pubblicare il terzo Reich
.
[leggi la scheda
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8 gennaio 2011 - I detective selvaggi
• '"rassegna delle prime recensioni sul romanzo”
Rivista Lateral, nº 52, aprile 1999
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7 gennaio 2011 - Edna Lieberman
• '"Intervista a Edna Lieberman ”
lettere al mio fantasma - pubblicata nell'aprile 2010 su el Clarin
EL. - ho cominciato a leggere i libri di Bolañograzie a una casualità, più precisamente lo chiamerei destino. Verso gennaio 2006, passeggiando dentro una libreria del distretto federale, mi imbattei con il frontespizio del libro che Jorge Herralde dedica a Roberto. Nel vedere la fotografia di Bolaño, mi è quasi venuto un colpo perchè da quasi 30 anni non avevo più visto una sua immagine.
Tra parentesi, Roberto ed io, siamo stati insieme a Barcellona nel 1979, non per molto tempo, però fu una relazione molto intensa e passionale. Negli anni successivi mi arrivarono notizie che Roberto pubblicava e vinceva premi, tuttavia mai nacque in me l'interesse di leggere la sua letteratura. In poche parole; lo avevo sotterrato nell'oscuro cassetto del non ricordo. Nel 2003 venni a sapere della morte di Roberto, quella notte piansi, e tornai a dimenticarmi della storia.
Quel giorno nella libreria, comprai vari libri di Roberto e cominciai a leggere la sua poesia e narrativa. Effettivamente mi sono ritrovata nominata ed evocata nella sua letteratura, sia sotto pseudonomi sia con nome e cognome. Da lì è nato il mio profondo dolore atemporale, off-time, erano passati tre anni dalla morte di Roberto. Mi sentii disperata per non poter domandare, rispondere, ringraziare o semplicemente ristabilire la conversazione interrotta tra noi due. Impossibile chiudere il cerchio o tornare ad aprirlo. Mi sentii terribilmente impotente e frustrata: Roberto Bolaño, morto!
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3 gennaio 2011 - María Teresa Cárdenas e Erwin Díaz - intervista a Bolaño
• '"La letteratura è ricchezza”
intervita del 1999, pubblicata su revista de libros El mercurio - 25.10.2003 traduzione di Mario Cataldi
La vita stessa non credo obblighi nessuno a scrivere. Il momento in cui una persona decide di essere scrittore è un istante di follia totale e di volontà, intesa nel senso nietzscheano della parola, che ha un significato abbastanza delirante. Scrivere non è normale, normale è il leggere, piacevole è il leggere ed incluso il leggere è elegante. Scrivere è un esercizio di masochismo; leggere a volte può essere un esercizio di sadismo, però generalmente è una occupazione interessantissima. Io decisi di mettermi a scrivere a sedici anni, in Messico, e perdipiù in un momento di rottura totale, con la famiglia, con tutto; come solitamente si fanno queste cose...
Non mi sento di vivere in due mondi. Sono uno scrittore. E scrivo romanzi, scrivo racconti e scrivo poesie. Mi piacerebbe scrivere anche saggi, ma è meglio che non lo faccia. Non vedo alcuna dicotomia. Per quanto concerne il mercato, adesso pubblico con case editrici prestigiose e guadagno abbastanza. Non posso che aderire a questa regola, in quando non sono masochista. E nemmeno posso regalare le mie opere ad un editore. Credo sia molto complicato eludere il mercato, incluso per quanto concerne la poesia. Quello che succede è che esistono mercati alternativi. Ed inoltre, tutto questo non è solamente una questione di mercato, è anche un questione di qualità di vita. Chi legge poesia è una persona con una cultura più vasta rispetto a chi legge solamente prosa ed il suo piacere estetico aumenta considerevolmente se è un lettore di entrambe, o se legge non solamente best-seller. In realtà i best-seller mi sembrano una infamia; sono mal scritti e trattano argomenti totalmente vuoti. Personalmente preferisco guardare la televisione piuttosto che leggere un best-seller.
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