Se per panorama generale intendiamo una promozione emergente di giovani poeti che vengono a riempire alcuni vuoti sorti nell'apparato ufficiale della letteratura latinoamericana, a me sembra definitivamente mediocre. Ma se per panorama generale intendiamo un movimento almeno esteticamente al margine dell'apparato ufficiale o un sub-panorama eticamente ed esteticamente al margine, uno stato d'animo comune a molti giovani, un'interpretazione trasformatrice (e questo è piu' contradditorio del diavolo) di una realtà quotidiana sanguinosa, dove è impossibile creare veramente senza sovvertire, dove è impossibile sovvertire senza essere abbattuti, dove è impossibile assere abbattuti senza adottare, per il momento anche se solo visceralmente, posizioni di rifiuto totale di situazioni culturali borghesi (e qualunque posizione di rifiuto totale significa cominciare a sperimentare e pensare nuove forme di azione, a intuire nuove senzazioni), il panorama generale mi si presenta come la seconda cartuccia di dinamite della poesia latinoamericana nel contesto di questo secolo; la prima fu l'avanguardia degli anni venti: Huidobro, Vallejo, de Rokha, Oquendo de Amat, César Moro, Maples Arce, Alberto Hidalgo, Borges, Girondo, Martín Adán, etcétera. Da un lato scrivono i giovani decorosi, quelli della quotidianità da toilette, i calligrafi, quelli che cercano lo status di scrittore. Dall'altro ci sono gli anaechici, i poeti narrativi e i nuovi lirici marxisti, i vagabondi, quelli che vivono di poesia, quelli che vanno in giro vestiti come ricci per la quotidianità piccolo-borghese, quelli a cui non importa un fico secco del mestiere dello scrittore.
Due linee abbastanza numerose, abbastanza eterogenee. Per chiarire un po' dentro la prima tendenza (e dire tendenza è un bel dire), posso menzionare i figli di Paz, in Messico; i figli di Girri, in Argentina; i pessimi parriani, i peggiori nerudiani, i completamente perversi rokhiani, in Cile; i rampanti Cobo Borda (come direbbe Scott Fittzgerald), di Colombia; i giovani poeti della Repubblica dell'Est in Venezuela; i figli di Stalin e Westphalen, del Perù; gli esterioristi cattolici, di Nicaragua, etcetera.
Dentro l'altra tendenza posso solo menzionare una hit parade internazionale, che agrupperebbe gente molto eterogenea, però imparentata in un punto primario: la poesia non piu' come cubicolo universitario, come un flusso circolare di informazione, bensì come esperienza viva, linguaggio vivo, autostrada di capelli lunghi.
Mi riesce inevitabile mischiare poeti dei quali io non mi aspetto niente o quasi niente, gente che dopo aver fatto due salti mortali è caduta dal trapezio o è scesa a riceve la sua borsa di studio o il suo assegno, o ha avuto paura, o ha perso l'ispirazione; che so; con poeti dei quali mi aspetto tutto o quasi tutto, transfughi, iconoclasti, adolescenti, personaggi fedelissimi che entrano come Pedro nella loro casa tanto nel paese dei Cronopi come nelle reti sotterranee di Bakunin e Barbarella. Li nomino indistintamente (per la vostra curiosità e gioia): Hinostroza,
Mario Santiago
, Luis Rogelio Nogueras, Mara Larrosa, José Peguero, Orlando Guillén, Waldo Rojas, Julián Gómez, José Rosas Ribeyro, Enrique Verástegui,
Mario Santiago
^?, Gonzalo Millán, Rubén Medina, José de Jesús Sampedro, Óscar Málaga, Fernando Nieto Cadena,
Jorge Pimentel
, Juan Ramírez Ruiz, Beltrán Morales, Víctor Casaus, Cuauthémoc Méndez, David Malfavón, Eloy Jáuregui, Fanor Téllez, Vladimiro Herrera y Antonio Cisneros.
Degli uruguaiani conosco solo i maggiori di quarant'anni. Un poeta giovane che sembra essere stato assassinato dalla dittatura. Ibero Gutiérrez, per esempio. dell'Argentina posso dire lo stesso che dell'Uruguay, tranne il fatto che ora sto cominciando a leggere, grazie a Jorge Alejandro, alcuni poeti delle recenti promozioni. Immagino che l'urgenza di sopravvivere è maggiore quasi sempre all'urgenza di scrivere poesia; non parlo di diffonderla, anche fosse solo a livelli sotterranei. Mi vengono molti nomi in mente: Paco Urondo, che tutti conosciamo, morto nella guerriglia; Diana Bellesi, che solo pochi conosciamo (dov'è Diana? Ci chiese Hinostroza, non so, gli dissi), perduta in quella specie di flipper elettronico che è il Cono Sud. Penso al ghetto dei poeti peruviani all'edificio di Georges Mandel a Parigi, chiamato anche L'angolo dei Bonzi capelloni. Penso ai nuovi poeti cileni (parlo di ragazzi che non superano i ventuno anni) che stanno creando una tradizione poetica a partire dai loro stessi nervi.
Credo una cosa: sebbene ora il panorama generale della nuova poesia latinoamericana è per un cinquanta per cento clandestino, tra poco tempo lo sarà al cento per cento. In un'epoca di crisi, il poeta si lancia per le strade. Di questa immersione obbligatoria in mondi nuovi rinasce la poesia, la vera poesia, o va tutto in malora.
Antecendenti della nuova poesia
Santo cielo! se volessi fare l'estremista direi che gli unici antecedenti per molti di noi sono una catena di macellerie, una collezione di foto di poeti surrealisti, una monomania per le strade, di nuovo una catena di macellerie, informazioni alienate con il metodo del cut-up, complotti sperimentali, canzoni di rock'n roll (soprattutto
simpatia per il diavolo 
), Vietnam e la guerriglia, il sessoe i fumetti, molte nuvole negre e veloci.
Antecedente vuol dire, più o meno, azione, detto o circostanza che serve per giudicare qualcosa di posteriore. Bene, credo che gli antecedenti dei nuovi poeti latinoamericani non sono primordialmente letterari. Nè nazionali. Non esistono antecedenti puramente nazionali. nel caso concreto dei cileni, le nostre radici non si circoscrivono all'eredità che questa o quella generazione abbia potuto darci. La nostra posizione all'interno della giovane poesia cilena è da tutti i punti di vista opposta a quella dei nostri cugini maggiori, i
"chunchulitos"
dei sessanta. Non beviamo da Parra nè da Neruda (nemmeno cadiamo nel ridicolo COME quelli che dopo aver applaudito Parra come il rinnovatore della poesia latinoamericana lo accusano ora di essere fascista e negano tutta la sua poesia. Noi crediamo che tanto Parra come quelli che oggi lo scomunicano sono stati dei poeti piccolo-borghesi fino al midollo, che a suo tempo fecero cose abbastanza importanti, soprattutto Nicanor Parra). Facciamo più attenzione a Pablo de Rokha y a
Vicente Huidobro 
.
Le nostre esperienze, tra cui l'atto di scrivere disperatamente in una strada senza uscite, ci hanno approssimato all'incontro di vecchi totem, per molto tempo occulti (annullati o manipolati dalla tradizione ufficiale) e a prendere da loro ciò che è più corrosivo, più fresco.
Avanzamenti e arretramenti
Il rinnovamento del nostro linguaggio poetico non si da meramente come una ricerca formale, ma come risultato di uno scontro formidabile tra la realtà ogni giorno più esasperatamente poetica e la nostra voglia di giocare un pò con essa, di interpretarla, di trasformarla, magari solo per vedere cosa ci succede. La poesia di ciò che si muove e mi circonda, estende la mia poesia all'infinito, direbbe Bakunin.
Forse il movimento dei poeti più importanti di questi ultimi anni,non solo del Perù ma dell'America, è stato il gruppo
Hora Zero 
. Creato da Jorge Pimentel e Juan Ramírez Ruiz, nel 1970 si lanciarono con un manifesto dove disconoscevano quasi tutto ciò che si era scritto prima di loro e e tornavano a considerare attuali due attitudini: l'iconoclastia e la fede cieca nel potere della poesia. A partire da questa contraddizione arrivano alla poesia integrale, di Juan Ramírez Ruiz e alle poesie proletarie allucinogene di Jorge Pimentel. Oltre a loro, Hora Zero, ebbe poeti bravi come José Cerna, Jorge Nájar, Eloy Jáuregui, Enrique Verástegui e Isaac Rupay. Ma come ogni movimento che si divide e che per colmo non riesce a uscire dalle sue frontiere nazionali, esso affogò. La macchinaria ufficiale utilizza molti modi per neutralizzare ciò che in deyterminati momenti minaccia. La gente viene comprata a fatta sparire. Juan Ramírez cercò di rompere il cerchio e stabilire contatti con gruppi di poeti giovani del resto d'America, testimonianza di ciò sono alcune lettere che mando a Mario Santiago. Li ciò che prospettava era l'unione tramite una rivista itinerante dei differenti giovani poeti, più o meno marginali, più o meno di avanguardia, di alcuni paesi latinoamericani. Il progetto non quagliò. Ora molti horazeriani non vogliono più nemmeno sentire parlare di Hora zero. I poveretti pensano che possono salvarsi solamente loro. (Hora Zero in uno dei momenti più febbrili cercò di salvare il perù; le profezie, gli allucinanti gioch istatistici, le avvertenze ecologiche, ik ritagli di nota rossa di Pimentel, in "Kenacort y Valium 10" ne sono la prova).
E' istruttivo il fine dei "nadaistas" colombiani: tutti passarono, dopo lo scontro con il potere culturale, da una tendenza satanica a una tendenza mistica. Di Gonzalo Arango non resta niente, di Juan Arb nemmeno. Forse due o tre poesie di Jotamario. Il confronto con Hora Zero si può fare in questo modo: dopo la sconfitta i "nadaistas" diventano mistici e gli horazeriani scrittori di mestiere. Hora Zero è il primo vanzamento ed il primo arretramento di importanza della giovane poesia latinoamericana degli anni settanta.
Altre tendenze di giovani poeti, mi riferisco a quelli che facevano poesia colloquiale, con il pretesto di riflettere una quotidinità fresca e semplice riuscirono solo a rendere un tributo a una quotidianità piccoloborghese, senza trscendere mai, tanto nella forma come nel contenuto, l'aimale della consuetudine. Di ciò restano solo cattive fotografie.
I giovani poeti cileni fecero funata bianca quando vollero imitare l'humor nero di parra. Lo stesso parra finì facendo un lamentabile e mediocre humor bianco. L'humor bianco è lo scherzo più crudele che la nuova poesia cilena giocò a se stessa fino all'11 settembre del 1973.
Quando l'ambiente non solo è indifferente e ostile, bensì francamente criminale, come è il caso del Cile o dell'Argentina, al poeta non resta altro che entrare in organizzazioni clandestine (fare poesia con le pallottole, come direbbe
Dalton 
), o andarsene dal paese. L'europa è piena di argentini, cileni, uruguaiani, che ovviamente non stanno li per vacanza.
Però tutto si prolunga in un modo o nell'altro. Due poeti giovani che devono molto a Hora Zero sono Mario Santiago, messicano, e
Bruno Montanè 
, cileno. In Mario si compie la poesia integrale con tutta la sua unità (la sua capacità di stile, la sua follia metaforica) e tutto il suo potere frammentario, l'assalto simultaneo a diverse forme della realtà. In Bruno il lacerato colloquismo horazeriano si muove per paesaggi di allucinazione e lucidità, con strutture ritmiche e giochi di sensazioni portati fino all'estremo. Tipi come Pimentel, che ora tranquillamente rinchuso a Lima, prepara le sue prossime battaglie; come Mario, che è una specie di Netzahualcóyotl con l'immaginazione di Pantagruele, e come Bruno Montané, che è la serenitòà in persona, non mi defraudaranno in ciò che penso che di vivo abbia la nostra poesia
León Ferrari
Avanguardia possibile e contesto sociopolitico
Viviamo l'apparizione di forme nuove, condizionate da fattori economici, forme marginali che a poco a poco vediamo riconosciute come poesia. Un'aria di poesia slegata dei media scoiali dove tradizionalmente si muove la poesia. Viviamo l'apparizione di una poesia dal lato selvaggio delle strade. L'humor bianco, l'esteriorismo, i versi dell'alterità, i versi classe operaia, rappresentano solo un settore (il settore ufficiale, riconosciuto) femelico nella sua immaginazione e ricco in sicurezza; la poesia colloquiale resta muta quando vede passare per strada i bambini rossi, i bambini selvaggi di Whitman, quelli che senza rendersi conto ululano
In opposizione al giovane poeta che ha una grande paura di rischiare, che vuole conquistare il prima possibile uno status all'interno del mercato, c'e' il kamikaze dei "Flussi" di Mario Santiago o delle strade accidentate di Pimentel. Il degno e ludico ragazzo della strada con il volto infangato di immaginazione. Finchè un ragazzo qualunque sogna e racconta i suoi sogni a una ragazza ci sarà avanguardia nella giovane poesia. Però è ora di tirare fuori l'avanguardia dai suoi territori marginali, dai suoi territori di sogni e lanciarla nella lotta di potere contro l'apparato ufficiale, reazionario fino alle ossa. A tal scopo bisogna organizzarsi, provare nuovi canali di comunicazione, sperimentare, essere sempre nella disposizione di addentrarsi in mondi sconosciuti, proporre freneticamente, quotidianemnte affilare la capacità di meraviglia e di amore. La sovversione della quotidianeità non può circoscriversi in ambiti puramente socio-economici, la rivoluzione e la vita devono essere l'etica e l'estetica (una sola cosa) di qualsiasi progetto di avanguardia.
In questo senso credo che possiamo parlare già di rinascimento, le cose tornano a muoversi da qualche parte, i giovani corrono dei rischi, escono come lunatici per le strade a vivere il loro film bogartiano, creano movimenti strampalati e sanissimi, in mezzo a una "inteligentia", dapprima indifferente e poi spaventata. esempio di ciò è l'infrarealismo in Messico, definito da amici e nemici come la peste, e quello che è appena cominciato, che è appena nello stadio che,
Ruben Medina 
designa come di scoperta di sensazioni marginali", designa come di scoperta di sensazioni marginali", "il poema lanciato, in forme molteplici, all'avventura". Il nucleo centrale di una possibile avanguardia deve essere l'avventura, credo io. E preferisco il ragazzo che legge Pablo de Rokha invece di Valéry, che legge Kerouac e non Fuentes, quello che scrive in una macchina di sogni: Soldi gratis o Thanatos Go Home.
Avventura dei nervi, avventura della palbreba, avventura della strada, avventura della rivoluzione, avventura dell'amore
Più o meno come colui che è buttato in un angolo, sudando e riposando un po', e qualche teorico dell'Universitò gli grida, cattiva la coscienza, piccolo borghese: E lui sorride quasi come un Budda armato