i testi di Bolano
' prologo di Anversa '
tratto da
Anversa , Sellerio, 2007
Anarchia totale: 22 anni dopo
Ho scritto questo libro per me stesso, e neppure di questo sono troppo sicuro. Per molto tempo sono state solo pagine sparse che rileggevo e forse correggevo convinto di non avere tempo. Ma tempo per che cosa? Ero incapace di spiegarlo con precisione. Ho scritto questo libro per i fantasmi, che sono gli unici ad avere tempo perché sono fuori del tempo.
Dopo l'ultima rilettura(proprio adesso) mi accorgo che non solo il tempo importa, che non solo il tempo è motivo di terrore. Anche il piacere può terrorizzare, anche il coraggio può terrorizzare. In quegli anni vivevo esposto alle intemperie e senza permesso di soggiorno così come altri vivevano in un castello. Naturalmente, non ho mai portato questo romanzo a una casa editrice. Mi avrebbero chiuso la porta in faccia e avrei perso una copia. Non l'ho neppure messo, come si dice, in pulito. Il manoscritto originale ha più pagine: il testo tendeva a moltiplicarsi e a riprodursi come una malattia. La mia malattia, allora, era l'orgoglio, la rabbia e la violenza. Queste cose (rabbia, violenza) sfiancano e io passavo le giornate inutilmente stanco.
Di notte lavoravo. Di giorno scrivevo e leggevo. Non dormivo mai. Mi tenevo sveglio bevendo caffè e fumando. Il disprezzo che provavo per la cosiddetta letteratura ufficiale era enorme, sebbene solo un po' più grande di quello che provavo per la letteratura marginale. Ma credevo nella letteratura: ossia non credevo né nell'arrivismo né nell'opportunismo né nei mormorii cortigiani. Sì nei gesti inutili, si nel destino. Non avevo ancora figli. Leggevo più poesia che prosa. In quegli anni (o in quei mesi), avevo predilezione per certi scrittori di fantascienza e per certi pornografi, a volte autori antinomici, come se la caverna e la luce elettrica si escludessero a vicenda. leggevo Norman Spinrad, James Tiptree jr. (che in realtà si chiamava Alice Sheldon), Restif de la Bretonne e Sade. Anche Cervantes e i poeti arcaici greci. Quando mi ammalavo rileggevo Manrique.
Una notte ideai un sistema per guadagnare soldi illegalmente. una piccola impresa criminale.
In fondo tutto consisteva nel non diventare ricchi di colpo. Il mio primo complice o progetto di complice, un amico argentino tristissimo, mi rispose con un proverbio che più o meno diceva che quando uno è in carcere o all'ospedale, la cosa migliore è essere anche nel proprio paese, suppongo per via delle visite. La sua risposta non mi toccò minimamente, perchè mi sentivo a una distanza equidistante da tutti i paesi del mondo. In seguito abbandonai il mio piano quando scoprii che era peggio che lavorare in una fabbrica di mattoni. Al mio capezzale avevo attaccato con una puntina un foglio che diceva, in polacco, Anarchia Totale, che un'amica di questa nazionalità aveva scritto per me. Non credevo che sarei vissuto oltre i trentacinque anni. Ero felice. Poi arrivò il 1981 e, senza che io me ne rendessi conto, tutto cambiò.
Blanes, 2002
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