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i testi di Bolano' Amadeo Salvatierra, calle República de Venezuela, nei pressi del Palacio de la Inquisición, Città del Messico DF, gennaio 1976 '
tratto da
I detective selvaggi, pag 530, Ed Sellerio, trad. Maria Nicola
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di Pippo Di Marca
Una linea retta, dissi. Cos'altro potrei vederci, ragazzi? E cosa ti suggerisce una linea retta, Amadeo? L'orizzonte, dissi. L'orizzonte di una pianura, dissi. Tranquillità? disse uno di loro. Sì, tranquillità, calma. Bene: orizzonte e calma. Adesso vediamo il secondo segmento della poesia:
Cosa vedi, Amadeo? Be', una linea ondulata, cos'altro potrei vederci? Bene, Amadeo, dissero, adesso vedi una linea ondulata, prima vedevi una linea retta che ti suggeriva calma e adesso vedi una linea ondulata. Continua a suggerirti calma? Be' no, dissi capendo di colpo dove stavano andando a parare, dove volevano portarmi. Cosa ti suggerisce la linea ondulata? Un orizzonte di colline? Il mare, le onde? Può essere, può essere. Il presentimento che la calma si alteri? Movimento, rottura? Un orizzonte di colline, dissi. Forse delle onde. Adesso vediamo il terzo segmento della poesia:
Abbiamo una linea spezzata, Amadeo, che può essere molte cose. I denti di uno squalo, ragazzi? Un orizzonte di montagne? La Sierra Madre occidentale? Be', molte cose. E allora uno dei due disse: quand'ero piccolo, non avrò avuto più di sei anni, sognavo sempre queste tre linee, la linea retta, quella ondulata e quella spezzata. A quel tempo dormivo, non so perché, nel sottoscala, o almeno in una stanza molto bassa, vicino alle scale. Forse non era casa mia, forse eravamo lì solo di passaggio, forse era la casa dei miei nonni. E ogni sera, dopo che mi ero addormentato, compariva la linea retta. Fin lì tutto bene. Il sogno era perfino piacevole. Ma a poco a poco il panorama cominciava a cambiare e la linea retta si trasformava in linea ondulata. Allora cominciavo ad avere la nausea e a sentirmi sempre più caldo e a perdere il senso delle cose, la stabilità, e l'unica cosa che desideravo era tornare alla linea retta. Eppure, nove volte su dieci alla linea ondulata seguiva la linea spezzata, e quando arrivavo lì, la cosa più simile a quel che sentivo dentro il mio corpo era una lacerazione, non da fuori ma da dentro, una lacerazione che cominciava nel ventre ma che presto provavo anche dentro la testa e in gola e al cui dolore potevo sfuggire solo svegliandomi, anche se il risveglio non era precisamente facile. Che strano, no? dissi io. In effetti sì, dissero loro, è strano. Veramente strano, dissi io. A volte facevo la pipì a letto, disse uno dei due. Ma guarda un po', dissi io. Hai capito? dissero loro. Se devo dire la verità no, ragazzi, dissi io. La poesia è uno scherzo, dissero loro, è molto facile da capire, Amadeo, guarda: aggiungi a ogni rettangolino di ogni segmento una vela, così:
Cosa abbiamo adesso? Una nave? dissi io. Esatto, Amadeo, una nave. E il titolo, Sion, in realtà nasconde la parola navegación. E questo è tutto, Amadeo, semplicissimo, non ci sono altri misteri, dissero i ragazzi e io avrei voluto dire che mi toglievano un peso dal cuore, questo avrei voluto dire, o che Sion poteva nascondere sino, un'affermazione in gergo lanciata dal passato, ma l'unica cosa che feci fu dire ah, che roba, e cercare la bottiglia di tequila e versarmene un bicchiere, ancora uno. Questo era tutto quanto restava di Cesárea, pensai a una nave sul mare calmo, a una nave sul mare mosso e a una nave sul mare in burrasca. Per un attimo la mia testa, ve lo assicuro, fu come un mare infuriato e non sentii quel che dicevano i due ragazzi, anche se captai qualche frase, qualche parola slegata, le parole più prevedibili, suppongo: la barca di Quetzalcoatl, la febbre notturna di un bambino o di una bambina, l'encefalogramma del capitano Achab o l'encefalogramma della balena, la superficie del mare che per gli squali è la bocca del vasto inferno, la nave senza vela che potrebbe anche essere una bara, il paradosso del rettangolo, il rettangolo-coscienza, il rettangolo impossibile di Einstein (in un universo dove i rettangoli sono impensabili), una pagina di Alfonso Reyes, la desolazione della poesia. E allora, dopo avere bevuto la mia tequila, mi riempii un'altra volta il bicchiere e riempii i loro e dissi brindiamo a Cesárea e vidi i loro occhi, com'erano contenti benedetti ragazzi, e tutti e tre brindammo mentre la nostra barchetta era sballottata dalla tramontana.

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