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Massimo Rizzante -

'Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia '
  •  1. poesia e superstiti   •  2. Poesia e personaggi   •  3. Poesia e crimini   •  4. Poesia e canaglie   •  5. Jim

testo contenuto nel libro "Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009 link esterno

© Nuova Prosa nr. 46

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2. Poesia e personaggi

In fondo grazie a Bolaño e ai suoi ideali discepoli, esploriamo un'altra America Latina, non quella del Kitsch, sciropposa, telecomandata da agenti pubbliciatari in incognito, sempre tappezzata di tramonti tropicali, sentimenti assoluti e simpatiche canaglie che si incontra nei best-sellers di Isabel Allende, Luis Sepulveda, Angeles Mastretta.
Massimo Rizzante - conversazione con M. Gallego Roca link interno - 2005

Il mondo romanzesco di Bolaño è sovrappopolato di poeti, scrittori, critici letterari, letterati. Ma soprattutto di poeti.

Una folla di poeti inventati: Carlos Wieder, il poeta che ama l'arte della tortura di Stella distante link interno (1996); Auxilio Lacouture di Amuleto (1999), che non è una poetessa, ma " la madre della poesia messicana " e l'amica di tutti i poeti -i vari Arturo Belano, Ernesto San Epifanio, Lilian Serpas, Leon Felipe, Pedro Garfias - perduti nella "disperazione congetturale" del tempo "senza ordine né successione rispetto al passato e rispetto al futuro" che si fa strada nella sua stessa memoria e nella memoria delle strade di Città del Messico DF; il poeta B, emigrato dal Cile in Spagna, protagonista di un racconto tratto dalla raccolta Puttane assassine (2001), che cammina per le vie di Parigi e Bruxelles sfogliando un'obsoleta rivista d'avanguardia, sulle tracce di uno dei collaboratori, defunto da molto tempo; Enrique Martin, il personaggio del racconto eponimo incluso nella raccolta Chiamate telefoniche, che vuole a tutti i costi essere poeta. La sua tenacia, narra l'amico e narratore, il poeta Arturo Belano, era "cieca e acritica" , come quella "dei cattivi pistoleri dei film, quelli che cadono come mosche sotto le pallottole dell'eroe e che tuttavia perseverano in modo suicida" .

E' una folla di poeti dall'incontestabile esistenza storica: José Emilio Pacheco (1939), il poeta messicano, autore di raccolte come Los elementos de la noche (1963) o No me pregunten como pasa el tiempo (1969), amico di Carlos Monsivais e Sergio Pitol, nonché traduttore di Beckett e Marcel Schwob (e di molti altri) che, nella parte di confidente di Auxilio Lacouture, la protagonista e voce narrante di Amuleto, svela i segreti dell'incontro tra Ezra Pound e W. B. Yeats, così come fantastica sul valore dell'incontro mancato tra Ruben Dario e Vicente Huidobro; Auxilio Lacouture, la protagonista di Amuleto, che snocciola, con l'aiuto di quella che chiama "la voce dei sogni" , un lungo rosario di profezie sul destino di molti poeti e scrittori del XX secolo, tutti rigorosamente dotati di certificato di nascita e di morte: "Paul Celan rinascerà dalle sue ceneri nel 2113. André Breton rinascerà dagli specchi nel 2071. Max Jacob non sarà più letto, cioè, il suo ultimo lettore scomparirà nel 2059 [...] Virginia Woolf si reincarnerà in una narratrice argentina nel 2076 [...] Louis Ferdinand Céline farà la sua entrata nel Purgatorio nel 2094 [...] Paul Eluard sarà un poeta di massa nel 2101" ; il premio Nobel Octavio Paz, "il nemico" dei poeti realvisceralisti nel romanzo I detective selvaggi; Cesar Vallejo (1892-1938), il grande poeta modernista peruviano, autore di raccolte esplosive come Trilce (1922), o della raccolta uscita postuma nel 1939 Poemas humanos (titolo ironico, poiché di umano nell'umanità rappresentata da Vallejo c'è rimasto ben poco), sul suo letto di morte a Parigi in Monsieur Pain (1999); Pablo Neruda che declama alcuni versi alla luna in Notturno cileno link interno (2002).

Una folla di poeti inventati che, inoltre, amano coesistere con una folla di poeti la cui vita e la cui opera sono storicamente documentate. È il caso, ad esempio, dell'incontro onirico tra un personaggio chiamato Roberto Bolalaño e il poeta cileno nato nel 1929 e ormai defunto Enrique Lihn di un racconto di Puttane assassine. È il caso soprattutto di La letteratura nazista in America (1996).

In questo romanzo, che è costruito come un manuale di letteratura, dotato di note e di apparato bibliografico, tutto è scrupolosamente "falso". I personaggi - un folto gruppo di poeti nati nelle Americhe la cui biografia è costellata di inverosimili peripezie intellettuali descritte con puntigliosa serietà - sono uniti dall'appartenenza in massa a una sorte di Ur-Reich ariano delle lettere. Tutto è assurdo! Ciò non è tuttavia di nessun ostacolo al fatto che Jorge Luis Borges o Julio Cortazarlink interno, ad esempio, si ritrovino irretiti indirettamente nelle complicate vicende dell'intellighenzia di ispirazione hitleriana. O che, ad esempio, un certo Max Mirebalais, alias Max Kasimir. alias Max von Hauptmann. alias Max Le Gueule. alias Jacques Artibonito. nato nel 1941 a Port-au Prince e morto a Les Cayes nel 1998 (Bolaño pubblica il libro, lo ricordo, nel 1996!), diventa poeta plagiando i lavori d'Almé Cesaire. Gli altri poeti di Port-au-Prince fiutano immediatamente la truffa. Max, dal canto suo, non si dà per vinto. Imprime una svolta decisiva alla sua sperimentazione linguistica e comincia a plagiare le liriche di René Depestre. Poi quelle di George Desportes. Poi quelle di Edouard Glissant. E, siccome non è affatto un idiota, moltiplica progressivamente con "pazienza d'artigiano" le sue fonti e i suoi eteronimi ottenendo finalmente la considerazione dei critici.

Il trionfo avverrà allorché, nel 1971, pubblicherà con il nome di Max Kasimir alcune poesie di Senghor risalenti al 1948. Scopo estetico di Max è quello di diventare un poeta nazionalsocialista, ma senza per questo rinunciare "a un certo tipo di negritudine" . Il modello del romanzo è il catalogo - il cui riflesso stilistico è 1'enumerazione di nomi propri, opere, date - dove lo spazio tra immaginazione e documento storico, arricchito da un'erudizione parodistica, risulta allo stesso tempo ludico e indecidibile: secondo la linea genealogica che dalle Vite immaginarie di Schwob, attraverso i Ritratti reali e immaginari di Alfonso Reyes, giunge a Finzioni di Borges.

I poeti rappresentati nelle pagine dell'opera di Bolaño sono spesso giovani, spesso legati a un' avanguardia degli anni Sessanta e Settanta. Poeti ammaliati da qualche magia nera. Dalla follia, dal deserto, dal male. Vittime dei tiri mancini della vita. Vittime ammaliate dal mito stesso della poesia.

Di solito i poeti sono messicani. A volte argentini, cileni, o poeti latinoamericani che vivono in Europa, soprattutto in Spagna. O in Francia, con pellegrinaggi in Belgio, in Italia, in Russia. o altrove.

C'è un racconto di Puttane assassine, in cui il poeta Arturo Belano - che incontriamo più di una volta nell'opera di Bolaño (come rappresentante del "realvisceralismo", ad esempio, lo ritroviamo, in compagnia del suo compagno di avventure Ulises Lima, protagonista del romanzo I detective selvaggi ) - è perduto in un villaggio dell'Africa, dove sta sfogliando un album fotografico della poesia di lingua francese della seconda metà del XX secolo.

In 2666, la scena di una parte del romanzo è dominata da quattro professori di letteratura, un francese, un italiano, uno spagnolo e un'inglese, che hanno in comune 1'amore per 1'opera di Beno von Arcimboldi, uno scrittore tedesco che si dice abiti a Santa Teresa, una piccola cittadina, situata alla frontieratra il Messico e gli Stati Uniti, tristemente celebre per gli stupri e gli omicidi compiuti ai danni di centinaia di giovani donne.

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'Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia '
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NOTE

Il testo è la seconda parte di un saggio incluso in un numero monografico sull´America Latina della rivista letteraria “Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano, dal titolo:
America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtà del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"
la prima parte è stata pubblicata per la prima volta in internet su nazione indiana
Il libro e' contenuto nell'ultimo libro di Rizzante "Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009
Rizzante ha scritto nel 2007 L'albero. Saggi sul romanzo (Marsilio) e una raccolta di poesie Nessuno (manni ed.

Massimo Rizzante (Jesolo, 1964) ha studiato a Urbino e a Parigi. Ha fatto parte del "Seminario sul romanzo europeo" diretto da Milan Kundera (1992-1996). E’ stato collaboratore e redattore di "Baldus". Dal ’94 è redattore della rivista francese "L’Atelier du roman", e collabora a diverse riviste italiane e straniere. Insegna all’Università di Trento. Nel 1999 è uscita la sua prima opera poetica, Lettere d’amore e altre rovine (1989-1998), Padova, Biblioteca Cominiana, prefazione di Sylvie Richterova. Nel 2002 per la rivista "Riga" ha curato un numero monografico su Milan Kundera. Partecipa ad ’Akusma - Forme della scrittura contemporanea’, ed è presente nell’omonima antologia.



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