| home || 1° pagina || Interviste || critica || 2 6 6 6 || I detective s. || la poesia || prosa || lettori || testi || autori citati || Hispanoamerica |
la parte dei critici, 2666, Roberto Bolaño
"Che negli ultimi anni della sua breve vita Roberto Bolano fosse diventato una sorta di leggenda non stupirà il lettore di questo libro, che sin dalla prima riga verrà risucchiato in un universo che il romanziere, quali avesse le capacità evocatorie di uno sciamano, fa sorgere sotto i suoi occhi, per poi scomporlo e ricomporlo a suo piacimento. Un universo in cui, come Alice una volta attraversato lo specchio, vediamo venirci incontro i personaggi più diversi [...], ognuno dei quali, per una qualche ragione, indimenticabile."
Con il consueto tono maqniloquente ma assolutamente concentrato, Adelphi presenta il capolavoro postumo di Roberto Bolano.Lo scrittore cileno è venuto a mancare nel 2003, all'età di cinquantanni. Considerato uno degli ultimi veri intellettuali dell'America latina - anche se qui dovremmo soffermarci a riflettere sul significato bolanano del termine, Bolano aveva altri piani editoriali per 2666. E qui scattano le prime precisazioni sul romanzo e quindi su questa recensione. Originariamente lo scrittore, che da anni necessitava di un trapianto di fegato, organo che, ahimé, non saltò mai fuori, aveva imposto, per ovvie preoccupazioni circa il futuro economico della famiglia, che le cinque parti di 2666 venissero pubblicate individualmente. Si parlava di una sezione per anno, il che complessivamente faceva cinque anni. Le case editrice però, si sa, sono ingorde di burle, e le sezioni vengono pubblicate a loro discrezione. Fortunatamente Adelphi decide di pubblicare qui da noi le prime tre parti nel 2007, mentre le restanti due vedranno la luce nell'autunno del 2008.
Sarà palese quindi - e qui la precisazione - che la recensione di questo primo volume tratta solo della base della piramide, lasciando irrisolti molti nodi fondamentali. Ma tranquilli: anche se è nella quarta parte che inizieranno ad arrivare le prime spiegazioni - anche se già dalla terza parte certi cattivi pensieri iniziano a prendere forma - questa prima pubblicazione già da sola rappresenta una summa del genio affabulatorio dello scrittore cileno.
LA PARTE DEI CRITICI
Chi è Benno von Arcimboldi? Ma soprattutto, dov'è Benno von Arcimboldi? Questo si chiedono i quattro critici letterari, anzi, i più eminenti arcimboldiani d'Europa e forse del mondo. Un francese, uno spagnolo, un italiano e una giovane inglese. Pelletier, metodico, tenace, disilluso, amante di San Tommaso e sicuro di sè; Espinoza, scrittore mancato, passionale, critico talentuoso e miglior amico di Pelletier; Morini, insegnante presso l'università di Torino, paraplegico saldamente ancorato ai principi della sua sedia a rotelle, malinconico e solitario; Liz Norton, la meno fanatica dei tre, non per questo la più equilibrata se non il contrario, ammaliatrice libertina e indipendente. Arrivano ad Arcimboldi da strade diverse, università, santa curiosità o lavoro, anche se forse è Arcimboldi a trovare loro.
I quattro si conoscono ad un convegno sulla letteratura tedesca contemporanea (dove sennò?). La loro passione per lo scrittore tedesco li unisce ma è soprattutto la domanda che li avvicina: dove si trova l'uomo considerato il più grande scrittore tedesco novecentesco (vabbè, magari dopo Kafka)? Arcimboldi: nessuna parentela con il pittore italiano conosciuto dai più come "quello della verdura"...
Il lettore vede crescere la frustrazione del gruppetto che, dopo aver girato mezza Europa seminario dopo seminario, si arrende all'unica verità possibile: Arcimboldi va incontrato, oh sì. Purtroppo lo scrittore è come un fantasma. Anzi, per dirla tutta, è il fantasma, lo spettro dell'umana illusione, dei desideri sprecati e degli specchi infranti. La sua casa editrice non lo vede da anni, le notizie su di lui sono vaghe e frammentarie. Intanto, parallelamente alle ricerche, si sviluppa un'altra storia molto più passionale, ovvero il triangolo amoroso tra la Norton, Pelletier ed Espinoza, in una situazione carica di ambiguità e fortemente sessuale. La donna non sembra decidersi tra i due amanti così diversi eppure così simili per osmosi. La Norton sembra detronizzare Arcimboldi dai pensieri dei due uomini, i quali tuttavia non perdono nulla dell'amicizia e del rispetto che li lega. Morini invece sembra essere perso nei suoi pensieri, nei suoi incubi quotidiani e nella tristezza della sua cagionevole salute. Improvvisamente sembra schiudersi uno spiraglio sul mistero Arcimboldi: sembra che lo scrittore si sia recato, per qualche misteriosa ragione, in una piccola cittadina messicana di nome Santa Teresa. Non c'è neanche da discuterne: si parte immediatamente. E partono tutti tranne Morini:
Morini non parte, dunque, e il triangolo si sposta a Santa Teresa. Tema perfettamente bolanano è il viaggio e la ricerca intesi come incontro/scontro di correnti culturali. Il Messico (ricordiamo che Bolano nasce in Cile ma fino agli anni Settanta vive in Messico) colpisce i tre studiosi: non in piena faccia, non come una fucilata allo stomaco, piuttosto come la sabbia del deserto che si insinua in ogni fessura senza che nessuno se ne accorga e poi ritroviamo tutti i mobili coperti di polvere. Allo stesso modo la ricerca di Arcimboldi verrà lentamente seppellita nella sabbia messicana.
Il professor Oscar Amalfitano li condurrà per le vie della città, presentandoli all'elite universitaria locale, andrà con loro sulla via delle esili tracce di Arcimboldi. Occhio ad Amalfitano, alter ego di Bolano, sicuramente uno dei personaggi più autobiografici dello scrittore, splendidamente umano, imperfetto e sognatore, il quale sarà il protagonista dell'omonima seconda parte:
Ben presto la Norton decide che ne ha abbastanza di quel luogo in cui la memoria sembra essere un feticcio. Se ne torna a Londra, compie una dolorosa scelta sentimentale che la porta a Torino, a Morini. Pelletier ed Espinoza continuano la ricerca di qualcosa che non è più Arcimboldi ma che non lo esclude neanche. In Messico l'importante è abbracciare tutto il paesaggio insieme.
Così si chiude la prima parte di 2666, la parte dei critici, duecento pagine che non sfigurerebbero come romanzo a sé, nella sua parzialità nettamente superiore a tanti romanzetti di viaggio (e non solo) presenti nella letteratura ispanoamericana. Si leggono le fondamenta di una grande opera, prime linee di un disegno più ampio, fitto di intrecci e colori, in cui la meravigliosa scrittura di Bolano si muove con la consueta maestria e con un tasso di leggibilità molto alto, mettendo da parte (ma solo apparentemente) le forti influenze poetiche tanto care allo scrittore.
© Paolo Castronovo
NOTE
Paolo Castronovo
è laureando in Lingue e Culture moderne, con una tesi sull'anarchia linguistica di Giorgio Manganelli. Ha collaborato con diverse riviste di cinema e letteratura, tra cui "Libraria"
e " 90011 Magazine
". Fa parte del collettivo " Lankelot
" (portale di arte, cinema e letteratura e associazione culturale) da diversi anni.
Testo liberamente riproducibile a condizione che ne venga rispettata l'integrità, venga indicato il sito di origine e infromato l'autore di questo sito