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2 6 6 6 - [ 1° edizione del 2004, Ed. Anagrama ]'il mistero del titolo del libro '
© traduz. carmelo P.
Trabajando contrarreloj, consiguió terminar a duras penas su última y voluminosa novela, cuyo título señalaba (dudo que casualmente) un futuro inalcanzable: 2666. [Andrés Neuman]
(...) In più di una intervista, Roberto Bolano ha detto che il titolo "2666" meritava una estenuante spiegazione, una spiegazione probabilmente così lunga, che alla fine non diede mai. Comunque, sembra che il titolo alluda a una data, o a un centro ovviamente impossibile da localizzare, o una essenza o un buco, che in ogni caso sono la stessa cosa. Nella nota editoriale che chiude il volume, Ignacio Echevarría osserva che in un altro romanzo di Bolano "Amuleto", si menziona un cimitero del 2666,
[Alejandro Zambra - "2666", la indiscutible obra maestra de Roberto Bolaño
]
Amuleto p.71, trad Ilide Carmignani ] Ma anche ne I detective selvaggi
si fà un riferimento a quella data:
I detective selvaggi ]
Dalla voce di Ilide Carmignani
:
Non si può non omettere la relazione del titolo "2666" con i versi dell'Apocalisse
I personaggi poeti-scrittori (Cesarea Tinajero de I detective selvaggi o Benno Von Arcimboldi di 2666) finiscono nel deserto del Sonora e lì svaniscono, inghiottiti dall'abisso, nella città dei morti, nella città cimitero, Santa Teresa
, metafora del male inesplicabile, che si riproduce all'infinito, come i grani di un rosario senza fine, di fronte all'indifferenza dei potenti e all'impotenza di chi invano vi si oppone e invano cerca un "movente". Il male che lì si manifesta con tutta la sua ferocia, resta un mistero e nessun logica, ne' quella deduttiva degli intellettuali, ne quella indiziaria dei detective riesce a risolvere l'enigma restituendo "di senso la realtà brutale dei fatti, trasformando in indizi le cose, correlando le informazioni che isolate sono prive di valore, stabilendo serie e ordini di significato"
. Il motore che governa Santa Teresa è la "razionalità extra-territoriale" del profitto, la "delocalizzazzione" delle "maquilladoras" che produce "zone franche" sottratte al controllo "democratico" dove vengono azzerati i diritti civili e le relazioni umane. E' la stessa razionalità che avvelena la terra, l'aria e le acque e i corpi, massacrati dal lavoro a 50 centesimi di dollaro l'ora, e dalla droga
Santa Teresa di cui Ciudad Juarez
rappresenta l'anticipazione di uno scenario futuro, "citta che un tempo si chiamava Paso del norte - come se fosse il passo obbligato per il progresso e lo sviluppo - "
convertita "in un cimitero con il volto del carnevale... una terra che cancella il passaggio delle persone, che rifiuta la memoria" , una terra "misura di pre-brownies, pre-migranti, pre-clandestini, latin people potenziali, sempre proiettati verso 'l'altra parte'. La geografia che li divora accetta, quale orizzonte ultimo, il senso di sradicamento e l'abbandono della memoria collettiva di una terra che li ha espulsi. Indicando un percorso in cerca di una nuova identità nomade che lascia indietro l'ambiente nativo, la famiglia, gli amici per sostituirli con un nuovo universo scintillante di tecnologia e produttivita' di merci e cinismo urbano, prigioniero dello sfruttamento, della sopravvivenza e , qualche volte, della speranza"
.
2666 rappresenta il male e il suo enigma:
Sul mistero del titolo del romanzo, c'e' un'altra ipotesi suggestiva. Dario Voltolini
riferisce in una recente intervista
:
che, durante la presentazione del suo ultimo libro, Sergio González Rodríguez
avrebbe affermato che Bolaño gli avrebbe confidato che fosse sua intenzione scrivere una "quinta parte" del romanzo, ambientata nel futuro cioè nel 2666. Non ci sono riscontri certi di tale affermazione che rischia, sia pure involontariamente, di alimentare le leggende sorte dopo la morte dello scrittore;
Ma, forse, questa singolare spiegazione, ha un suo fondo di verità. E' possibile che Bolano, in qualche modo, deve averne parlato sia pur vagamente con gli amici più intimi. Fresan in suo articolo afferma:
, però anche alla Edgar Allan Poe: quella fantascienza dove i morti parlano. Perché 2666 è l’anno del romanzo: l’anno in cui il romanzo e’ stato scritto, l’anno dal quale arriva fino a noi. In questo senso, 2666 non è un romanzo sul futuro. E’ un romanzo che viene dal futuro, di quell’al di là dove la letteratura sembra nascere di nuovo
Come ricorda Zambra, Echeverría ( che tra l'altro ha affermato che 2666 “opera come un punto de fuga in cui si ricompongono le differenti parti del romanzo. senza questo punto di fuga, la prospettiva del congiunto resterebbe zoppa, irrisolta, sospesa nel nulla” ), nella nota introduttiva all'edizione spagnola,
NOTE
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testo di jacques Lacan
Sergio Gonzalez Rodriguez -
Ossa nel deserto
l'intervista di Dario Voltolini su radio 3

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