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ultimi aggiornamenti dell'Archivio Bolaño         

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14 gennaio 2018 2013    -    Antonio Arevalo
 
 •  "Gli angeli sanno che bruciare è perdere il cielo ”
 
storia dell'amicizia di due esiliati cileni
Il Bolaño che ho avuto la fortuna di conoscere fino al 1993, che ho incontrato come compagno d’esilio, con cui ho avuto uno scambio epistolare intorno alla metà degli anni Ottanta, è un Roberto Bolaño che non aveva ancora cominciato la sua vera storia di romanziere.
 


percorsi:
  • Intervista a Bruno Montane luglio 2005
  • indice del materiale di Bruno Montane
  • Lettere di Roberto Bolano
  • le riviste degli esordi:
    Corespondencia infra
    Rimbaud vuelve a casa
    Regreso a la Antartida
    Berthe Trepat 1
    Berthe Trepat 2
  • 'Roberto Bolaño & Antonio Arévalo. Un’amicizia nata tra fogli ciclostilati,di Riccardo De Gennaro, 2010
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    17 agosto 2013    -    Eduardo Cobos, intervista a R.Bolaño [prima parte]
     
     •  "Bisogna mantenere la finzione nell'ambito della congettura”
     
    Pubblichiamo la prima parte dell'intervista che Eduardo Cobos fece a Bolaño nel 1999, a Caracas

    Roberto Bolaño sorprende per il suo buon umore e i risvolti inaspettati che provocano le sue asseverazioni. In ogni caso, la sua conversazione non è per niente intellettuale, piuttosto gli piace spiegare o dare esempi con ciò che sa fare: raccontare storie una dietro l’altra e confermare ciò che uno sospettava, che molti dei suoi personaggi per incredibili che possano sembrare, sono esistiti in carne e ossa, ancor più della verosimiglianza dimostrata nei suoi scritti, o meglio, la conferma piena che Arturo Belano, il personaggio di vari dei suoi libri, è l’alter ego di questo prolifico scrittore. Per chi lo abbia letto, non c’e’ il minimo dubbio che la narrativa latinoamericana riacquisti con lui la vitalità che si era vista sottrarre dagli emulatori del boom, dato che le strutture delle sue opere sono si una complessità innovativa.

    Nel mese di agosto le piogge sono sporadiche a Caracas, ma sono sempre in agguato. In questa città dove è giunto Bolaño, di origine cileno, da Blanes, un paesino della Catalogna, per ricevere il premio de Rómulo Gallegos del 1999 per I detective selvaggi. Si è sistemato all’hotel Avila, il cui nome è un omaggio a una delle montagne che circondano la valle, e deve tutto il suo prestigio all’architettura modernista dell’epoca di Isaías Medina Angarita, quando in Venezuela comincia il repentino sviluppo economico, dovuto all’estrazione petrolifera. Abbiamo conversato un pomeriggio in cui il traffico a momenti ci impediva la disinvoltura dell’intervista.


    R.Bolaño ed E.Cobas a caracas, nel 1999

    Tu hai pubblicato un romanzo con Antoni García Porta, Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce (1984), mi puoi parlare dell’esperienza di scrivere un romanzo condiviso?

    Toni è un buon amico. Scrisse un testo e me lo dette. Presi le cartelle del romanzo e non ho fatto altro che distruggerlo, assolutamente tutto, e poi ricostruirlo, gicocandoci. Di sicuro il titolo è un ammiccamento a una poesia di Mario Santiago, lui è un grande poeta messicano, con il quale fondai, in Messico, il movimento infrarealista, che sarebbero i realvisceralisti de I detective selvaggi. Nel romanzo è il personaggio chiamato Ulises. Mario scrisse una poesia che si chiama Consigli di un discepolo di Marx a un fanatico di Heidegger, nel 1975, anno emblematico per tutta una generazione di poeti giovani, che fossero infrarealisti o no. E’ una poesia meravigliosa, lunghissima qualcosa come venti parti.  
     
    Vidi Mario recitare questa poesia, aveva una forza soprannaturale. Morì alcuni giorni dopo che finissi di correggere I detective…, agli inizi del novantotto. Fu una morte tra l’altro violenta; fu investito per strada. Si trovava al limite estremo, se la stava passando molto male e si comportava sempre più con maggiore violenza, in forma intransigente. Mario è un grande poeta, per me il miglior poeta degli ultimi vent’anni in Messico. Era veramente impressionante, il più prossimo che abbia visto alle proposte di Rimbaud: la radicalità e lo splendore obliquo assoluto. Era di quelli che spaventavano chi gli stava vicino

    Si possono osservare due tipi di voci narrative che raccontano ad altri nei tuoi libri, da un lato le voci che, frammentariamente, armano le storie; e dall’altro lato quelle che raccontano al narratore l’aneddoto che si va sviluppando. In questa prospettiva, qual è la necessità strutturale della narrazione che ti porta a proporre queste voci narrative?

    Io credo, presumo, non te lo dico come qualcosa di sicuro, mi pare che l’intenzione sia quella di alimentare la finzione con la congettura, ciò vuol dire: quello mi raccontò che l’altro gli disse e, inoltre, storie che arrivano in qualche modo in forma orale. Ciò attenua il lavoro di struttura. Se lo mettessi così com’è, se non le dessi la leggerezza dell’oralità, la struttura narrativa può arrivare ad essere ardua per il lettore e soprattutto per lo scrittore.


     

    percorsi:
  • L'infrarealismo, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Finzione autobiografica, Citazioni di Roberto Bolaño
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    17 agosto 2013    -    Michele Mocciola
     
     •  "(2666): Ognuno sarà smentito”
     
    L'articolo è tratto dalla rivita I sorci verdi, Numero 8, luglio 2013 dedicato a Roberto Bolaño


    Una lavoratrice nelle maquilladoras di ciudad Juarez

    1953 - 1973 - 1993 - 2013.    Questi i numeri della vita e della morte, di e in Roberto Bolaño: la nascita (Santiago del Cile, 28 aprile 1953), il golpe cileno (11 settembre 1973), l’inizio degli omicidi seriali nella citta di Santa Teresa - Messico (gennaio 1993), il decimo anniversario della morte (14 luglio 2013). Una numerazione escatologica avventurosa, ed un preciso ritmo temporale che è musica (tanto per restare al tema di questo numero) per chi ha buone orecchie su ciò che scientifico non è. Un sussurro dice: è il realismo magico. Io rispondo: fandonie da critici letterari! Se escludiamo il dato realistico dell’anno della nascita, le altre date sono riferimenti metaforici necessari ad ogni tentato assalto alla letteratura del Nostro. Metafore necessarie per una letteratura - quella di Bolaño - incline alla fuga in avanti, sotto le mentite spoglie di un cronachismo individuale e collettivo (spesso quotidiano) che scivola silenzioso e inoffensivo sopra il Lettore, fatalmente avvolto dalla tranquillità, o da uno stereotipato orrore. Un’oasi di orrore in un deserto di noia, dice appunto l’esergo di 2666 [un verso tratto dalla poesia il viaggio, di Baudelaire]

    La quarta parte di 2666, romanzo ultimo e postumo di RB, la parte dei delitti, s’insedia a Santa Teresa (alias Ciudad Juárez ), città di frontiera del Messico (dall’altra parte del filo spinato troneggiano gli opulenti States), e va via snocciolando assassini sopra assassini inframezzati da: improvvisate storie d’amore (la direttrice del manicomio Elvira Campos e l’agente della polizia giudiziaria Juan de Dios Martínez), profanatori di chiese (e relativi delitti), gelosie coniugali (e relativi delitti), narcotrafficanti, snuff-movies, suicidi, bande di giovani criminali, veggenti, ambienti domestici consunti, vite penitenziarie, abituali ritrovi prandiali tra colleghi di lavoro (siano essi medici-legali autoptici, o poliziotti barzellettieri fuori dal turno).


    Ciudad Juarez
     

     

    percorsi:
  • Sergio Gonzalex Rodriguez, testi presenti nell'archivio.
  • Ciudad Juarez - Santa Teresa, l'orrore in 2666
  • Il tono dell'orrore: 2666 di Roberto Bolaño , di Carlos Walker
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    11 agosto 2013    -    Andres Neuman
     
     •  "Chiamate a Bolaño”
     
    Andres Neuman ricorda lo scrittore cileno
    Andres Neuman all'Istituto Cervantes, 30 maggio 2013: Video

    (uno)

    Oggi si compiono dieci anni senza Bolaño. O con lui in un altro modo. A Bolaño divertiva l'idea di sfumarsi, di tirare dei bidoni pubblici nei momenti più insperati. La sua opera è popolata di fuggitivi che convertono la fuga in una specie di peregrinazione letteraria. In 2666, Ben Von Arcimboldi è un'assenza inseguita per migliaia di pagine. Ne I detective selvaggi, perfino prima di lanciarsi a vagabondare per il mondo, belano e Lima passano la loro gioventù scomparendo per Città del Messico. I real visceralisti sono profughi della loro propria opera. Un giorno Bolaño mi telefonò dalla sua casa di Blanes e mi chiese che gli leggessi a voce alta una notizia sulla Fiera del libro di Buenos Aires. Nel cercare il giornale incontrai una foto grade della sua faccia. la notizia annunciava la presenza di Bolaño in Argentina. «Che te ne pare?», disse Bolaño in tono cavernoso

    Vedi? ora sono qui e non sono là, ora non sono qui e non sono là, ora non sono qui e sono là, ora non sono qui e nemmeno là, questa è una registrazione, me ne vado, questo messaggio si autodistruggerà in cinque secondi, quattro, tre, due, uno…
    [Bolaño al telefono con A.Neuman]

    E la comunicazione si interruppe.


     

    (due)

    Se dovessi mettere in rilievo qualcuno dei pregi di Bolaño, credo che sceglierei la disperazione. Bolaño non narrava storie: le necessitava. La sua scrittura ha una qualità profondamente agonica. Forse per questo commuove tanto, che parli di enciclopedie o crimini, di sesso o metonimie. . La narrativiva contemporanea, osserva ne La letteratura nazista in America, tende alla mancanza di compassione, all'incapacità di comprendere il dolore e pertanto di creare personaggi" [p. 25]. Bolaño mette a nudo all'improvviso l'intimità dei suoi personaggi, mentre questi sembrano discutere di dettagli letterari. La sua metaletteratura è una manovra emotiva: niente figura come dato culturale nei suoi testi, tutto è un rantolo morte. Il riassunto di questa poetica possiamo trovarlo nel racconto 'Un altro racconto russo', ambientato nella seconda guerra mondiale. Sanguinando dalla bocca, con la lingua brutalmente ritorta con le tenaglie, un soldato sivigliano cerca di gridare "cazzo", ma emette un suono che i suoi torturatori confondono con "kunst", vale a dire arte in tedesco. In tal modo la parola cazzo, tramutata nella parola arte [p.133], gli salva la vita.


     

    percorsi:
  • Il gaucho insostenibile, recensioni varie.
  • Una bellezza terribile, di Carlos Franz
  • L'ultima conferenza. La linea spezzata della tempesta , di performance di Pippo di Marca
  • Le tre apparizioni di Bolaño , di Andres Neuman
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    10 agosto 2013    -    Bruno Montane
     
     •  "Bolaño sulla sedia monca”
     

    Il titolo di questo articolo proviene da un breve testo che Bolaño scrisse verso il 1977 nel suo piccolo appartamento della calle Tallers Nº 45 di Barcelona. Si tratta del finale di un modesto e godardiano soggetto che Roberto riuscì ad editare nell'istante unico e istantaneo, della sua solitaria scrittura:

    I capelli corti e ricci, dormendo nella sedia monca.

    Così si può leggere ora nell'esposizione Archivo Bolaño, un'esibizione che, in occasione dei dieci anni dalla sua morte, il Centro di Cultura Contemporanea e gli eredi di Bolaño hanno organizzato a Barcellona.

    L'immagine di un giovane scrittore che dorme semiappoggiato nel vuoto, ritrae un autore che visse e lottò accompagnato dallo humor, la volontà, la compassione, la forza e una molto personale e attiva malinconia. Un'opera come la sua attraversa un bosco di paradigmi che creano letture innumeraveli e scritture multiple, e mostra l'indifendibilità che proviene dalle peculiari, per non dire a volte risibili, mistificazioni ed esegesi que gli prodigano - o appioppiano - il mito e la leggenda. Tanto la sua poesia quanto la sua prosa mettono in gioco ciò che più di un esegeta complice ha chiamato 'l'epifania', vale a dire, la manifestazione di una deriva esistenziale che inserisce in modo lucido e naturale dettagli autobiografici, che solo il magma di una prolifica e sofferta scrittura notturna è stata capace di magnificare fino a fare di essi una materia letteraria rivelatrice e di rottura.

    Però qui si presenta, dal mio punto di vista, un equivoco fondamentale che mi ricorda una frase di William Burroughs, autore che fu una delle sue influenze nacoste:

    "Il linguaggio è un virus venuto dallo spazio esterno".
    [William Burroughs ]

    Si tratta di un'immagine profondamente metaforica che vorrei utilizzare per spiegare la cornice esterna che incombe sull'opera di Bolaño. Il linguaggio - la scrittura - produce una struttura verbale che interpella direttamente il lettore, sviluppando registri che si espandono e diversificano nella molteplicità delle trame, sommergendole a una profondità poco meno che abissale, di modo che, i riferimenti e le rappresentazioni restano indietro, solitarie sulla soglia della fronda bolañeana. Scrivere significa, senza dubbio, entrare in un altro territorio, un luogo in cui i riferimenti vitali e il desfile delle maschere, dei doppi fittizi, generano una realtà capace di contemplarsi nello specchio di un'esperienza rinnovata e che, senza dubbio, resta diversa dalla quotidianità; un dettaglio non piccolo, a volte dimenticato dall'ingenuità di alcune letture.

    Mi riferisco all'equivoco che continuamente si genera davanti a un'opera che, rigidamente e in modo manicheo, viene interpretata come essenzialmente autobiografica. Segnalo questo aspetto perchè, secondo la mia opinione, buona parte della mitomania critica che si dispiega intorno all'opera di Bolaño è originata da questo paradosso.
    Questo fatto fa sì che la leggenda finisce per giustificare determinate interpretazioni, che la mia conocenza dell'opera e dell'amico mi portano a giudicare avventate, forse superficiali. Si tratta di un'immagine distorta, agiografica e plagiata da un'enfasi che, di sicuro, in parte lo stesso Bolaño alimentò, con la differenza fondamentale che lui era l'unico capace di costruire e interpretare quell'immagine, la sua franca e naturale messa in scena. Un'influenza che si mostra pro-teica e generatrice di scrittura, un'opera che, nonostante qualche profezia avventata, non smette di dialogare con i lettori e con il futuro. Per seguire la sua voce all'interno della sua rappresentazione più radicale, non perdetevi le letture delle sue interviste.


     

    percorsi:
  • la mostra di Barcellona 'Archivio Bolaño 1977-2003', testi di autori vari.
  • La finzione autobiografica, testi di Bolaño"
  • Intervista a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é di proprietà dei suoi lettori"
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
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    2 agosto 2013    -    Alex Rigola
     
     •  "Il poliziotto dei topi”
     
    Direttore del settore Teatro della Biennale di Venezia, lo spagnolo Alex Rigola vi sarà il 2 agosto per la prima volta in qualità di regista per l'apertura del 42/o Festival Internazionale del Teatro, con lo spettacolo "El policia del las ratas" (il poliziotto dei topi, di Roberto Bolaño tratto dalla raccolta Il gaucho insostenibile).
    il racconto è l'inchiesta del detective Pepe el Tira che, sulle tracce di un killer seriale, rovista nei bassifondi limacciosi della società, un mondo dai risvolti kafkiani. L storia di questo detective solitario, è anche un omaggio al racconto di Kafka "Giuseppina la cantante, ovvero il popolo dei topi".


    Il poliziotto dei topi

    Il poliziotto dei topi di Roberto Bolano è un thriller, una storia detectivesca sulla differenza e l'arte. Un racconto che rende omaggio, mette in questione e finalmente supera in tensione drammatica il corto racconto di kafka Giuseppina la cantante ossia Il popolo dei topi.

    E' in tempi come questi, in cui siamo visti più come una massa controllata (con cui si commercia e si manipola) che come esseri umani, che è necessario rivendicare uno spazio per l'affermazione individuale e creativa di ciascuno di noi. Non esere semplice contabilità per i poteri politici ed economici. Anche l'individuale, il"raro" e lo strano deve esistere insieme al collettivo

    Un racconto duro e crudele il mondo delle fogne come riflesso della nostra logora società e della sua alienazione. La storia di un detective solitario alla ricerca di un assassino seriale, dove Bolaño rivendica uno spazio per l'individualità e la differenza. Una differenza che richiede uno sforzo continuo per sopravvivere e che spesso risulta incomprensibile per chi ci circonda. E dove si rivendica uno spazio per la figura del poeta, dell'artista. In un momento in cui tutta la cultura sembra essere valutata principalmente per le sue statistiche di vendita e la quantità del pubblico, Bolaño rivendica, critica, attacca e difende quello spazio per la letteratura e l'arte fuori dal feulleton. Lo spazio dell'arte per l'arte. Lo spazio dove tutto può diventare poesia ed eccellenza indipendentemente dalla critica e giudizi populisti. Fuori dal "normale". Fuori da ciò che piace alla maggioranza. Fuori dall'"opinione generale". Un racconto triste e un po malaticcio dove trionfa la formula Bolañana:
    LETTERATURA + MALATTIA = LETTERATUTRA. E di quella buona.


     

    percorsi:
  • Il gaucho insostenibile, recensioni varie.
  • Pepe el tira - Il poliziotto dei topi, Grafik novel su Il poliziotto dei topi
  • L'ultima conferenza. La linea spezzata della tempesta , di performance di Pippo di Marca
  • Un personaggio di kafka ne Il poliziotto dei topi , di Susanna Vancini
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    1 agosto 2013    -   
     
     •  "Arxiu Bolaño 1977-2003”
     

    Ogni evento legato al nome dello scrittore cileno assume inevitabilmente dei connotati mediatici al di là delle intenzioni autentiche o presunte o apparenti o nascoste, e perfino inconsapevoli di chi ne è l'artefice. La figura - il mito - di Bolano si nutre della passione sincera e appassionate dei lettori (i veri eredi dello scrittore).
     
    la figura di Bolaño e la sua biografia vengono distorte manipolate e adattate secondo uno schema che pretende degradare i lettori a dei semplici consumatori e gli scrittori a scribacchini, quel tipo di scrittore contro cui Bolano non smetteva mai di scagliarsi con veemenza e ironia.
     
    Ma c'è un nocciolo duro di lettori silenziosi, mossi da una passione inesauribile e contagiosa, alimentata dalla lettura di questo Grandissimo Lettore che scrive e scrivendo diffonde il virus contro l'opera devastante e mortifera della morente industria culturale.
     
    I lettori sono i veri e autentici eredi di Bolano e si aspettano dai critici e dai proprietari dei suoi diritti che la sua opera venga rispettata e rigorosamente studiata.
     
    Il rischio di questa mostra, che per altri versi è utile ricca di informazioni per approfondire la conoscenza della sua opera, rischia di piegare l'approfondimento critico dell'opera di Bolano alle esigenze del marketing e alle aspettative dei consumatori.
     
    Abbiamo cercato di rappresentare la mostra con un'ampia selezione dia articoli, di scrittori, critici e lettori.



     

    percorsi:
     
     

     
    28 luglio 2013    -    Leonardo Merlini
     
     •  "Roberto Bolaño dieci anni dopo,”
            un ritratto per personaggi
     

    Mi piacerebbe essere uno scrittore fantastico, come Philip K. Dick, anche se man mano che il tempo passa e invecchio, Dick mi sembra sempre più realista. Diceva così Roberto Bolaño, in un’intervista a Carmen Boullosa del 2002, e, forse sapendolo, forse solo intuendolo, in fondo tracciava un ritratto estremamente veritiero tanto di ciò che Dick ha rappresentato nel nostro immaginario collettivo, quanto quello che stava per rappresentare lui, icona reticente (ma non troppo) di una letteratura capace di farsi fenomeno senza rinunciare alla propria enorme tensione verso qualcosa di diverso. Oggi, a 10 anni dalla scomparsa dello scrittore cileno, la sua fama si consolida e si amplia, restituendoci la potente ironia della storia – mai sottovalutarla! – che ha fatto di un poeta convertitosi al romanzo dopo essersi scoperto malato per “fare soldi” per la propria famiglia, uno dei maggiori interpreti della letteratura globale contemporanea. Perché il fenomeno Bolaño è esploso sul serio fuori dall’ambito linguistico spagnolo ed è stato consacrato, cosa estremamente rara, proprio negli Stati Uniti, tendenzialmente (e anche con molte ragioni, sia chiaro) autoreferenziali e diffidenti verso scrittori di lingua non inglese ((Borges e Calvinosono forse gli altri esempi più importanti, giusto per capire di cosa si sta parlando).


     

    percorsi:
  • la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Un classico e un moderno: La breve corrispondenza tra Roberto Bolaño e Enrique Lihn, di A. Leddy
  • biografia di Bolaño , testi di autori vari.
  •  
     
    27 luglio 2013    -    Ilide carmignani
     

     •  "conversazione con Francesca Tauscheck” del 14 luglio 2013
     
    Trasmissione: Passatempo
    Emittente: Rete Due, RSI, Radio della Svizzera Italiana
    Conduttrice: Francesca Tauscheck
    Data: 14 Luglio 2013


     

    percorsi:
  • indice del materiale di Ilide Carmignani presente nell'archivio
  • il mistero del titolo di 2666
  • Un romanzetto Lumpen
  • La musica preferita di Roberto Bolaño
  • video intervista ai traduttori di Roberto Bolaño (H.Berenberg, R.Amutio, C. Andrews)
  •  
     
    21 luglio 2013    -    Carlos Rubio
     
     •  "Intervista a Roberto Bolaño” "Una letteratura autobiografica", 11 luglio 1999
     
    In questa inetevista, Bolaño parla della finzione autobiografica, dell'esilio, dell'infrarealismo, delle forme del romanzo e del suo rapporto con la poesia......

    Pertanto, sono giunto alla conclusione che appartengo a un paese che si chiama stranilandia, i cui nativi sono gli stranieri. Io mi sento molto cileno, molto spagnolo e molto messicano....
     
    Uno scrittore prima di tutto è un lettore e la cosa più meravigliosa che gli può succedere a uno scrittore è leggere libri buoni, crescere con altri libri, mai con i suoi libri.
     

    Non è possibile una carriera letteraria, dice lo scrittore Roberto Bolaño,
    la carriera letteraria è persa in anticipo. Non si scrive per fare carriera nè per ottenere la rispettabilità o un una sedia all'accamedia. Si scrive perchè se non scrivi muori. .

    Bolaño (Santiago del Cile, 1953) ha appena vinto il Premio Rómulo Gallegos per il suo romanzo I detective selvaggi, con il quale ha ottenuto anche il Premio Herralde de Novela 1998, ed è autore di romanzi come La letteratura nazista in America, Chiamate telefoniche, Stella distante e, recentemente ha pubblicato Amuleto, una narrazione che parte da una storia reale, quella di una donna che si rinchiuse nei bagni della Facoltà di filosofia e Lettere della UNAM, quando fu invasa dall'esercito nel 1968.

    Ho vissuto 10 anni in Messico e mi sono sentito sempre molto messicano. Io mi sono formato in Mesico, spiega Bolaño.
    Andai via dal cile a 15 anni, nel 1968, perchè la mia famiglia decise di emigrare in Messico. La ragione fu semplice follia, stravaganza del programma di quell'inverno. Il cileno ha una venatura di stravaganza molto forte, e la mia famiglia ne fu presa. Mia madre adorava il Messico e ce ne andammo là tutta la famiglia, all'epoca di Frei, senza che ci fossero di mezzo complicazioni politiche. Poi, nel 1973, prima del golpe, io tornai in Cile per far parte della Union Popular. Rimasi tre mesi e ci fu il Golpe militare di Pinochet. Furono dei mesi bestiali e nel gennaio del 1974 tornai in Messico, dove vi rimasi fino al 1977. E a gennaio di quell'anno me ne andai in Spagna dove vivo da allora. .

    I detective selvaggi, commenta lo crittore, è un romanzo che ha diverse chiavi di letura. Da un lato è un romanzo poliziesco, dall'altro un romanzo fiume e anche di apprendistato.
    Io spero che si possa leggere in più modi, perchè mi è costato moltissimo creare quella struttura. La composizione è stata breve, un anno e mezzo, ma la maturazione è stata lunghissima, quasi 20 anni.

    C'è un concetto molto importante nel romanzo, il cosiddetto "realismo viscerale", che cosa significa questo termine?

    E' un modo di nominare un movimento avanguardista che nacque in Messico nel 1974, gli infrarealisti. Io fui uno dei fondatori, insieme a Mario Santiago, e vi fecero parte all'inizio, Darío Galicia, Bruno Montane, Márgara Rosa e i fratelli Méndez. Mario era tra i grandi poeti messicani del secolo e, disgraziatamente, è morto l'anno scorso in modo terribile: lo investì un'auto che poi è fuggita.


     

    percorsi:
  • L'infrarealismo, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Finzione autobiografica, Citazioni di Roberto Bolaño
  • la patria, l'esilio , Citazioni di Roberto Bolaño
  • biografia di Bolaño , testi di autori vari.
  •  
     

     

     
    14 luglio 2013    -    I sorci verdi (rivista)
     
     •  "Speciale Bolaño”
     


    Speciale Bolaño

    La rivista I sorci verdi dedica uno speciale a Roberto Bolaño che si puo' scaricare dal sito

     


    Roberto Bolaño


     

     
     
    14 luglio 2013    -   
     

    quando avevamo 20, 21 anni, avevamo un gruppo poetico
    ed eravamo giovani, maleducati e intrepidi. Ci dicevamo:
    vivere molto, leggere molto e scopare molto
     
    [Roberto Bolaño]


     
     
     
    14 luglio 2013    -    Roberto Careaga
     
     •  "lettere inedite di Bolaño”
     
    Le lettere citate nell'articolo di Careaga, si riferiscono al carteggio Bolaño - Waldo Rojas, dal 1983 al 1997.


    Cartolina inviata da Bolaño a Roberto Careaga


     

     

    Parte delle lettere citate in questo testo sono tratte dal libro
    DE BLANES A PARIS
    Una correspondencia de Roberto Bolaño a Waldo Rojas

    Lettere inedite di Bolaño


    correzione a mano di una lettera di
    Bolaño a Waldo Rojas, dicembre 1993

    Prima lo propose a Gonzalo Millán, dopo a Waldo Rojas. Finiva il 1993 e Roberto Bolaño, che era ancora uno scrittore anonimo, chiese ai poeti di scrivere insieme una "Enciclopedia abbreviata della letteratura nazista in America". Immaginava una serie di biografie di autori fascisti, con bibliografie, leggende, miti, etc., dal 1933 al 2009.
    Pura finzione: Qualcosa nello spirito di Tlon Uqbar Orbis Tertuis (de Borges): le immagini di noi stessi negli specchi concavi e convessi, ma specchi a conti fatti, gli diceva a Rojas in una lettera, dove confessava il sospetto che entrambi i poeti avrebbero rifiutato.

    Due anni dopo, Bolaño annuncia a Rojas che sta continuando da solo con la sua idea e nel gennaio 1996 uscirà il libro La letteratura nazista in America. Me la pubblica Seix Barral e ciò mi rende molto nervoso, annota nella lettera, un'altra ancora della sua corrispondenza che mantenne per 15 anni con il poeta esiliato a Parigi.
     
     
    L'interscambio iniziò a principio degli anni '80, quando il futuro autore di 2666 era un aspirante poeta dal passato selvaggio che tentava una carriera a Barcellona e cercava a tempo pieno complici letterari. Aveva a suo fianco Bruno Montané, con il quale pubblicò una serie di rivite effimere, ma Bolaño andava più lontano e mandava segnali al mondo bussando alle porte del circuito cileno.


     

    percorsi:
  • la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Un classico e un moderno: La breve corrispondenza tra Roberto Bolaño e Enrique Lihn, di A. Leddy
  • biografia di Bolaño , testi di autori vari.
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    13 luglio 2013    -   Carmen Perez De Vega
     
    • “A que no lo ves”     
     
    Carmen Pérez parteciperà al congresso letterario che si terrà in Cile dal 15 al 18 luglio che avrà come titolo:
    "A dieci anni dalla morte di Roberto Bolaño"
    Il 17 di luglio offrirà una conferenza a Viña del Mar dedicata alla figura di Roberto Bolaño. Schiva e riservata, non ha mai sfruttato a fini commerciali la sua relazione sentimentale con Bolaño iniziata nel 1997. Sei anni dopo, Carmen avrebbe accompagnato lo scrittore cileno, colto da una grave e irriversibile crisi epatica, all'ospedale Valle de Hebrón, dove sarebbe morto il 14 di luglio 2003.
    Relazione divenne sempre più intensa fino al punto di covertire Carmen (che Bolaño presentava agli amici come la sua fidanzata) nella testimone privilegiata del periodo più intenso e creativo della "cucina letteraria di Bolaño. A Carmen Bolaño dedicò Tra parentesi e Il gaucho insopportabile.
     

     


    Congresso letterario dedicato a Bolaño, Cile 15-18 luglio 2013


     

    percorsi:
  • Intervista a Carmen Perez de Vega, "La mia vita con Bolaño"
  • La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, di M. Gutierrez
  • Intervita a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é proprietà dei suoi lettori"
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    7 luglio 2013    -    Tommaso Pincio
     
     •  "Ritratto di Roberto Bolaño”
     
    Tommaso Pincio dipinge un nuovo ritratto di Roberto Bolaño (guarda il primo)


    Sfera celeste - Tommaso Pincio


     

    percorsi:
     
     
    6 luglio 2013    -    Ilide Carmignani
     
     •  "Un "romanzetto" di Bolaño”
     
    Un romanzetto Lumpen di Roberto Bolaño è stato l'ultimo romanzo tradotto da Ilide carmignani, ora impegnata nella traduzione de i detective selvaggi.

     

     

    Un “romanzetto” di Bolaño

    Quando questo inverno ho tradotto d’un fiato Il romanzetto lumpen ora uscito da Adelphi (d’un fiato non tanto in assoluto, due mesi, quanto in confronto al tempo che sto dedicando ai Detective selvaggi) mi è tornata alla mente una frase di Bolaño, di Fra parentesi, che dice:

    “Uno scrittore deve catturare draghi e travestirli da lepri”.
    [R.Bolaño, Tra parentesi]

    Avevo fra le mani un libro di velocissima lettura, meno di cento pagine, un romanzo con personaggi quasi sfuggenti e alquanto esile dal punto di vista della trama, che per di più era tutta anticipata nell’incipit; un semplice monologo fatto di frasi brevi, talvolta dolorosamente sbrigative (almeno in rapporto alla materia narrata), un lessico quotidiano e un unico artifizio retorico, l’umile ripetizione. Eppure, dietro tanta semplicità si nascondevano una forza narrativa e una complessità tematica capaci di disorientarmi, di indurmi a un’ininterrotta rielaborazione, a un incessante ripensamento del testo.

    Una prima chiave di lettura è senza dubbio quella che potremmo definire sociopolitica, suggerita già dal titolo: Un romanzetto lumpen. Lumpen da Lumpenproletariat, il sottoproletariato urbano, privo di coscienza di classe, che tende a delinquere per effetto della disoccupazione e della sottoccupazione. Certo, in spagnolo il termine ha poi assunto anche il generico significato di straccione, ma Bolaño in un’intervista del maggio 2002 precisa che il titolo nasce come contrappunto a Tre romanzetti borghesi di José Donoso, e quindi l’accezione marxista è dominante. La riflessione sociopolitica torna già nell’incipit:

    “Ormai sono una madre e anche una donna sposata, ma fino a non molto tempo fa ero una delinquente. Mio fratello e io eravamo rimasti orfani. Questa cosa in qualche modo giustificava tutto. Non avevamo nessuno”.
    [R.Bolaño, Un romanzetto lumpen]

    Bolaño traccia con molto pudore un quadro impietoso di abbandono, con l’assistente sociale che scompare subito dopo le esequie e l’impiegato che comunica compunto ai due adolescenti l’ammontare di una pensione di reversibilità talmente misera da far scoppiare in lacrime il ragazzo. Siamo a Roma. I due fratelli lasciano la scuola, lei diventa sciampista, lui trova un lavoretto precario in una palestra ma subito lo perde, tirare avanti è sempre più difficile.

    In quei giorni la situazione economica era peggiorata. Non molto, ma alla televisione dicevano che era peggiorata. Credo che stesse succedendo qualcosa all’Europa o all’Italia. O a Roma. O al nostro quartiere. Il fatto è che i soldi bastavano a stento per mangiare
    [R. Bolaño, Un romanzetto lumpen]


     

    percorsi:

    indice del materiale di Ilide Carmignani presente nell'archivio

     
     
    30 giugno 2013    -    I maghi del crimine
     
     • "Bolañomania”
     
    Woody Harrelson che legge I detective selvaggi, mentre lo arrestano nel film I maghi del crimine



     

    percorsi:
      •indice   •introduzione   •R. Schenardi   •E.Vila-Matas   •N. Wimmer   •A.candia iv/iv   •W.Nardon   •F.Soberón   •B. Montanè   •J.Villoro 2   •D.T.Paz   •R.De Gennaro   •J. Riera   •AA. VV.   •S. Esposito   •P. Derbyshire   •G.Zamora   •R.Spiller   •J.Quezada   •F.Ditaranto
     
     

     

     
    29 giugno 2013    -    Ilide carmignani
     
     •  "intervista di Livio Partiti ”
     
    Poco prima del suo intervento al festival di lettura "La grande invasione", [leggi resoconto] Ilide Carmignani conversa con Livio Partiti sulla scrittura di Bolaño e il suo lavoro di traduzione delle sue opere
    Forse il segreto della traduzione è la passione. Prima delle competenze linguistiche bisogna bruciare di passione per la lettura. Ilide Carmignani rappresenta l'emblema del traduttore che amiamo.
    Ha cominciato con la traduzione impegnativa di 2666, seguita da Amuleto, Il Terzo Reich, I dispiaceri del vero poliziotto e Un romanzetto lumpen per l'editore Adelphi. Ha tradotto per Minimum fax l'ultima conversazione ed è ora impegnata nella traduzione de I detective selvaggi.


    Ilide Carmignani a
    La grande invasione -2013

     
     
    A. Ilide Carmignani in conversazione con Livio Partiti
     

     

     

    percorsi:
  • Il Messico di Roberto Bolaño conferenza al Babel, festival della traduzione - - 26 settembre 2010
  • 2666 fa invecchiare di colpo tutta la letteratura che ha attorno   intervista di Carmelo Pinto - 03/2011
  • L'opera di Bolaño? Uno spartiacque   intervista di Francesco Prisco - maggio 2010
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    29 giugno 2013    -    Mostra Archivio Bolaño 1977-2003
     

    Si è chiusa a Barcellona la mostra organizzata dal CCCB Archivio Bolaño 1977-2003, che verrà replicata a Santiago del Cile, Madrid y Nueva York
     
     


     

    percorsi:

     
     

     


    Archivio Bolaño 1977-2003

    22 giugno 2013    -    Alberto Magnet
     
     •  "Bolaño nelle catacombe”
     
    articolo tradotto da Jaime Riera Rehren e pubblicato su Nazione indiana
     
    Ancora un articolo sulla mostra CCCB di Barcellona "Archivio Bolaño 1977-2003

    Qualche settimana fa sono andato a vedermi la mostra sull’opera di Roberto Bolaño – decimo anniversario della morte – al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona. Lo spazio della mostra consiste di una sala con due ali di grandi dimensioni dove potrebbe dispiegarsi una mostra sull’arte delle grandi dinastie egizie. Anche se lo spazio si trova al piano terreno, entrando si ha l’impressione di essere scesi sotto il livello del suolo, e coni e bastoncelli stentano ad abituarsi alla penombra regnante. L’enorme sala – per via della scarsa illuminazione e di una colonna sonora avvolgente che fa pensare a fatidici e sgradevoli lamenti provenienti dalle viscere della terra, e che a tratti sembra riprodurre in sordina le preghiere di fedeli atterriti nelle profondità di una catacomba – predispone il visitatore a sprofondare in un inquietante stato d’animo. Un misto di tensione e allerta che certo non contribuisce a un’esperienza rilassata. Per fortuna in quello spazio di più di mille metri quadrati non c’erano in quel momento che venticinque persone.

    Se riesce a superare l’impatto di un simile allestimento, concepito da chi non ha mai letto Bolaño ma ha frequentato assiduamente le discoteche o ha sofferto di orrendi incubi lisergici, gli occhi del visitatore si posano su una targa di metacrilato dove si può leggere una frase del Manifesto Infrarealista del 1976, probabilmente uscita dalla penna dello stesso Bolaño: “Non solo nei musei c’è la merda”. Sembra che lo spirito dello stesso Bolaño si sia piazzato all’ingresso della mostra per avvertirci di ciò che troveremo all’interno.

    D’altronde non a caso faccio riferimento alle dinastie dell’antico Egitto, giacché persino chi non ha mai visitato una mostra di questo genere ha la sensazione di trovarsi in un ambiente che invita ad addentrarsi in un passato remoto, con scaffali allineati lungo i muri che racchiudono oggetti che potrebbero essere collezioni di antichissimi gioielli, suppellettili liturgiche, reperti rinvenuti in qualche tomba reale sepolta sotto secoli di sabbia, esposti in una luce meschina che sembra ammonire: Si guarda ma non si legge. In realtà questi dettagli potrebbero anche apparire secondari nel commentare una mostra, tuttavia per chi soffre di un qualche problema alla schiena (il 60% circa della popolazione mondiale), l’altezza a cui sono collocati gli scaffali costituisce una vera sfida. La scelta di esporre il materiale in questo modo è frutto della malsana idea che concepisce i manoscritti di Bolaño come oggetti-feticcio, esposti per essere guardati o ammirati, ma certamente non per essere letti. La calligrafia dello scrittore, minuta e fitta, non si presta alla lettura da una distanza superiore ai quaranta centimetri, il che obbliga l’occasionale lettore ad adottare un’umile e dolorosa inclinazione a novanta gradi.


     

    percorsi:
  • la mostra di Barcellona 2Archivio Bolaño 1977-2003, testi di autori vari.
  • Intervista a Carmen Perez de Vega, "La mia vita con Bolaño"
  • Intervista a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é di proprietà dei suoi lettori"
  • La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, di M. Gutierrez
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
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    16 giugno 2013    -    Juan Villoro
     
     •  "Roberto Bolaño, studio di un caso nella catena di produzione, distribuzione, traduzione e successo di vendite ”
     

    Conferenza di Juan Villoro alla BookExpo America, di New York
     
    Lo amavamo e lo adoravamo, ma mai immaginammo che si sarebbe convertito in un mito, era come essere amici di Bob Dylan prima del suo debutto al New Port Festival
    A quall'epoca nessuno poteva immaginare che Oprah Winfrey avrebbe raccomandato i suoi libri, che la cantante Patti Smith avrebbe messo in musica le sue parole e che Bruno Ganz lo avrebbe recitato in tedesco
    Nessuno dubitava del carisma di Bolaño ma lo trattavamo naturalmente, con quell'eccesso di familiarità richiesto dall'affetto e dal buon uomore. Non lo vedevamo come una figura storica, condividevamo scherzi e vicissitudini
    frequentemente lo vidi lottare contro il consenso, preoccupato per la perdita di radicalità e i malintesi che arrivano con il successo. I detective selvaggi vinse il premio Herralde in spagna e il Rómulo Gallegos in Venezuela, il libro di roberto cominciò a tradursi ad essere lodato dai critici. Fino ad allora era stato orgoglioso di essere escluso, di non aver bisogno di altro riconoscimento che la sua propria opinione su se stesso. Non avevo mai conosciuto nessuno così sicuro del suo talento. 'Per anni sono stato solo ma mai mi sono sentito solo' diceva del suo isolamento dalla comunità letteraria.
     
    [ Juan Villoro individua tre chiavi per capire il suo attuale status mitico ]

     
    la sua stessa vita così poco convenzionale. Fu testimone del golpe cileno, soffrì la repressione, esilio, povertà e malattia. Malgrado tutto visse con coraggio e qualcosa di più difficile, una ccezionale lussuria per la vita. Il suo lavoro motra la felicità di fronte alle avversità, la vitalità dell'uomo emarginato.
    La seconda ragione è più profonda, la sua arte era la perfetta portavoce del suo modo di vivere. I detective selvaggi, fu un romanzo bildungsroman, di educazione sentimentale, così come On the road, de Jack Kerouac Il colpo maestro di Bolaño è di mostrare che la vita in se stessa puà essere un atto poetico; i suoi detective selvaggi non devono scrivere versi, è sufficiente vivere con la libertà di immaginare perchè la vita sia poetica
    La terza è che l'opera più famosa di Bolaño è un lavoro in collaborazione, narrato da voci che entrano ed escono. Non è la storia di un artista isolato, é la saga di una tribù. Leggere il libro significa essere parte di una fraternità esclusiva di coloro che desiderano comprendere il mondo in modo differente per poterlo cambiare. I detective selvaggi è come il fuoco nel deserto che attrae vagabondi di luoghi differenti, non si può leggere senza sentire che anche noi abbiamo una storia da raccontare
     

    percorsi:

    indice del materiale di Juan Villoro presente nell'archivio

     
     
    15 giugno 2013    -    intervista a Ignacio Echevarria
     
     •  "La memoria di uno scrittore é proprietà dei suoi lettori.”
     
    Intervista di Melissa Gutierrez
    L'editore e critico letterario è stato un amico e principale diffusore dell'opera dello scrittore cileno dopo la sua morte. Tuttavia, da un momento all'altro è entrato a far parte degli esiliati del circolo familiare di Roberto Bolaño. Allo stesso modo degli altri, la rottura con Carolina López, vedova dello crittore cileno è stata causata da Carmen Pérez, l'ultima compagna di Bolaño.
     

    Roberto Bolaño è tato uno degli autori più celebrati dopo la sua morte, non solo per la prematura scomparsa e per la rilevanza della sua oepra; ma anche per le polemiche di cui sono stati protagonisti i suoi familiari ed eredi, specialmente la vedova Carolina Lopez, con cui Bolaño era sposato anche se ormai separato quando morì nel 2003.

    La più notoria delle controversie fu quando Carolina ruppe le relazioni con Anagrama, l'editore storico di Bolaño; Jorge Herralde, il suo editore, e Ignacio Echevarria, che era stato suo amico e si dedicò a pubblicare quattro libri postumi: 2666, Il segreto del male e Tra parentesi. L'ultima delle polemiche è stata quando attraverso i suoi avvocati, Carolina riuscì a impedire momentaneamente la trasmissione su canal 13 del documentario Stella distante, degli autori cileni Darinka Guevara y Jordi Lloret, principalmente per aver menzionato Carmen perez come l'ultima compagna di Bolaño.

    nell'intervista a The Clinic Online, Echevarría confessa è stato lo stesso motivo a causare la rottura con carolina Lopez, e inoltre si riferisce all'atteggiamento prepotente di carolina con cui ha cercato di costruire la storia ufficiale della sua vita con lo scrittore:
    Mi sembra un interesse compensibile, ma lo sta perseguendo fino al punto di spaventare e tutti ne hanno paura non so perchè

    Bene, ora Carolina López sta tentando di fermare la trasmissione del documentario cileno su Roberto Bolaño

    Si non trasmettono il documentario sono molto timorosi, eh?

    E' che ci sarebbero gli estremi per la denuncia

    Si ma non ha nessuna possibilità di vincere. Conosco questo studio che si dedica a minacciare e spaventare la gente, ma non ha nessuna possibilità di vincere.

    Ti sembrano normali queste posizioni nel comportamento di Carolina?

    Beh, nel comportamento di Carolina è normale. Non è normale in generale, ma per lei loè eccome.

    Ciò che dicono è che lei vuole che esista solo una storia ufficiale di roberto e tratta di vietare tutte le altre storie che si potrebbero raccontare.

    Sta tentando di cancellare piste e consolidare nel lungo peridodo una versione ufficiale della sua vita con Bolaño e della vita di Bolaño.


     

    percorsi:
  • Intervista a Carmen Perez de Vega, "La mia vita con Bolaño"
  • La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, di M. Gutierrez
  • Intervita a carolina Lopez, "Bolaño fece in tempo a godere il successo"
  • Bolaño. Penultimi dispiaceri di un romanziere convertito in leggenda , di I. Echevarria
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
  • Intervista a Bruno Montane
  • la biografia di roberto bolaño, testi di autori vari.
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    15 giugno 2013    -    Melissa Gutierrez
     
     •  "La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, sulla vita di Bolaño ”
     
    La vedova di Bolaño, Carolina Lopez, non accetta nè tollera che venga divulgata la tesi ormai acclarata che l'ultima compagna dello scrittore cileno non fu lei ma Carmen Perez de Vega. E pur di impedire questa semplice verità non esita a mettere in campo gli avvocati minacciando azioni legali.
    Lo scorso aprile, è stata bloccata la trasmissione su canal 13 del domuntario "Estrella distante"

    L'11 di ottobre sarebbe arrivata la prima delle numerose lettere inviata agli autori del documentario "Stella distante" da parte degli avvocati degli eredi dello scrittore cileno con l'obiettivo di impedire la messa in onda su canal 13, del documentario Stella distante. La ragione? Il documentario indica Carmen Pèrez e non sua moglie Carolina Lopez, come ultima compagna di Bolaño.

    Il 27 di luglio dell'anno scorso fu trasmesso su Canal 13 il documentario "Stella distante" - che richiama il titolo del quarto romanzo di Bolaño, pubblicato vero la fine degli anni 90 - di Darinka Guevara e Jordi Lloret.nota Si trattava del primo film cileno sullo scrittore che morì il 15 luglio del 2003. Il canale aveva programmato delle repliche negli anni seguenti, ma tutto si è bloccato quando gli autori hanno ricevuto una lettera da parte di Javier Bèjar e Cristina Soler, avvocati dello studio Gómez Acebo & Pombo di Barcellona e rappresentanti di Carolina Lopez, vedova ed erede, insieme ai suoi figli, dell'opera di Bolaño. Nella lettera viene contestato di aver riprodotto materiali senza autorizzazione e, soprattutto, di raccontare passaggi intimi della vita di Bolaño, raccogliendo la testimonianza di Carmen Perez, indicata come la sua ultima compagna - e non di Carolina Lopez.

    A stretto rigore, Carolina Lopez fu la moglie di Bolaño fino alla sua morte nell'ospedale Vall d'Hebron di Barcellona. Lo è stata almeno nel ruolo, giacchè Bolaño non si separò mai formalmente dalla donna che aveva sposato nel 1985 e con la quale ebbe due figli: Lautaro e Alessandra. Nè lo fece quando, nel 1997, conobbe Carmen Perez durante un viaggio in treno, nè quando, agli inizi del 2003, andò via dall'abitazione della moglie e iniziò a presentare Carmen come la sua fidanzata, come riferisce la rivista Que pasa in un articolo del 2008.

    Carmen Pérez non è mai stata prodiga di interviste nè ha cercato l'esposizione pubblica. Ha continuato a lavorare come insegnante. Nel maggio 2011 concede un'intervista alla Rivista Yo dove dichiara che Due mesi prima di morire, lui [Bolaño] disse che, appena superato il trapianto, si sarebbe separato legalmente. Per il trapianto non fece in tempo e fu Carolina e i suoi figli coloro che ricevettero in eredità tutti i diritti dell'opera dello scrittore. All'inizio, Lopez si avvalse della consulenza editoriale del critico Ignacio Echevarria, amico dello scrittore, indicato come il curatore letterario di Bolaño, una designazione che lui stesso smentisce, essendo questa una figura legale che non è stata mai formalizzata. non ho mai assunto questo ruolo dichiara Echevarria dalla Spagna a The Clinic on line.


     

    percorsi:
  • Intervista a Carmen Perez de Vega, "La mia vita con Bolaño"
  • Intervita a carolina Lopez, "Bolaño fece in tempo a godere il successo"
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
  • Intervista a Bruno Montane
  • la biografia di roberto bolaño, testi di autori vari.
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    9 giugno 2013    -    Marco Missiroli
     
     •  "L’alfabeto di Bolaño: perché suicidarsi? Meglio fare il poeta ”
     

    Ramirez Hoffman [...] la stella più fulgida ed enigmatica
    [La letteratura nazista in America, pag. 200]
     
    Accesi una sigaretta e mi misi a pensare a cose senza importanza. Il tempo, per esempio. La temperatura della terra. Le stelle sempre più distanti.
    [Stella distante, pag. 201]

    Una splendita recensione dell'edizione Adelphi di Stella distante di Roberto Bolaño, pubblicata nel gennaio scorso su Corriere lettura.

     

    Quale stella cade senza che nessuno la guardi?.
    [William Faulkner]

    È il manifesto di Stella distante, romanzo breve che viene rieditato oggi da Adelphi . Uscì nel 1996 e per alcuni fu un semplice viaggio all’interno delle avanguardie poetiche e della condizione dell’esule. Per altri rappresentò il duello di Bolaño con alcuni suoi nodi giovanili, la libertà di espressione e la violenza sotterranea. Per altri ancora conservava l’intero alfabeto narrativo di questo scrittore eterno. Il protagonista è Carlos Wieder, promessa della poesia, poi presunto assassino, torturatore, operatore di film pornografico, aviatore letterario, artista invisibile. La vicenda comincia durante gli anni universitari quando Wieder era uno studente ambiguo e ammirato da tutti, soprattutto da Arturo Belano, voce narrante e alter ego di Bolaño. Il sipario si apre negli anni 70 e si chiude qualche decennio più avanti. Nel mezzo c’è un’indagine umana sulle esistenze pirandelliane di Wieder che sfuggono a chi l’ha sfiorato e credeva di conoscerlo. Qual è la sua vera identità? Di cosa è capace? È davvero quella stella in grado di cadere senza che nessuno la guardi? Ognuno di noi lascia una traccia: anche il più inconsistente, anche chi vuole farla franca o chi possiede il destino più malevolo. È il paradigma della cometa. Possibile che Carlos Wieder sfugga a questa legge celeste?

    C’è l’epoca corale di Pinochet e quella intima dei personaggi bolañani, miserabili e virtuosi. C’è una piccola parentesi che lo scrittore cileno racconta a tre quarti del libro, lasciando uno dei suoi scritti più belli. È la storia di Lorenzo che un giorno decise di arrampicarsi su un palo della luce per gioco. La scarica elettrica lo fulminò e i medici furono costretti ad amputargli le braccia.

    «Così Lorenzo crebbe in Cile e senza braccia, cosa che già di per sé rendeva la sua situazione piuttosto svantaggiosa, ma crebbe per di più nel Cile di Pinochet, cosa che trasformava qualsiasi situazione svantaggiosa in disperata, ma questo non era tutto, perché ben presto scoprì di essere omosessuale, cosa che trasformava la situazione disperata in inconcepibile e inenarrabile».
    [Roberto Bolaño, Stella distante]


     

    percorsi:
  • Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia, di Massimo Rizzante
  • Pierre Menard, autore del Chisciotte , Jorge Luis Borges.
  • Omaggio a Bolaño: Cile 1973-2666 di Luca Dalisi.
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    8 giugno 2013    -    Sergio Garufi
     
     •  "Sulle tracce di Bolaño”
     
    Sergio Garufi ha visitato la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003 e ne parla in questo articolo pubblicato da l'Unità il 31 maggio 2013

    Archivo Bolaño (1977-2003), la mostra allestita fino al 30 giugno al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona per il decennale della morte dello scrittore cileno, appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Visitarla non prende molto tempo, anche perché vi sono esposti taccuini, diari, quaderni, disegni e fotografie conservati e catalogati con cura dalla vedova Carolina Lopez. Ricorda la rassegna monografica su Benjamin che si tenne al Musée d’art e d’histoire du Judaisme di Parigi due anni fa, non a caso con un titolo analogo (Walter Benjamin Archives).

    Ma se di Benjamin si sapeva già molto ed esiste una bibliografia critica sterminata, su Bolaño e sul suo lungo periodo di anonimato, durante il quale scrisse in modo forsennato pur svolgendo lavori che nulla avevano a che fare con la scrittura (il lavapiatti, il venditore di souvenir, il custode notturno di un camping), avevamo ben poche informazioni. Per nostra fortuna il cileno si convertì tardi all’uso del computer, restando fin quasi alla fine della sua breve vita sostanzialmente un manoscrittore, lasciandoci così numerosi documenti che illuminano le varie tappe del suo processo creativo e la genesi del suo originalissimo universo narrativo.

    Questi documenti partono dal ’77, cioè da quando aveva 24 anni e si stabilì definitivamente in Catalogna; prima a Barcellona, poi a Girona e infine a Blanes, sulla Costa Brava, dove mise su famiglia, radici e ricevette i primi riconoscimenti letterari importanti. Dai suoi taccuini, compilati con una calligrafia ordinata e pressoché privi di correzioni, scopriamo che Bolaño scrisse quotidianamente per vent’anni senza quasi pubblicare, e che fu spesso «immensamente felice» pur nel suo isolamento claustrale.

    L’autore, che aveva vissuto  alle intemperie e senza permesso di soggiorno come altri vivono in un castello, tanto in Messico quanto in Spagna, non smise mai di credere nel proprio talento e conservò uno spirito positivo invidiabile. Da qui forse la sua predilezione per Enoch Soames, il protagonista del celebre racconto di Max Beerbohm, paradigma per Bolaño dello scrittore misconosciuto e felice. Nonostante le difficoltà e i reiterati rifiuti editoriali, i suoi appunti testimoniano una fede indefessa nella scrittura come imperativo categorico di una ricerca incessante, in cui ogni esperienza, perfino la più negativa, può convertirsi in letteratura e in questo modo redimersi.


     

    percorsi:
  • Un racconto perfetto, di Roberto Bolaño, Tra parentesi
  • Archivio Bolano 1977-2003, testi sulla mostra CCB di Barcellona.
  • Consigli sull’arte di scrivere racconti , di Roberto Bolaño, Tra parentesi
  • materiali vari su J.L.Borges
  • L'arte del racconto, testi di autori vari.
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    2 giugno 2013    -    Leddy Annette
     
     •  "Un classico e un moderno:”
    La breve corrispondenza tra Roberto Bolaño e Enrique Lihn
     
    Bolaño parla di enrique Lihn in numerose interviste ed articoli. Scrive anche un racconto contenuto contenuto nella raccolta Puttane assassine. Annette Leddy esamina la lista di autori non solo letterari contenuta in una cartolina che Bolaño invia a Enrique Lihn nel 1983, quando viveva a Gerona

    Le carte di Enrique Lihn, scomparso poeta Cileno, romanziere, drammaturgo e critico, hanno trovato riposo circa 10 anni fa tra le volte del Getty Research Institute di Los Angeles. Tra i multeplici allegati trovano posto pochi estratti della corrispondenza con lo scrittore Roberto Bolaño , che all'epoca non ancora trentenne viveva a Girona in Spagna, Bolaño fa riferimento a queste lettere in "Incontro con Enrique Lihn", un racconto dove il narratore ("Roberto Bolaño") descrive un breve periodo di corrispondenze con diversi autori cileni che ammirava:

    ... per un certo periodo, un periodo breve, lui e io ci eravamo scritti e le sue lettere in qualche modo mi avevano aiutato, sto parlando del 1981 o 1982, quando vivevo rinchiuso in una casa di Gerona senza soldi né prospettive di averne, e la letteratura era un vasto campo minato dove tutti mi erano nemici, salvo alcuni classici (e non tutti), e ogni giorno mi toccava passeggiare per quel campo minato, appoggiandomi unicamente sulle poesie di Archiloco, e un passo falso sarebbe stato fatale
    [Roberto Bolaño, Puttane assassine, Incontro con Enrique Lihn, pag. 271]

    Continua descrivendo che le sue lettere a Lihn trattavano

    ... della mia vita, della mia casa in campagna, su una collina sopra Gerona, davanti a casa mia la città medievale, dietro, la campagna o il vuoto. Gli parlai anche della mia cagna, Laika, e gli dissi che la letteratura cilena, salvo due o tre eccezioni, per me era uno schifo.
    [Roberto Bolaño, Puttane assassine, Incontro con Enrique Lihn, pag 272]

    Anche se la corrispondenza reale non tocca tutti questi punti, contiene anche, come molte corrispondenze tra scrittori, liste degli autori che sta leggendo, osservando o ascoltando. Una cartolina, in particolare, comunica i "pochi autori classici" che lo stanno sostenenendo durante il prolungato periodo in cui lavora non ricompensato e non riconosciuto, poco prima di andare a vivere con la donna che sposerà nel 1985, e con cui avrà due figli. E proprio a causa dei suoi figli, che smetterà con la poesia per la scrittura di narrativa, che gli procurerà il clamore commensurato con le sue più alte aspirazioni.



    percorsi:
  • poesie Enrique Lihn
  • materiali vari su Philip H. Dick
  • materiali vari su J.L.Borges
  • conversazione su P.Dick, Rodrigo Fresan & Roberto Bolaño: "due uomini nel castello".
  • Bolaño insostenibile, Filba 2008 tavola rotonda con Juan Villoro, Alan Pauls y H. C. Moya:
  • Intervista di Carmen Boullosa a R. Bolaño, autunno 2001
  • Borges, Bolaño ed il ritorno dell'Epica, di Aura Estrada
  • Puttane assassine, saggi e recensioni
  • Intervista Off the record di 'Rodrigo Gonçalves e Fernando Villagrán, novembre 1998
  • Un genere di inferno di S.Villalobos-Ruminott(Roberto Bolano ed il ritorno della letteratura mondiale)
  •  
     

     

     


    Bolañomania

    31 maggio 2013    -    Laura Pezzino
     
     • "Interviste ad Andres Neuman e Lina Meruane”
     

    Lina Meruane, pupilla di Bolaño

    Da qualche tempo, mi son scoperta affetta da uno strano fenomeno di «attenzione selettiva» che ha come unico protagonista lo scrittore cileno Roberto Bolaño.

    Il mese scorso, ho letto e incontrato lo spagnolo Andrés Neuman (qui il post) sul quale Bolaño, prima di morire nel 2003, si sperticò in grandiose lodi.

    Poi, al Salone del libro di Torino, che quest’anno aveva (sarà stato un caso?) come Paese ospite il Cile, ho conosciuto Lina Meruane, scrittrice cilena in Italia per presentare il suo ultimo libro, Sangue negli occhi (La Nuova Frontiera, pagg. 150, 16 euro; tradizione di Luca Mariotti). Indovinate chi fu suo ammiratore? Sì, proprio Bolaño, che lei conobbe di persona (più sotto trovate il ricordo di quell’episodio) e che di lei disse:

    «La scrittura di Lina Meruane ha una grandissima forza letteraria».

    Ora, il romanzo di Neuman (per ora al numero uno della mia top list del 2013) e quello della Meruane hanno in comune una lingua precisa e spietata e una grande tematica: la malattia del corpo, guardata in faccia e raccontata con parole che tagliano e scavano.

    Non è un caso che Sangue negli occhi si apra con una scena al limite dell’horror. Gli occhi di Lucina, la protagonista, iniziano a riempirsi di un sangue scuro e lei diventa cieca. La Meruane lo racconta così:

    «Fu allora che un fuoco d’artificio mi attraversò la testa. Ma non era un fuoco quello che vedevo, era sangue che si spargeva nell’occhio. Il sangue più commovente e bello mai visto. Il più inaudito. Il più spaventoso. Sanguinavo a fiotti ma lo sentivo solo io».
    [Lina Meruane Sangue negli occhi]

    Durante i 40 minuti di intervista, a lei che ha 43 anni ed è esile e forte allo stesso tempo, e anche una delle donne più intelligenti con le quali mi è capitato di recente di parlare, ho chiesto del suo libro, dell’ossessione per la cecità e del suo incontro con Bolaño (ho la Bolaño-mania conclamata: a proposito, l’ultimo suo libro pubblicato in Italia è Un romanzetto lumpen, Adelphi, pagg. 119, 14 euro).


    [...]

    Ha mai incontrato e ringraziato Roberto Bolaño, morto nel 2003, per quello che ha detto su di lei?
    «A 22 anni, dopo aver letto quello che aveva scritto su di me, gli ho telefonato. Abbiamo parlato per tre ore, era un grandissimo conversatore telefonico, con quella voce roca da cowboy e le frasi da maestro zen. Di persona l’ho incontrato solo una volta: sono stato 24 ore a casa sua, a parlare. Non abbiamo nemmeno dormito e abbiamo anche giocato a scacchi per tre ore. Ha vinto lui, ovvio».
    Di cosa avete parlato?
    «Di poesia giapponese, architettura barocca, Archiloco, Napoleone e il suo esercito. A parlare era sempre lui. Da allora abbiamo iniziato a sentirci circa ogni due settimane. Ma ammetto di avere compreso meglio lui e la sua scrittura solo dopo la sua morte. Mi manca, ora, non potergli più telefonare e ringraziarlo davvero di cuore».
    Intervista di laura Pezzino ad Andrés Neuman , 30 aprile 2013 ]


     
    [...]

    Di lei Bolaño ha detto cose bellissime: quando lo ha incontrato?
    «Prima di fare la scrittrice, facevo la giornalista per Revista Caras che mi mandò in Spagna a intervistarlo. Era il 1998. Rimasi due giorni a casa sua, lui insistette perché mi fermassi e ci potessimo conoscere meglio. Parlammo di letteratura e io gli regalai il mio primo libro, appena pubblicato. Lui lo lesse e gli piacque molto, e in alcuni articoli lo raccomandò, assieme a quello di un’altra scrittrice cilena, Alejandra Costamagna. È sempre stato molto generoso con i giovani, mentre ebbe un rapporto piuttosto complicato con gli intellettuali della sua generazione».
    Ha un aneddoto su di lui?
    Mi colpì molto la cura che aveva per la propria persona. Fumava tantissimo, ma non beveva alcol, solo camomilla tutto il tempo. Ricordo anche che era molto interessato a come io avrei parlato di lui nel mio articolo. Accompagnandomi all’autobus che mi avrebbe riportato a Madrid mi disse:

    “Lina Meruane, stai molto attenta a come parlerai di me: se no manderò i poeti infrarealisti a punirti”
    [Roberto Bolano]

    [ Intervista di Laura Pezzino a lina Meruane, 27 maggio 2013 ]


     
     
     


    la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003

    26 maggio 2013    -    Patricio Pron
     •  "Bolaño nel museo”
     

    (cercate, non solo nei musei si trova la merda) (Un processo di museificazione individuale)
    ( Certezza che tutto è nominato, rivelato) (Paura di scoprire) ( paura degli squilibri imprevisti)
    [Roberto Bolaño Dejenlo todo Nuevamente ]

    Dopo l'articolo critico di Ignacio Echevarria sulla mostra CCCB e sulla gestione mercantile delle carte di Bolaño da parte della vedova, anche patricio Pron denuncia le lacune della mostra e il rischio di museificazione dell'autore cileno

    1. Al tasto F8 sono assegnate diverse funzioni, la principale delle quali è avviare il sistema operativo in modo sicuro; è l'unico tasto che manca nel computer di Roberto Bolaño che viene esibito al Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB) nell'ambito della mostra Arxiu Bolaño: 1977-2003, e la sua assenza è significativa: di fatto, pare non ci sia niente di certo nell'opera dello scrittore cileno, che fece dell'incertezza, le omissioni e sparizioni, la materia principale di un'opera polimorfa e ancora parzialmente inedita, la cui esibizione a Barcellona come risultato della classificazione dell'immensa eredità dell'autore
    (più di quattordici mila pagine, ottantaquattro libretti, centosessantasette interviste, circa mille lettere ricevute e copie di quelle inviate, ventisette racconti e quattro romanzi inediti e carte disperse, tutte, secondo Carolina Lopez, vedova dell'autore, "in attesa di valorizzazione", anche se non si conoce colui che realizzerà questa valorizzazione e quando se ne avranno i risultati
    sembra tanto la conferma della sua vitalità quanto un'intenzione singolare di porvi un freno.

    2. l'esposizione Arxiu Bolaño: 1977-2003 enfatizza precisamente gli inediti:
    “Diario de bar”, “Lento palacio de invierno”, “Las alamedas luminosas”, “La Universidad Desconocida”, “Las rodillas de un autor de sf atrás” (todos de 1979), “El náufrago” y “Ellos supieron perder” (del periodo 1979-1982), “La Virgen de Barcelona” (1980), “El espectro de Rudolf Amand Philippi” (1982), “Adiós, Shane” y “d.f., La Paloma, Tobruk” (1983), “Diorama” (1983-1984), “El espíritu de la ciencia ficción” (1984), “El maquinista” (1986), “Última entrevista en Bocacero” (1995-1996), “Sepulcros de vaqueros” (1996), “Todo lo que la gente cuenta de Ulises Lima” (1996-1997), “Noticias de Chile” (1997), “Vuelve el Man a Venezuela” (1999), “Corrida” (1999-2000), “Comedia del horror de Francia” (2001), “Dos señores de Chile” (2001).

    L'enumerazione può sembrare tediosa (e lo é), ma lo é anche la lettura degli estratti mostrati dei manoscritti originali: ad eccezione di alcuni cartelli introduttivi che glossano le opere (unicamente in catalano, il che provoca costernazione nel pubblico che non parla catalano), non c'è nulla che permette di inferire se l'osservatore si trova di fronte a un romanzo o a un racconto, e il racconto o romanzo è inconcluso, o fu completato dal suo autore e se lui lo considerasse un testo di qualità o uno scarto.
    A questo primo inconveniente che presenta la mostra se ne aggiunge uno non meno rilevante, ovvero che le fotografie esposte sono già ben conosciute dal lettore di Bolaño e solo alcune di esse (lo scrittore cileno con Mario Santiago a Città del Messico nel 1975; con Bruno Montané, A.G. Porta e Daniel Goldin a Barcellona nel marzo 1979; a Girona nel 1984; a Parigi con i suoi figli e sua moglie) permettono di entrare nell'intimità dell'autore.


     
     
     

     


    Mostra CCCB Archivio Bolaño 1977-2003

    25 maggio 2013    -    Sergio Garufi
     
     •  "Dieci motivi per cui mi piace Bolaño ”
     

    È solo letteratura, imbecilli!

    In un testo scritto per La parte di Amalfitano, che Bolaño non include nella versione definitiva di 2666, un ente che viaggia attraverso il tempo per riscattare opere perdute menziona un romanzo scritto da Boris Ansky nel 1938 che tratta di uno scrittore X, autore di un libro in cui si equipara la vita al male. Dopo aver pubblicato il libro, l’autore scompare misteriosamente e i suoi lettori, che all’inizio son pochi, fondano una religione che nel giro di un secolo domina la Terra, procedendo allo sterminio di tutti gli esseri viventi. A quel punto lo scrittore X riappare. Era stato sequestrato dagli extraterrestri ed è rimasto uguale a cent’anni fa, quando sparì. Miracolo. Vede quello che han combinato i suoi seguaci e inorridisce. Gli chiede perché lo han fatto. Questi rispondono che seguivano fedelmente le sue istruzioni. X gli dice che è solo letteratura, solo letteratura, imbecilli. I suoi seguaci lo ammazzano.

    Lo scorso weekend sono andato a Barcellona a trovare mio fratello minore, e sabato ne ho approfittato per vedermi la mostra su Bolaño al Centro di Cultura Contemporanea (CCCB). Erano esposti parecchi suoi taccuini e foto, e alla fine mi sono accattato il catalogo che costava 15 euro. Mio fratello me lo voleva regalare, ma l’avevo già pagato e così l’ho visto comprarsi un taccuino moleskine che gli è costato 15,50 euro. Dopo aver ritirato lo scontrino alla cassa me l’ha dato come un regalo. Io credevo l’avesse preso per sé, e ho protestato che non ne avevo bisogno, ma lui non ha sentito ragioni e ho dovuto accettare, anche sapendo che lui non li usa. Più ci pensavo e più mi spiaceva che avesse speso quei soldi per un semplice taccuino con le pagine bianche, che blandisce gli amanti del no logo con un oggetto che più logo non c’è, perché il suo inconfondibile logo è il non aver logo. A maggior ragione dopo aver visitato quella splendida mostra, che esponeva tutti i taccuini improvvisati del genio cileno, quadernetti rimediati a caso, ognuno con scritte o disegnini stampati diversi, perché l’importante è ciò che ci scrivi tu, ciò che ci scrivi su; e insomma mi son ripromesso di non comprare mai più un moleskine.

    La seconda cosa che mi piace di Bolaño è la sua scrittura sgangherata, che se ne frega delle ripetizioni e che pare sgorgare così come viene, da un cervello in ebollizione perenne. Ci credo che scrisse un romanzo in tre settimane. A volte mi capita di leggere delle recensioni in cui si loda un romanzo per il suo stile “sorvegliato”, e mi fa l’effetto di qualcuno che involontariamente ti rivolge un complimento insultandoti, senza accorgersi di aver sottolineato un difetto e non un pregio. Come si fa a considerare un pregio una scrittura “sorvegliata”? Quando leggo voglio verità di vita, non m’interessa chi sta attento a cosa dire e come dirlo, quello lasciamolo fare agli ambasciatori e ai politici. E se proprio devi levigar e smussare, almeno fallo in modo che non me ne accorga, come raccomandava La Capria parlando dello stile dell’anatra, che sull’acqua si muove come fosse immobile, col busto eretto e fermo, ma sotto la superficie, dove non si vede, si agitano vorticosamente le sue pinnette.


     
     
     

     

     
    25 maggio 2013    -    Lella Costa
     
    Lella costa legge un brano di 2666 - la parte dei delitti
     

     

     

     

     
    ***

     

     
     
     
     
     

     


    Messico, Il viaggio impossibile, D.Gras Miravet, foto Siqui Sanchez

    19 maggio 2013    -    Vincenzo Bonicelli Della Vite
     
     •  "Bolaño: vite replicate”
      saggio su Bolaño pubblicato dalla rivista Sagarana

    Bolaño: le vite replicate

    “Pochi mesi dopo il suo arrivo al villaggio morì il padre, come se avesse aspettato solo lui per lanciarsi a testa bassa all’altro mondo. (….) Anski sgattaiolò al cimitero e rimase a lungo accanto alla tomba, pensando a cose vaghe. Di giorno dormiva in soffitta, coperto fino alla testa, nel buio totale (…. ) Si domanda cosa resterà quando l’universo sarà morto e il tempo e lo spazio saranno morti con lui. Zero, nulla. Questa idea, però, lo fa ridere. Dietro ogni risposta si nasconde una domanda, ricorda Anski che dicono i contadini di Kostekino. Dietro ogni risposta inappellabile si nasconde una domanda ancor più complessa. La complessità, tuttavia, lo fa ridere, e a volte sua madre lo sente ridere in soffitta come quando aveva dieci anni. Anski pensa a universi paralleli. In quei giorni Hitler invade la Polonia e inizia la seconda guerra mondiale. Caduta di Varsavia, caduta di Parigi, attacco all’Unione Sovietica. Solo nel disordine siamo concepibili.”
    [ R. Bolaño, 2666- La parte di Arcimboldi- Adelphi 2007-pag. 483]

    Queste parole di 2666, opera sterminata di Roberto Bolaño, trascendono Anski, sono il motore di 2666 e della sua narrativa. Un caos primordiale segna l’uomo e il suo destino e l’autore sposta continuamente i confini alla parola narrativa, ne allarga spazi logici e cronologici dandole nuove prospettive. Con il caos che si sposta, gli scenari dentro 2666 mutano eppure rimangono continui. Dice Bolaño che solo nel disordine siamo concepibili: contenuto e forma del suo narrare, specificità letteraria.

    Nella sua varietà, insensata prima e consistente poi, la realtà trova nelle parole una sintesi continua, interminabile, soggetta all’instabilità. I personaggi, espressioni viventi del disordine, sono percorsi da un delirio lucido e consapevole. Ci portano lontano, verso territori della mente che sappiamo essere dentro di noi, seppure inventati da Bolaño. Anche noi dentro universi paralleli, come Anski ridiamo in soffitta.

    Complessa e semplice, Santa Teresa è una presenza senza veri confini: luogo privilegiato di 2666, s’estende in spazi reali e immaginari della parola dentro a un sistema di vasi comunicanti, da 2666 a I Dispiaceri del vero poliziotto, opera riassuntiva della volontà dello scrittore. Non solo zona geografica, si spiega come luogo mentale del tempo in cui non vi sono più limiti alla libertà e alla sua durata. Tempo dell’essere.

    “I suoi passi lo portarono in centro … e poi s’infilò in un quartiere che, malgrado fosse a due isolati dal centro, riuniva in sé – e mostrava – ogni stigma, ogni segno di povertà, squallore e pericolo. La zona rossa. Quel nome divertiva Amalfitano con un misto di amara tenerezza; anche lui, nel corso della sua vita, aveva conosciuto zone rosse. I quartieri operai, i ‘cordoni industriali’, prima, i luoghi liberati dalla guerriglia, dopo.”
    [I dispiaceri del vero poliziotto- Adelphi 2011, pag.104]


     
    [continua la lettura ]
     
     
    18 maggio 2013    -    Javier Cercas
     
     •  "Buttate questo articolo e leggete Bolaño”
     


    Archivio Bolaño 1973-2003, CCCB Barcellona

    Javer Cercas e' stato un grande amico di Bolaño oltre che estimatore della sua opera. Nel suo romanzo "I soldati di Salaminac" e' un personaggio che interpreta il ruolo dello scrittore Roberto Bolaño amico dell'io narrante (che a sua volta interpreta il ruolo dello scrittore javier Cercas
    intervistato da La tercera (28 aprile 2013) Javier Cercas dichiara

    La storia di Bolaño è strana. Da una parte, è molto bella e, dall'altra, è brutta. E' bella perchè Bolaño è stato riconosciuto come un grande scrittore, qual è. La cosa brutta è che è stato riconosciuto quando già era morto! mi sarebbe piaciuto che avesse goduto in vita della sua gloria postuma. Ma in fondo fa lo stesso, la ricompensa di uno scrittore è scrivere grandi libri e lui scrisse grandi libri.
     
    Ora lo idolatrano, lo imitano in continuazione e si inventano queste leggende che era eroinomane e che era rivoluzionario. E ho paura che possa succedere come con Cortázar, che fu idolatrato fino all'estremo e dopo, quelli che lo avevano idolatrato, ora dicono che Cortázar fosse un cattivo scrittore. In realtà lo dicono per distanziarsi da quando si professavano 'cortazariani'. Allo stesso modo i ‘bolañitos’, quando smetteranno di esere ‘bolañitos’, diranno che Bolaño è brutto, mentre Bolaño è buono. Spero che non succeda. Ma se succederà io lo difenderò sempre come l'ho difeso. Io sono un bolañista.
    [ intervista a La tercera 28 aprile 2013]

    Un fantasma aleggia nel mondo letterario. Questo fantasma è una domanda: a cosa è dovuto il successo postumo di Roberto Bolaño negli Stati Uniti (e ovunque). Le risposte a questa fantomatica domanda sono davvero molto varie. Ho letto che il successo statunitense di Bolaño è dovuto alla sua morte prematura e al fatto che intorno a lui è stata costruita una leggenda maledetta e in parte falsa di perseguitato politico, emarginato letterario ed eroinomane. Ho letto che il successo statunitense di Bolaño è dovuto al fatto che in un certo senso Bolaño era uno scrittore statunitense, con modelli letterari statunitensi e una prosa che funziona meglio in inglese che in spagnolo. Ho letto che il successo statunitense di Bolaño è dovuto al fatto che un grande editore statunitense ha saputo sfruttare tutte queste cose per far diventare Bolaño un grande successo statunitense. Ho letto molte altre risposte, ma tutte mi suscitano la sgradevole sensazione che siano state concepite non solo per sminuire il valore del successo di Bolaño, che in fin dei conti non avrebbe alcuna importanza, ma per sminuire il valore dell’opera di Bolaño, il che invece di importanza ne ha.

    Confesso di non riuscire a capirle. Molti scrittori sono morti prematuramente, avvolti da una leggenda più o meno maledetta,ma non hanno mai ottenuto il successo di Bolaño, né probabilmente lo otterranno mai. Molti scrittori sono in un certo senso scrittori statunitensi perché hanno modelli letterari statunitensi, ma non hanno mai ottenuto il successo di Bolaño, né probabilmente lo otterranno mai (il fatto che Bolaño funzioni meglio in inglese che in spagnolo devono spiegarmelo meglio, perché detto così fa davvero un po’ ridere).

    [continua la lettura ]
     

     
    18 maggio 2013    -    Salone internazionale del libro 2013


    Serata Bolaño
     

     


     


    Nocturno Bolaño

     
     

     
    12 maggio 2013    -   
                   & Ignacio Echevarria

     
     •  "l'Archivio Bolaño ”
     
    Il critico spagnolo, amico e curatore dei primi libri postumi di Bolaño dopo la sua morte, denuncia la gestione un pò mercantile dell'eredità dello scrittore cileno da parte della vedova Carolina Lopez

     

    Tre settimane fa, questo supplemento ha pubblicato un reportage di Macarena Garcia scritto in occasione dell'inaugurazione a Barcelllona della mostra intitolata "Archivo Bolaño 1977-2003", che esibisce un'ampia mostra degli abbondantissimi manocritti lasciati da Roberto Bolaño dopo la sua morte. Il reportage assume la prospettiva della vedova di Roberto Bolaño, Carolina Lopez, promotrice dell'esposizione. Secondo le parole di Lopez, la mostra vuole rivendicare, di fronte al mito dello scrittore selvaggio, del giovane infrarealista, un autore ossessivo e programmatico, che resistette più di venti anni senza essere conosciuto da nessuno, e che durante questo tempo disegnò un'opera monumentale, la cui parte visibile (i romanzi, racconti e poesie pubblicate) è sostenuta da migliaia di bozze, di tentativi, di pezzi montati e smontati senza fine, relegati molte volte nei cassetti

    Carolina López parla almeno di quattro romanzi e più di venti racconti inediti, oltre a centinaia di poesie; ma subito dopo si affretta a dire che per il momento nulla di ciò vedrà la luce, avendo il proposito di analizzare bene tutti i materiali e decidere di conseguenza cosa abbia senso pubblicare, e come. Un proposito molto plausibile, con cui Lopez sembra risolta a dissipare i sospetti di ingordigia che le sono caduti addosso, e a replicare alle reticenze con cui sono stati accolti gli ultimi libri postumi di Bolaño, Il terzo reich e I dispiaceri del vero poliziotto, presentati con calcolate ambiguità che mirano a evitare la domanda del perchè Bolaño rinunciò a publicare quei libri in vita. La risposta a questa domanda deve ricavarsi da una dichiarazione che lui stesso rese a questo periodico nel 2003.

    La struttura della mia narrativa è tracciata da più di venti anni, e li non entra niente che non abbia la parola d'ordine.
    [ Roberto Bolaño ]


     
    [continua la lettura ]
     


     
     

     
     

    Illustrazione di David Pinter
    6 maggio 2013    -    Giulia cavaliere
     
     •  "La musica preferita di Roberto Bolaño ”
     

    In occasione di quello che sarebbe stato il suo 60esimo compleanno, l’Archivio Bolaño ricostruisce una playlist delle canzoni menzionate nei quaderni, diari, taccuini dello scrittore cileno.

    Lettori di più generazioni immobilizzati dalla commozione nell’abbraccio violentissimo della letteratura di Roberto Bolaño, tutti seduti contemporaneamente, come nella magia di una lunga notte Infrarealista, nell’Impala pronta a partire con I Detective Selvaggi: Ulises Lima e Arturo Belano davanti, e noi, tanti piccoli Juan Garcìa Madero, sul sedile posteriore.

    Mentre attraversiamo con loro l’America Latina e vediamo concentrarsi tutta la tristezza del mondo nel lunotto rettangolare dell’auto, ci risulta comunque impossibile smettere di pensare a quale cassettina si potrebbe inserire nella vecchia autoradio. Funzionerà? Ci sarà musica sufficiente per tutto questo lunghissimo viaggio? In apparenza no, perché Roberto Bolaño ha davvero raramente dotato le sue storie, i suoi intrecci ingegneristicamente e dettagliatamente costruiti, di una colonna sonora. Una volta abbiamo percepito chiaramente che stava succedendo qualcosa di incredibile quando, leggendo il racconto Joanna Silvestri (in Chiamate telefoniche, Adelphi 2012) abbiamo scorto una pornostar salire su una Porsche al tramonto e attraversare le strade di Los Angeles mentre il cielo, che diventava lentamente buio, le faceva rimbalzare nella mente il ricordo di una canzone di Nicola Di Bari.

    Straordinario: non soltanto, finalmente, si palesava un riferimento musicale ma il nome menzionato era italiano e toccava, che ci piacesse o meno, la valvola mitrale dello struggimento pop. Per molto tempo, poi, ci siamo accontentati di pochissimo, abbiamo letto in qualche intervista (L’ultima conversazione, Edizioni Sur 2012) che a Roberto piacevano molto i Pogues, i Suicide, Bob Dylan, e che tra John Lennon ed Elvis Presley la sua scelta ricadeva netta sul Re: “lvis forever. Elvis con un cappello da sceriffo che guida una Mustang e si impasticca, e con la sua voce d’oro.


     
    [continua la lettura ]
     
    Le prime 8 canzoni della playlist

     
     
    5 maggio 2013    -    Antonio Coiro
     
     •  "Su Chiamate Telefoniche”
     
    Antonio Coiro recensisce la prima raccolta di racconti Bolaño:
    Chiamate telefoniche
    Traduzione di Barbara Bertoni
    Piccola Biblioteca Adelphi
    2012, pp. 272
    isbn: 9788845926839

     
    [Oggi Roberto Bolaño compirebbe sessant'anni (Roberto Bolaño, Santiago del Cile, 28 aprile 1953 - Barcellona, 15 luglio 2003)].

    1. Chiamate telefoniche è la prima raccolta di racconti di Roberto Bolaño. Uscita in Spagna nel 1997 e in Italia nel 2000 per Sellerio (nella traduzione di Maria Nicola), è stata recentemente riproposta da Adelphi, nella traduzione di Barbara Bertoni.

    Bolaño, si sa, è scrittore da lunghe distanze. I suoi due romanzi migliori – I detective selvaggi e 2666 – sono vere «opere mondo»: scritture massimaliste, ipertrofiche, enciclopediche. Esiste però un profondo legame tra questa raccolta di racconti e i romanzi: Chiamate telefoniche può essere considerato come la planimetria dell’intera opera di Bolaño. Innanzitutto per motivazioni di ordine tematico: la vita letteraria di scrittori marginali e «orfani», il sesso e le relazioni sentimentali, la violenza sono continenti attorno ai quali gira tutta la produzione del cileno; tutti temi perfettamente condensati in questi quattordici racconti. Ad un secondo livello, in Chiamate telefoniche, si concentrano tutte le ossessioni filosofiche della sua scrittura: il caso e il suo continuo modellare le vite, l’opera e la natura del tempo, l’osceno legame tra l’arte e l’orrore, il fondo inevitabilmente enigmatico della realtà, il senso del male. Ad un terzo e ultimo livello poi, la contiguità profonda tra i romanzi e i racconti è strutturale. “Vita di Anne Moore”, l’ultimo racconto di Chiamate telefoniche, è, nel suo riflesso, un romanzo-fiume di circa seicento pagine. Questa dichiarazione di Bolaño dimostra quanto vischiosa sia nella sua scrittura la zona che separa la narrativa breve da quella dei grandi romanzi. I racconti di Chiamate telefoniche sono resoconti di vite intere, biografie condensate nel breve spazio di dieci pagine. Riprendendo alcuni spunti già presenti in La letteratura nazista in America, vengono anticipate qui alcune soluzioni che troveranno piena realizzazione nei racconti di vita dei Detective e nell’ultima parte di 2666, La parte di Arcimboldi.

    Nella prima sezione – fatta eccezione per il racconto “Chiamate telefoniche” – i protagonisti sono tutti letterati: scrittori falliti, eccentrici, minori. L’«indifeso e coraggioso» Enrique Martìn e la sua misteriosa fuga, fino al suicidio finale. “Sensini”, in cui un giovane autore e il vecchio Sensini partecipano a diversi concorsi letterari presentando sempre lo stesso racconto, cambiandogli solo il titolo, in un gesto di irrisione e impertinenza tipicamente bolañano. Fragile e precario è pure il peso letterario del narratore Henri Simon Leprince del racconto omonimo: «scrittore fallito» che stoicamente vive uno stato di marginalità e rifiuto, alle basi infime della piramide letteraria; solo in età adulta riconoscerà la sua «condizione di cattivo scrittore» e realizzerà che i bravi scrittori hanno bisogno di quelli cattivi se non altro come lettori o come scudieri. Il caso più esemplare è però quello del breve “Un’avventura letteraria”, in cui un irrilevante e astioso autore di nome B vive un rapporto di attrazione-repulsione verso la figura di A: scrittore affermato che pontifica su tutto l’esistente, umano e divino, con pedanteria accademica, con l’atteggiamento di chi si è servito della letteratura per conquistare una posizione sociale.


     
    [continua la lettura ]
     
     


    Note di Bolaño su Anversa - la poesia di Cesarea Tinajero.

    28 aprile 2013    -    Francesco Ditaranto
     
     •  "L'immagine e il raffigurato. Una lettura de I detective selvaggi di Roberto Bolaño”
     
    Pubblichiamo la prima parte di un saggio di Francesco Ditaranto dedicato a I detective selvaggi di Roberto Bolaño. a breve la seconda parte

    1.1 Elementi e configurazioni

    Io penso che se c'è stato qualcuno al mondo che sapeva come strutturare un libro, dal punto di vista teorico, quello era Cortázar […]. La teoria che oppone il Cortázar autore di racconti al Cortázar romanziere è una teoria idiota. Lui sapeva sempre perfettamente che struttura dare a qualsiasi testo. In questo senso, e per riallacciarci a Borges, che per me è il più grande scrittore in lingua spagnola dai tempi di Quevedo, c'è un suo racconto che si intitola ‹‹L'Aleph›› e, come tutti i racconti di Borges, è costruito in maniera esemplare. Vale a dire che racconta una storia, o due storie, ma in qualche modo racconta anche come si costruisce una storia, e in fondo qualsiasi storia.
    [R. Bolaño, Io non ho mai avuto paura della morte, (Intervista di R. Schenardi , 2003), in L'ultima conversazione, Roma, SUR, 2012, p. 93; ed. or. The Last Interview and Other Conversations, New York, Melville House, 2011.]

    Questo passo è tratto da un'intervista rilasciata a Raul Schenardi nel maggio 2003 presso il Salone del libro di Torino. Bolaño sta parlando di Cortázar e della sua capacità di strutturare qualsiasi testo. Quindi sta parlando di Borges. Ma soprattutto Bolaño sta parlando di romanzi e di storie o, il che è lo stesso, di romanzi, che non sono altro che un susseguirsi di storie.[1]

    In questo senso I detective selvaggi non è altro che un susseguirsi di storie. Vite singole, percorsi, tempi, spazi, squilibri, desideri strutturano la sintassi minima del romanzo, definiscono cioè gli elementi base di una narrazione che può essere pensata come flusso di storie che si intrecciano, si scontrano, si ignorano, restano in sospeso, finiscono.


     
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    23 aprile 2013    -    intervista a Juan Insua
     
     •  "intervita sulla mostra di Barcellona”
     
    Bolaño narra y poetizza come pochi i sogni infranti di tutta una generazione
    Dal 5 di marzo e fino al 30 di giugno di quest'anno, nel Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona (CCCB) avrà luogo una mostra che indaga gli archivi personali dello scrittore (l'Archivio degli Eredi di Roberto Bolaño) esponendo una “cronología creativa” della sua opera. Juan Insua, direttore del CCCB_LAB, e Valérie Miles, fondatrice della rivista GRANTA (versione spagnola), sono stati incaricati di costruire il puzzle.

    Nel CCCB sei stato responsabile del ciclo di esposizioni "Le città e i loro scrittori", e nell'esposizione “Archivo Bolaño: 1977-2003” uno dei percori è giustamente geografico, le tre città dove visse. Cosa puoi anticipare della relazione dell'autore con Barcellona, Gerona e Blanes ?

    Il legame con le tre città è presente nell'opera poetica e narrativa di Roberto Bolaño, però l'obiettivo dell'esposizione non è necesariamente approfondire questo aspetto. Si tratta di una prima esplorazione del suo Archivio personale, che ha permesso stabilire una cronologia creativa e che complementa la data di pubblicazione dei suoi libri. E' anche un'indagine sul suo apprendistato como scrittore, le sue letture, il suo modo di confrontarsi con il canone e la sua cucina letteraria.

    Come è stato il lavoro di compilazione del materiale ?

    Questa esposizione è stata possibile grazie alla generosità di Carolina López che ci ha permesso di accedere al cumulo di libretti, quaderni, manicritti, libri, fotografie e oggetti che Bolaño andò conservando durante la sua vita. Il lavoro di riordino e classificazione dell'Archivio lo sta realizzando la stessa Carolina dal 2005, quindi esisteva già una base importante che ha facilitato la documentazione. Il lavoro di selezione del materiale siè realizzato seguendo un percorso espositivo basato su tre concetti principali: La Universidad Desconocida (Barcellona, 1977-1980), Dentro il Caleidoscopio (Gerona, 1981-1985) e Il visitatore del Futuro (Blanes, 1985-2003). Ciò ha permesso di scoprire la produttività di Bolaño nei periodi di Barcellona e gerona, con diversi testi inediti come i romanzi Diorama e Lo spirito della fantascienza o racconti come Adios, Shane o linguaggi tipici del genere esposizione, come il disegno dello spazio, il trattamento audiovisuale, la luce e il suono. L'intenzione è creare un'esperienza estetica che non silimiti alla presentazione ortodossa o convenzionale dei documenti.


     
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    21 aprile 2013    -    Riccardo Iori
     
     •  "Roberto Bolaño. Il trionfo non fa per me ”
     
    Riccardo Iori presenta su repubblica la mostra di Barcellona Archivio Bolaño:1977-2003

    Nella cucina letteraria di Roberto Bolaño viveva un guerriero. Un guerriero che alcune voci (voci senza corpo, né ombra) chiamano scrittore, spiegava lui stesso in un articolo del 2001. Una mostra allestita dal Centro di cultura contemporanea di Barcellona ("Archivio Bolaño 1977-2003", fino al 30 giugno) svela ora una parte di quella grande cucina in cui sono stati sfornati capolavori della letteratura contemporanea come I detective selvaggi (1997) e 2666, monumentale opera postuma. Gli ingredienti: storie, ossessioni, vita quotidiana, ritagli di giornale, fotografie.E gli strumenti: taccuini e quaderni invasi da una calligrafia cristallina e torrenziale, la macchina da scrivere con i tasti consumati, il rudimentale computer, senza dimenticare i suoi inseparabili occhiali da vista.

    Bolaño, cileno di nascita, visse la sua adolescenza in Messico, dove abbandonò la scuola a quindici anni per dedicarsi alla sua vocazione di scrittore. Dopo aver girovagato il Sudamerica - tornò anche nel suo Cile alla vigilia del golpe del 1973 e passò otto giorni nelle carceri di Pinochet- si stabilì in Spagna che aveva ventiquattro anni: Barcellona, Girona, Blanes, dove diventerà padre. E il decennale della sua morte, che lo sorprese a cinquant'anni mentre aspettava un trapianto di fegato che non arrivò in tempo, è il momento scelto dalla vedova, Carolina López, per aprire una parte del suo archivio (quattro romanzi, ventisette racconti e centinaia di poesie, la sua prima passione, sono ancora inediti) e far emergere così le sue due uniche grandi ossessioni: leggere e scrivere, fino allo sfinimento.


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    13 aprile 2013    -    Alicia sherson
     
     •  "Il futuro canaglia”
    Questo film può essere visto come una nuova puntata nella saga di Maciste, dove la ragazza inerme alla fine sarà, come sempre, salvata. Questa volta però la ragazza dovrà trovare la via della salvezza da sola, dovrà abbandonare il suo eroe, scomparire e prepararsi per una nuova avventura. È anche un film sull’Europa moderna, caotica e apocalittica, vista dagli occhi di una famiglia di immigranti che al momento del bisogno non hanno nessuno su cui contare”
    Alicia Sherson, regista cilena del film
     
    “Il film è nato da una proposta fattami dal produttore cileno Bruno Bettati che cercava di fare il film in Cile, ma ci siamo messi subito al lavoro per realizzare il film a Roma,luogo naturale del racconto di Bolaño
    Siamo particolarmente orgogliosi di aver partecipato al Sundance. Il futuroè un’importante coproduzione internazionale e sarà prossimamente nelle sale italiane distribuito dalla Movimento Film. Il film ha avuto in fase di sviluppo il supporto del programma MEDIA della Comunità Europea, ed è realizzata con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali, Direzione Generale Cinema, della Regione Lazio e della Roma Lazio Film Commission.
    Mario Mazzarotto, produttore del film
     
    Il futuro, è tratto dal romanzo di Roberto Bolaño “Il Futuro - Un romanzetto lumpen” (prossimamente edito da Adelphi Editore) ed è il primo e unico film tratto da un suo romanzo. Scritto dal grande autore cileno (in molti paesi si parla di bolano-mania) durante un soggiorno a Roma, è ambientato nella capitale italiana. E’ la storia di due fratelli adolescenti (Martelli e Ciardo) che, rimasti orfani improvvisamente, si addentrano progressivamente in una vista tra crimine e prostituzione spinti da due piccoli delinquenti (Vaporidis e Alessandro Giallocosta) che si fingono loro amici La speranza arriva personificata in Maciste ex stella del cinema (Rutger Hauer), vecchio, cieco e affascinante. Un uomo tutto muscoli e dal cuore grande che sarà in grado di far sentire Bianca al sicuro e farle vedere quella luce di cui la ragazza ha bisogno per affrontare il futuro.
    Uscirà in Italia, il 6 giugno, Il futuro, film di Alicia Sherson , tratto dal romanzo di Bolaño, Un romanzetto canaglia, ambientato a Roma. Tra i protagonisti Rutger Hauer di cui si può leggere un'intervista
    Ecco il trailer del film:

     

     
     

    Altri testi attinenti il film Il Futuro presenti nell'Archivio:
    • Alicia Sherson: Intervista di Cecilia Boullosa, febbraio 2012
    • Rutger hauer: Intervista di Rodrigo González M, dicembre 2011
    • Il Futuro: trailer del film
    • Un romanzetto canaglia: recensioni

     
    1 aprile 2013    -    Javier Cercas
     
     •  Va, va, però non si sa molto bene dove
    articolo pubblicato su repubblica il 31/3/2013
    traduzione Riccardo Iori
     


    Reportaje fotográfico fatto per la pubblicazione del primo romanzo di Roberto Bolaño Consigli di un discepolo di Morrison a un fanático di Joyce, scritta con Antoni García Porta. Girona, 1984 © Fondo Joan Comalat / INSPAI – Centro de la Imagen, Diputación de Gerona

    Va, va, però non si sa molto bene dove

    L’episodio avvenne intorno al 1981 o 1982, all’entrata del Bistrot, un bar del centro storico di Girona. Io camminavo verso l’università con il mio compagno di studi Javier Coromina quando lui si fermò a salutare un tipo più grande di noi, con l’aria dell’hippy che ti vende cianfrusaglie e l’accento latinoamericano. Si misero a parlare. A un certo punto Coromina chiese al tipo come andasse il romanzo che stava scrivendo. Il tipo fece una smorfia scettica e rispose: Va, va, però non si sa molto bene dove. Non successe nient’altro, e la frase mi rimase impressa, forse perché, sebbene segretamente io volessi già fare lo scrittore, con i miei diciannove anni non avevo ancora avuto il coraggio di riconoscerlo, e mi impressionò la naturalezza con cui quel tipo — il primo scrittore reale o fasullo con il quale mi incrociavo nella mia vita — parlava del suo progetto di romanzo.

    Naturalmente ero sicuro che non avrei mai più sentito parlare di lui, che il tipo non sarebbe mai diventato un vero scrittore o che al massimo avrebbe ingrossato le fila dei tanti scrittori latinoamericani della sua generazione, che si sarebbe buttato via per lo sradicamento dalla sua terra, la vita da bohémien e la povertà. Eppure sette o otto anni più tardi, quando scrivevo negli Stati Uniti il mio secondo romanzo, ci misi un dialogo nel quale un personaggio domanda a un altro come va la sua tesi di dottorato e l’altro risponde: “Va, va, però non si sa molto bene dove”.

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    1 aprile 2013    -    Francesca Lazzarato
     
     •  Quel che resta della vita selvaggia
    articolo dedicato alla mostra di Barcellona "Archivio Bolaño. 1977-2003” (dal 5 marzo al 30 giugno) e pubblicato da Il manifesto il 20 marzo 2013 e da SUR27 marzo 2013
     


    Una sezione della mostra di Barcellona, Archivio Bolaño. 1977-2003

    Il 5 marzo è stata inaugurata a Barcellona, la mostra Archivio Bolaño. 1977-2003. Francesca lazzarato ne parla in questo articolo:

    Non sono molti, tra le migliaia di turisti che ogni giorno invadono il centro di Barcellona, quelli che visitano il Centro di Cultura Contemporanea, nel cuore di un quartiere turbolento e multiculturale come il Raval. Eppure l’enorme edificio settecentesco, cresciuto intorno a vasti cortili, meriterebbe di essere visto, e non solo per l’audace restauro che ha innestato una facciata di vetro nero su un lato dell’antico Pati de le Done, ma anche perché il CCCB ospita ogni anno una nutrita serie di attività e manifestazioni di notevole interesse.

    Tra le tante iniziative in corso ce n’è soprattutto una che dovrebbe conquistarsi l’attenzione di un pubblico internazionale, ovvero dell’ampia comunità di lettori che in tutto il mondo si accostano con crescente passione all’opera di Roberto Bolaño, nato nel 1953 a Santiago de Chile, scomparso nel 2003 e ormai riconosciuto come uno dei massimi autori latinoamericani contemporanei: la mostra Archivio Bolaño. 1977-2003, dedicata ai venticinque anni trascorsi dallo scrittore in Catalogna, dove un lungo e solitario apprendistato gli ha consentito di approdare a una piena maturità di scrittura. Dal cinque marzo al trenta giugno (poi l’esposizione si trasferirà a New York) è possibile affrontare un percorso affascinante attraverso la straordinaria quantità di carte accumulate da un grafomane che conservava tutto, dai ritagli di giornale ai pochi versi scritti sul tovagliolino di un bar. Allo stesso tempo, e per fortuna, la mostra esplora da vicino la vita quotidiana di Bolaño, contribuendo a sfatare l’assurda leggenda che gli si è addensata intorno a opera dei suoi editori e critici americani – ne parla la studiosa americana Sarah Pollack in un saggio intitolato “Latin America Translated (Again): Roberto Bolaño’s The Savage Detectives in the United States”, pubblicato nel 2009 sulla rivista «Comparative Literature» – e che lo vorrebbe di volta in volta esule politico, tossicodipendente o disperato bohémien.

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    Il video di presentazione della mostra:
     
     
    azulines