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ultimi aggiornamenti dell'Archivio Bolaño

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31 gennaio 2013    -    Giovanna Taverna
 
 •  "Bolaño contro Cortázar e il gioco della letteratura sudamericana'”
 

"Parlare di Cortázar per me è come parlare di Babbo Natale" , così diceva Roberto Bolaño a proposito dello scrittore argentino Julio Cortázar, classe 1914, uno dei migliori scrittori di racconti di tutti i tempi (per quanto sia riduttivo parlare di Cortázar solo come autore di racconti). La letteratura ha questa perversa capacità di riportarci a fare i conti con l’uomo nudo: da Omero e Sofocle, attraversando i tempi con Goldoni, Shakespeare, Dostoevskij, il soggetto letterario è l’uomo, ed è per questo che non contano – o contano relativamente – tempo e spazio. Possiamo attraversare la Russia in treno o volare in aereo sulle coste nordamericane, deviare verso Lubecca o ritrovarci in una reggia, macinare chilometri in carrozza e annusare tutti i dissapori umani per farli nostri, godere delle piccole gioie ed ebbrezze e compatire, per come intendeva la parola Milan Kundera. Per tutto questo la letteratura diventa un solo grido eterno di storie che si raccontano. Sono quasi 40 gli anni che separano la nascita di Cortázar da quella di Bolaño, quasi mezzo secolo se vogliamo relativizzare il tempo per vederlo espandersi, eppure esiste una connessione o un rapporto che non è solo quello tra due scrittori di lingua spagnola originari del Sudamerica ma cosmopoliti per attitudine.
 

percorsi:
  • Intervista di Melanie Joesch
  • Intervista di D.G. Miravet
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    25 gennaio 2015    -    Consuelo Fogante
     
     • 
    "analisi del racconto Non so leggere di Roberto Bolaño ”
     
    Per la prima volta un racconto di Bolaño inedito in lingua italiana, tradotto e nalizzato da Consuelo Folgante, che si è òaureata con una tesi dedicata allo scrittore cileno e attualmente sta frequentando l'ultimo anno di laura specialistica in Lingue, culture e traduzione letteraria

     

    percorsi:
  • Mediateca
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    26 dicembre 2014
    Luca Menichetti

     
     • 
    "“Piste di un naufragio. Cartografia di Roberto Bolaño” di Chiara Bolognese”
     
    Un ottima mappa per orientarsi nell'opera di Bolaño
    C’erano molti modi per scrivere una monografia su Roberto Bolaño, quello stesso che R.Brodsky, proprio nell’introduzione a “Piste di un naufragio”, ha presentato come un autore inconfrontabile, di transizione, creatore di una funzione senza terra e come un pesce fuor d’acqua all’interno del paradosso della modernità liquida (pag. 11). La ricercatrice universitaria Chiara Bolognese, col suo libro, è probabile abbia scelto la via più intelligente: un approfondimento dell’opera di Bolaño nel suo complesso che, senza cedere ad una sbrigativa divulgazione, ha il merito di non perdersi nell’autoreferenzialità propria di certi accademici che quasi si fanno vanto della loro erudizione con linguaggio oscuro e sintassi contorta. La stessa scelta di procedere analizzando prima la poetica di Bolaño, e poi le tematiche più frequenti presenti nella sua opera, potrebbe rendere più agevole la lettura per coloro che non abbiano ancora una conoscenza approfondita dello scrittore cileno. Il saggio di Chiara Bolognese innanzitutto abbozza la biografia di Bolaño e soprattutto racconta il suo rapporto col Cile, il suo perenne sradicamento e l’influenza degli contemporanei sulla sua poetica, l’infrarealismo. Pagine che mostrano un autore tanto complesso e tanto lontano dal mondo degli intellettuali quanto votato alla letteratura: il desiderio di leggere […] è infinito, travalica la stessa morte, le nostre paure, le nostre speranze di pace (da “Il gaucho insostenibile”).
     

    percorsi:
  • i testi di Chiara Bolognese presenti in archivio
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    25 dicembre 2014    -    Guido Mazzoni
     
     • 
    "Bolaño in stile realvisceralista ”
     

    Negli ultimi due decenni pochi scrittori hanno avuto la fortuna di Roberto Bolaño, pochi hanno suscitato la stessa forma di culto postumo. Se la morte precoce ha contribuito a costruire un mito, com’è accaduto con David Foster Wallace, è indubbio che Bolaño e Wallace avrebbero ricevuto la stessa attenzione anche se non fossero morti a quarantasei o a cinquant’anni. In maniere molto diverse, entrambi sono riu­sciti a fare quello che ci si aspetta dagli scrittori che giudichiamo clas­sici: hanno dato una forma plausibile al paesaggio psichico e morale di un’epoca, e lo hanno fatto in una prospettiva che è al tempo stesso radicata in un luogo ed extraterritoriale, comprensibile in Messico, in Cile, in California o in Europa.


     

    percorsi:
  • infrarealvisceralismo
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    21 dicembre 2014    -    Ilide Carmignani
     
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    "Intervista di Giulia Mozzati”
     
    nella traduzione di romanzi-mondo ti serve non solo quello che hai tradotto o letto, ma tutto quello che hai conosciuto in vita tua
    Bolaño tratta moltissimi temi - l’arte, la memoria, il coraggio, la dignità, la follia - ma tutto, secondo me, tende a ruotare intorno a due nuclei fondamentali che si intrecciano strettamente: il Male e il Caso, due nuclei che si ripercuotono anche sullo stile.....
    Per Bolaño la vita è caos, ecco forse perché sul piano del plot non ci offre mai un libro lineare, con un inizio, uno sviluppo della trama e un finale, ma un andamento rizomatico con mille storie che si intrecciano e che iniziano in medias res o hanno lacune intermedie o finali aperti, e che solo a volte trovano completezza in altre opere. Se tutto è caso, un romanzo che rispecchia la vita è destinato all'incompiutezza. Così, anche sul piano dello stile, Bolaño tende a raccontare, non a spiegare. In 2666, il libro più maturo, dove il tema del male sembra investigato appieno, colpisce l’abbondanza di nessi temporali a scapito di quelli causali, consecutivi e finali.
    Lo stesso accade con la ripetizione, che si ritrova sia sul piano narrativo sia sul piano stilistico. Sul piano narrativo si declina come variante (storie che si ripetono in più libri o che vengono “rifratte”, per esempio le testimonianze centrali dei Detective) e come catalogo (gli elenchi di poeti dimenticati, di generali della Seconda Guerra Mondiale, di fobie).
    Sul piano stilistico, invece, la ripetizione è così insistita che arriva a svolgere una funzione quasi di rima, di richiamo per non perdersi in un fraseggio ora paratattico ora ricco di subordinate ma sempre fluidissimo, come liquefatto dalla punteggiatura che si sottrae alla sua funzione scolastica di scansione logica e segna solo gli incisi, rendendoli più pregnanti. Anche le virgolette scompaiono spesso dai dialoghi, scanditi semplicemente dalla ripetizione del “disse, disse, disse”. È molto interessante vedere così da vicino come si rispecchiano macrocosmo e microcosmo di uno scrittore.
     

    percorsi:
  • i testi di Ilide Carmignani, presenti in archivio.
  • Una bellezza terribile, articolo di Carlos Franz
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    4 maggio 2013    -    Matteo Bugliaro Goggia
     •  "Lutto nel mondo della letteratura. E’ scomparso a 66 anni l’autore della più celebre «distopia» romanzesca ”
     
       -    Roberto Bioy Fälsher
     •  "Utopie e processi degenerativi”  
     
    Dopo la recente scomparsa dello scrittore distopico statunitense Harry Sibelius, morto nella città natale di Richmond all'età di 66 anni, la critica ha iniziato un lavoro di studio e di sitemazione critica della sua opera. L'interesse per lo scrittore è vivo anche in Italia, benchè non sia stato tradotto ancora. L'articolo di M.B.Goggia illustra i contenuti del romanzo Il vero figlio di Giobbe, pubblicato nel 1996.
    Pubblichiamo infine il lavoro di esegesi del filologo Roberto Bioy Fälsher, sul romanzo Mappe del 3000, pubblicato anonimo e da alcuni critici attribuito ad Harry Sibelius. Di diversa opinione era al riguardo Roberto Bolaño, che non fa menzione di questo libro nella sua antologia La letteratura nazista in America

     

    Richmond - Stanno scomparendo uno ad uno. Terminano la loro esistenza terrena per entrare nella «Storia della Letteratura». Sono i mitici autori immortalati da Roberto Bolaño in La letteratura nazista in America edito in Italia da Adelphi nel 2013, dopo una prima edizione per i tipi di Sellerio del '98. Ma Bolaño curò questa antologia più di vent'anni fa, nel 1993 e da allora ne sono scomparsi parecchi di questi autori votati a narrazioni romanzesche e a una saggistica filosofica colloccabili nell'ambito di una visione generale politicamente schierata a «destra».
    Grandi o piccoli epigoni di Nietzsche, Heidegger, Spengler e Evola; adepti di Drieu La Rochelle, Jünger, Ezra Pound e Céline. Recentemente è suonata la campana per Harry Sibelius, nato a Richmond nel 1948 e morto qualche giorno fa nella stessa cittadina della Virginia, celebre per aver dato i natali a Edgar Allan Poe. Sibelius è conosciuto per un solo grande romanzo che lo ha reso immortale, Il vero figlio di Giobbe, New York, 1996, pag. 1333, ancora inedito in Italia (sebbene ampi stralci siano apparsi in varie riviste e quotidiani italiani).


     

    percorsi:
  • La letteratura nazista in America
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    25 aprile 2014    -    Roberto Bolaño
     

     
     • 
    "I detective selvaggi”
     

     
    Finalmente ieri nelle librerie l'annunciata pubblicazione di Adelphi de I detective selvaggi tradotto da Ilide Carmignani, il romanzo capolavoro di Bolaño che ha sancito una volta per tutte che il vero protagonista è il lettore.
    Buon viaggio!!

     
     


    Incipit de I detective selvaggi di Roberto Bolaño


     

    percorsi:
  • I detective selvaggi
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    21 aprile 2014    -   
     
     • 
    "Omaggio a Roberto Bolaño”
     
    Una serata dedicata a all'opera di Bolaño

    Omaggio a Roberto Bolaño
    "Oltre il postmoderno, Roberto Bolaño e la grande mutazione”
    (Roma, 1 novembre 2013)
     
      interventi:
  • Ilide Carmignani
  • Nicola Lagioia
  • Fabrizio Gifuni
  • Goffredo Fofi
  • Jaime Riera Rehren
  • [su You Tube la playlist]
     
     

     

    percorsi:
  • Mediateca
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    23 marzo 2014    -    Goffredo Fofi
     
     •  "Omaggio a Roberto Bolaño”
     
    Oltre il postmoderno - Roma 1 novembre 2013
     
      Cominciamo con l'intervento di Goffredo Fofi, registrato il 1 novembre 2013, durante serata dedicata a Bolaño
    Ringraziamo le Edizioni dell'Asino per aver messo a disposizione le registrazioni
     

     
     

    percorsi:
     
     
    27 - 30 marzo 2014    -    Calibro festival, festival di letture
     


    Calibro festival di letture, 27-30 marzo 2014

     • 
    "Calibro Festival” link esterno, Città di castello
     
    la presentazione dell'incontro dedicato a Bolaño:

     

    IL DETECTIVE SELVAGGIO. Conosci Roberto Bolaño?

    Lo scrittore e poeta cileno Roberto Bolaño (1953-2003) è uno dei più lucenti fari di chi ha a cuore le sorti della letteratura. Con questa lezione-spettacolo, una produzione originale del festival, CaLibro 2014 vuole rendere omaggio a questo autore e introdurre il pubblico nel suo modo di poeti, assassini, investigatori e cani romantici. In aprile, l’editore Adelphi pubblicherà una nuova e molto attesa edizione di quello che, assieme a 2666, è uno dei suoi libri più importanti: I detective selvaggi. Sarà ospite di CaLibro 2014 l’autrice di questa nuova traduzione dell’opera, Ilide Carmignani. Ilide ci accompagnerà nel mondo di Roberto Bolaño, insieme alle letture dell’attore Luca Di Giovanni. Fabio Donalisio, poeta e critico musicale, proporrà invece una selezione dalla musica preferita dello scrittore cileno.

    Ilide Carmignani è la voce italiana, per Adelphi, di Roberto Bolaño, di cui ha tradotto i capolavori 2666, I detective selvaggi (la cui sua attesa nuova edizione uscirà pochi giorni dopo la sua partecipazione a CaLibro), Il terzo reich, Un romanzetto lumpen, Amuleto, I dispiaceri del vero poliziotto e, per le Edizioni Sur, L’ultima intervista. Ha tradotto anche le opere di autori quali Luis Sepúlveda, J. L. Borges, Octavio Paz, Pablo Neruda e molti altri. Fra i tanti riconoscimenti ottenuti, ha vinto il Premio Nazionale per la Traduzione 2013. Tiene corsi e seminari di traduzione letteraria presso università italiane e straniere. Ha pubblicato Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria (2008 e 2014).

    Luca Di Giovanni, attore, è protagonista e autore di molti spettacoli teatrali, cortometraggi e pubblicità. Ha recentemente partecipato come attore protagonista ai tre video della campagna #coglioneno del collettivo video Zero e alla trasmissione di Serena Dandini The Show Must Go Off con la serie di monologhi Ultime parole.

    Fabio Donalisio è nato in Piemonte nel 1977. Vive a Roma. Poeta, ha pubblicato Miti logiche (ExCogita, 2007) e La pratica del ritorno (in Poesia Contemporanea. XI quaderno italiano, Marcos y Marcos, 2012). Scrive di libri e musica su Blowup (di cui cura la sezione letteraria), Il Manifesto, Rolling Stone e Pulp.

    Associazione culturale Il Fondino - ilfondino(at)gmail.com


     

     
     

     
     
     
     
    6 gennaio 2014    -    Diego E. Osorno
     
     •  "Pájaro de calor nella Bahía de Kino - parte 2”
     
    Pubblichiamo la seconda parte dell'articolo di Diego Osorno

     

    Alcune di queste poesie sono lette tra la musica norteña da Alejandro Almazán, autore di un romanzo su Joaquín El Chapo Guzmán ; Carlos Sánchez, che conduce il suo corso letterario per assassine detenute nel carcere di Hermosillo; Felipe de Jesús Larios, il miglior giornalista di tutto Sonora, che si riferisce sempre alle sue donne come a sicarie, mai come fidanzate; Luis Alberto Medina, oriundo di Cananea, appena tornato da Edimburgo, dove portò valige strapiene di coyotas, machaca, Café Combate, chiltepino e altre peculiarità sonorensi per una cattiva donna; e José Luis Valencia, autore di un racconto totalmente infrarealista intitolato "La poeta grassa" e dedicato a una scrittrice a cui piace che le copertine dei suoi libri contengano fotografie del suo corpo nudo.
    [....]

    Questi patio sembrano spiagge
     
    L'alba è dei sopravvissuti, un guerriero che sempre
    è stato povero, che mai ha smesso di amare. Le nostre giacche
    bianche di brina e sospiri, i nostri baci anzi la cer-
    tezza di saperci accerchiati dal bacio, nuovo e pericoloso. O
    Carla che dice di inventare altre armi per la rivoluzione, il quo-
    tidiano squartato; e suo figlio di un anno e mezzo ha trovato il
    ponte per comunicare con noi attraverso la parola pa-
    to. Ché se non l'amore, il desiderio - forse alcuni muscoli aperti sot-
    to il mio peso -| di evitare la corsa pazza per l'iride dei tuoi occhiacci.
    Ché, dimmi, o domani ancora è presto, o tutta la vergogna ancora
    non affiora, e chi dunque affiora, o guardami a metà di questo
    ponte contemplando pesci volanti sopra un fiume seppia, volti
    preistorici nelle nuvole che irrimediabilmente affogano, si
    confondono con la neblina della città, mormorando pato, pato, pato, pato....
    [Roberto Bolaño, 1975]

     
    [continua la lettura ]

    percorsi:
     
     


     

     
     
     
     

    Comprammo gli spazzolini da denti....in un supermercato alla periferia di Culliacan e poi invertimmo la rotta, senza entrare in città, e ce ne andammo
     
      [I Detective selvaggi, pag 763]
    4 gennaio 2013 - Diego E. Osorno
     
     •  "'Pájaro de calor nella Bahía de Kino' (parte I) ”
     
    N.d.A:
    Roberto Bolaño non visitò mai lo Stato di Sonora, situato sulla costa nord occidentale del Messico, fino ai confini con l'Arizona e il New Messico. Eppure la terza parte de I detective selvaggi, I deserti di Sonora (1976), racconta del viaggio di Ulises Lima, Arturo Belano, Garcia Madero e Lupe, nello Stato di Sonora alla ricerca di Cesarea Tinajero. In 2666, il luogo centrale, il buco nero del libro è rappresentato da Santa Teresa che l'autore situa nello stato di Sonora, anche se la città richiama Ciudad Juarez, ubicata nello stato confinante a Est, di Chihuahua.
    Per descrivere gli itinerari dei protagonisti, Bolaño utilizzo una copia di Atlas de Sonora, un libro cartografico curato da Julio César Montané, scomparso di recente, professore Universitario cileno, emigrato nello stato di Sonora negli anni '70. Una copia del libro fu donata dal figlio, Bruno Montane, a Bolaño, suo amico e compagno sin dai tempi del periodo infrarealista in Messico, anche lui emigrato in Spagna a Barcellona.
    Il libro permise a Bolaño a costruire i viaggi immaginari nello spazio di Sonora.
    Julio César Montané era cileno emigrato nello stato di Sonora e professore universitario. Queste le analogie con Amalfitano, uno dei personaggi centrali di 2666. Il resto è letteratura.


    Pájaro de Calor. Ocho Poetas Infrarrealistas, Ed. Asunción Sanchís, México-Lora del Río, 1976.,
    Antologia di poeti dove sono incluse cinque poesie di Bolaño

    All'entrata di Bahía de Kino c'è un posto di blocco notturno. Due poliziotti sonorensi con la loro torcia nella penombra vicino al mare, piantonano la strada. Uno passeggia lentamente tra le luci anteriori con la sua piccola pistola nove millimetri, l'altro sta a mezzo metro del conducente della gigantesca camionetta Expedition, alla quale solo le manca una mitraglietta installata dove ora c'è il tettino apribile, per trasformarsi in una macchina da guerra.


    — Dove?
    — A Kino.
    — Sapete che settimana è questa?
    — La semana diabla [la settimana di pasqua].
    — Okey. Furbetti.
    — Addio.

    Il poliziotto aveva un dente d'oro. O laccato d'oro. Sorrideva come se avesse appena ammazzato qualcuno. Il conducente della Expedition calcolava che avesse ammazzato un paio di persone. Immaginò un indio seri buttato tra i cactus, con un enorme buco nella spalla aperto da una pallottola. Immaginò anche a uno yonqui dell'Arizona in cerca di emozioni forti nei paesi del Sonora, che aveva incontrato il suo zenit nello sguardo poliziesco di quell'assassino con il distintivo.

    La Bahia de Kino era calma. Sei coppie di grassoni in costume da bagno giocavano a pallavolo, dei ragazzi bevevano birra chiara e ascoltavano reguetón attorno a un falò. camionette blindate con i vetri completamente oscurati, piene di tipi duri, percorrevano l'unico viale del paese, con la musica norteña a volume così basso che provocava inquietudine

    Giusto a metà del viale - cioè a metà del paese - c'era un altro posto di blocco della polizia di Sonora: cinque auto con le luci accese, che fendevano la notte con il loro rumore visuale; cinque auto ognuna con due poliziotti. Dieci poliziotti sonorensi annoiati che da lontano sembravano appena usciti da un manicomio militare.


     
    [continua la lettura prima parte ]

    percorsi:
  • Ciudad Juarez - Santa Teresa, l'orrore in 2666, materiali vari
  • Bruno Montane , testi presenti nell'archivio.
  • Arturo Belano, Santa Teresa e Sión Palinsesto totale nella opera di Bolaño , di A.Candia
  • intervista a JULIO CÉSAR MONTANÉ
  •  
     
    1 gennaio 2014    -   Archivio Bolaño 1977-2033
     
     •  "La mostra a Buenos Aires”
     
    La mostra Archivio Bolaño 1977-2033, dopo Barcellona si è tarsferita a Buenos Aires

     
    [continua la lettura ]

    percorsi:
  • testi sul mito / mistificazione di Bolaño
  • testi sulla biografia di Bolaño
  •  
     

     
     
     
    28 dicembre 2013    -    Diego Osorno
     
     •  "Manifesto del giornalismo infrarealista”

    Quel che mi interessa qui è il meccanismo che dal manifesto di Bolaño ha portato a 2666, che è un grande romanzo che include una narrazione giornalistica (quella di Sergio González Rodríguez in Ossa nel deserto) e che a sua volta ha generato consapevolezza per quando riguarda i femminicidi di Ciudad Juárez e dunque, in seguito, i femminicidi in assoluto. Un metodo che Osorno usa per quanto riguarda il narcotraffico. Un metodo che dovremmo apprendere, a mio modesto parere, per capire quanto i mutamenti siano intrecciati alle parole, insieme descrittive e narrative, e anche ricreative, che usiamo.
    Loredana Lipperini


    Diego Osorno

    In un paese dove i cadaveri minacciano di trasformarsi in una mera statistica, Diego Enrique Osorno cerca storie e chiavi di senso. Convinto che la costruzione della speranza passi dalla comprensione delle dimensioni del male, indaga sulle sue cause. C’è un modo per capire la devastazione degli ultimi anni? Il lavoro di Osorno rappresenta una ricerca profonda e razionale. In mezzo alla barbarie, Osorno prende appunti. Nel suo aspetto narrativo, Z. La guerra dei narcos ricostruisce le vie polverose del narcotraffico, e raccoglie interviste con politici, testimoni protetti, sociologi, giornalisti, soldati e una rappresentante della National rifle association. Un’insolita ricognizione di quel che accade nell’impunità. Ma il libro ha anche un aspetto riflessivo. L’autore vuole capire l’incendio che chiamiamo “realtà”. Leggere Z. La guerra dei narcos è un singolare atto di conoscenza. Nel suo ritratto di gruppo, Osorno ha seguito il precetto del fotografo Manuel Álvarez Bravo: “Per scoprire l’invisibile bisogna prestare attenzione al visibile
    Juan Villoro

    Viaggiare significa fuggire o cercare qualcosa
    Diego Enrique Osorno

    A me sembra che sia importante quello che sta succedendo in Messico, perché senza dubbio il legame tra l’Italia e il Messico va al di là dei colori delle bandiere eccetera, ma consiste anche nell’esistenza di una realtà mafiosa in certe zone di entrambi i paesi. E questa realtà mafiosa è collegata a un mondo contemporaneo in cui le logiche economiche e quella che nel libro chiamo la negropolítica (politica nera), sono presenti e collegate tra loro. In fin dei conti quello che accade a Tamaulipas, in Messico, al confine con il Texas, è correlato all’ipercapitalismo, è una zona in cui avvengono molte operazioni commerciali, come per esempio nel porto di Napoli qui in Italia. Quindi osservare ciò che accade in Messico può servire anche a riflettere su quello che succede in alcune regioni italiane. Gli italiani hanno già una lunga tradizione di storie di mafia; io mi sono fatto un breve giro per la Fiera e in quasi ogni stand ho visto un libro di mafia, mafia, mafia… Forse varrebbe la pena osservare come si sia riprodotto questo fenomeno della mafia in altre geografie e in altri territori.
    Diego Enrique Osorno

    Un'altra lettura recente e di tipo romanzesco, 2666 dell'allampanato Roberto Bolaño, è riuscita a far capire, al giornalista che sono, l'importanza di una narrazione esaustiva, quasi una maratona narrativa, quando si fa quello che sembra impossibile: parlare del narcotraffico senza mai mostrare i narcotrafficanti. Adesso so che la violenza messicana richiede un coinvolgimento personale totale e alquanto temerario per essere compresa. Quando l'ho capito il mio contratto con il giornalismo narrativo che a volte chiamo giornalismo infrarealista anche se non so bene il perchè, sicuramente per il fatto di essere stato un pessimo poeta in erba e, ovviamente, per essermi ritrovato spesso a camminare per le strade di Santa Teresa, nel Sonora.
    Diego Enrique Osorno, Z la guerra dei narcos, pag 23

    ° ° °


    Diego Enrique Osorno (Monterrey, 1980) è un giovane giornalista messicano e uno dei migliori talenti del nuevo periodismo latinoamericano. Autore di cinque libri, ha ricevuto nel 2011 il Premio Latinoamericano de Periodismo sobre las drogas e il Premio Internacional de Periodismo. È stato testimone diretto dei principali conflitti sociali messicani dell’ultima decade nonché inviato di guerra nei fronti più caldi. Nel 2012 è uscito El Alcalde che lo vede esordire alla regia di un documentario. In italia ha pubblicato Z. La guerra dei narcos.
    In questo libro racconta l'apparizione del sanguinario gruppo degli Zetas lungo la frontiera, quella degli stati del Tamaulipas e del Nuevo León,dove la lotta contro il traffico di cocaina e marijuana ha assunto proporzioni inimmaginabili. Diego Osorno compie un viaggio per questi luoghi, attraversa città e paesi abbandonati a loro stessi e raccoglie le testimonianze di chi ha deciso di resistere, tracciando un ritratto unico e sconvolgente del Messico.


     
    [leggi il manifesto del giornalismo infrarealista ]

    percorsi:
  • Infrarealismo, testi sull'infrarealismo
  • l'orrore di Santateresa, materiali vari
  • Messico, materiali vari
  • Mio padre è un capo Lineadifrontiera
  •  
     

     
     
     
     
     
     
     
     
    26 dicembre 2013    
          Dario Arkel

     
       •  "Un ricordo di Bolaño”
     

     
      Toccavamo il cielo, in un rivoltarci continuo tra le onde e la corrente,
    nella pioggia di stelle

    Veniva con noi in spiaggia, o meglio ci raggiungeva a notte fonda, chiudendo la cosiddetta discoteca.

    Aveva qualche anno più di noi, cioè di me e Marco. Come tutti i giovani, ci nascondevamo dalla milicia. Non parlava quasi mai di politica, ma di diritti civili. Non parlava del Cile, sua terra natia, non poteva, e non appariva nostalgico, aveva interesse per la vita, la sua e quella di tutti i popoli e il suo era un sorriso sempre disponibile, e tutto ciò che parlava spagnolo era abitato solo da giovani.

    Con i baschi spesso uscivamo a bere melocotones, ovvero pesche immerse nella grappa, bruciate nei loro pentolini di latta, e, distesi con le braccia sotto la nuca, sognavamo di costruire il futuro, che non era proprio il nostro, ma quello di tutti i giovani. Eravamo noi l'unico popolo, tra il mare e il sole. I quattro colpi alla porta del destino dello Straniero, l'attesa di Roquentin, il valore chiassoso di Fuentes, il labirinto portegno.

    Eravamo a Castelldefels, a una ventina di chilometri da Barcellona, un camping per il popolo, Estrella de mar, e sapevamo come sopravvivere a noi stessi. La letteratura era la via d'uscita. Per ore parlavo di Azorìn con Roberto che sempre giocava con il mio nome: Darìo, diceva, come il poeta Rubén Darìo. E per ore parlavamo di Ernesto Sabato, del Tunnel e di Sobre heroes y tumbas e, soprattutto, dell'ultimo, Abàdon el exterminadòr... la Terra sembrava tramutarsi nel rosso del sole al mattino, in un'alba senza tregua.


     
    [continua la lettura ]

    percorsi:
  • Il mito e la mistificazione di Bolaño, Autori vari.
  • La biografia di Bolaño , Autori vari
  •  
     
    25 dicembre 2013    -  Patricia Espinosa (intervista)
     
     •  "A proposito di Roberto Bolaño”
    intervista di Alessio Mirarchi e Andrea Pezzè, pubblicata su Pagine inattuali, nr. 3 giugno 2013
     
    La splendido numero della rivista Pagine inattuali dedicato allo scrittore cileno
    Roberto Bolaño dieci anni dopo - Una retrospettiva, comincia con l'intervista a Patricia Espinosa, critico cileno e profonda conoscitrice di Roberto Bolaño, che nel 2003 ha curato una raccolta critica sullo scrittore cileno: " Territorios en fuga. Estudios críticos sobre la obra de Roberto Bolaño"
    (per chi ne fosse interessato può chiederne una copia scrivendo all'archivio Bolaño: )

    Mirarchi/Pezzè: Qual è stato il tuo primo contatto con l'opera di Bolaño? Come l'hai conosciuto?

    Patricia Espinosa: È stato nel 1992, quando studiavo per la specializzazione in teoria della letteratura. In particolare, conobbi le poesie di Bolaño grazie a un collega che aveva raccolto alcune opere di poeti in esilio e tra loro ce n'era anche una sua. La mia prima lettura è quindi stata con la sua produzione meno conosciuta oggigiorno. In seguito, la professoressa Soledad Bianchi, ai tempi in esilio in Francia, mi propose Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce . Solo qualche anno più tardi, nel 1996, quando lavoravo per il giornale La Época, il direttore mi consigliò Estrella distante. Preparai un testo critico, una recensione piuttosto lunga e articolata, e il direttore la intitolò Nasce una stella. AI di là del gioco di parole con l'oggetto della recensione, ci rendevamo conto della assoluta novità contenuta in quelle pagine. Sapevamo di assistere alla nascita di qualcosa di nuovo perché nel romanzo era racchiusa una scrittura poderosa, qualcosa che non avevamo visto prima. Il tempo non ci ha dato torto; io continuo a studiare l'opera di Bolaño e lui è uno degli autori che sta configurando una modalità diversa nella letteratura in lingua spagnola.

    L'opera di Bolaño più nota viene pubblicata a partire dalla seconda metà degli anni '90, nonostante alcuni esempi precedenti come Consejos de un disclpulo... e Pista de hielo. Quale relazione vedi fra la vita culturale e letteraria cilena degli anni '90? Bolaño ha fatto parte, come soggetto attivo o come oggetto di discussione, del dibattito intellettuale di quel periodo?

    Durante la dittatura di Pinochet, in Cile si è fermato tutto: la letteratura veniva scritta dall'esilio. Era una condizione necessaria della letteratura perché in patria le lettere e il pensiero erano banditi. Alla fine degli anni '90 comincia La cosiddetta "nueva narrativa" i cui protagonisti rifiutano la condizione, utilizzata con valore di etichetta, di cileni o latinoamericani. Vogliono essere testimoni, interpreti globali e globalizzati, ossia affermare che la loro cultura appartiene al mondo occidentale; rivendicano uno spazio di dialogo e intervento, meccanismi di causa c azione diversi dagli stereotipi a cui i lettori e la critica li assoggettano. E molto complicato attribuire una collocazione a Roberto Bolaño in questo nuovo fermento di idee dissacranti. Per me la sua scrittura è riconducibile alla post-avanguardia, nel senso che ogni opera funziona come un manifesto. Nelle avanguardie la caratteristica peculiare è data proprio dalla continua necessita del manifesto, come dichiarazione di intenti e, allo stesso tempo, esibizione di una pratica letteraria. Molti, per diverse ragioni, lo avvicinano a Borges. Entrambi, per me, hanno come tratti distintivi il manifesto e la metaletterarietà, due concetti assimilabili tra loro attraverso un processo di interdipendenza. Bolaño ha infatti una concezione della narrativa e della prosa molto meraletteraria; ed è proprio inquadrandolo in una riflessione critica di questo tipo che, a mio avviso, viene automaticamente collocato in un discorso di novità assoluta nel panorama letterario cileno.


     
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    percorsi:
  • Patricia Espinosa H. testi presenti nell'archivio
  • Intervista a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é proprietà dei suoi lettori"
  • Il mito di Roberto Bolaño, testi di autori vari.
  • la biografia di Roberto Bolaño, testi di autori vari.
  •  
     
    25 dicembre 2013    -   
     
     •  "The Myth of Roberto Bolaño - tavola rotonda”
     

    12 novembre 2013

     
    [video ]

    percorsi:
  • Bolañomania, Il mito e la mistificazione di Bolaño
  • Media collage,
  • Media collage 2 ,
  •  
     
    15 dicembre 2013    -    Allen Frame
     
     •  "Le illustrazioni delle copertine delle edizioni inglesi dei libri di Bolaño”
     


    ARIADNA, BARCELONA, 1997 - Questa foto di Allen Frame appare nella copertina di "Amuleto", ed. USA (Courtesy Gitterman Gallery © Allen Frame) - guarda altre foto


     
    Allen Frame (1951), fotografo statunitense, ha illustrato le copertine delle edizioni New Directions dei libri di Bolaño. presso la Gitterman Gallery, 41 East 57th St., Suite 1103, New York, resterà aperta fino all'11 gennaio la mostra fotografica dialogue with Bolaño .
     
     


    Allen Frame, MARIACHIS, MEXICO CITY, 2000 - foto utilizzata per la copertina di "Last Evenings on Earth" (Courtesy Gitterman Gallery © Allen Frame)


     
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    percorsi:
  • Media collage,
  • Media collage 2,
  •  
     
    1 dicembre 2013    -    Lina Meruane
     
     •  "Intervista a Roberto Bolaño” Caracas febbraio 1988
     
    ,

    Fino a poco tempo fa, i suoi scritti giravano solo in circoli di lettura selezionati. Venivano considerati una scoperta, e chi osava consigliarli poteva anche vantarsi di aver letto – come se non bastasse – qualcun altro dei sei libri di narrativa, o uno di poesia, pubblicati da Roberto Bolaño (1953). Solo di recente si cominciano a udire i bemolle delle sue storie, una saga notevole in cui si è accostato – con un linguaggio laconico, un umorismo stravagante cui ricorre anche quando parla, e un particolare senso della tenerezza – alla vita di personaggi segnati dall’insuccesso e da una certa sordidezza che non sfocia nello scatologico.

    Il fatto è che la scrittura di questo cileno si è plasmata nel più silenzioso degli esili volontari, dal quale è uscito solo grazie alla sua innegabile originalità. Elogiata dai critici spagnoli, la sua opera ha varcato i confini. La sua è una letteratura difficile da catalogare, perché sovverte la convenzione dei generi e li mescola raccontando storie particolari che riescono a tenere vivo l’interesse. Non è facile neppure fare paragoni con le opere di altri cileni; Bolaño si avvicina più alle invenzioni di Borges, pur stravolgendo le strategie utilizzate da quest’ultimo.

    La fama di questo scrittore si è forgiata nell’originalità della sua scommessa. A quarantaquattro anni può prescindere dall’irrequietezza delle grandi città spagnole e dai loro movimenti editoriali: non compare negli antiquati circoli letterari né sui maxischermi dei media. È invece fedele alla sua intensa routine di lavoro mattutino, con una camomilla che beve accanto al computer, e al paesaggio marittimo di Blanes, nella provincia di Girona, a poco più di un’ora di treno da Barcellona. La seguente intervista si è svolta in questa città.

    Libri rubati

    Bolaño è nato a Santiago ma ha passato l’infanzia in provincia e l’adolescenza a Los Ángeles in Cile. Aveva quindici anni quando i suoi genitori decisero di trasferirsi in Messico, periodo che lui ricorda bene perché coincise con i primi momenti del suo inserimento letterario. Il mio viaggio a Città del Messico nel 1968 è un fatto cileno afferma. Solo a una famiglia cilena del sud può venire in mente, nel 1968, di partire con due adolescenti, io e mia sorella minore, per un paese che non conoscono…


     
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    percorsi:
  • Intervista a Lina Meruane, testi di autori vari.
  • L'infrarealismo, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Patria / Esilio, Citazioni di Roberto Bolaño
  • J.L.Borges, materiali vari
  • E. Lihn, materiali vari
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    2 novembre 2013    -    Alex Rigola
     
     •  "il poliziotto dei topi”
     
    Adattamento teatrale de il poliziotto dei topi di Bolaño di Alex Rigola  
     

     
    [il poliziotto dei topi ]

     
     
    2 novembre 2013    -    Pagine inattuali - Rivista di filosofia e letteratura
     
     •  "Roberto Bolaño dieci anni dopo, Una retrospettiva”
     
    Il numero 3 della rivista dedica una retrospettiva a Bolaño. Intervengono critici di grande spessore e gli italiani non sono da meno.


    Pagine inattuali, Nr 3, rivista di letteratura e filosofia


     
    [Pagine inattuali ]

     
     
    1 novembre 2013    -   
     
     •  "Serata Bolaño”
     
    Incontro nella Sala editoria di Roma Testaccio


    serata Bolaño - venerdi 1 novembre - Testaccio Roma

     
     
     
     
     
     
     
    20 ottobre 2013    -    Tommaso Pincio
     
     •  "La letteratura nazista in America”, ottobre 2013
     

    Dopo una breve latitanza è riapparso, ritradotto da Maria Nicola, La letteratura nazista in America di Roberto Bolaño. Trattasi di opera mimetica, di finzione dissimulata, di un finto manuale. È bene però ricordare che non si dà narrazione complessa che non sia in qualche misura una funzione dissimulata. Si prenda, quale esempio, il narratore onnisciente, tipico di romanzi ben più convenzionali. Nessuno ci fa più caso, tanto ci siamo abituati. Esso ci appare come una manifestazione attesa e quasi dovuta, non molto diversa dallo spegnimento delle luci in un cinema prima della proiezione del film. Eppure non è affatto scontato come sembra. Esiste infatti qualcosa di più assurdo di una voce che, come i pazzi, parli indefessamente in terza persona di cose che paiono non riguardarla? Quella voce, la voce del narratore onnisciente, non è forse una dissimulazione perfetta? La letteratura nazista in America e il resto della letteratura che possa dirsi «borgesiana» adottano un procedimento inverso: non spengono le luci affinché il film inizi, proiettano il film per fare il buio in sala. A tutta prima la sostanza parrebbe la stessa e magari è davvero così. In fin di conti, all’interno dell’opera nulla è cambiato: uno schermo luminescente in una sala buia. All’esterno si verifica però un mutamento, perché ora lo spettatore ha un dubbio, non sa più bene dove guardare, se lo schermo luminescente o il buio che lo circonda. Interi saggi potrebbero scriversi sull’importanza del buio in Bolaño, sul peso che ha la notte in molti suoi racconti, sulla sua abitudine di passeggiare di notte, su Notturno cileno, sui tanti possibili sensi, più o meno figurati, dell’aggettivo «notturno». Limitatamente al libro in questione, il buio è un buco nero, un’assenza. L’America latina è stata terra di dittature e massacri, ha conosciuto nefandezze di ogni sorta e ha spesso offerto riparo e nuova vita ai nazisti in fuga dall’Europa. Tutta questa tenebra non ha però prodotto una sua letteratura, e che non ci sia letteratura dietro i «nostri» mostri, scriveva Bolaño a un amico nel 1993, li impoverisce, fa sì — e questo è grave — che esistano solamente nei nostri incubi .


    Per porre rimedio al vuoto, Bolaño concepisce così una sorta di piccola enciclopedia, un manuale dedicato a questa letteratura inesistente, un libro di testo nel quale siano raccontate in modo sintetico e sistematico la vita e l’opera di eteronimi filonazisti. Perché il gioco regga è però necessario che l’autore si adegui al tono distaccato e conciso dell’enciclopedista, un tono affatto diverso da quello che può tenere il narratore onnisciente di un romanzo. Le prime pagine paiono, sotto questo aspetto, impeccabili. Si leggono frasi meravigliosamente neutre:

    A quindici anni diede alle stampe il suo primo libro di poesie… Nel 1917 conosce l’allevatore e industriale Sebastián Mendiluce… Nel 1931 è di nuovo a Buenos Aires e comincia a dare corpo ai suoi progetti… Gli ultimi anni Eldemira li trascorse alla tenuta di Azul…
    [R. Bolaño, La letteratura nazista in America] leggi brano


     
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    percorsi:
  • Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia saggio di Massimo Rizzante
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    20 ottobre 2013    -    Alessio Mirarchi
     
     •  "“2666”: Bolaño nell’abisso”, luglio 2013
     
    N.d.A

    il futuro potrebbe avere i contorni di un mondo fatto di crimini e impunità, come quello che si estende lungo la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti.....
    poco importa il luogo, ciò che è certo è che il futuro assomiglierà a una frontiera
    [ Miguel angel Roca - Le frontiere del romanzo del XXI secolo]
     
    A Ciudad Juarez non c'é uno Stato fallito o un Narcostato.
    Semplicemente non c'é Stato
    [Charles Bowden]
     
    Per combattere un simile flagello non esiste altra arma se non la memoria, la testimonianza. Non mi sono mai sentito così sconvolto come quando mi sono recato sui luoghi in cui sono stati scoperti i cadaveri: era come entrare in una quarta dimensione, con un sentimento di terrore sospeso tra realtà e allucinazione (...)
    Negli assassinii in serie di Ciudad Juárez s'intrecciano l'atmosfera torbida della frontiera e le sue migliaia di migranti, le sue industrie di subappalto, il fallimento delle istituzioni, e anche la violenza patriarcale, l'ineguaglianza, le negligenze del governo federale, ed altro ancora. Ma, più di tutto, questa vicenda oscura rivela l'onnipotenza dei narcotrafficanti e la robustezza delle loro reti d'influenza. I legami tra ambienti criminali e potere economico e politico costituiscono una minaccia per tutto il Messico.
    [S.Gonzales Rodriguez]

    Quando in un’intervista la scrittrice Carmen Boullosa gli domandò come avrebbe voluto essere ricordato, Bolaño rispose: Questa è una battaglia futura. Che siamo critici spocchiosi convinti di poter spiegare la sua opera agli altri, vedove risentite e senza scrupoli che vendono i diritti dei suoi libri al migliore offerente (che, come scrisse lui stesso, molte volte è anche il peggiore ) o ancora agenti letterari spietati che trattano i libri come fossero patate al mercato, possiamo stare certi che Bolaño sta ridendo a crepapelle proprio di tutti noi dalle acque del mare di Blanes dove riposano le sue ceneri.

    Quello che ci ha lasciato lo scrittore cileno è un testamento irriverente e che getta sale sulla ferita aperta delle nostre vite, solo in apparenza perfette e senza macchia. Per ricordarlo oggi, a dieci anni dalla sua prematura scomparsa, non possiamo che rimarcare l’estrema irriverenza e lo spirito polemico e iconoclasta che caratterizzano tutte le sue opere. Scegliamo quindi di parlare 2666, pubblicato postumo nel 2004 e edito in Italia da Adelphi, proprio perché questo libro sembra essere il punto più alto del suo percorso di ricerca in letteratura, il luogo dove confluiscono le linee spazio-temporali di una vita dedicata ai libri e alla scrittura, all’amore e alla sconfitta.

    Ciudad Juárez è una città dello stato di Chihuahua, nel nord del Messico. Situata al confine con gli Stati Uniti, forma un unico agglomerato urbano con El Paso, Texas. A unire le due città ci sono dei ponti che attraversano il fiume Rio Grande, confine naturale fra gli Stati Uniti d’America e il Messico. Per la sua posizione geografica, Ciudad Juárez ha conosciuto negli ultimi cinquant’anni un’incredibile crescita. Grazie ai piani di sviluppo varati agli inizi degli anni Sessanta del Novecento e all’accordo di libero scambio tra il governo federale messicano, gli Stati Uniti e il Canada entrato in vigore il 1 gennaio 1994 (Nafta – North American Free Trade Agreement), molte aziende statunitensi hanno stabilito impianti industriali (denominati maquiladoras) oltre il confine, allettate dalla possibilità che veniva loro offerta di sfruttare la manodopera a basso costo del Messico e di importare nel paese latinoamericano macchinari e materiali praticamente esentasse. Da quel momento i pezzi per l’assemblaggio di frigoriferi, televisori, forni, telefoni cellulari, ecc. hanno cominciato a varcare la frontiera per finire tra le mani di messicani (in maggioranza donne) che li lavorano per circa 4 euro al giorno, turni di 45 ore a settimana. I prodotti finiti vengono poi caricati di nuovo sui camion che attraversano la frontiera sulla rotta Sud-Nord per essere poi immessi sui mercati occidentali.


     
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    percorsi:
  • Sergio Gonzalex Rodriguez, testi presenti nell'archivio.
  • su 2666 di Roberto Bolaño , di Alex Preston
  • Ciudad Juarez - Santa Teresa, l'orrore in 2666
  • Il tono dell'orrore: 2666 di Roberto Bolaño , di Carlos Walker
  • Messico, materiali audio video
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    2013    -    Luca Ormelli
     
     •  "Bolaño prossimo mio” pubblicato il 6 ottobre 2013
     


    Deserto Altar nel Sonora, Messico - Archivio Colef


    Bisogna essere un abisso, un filosofo… Abbiamo tutti paura della verità…
    [ Friedrich Nietzsche, Ecce homo – Come si diventa ciò che si è, Adelphi, Milano, 1992, p. 43]

    Scrivere – afferma Eduardo Lago – è avvicinarsi all’abisso. Per Bolaño “l’alta letteratura, quella che scrivono i veri poeti, è quella che osa addentrarsi nell’oscurità con gli occhi aperti, succeda quello che deve succedere”. Scrivere: addentrarsi nell’inferno; la letteratura è ”un mestiere pericoloso”. Pericoloso perché decifrare l’enigma dell’esistenza implica scontrarsi in termini assoluti con il Male e la Morte [ Edoardo Lago, Sete del male ]

    Perché se il bene avesse sempre la meglio [...] bisognerebbe predicarlo? Se per propria natura l’uomo non tendesse a far del male, perché proibirglielo, perché stigmatizzarlo? [...] le più alte religioni predicano il bene. Anzi, meglio: dettano comandamenti, che esigono di non fornicare, non uccidere, non rubare. Bisogna comandarlo. E il potere del male è così grande e contorto che viene usato perfino per raccomandare il bene [1]

    Se Dio non esiste tutto è possibile e dunque se tutto è possibile il male ha una causa e questa causa è il niente medesimo. Il male scaturisce ex nihilo sui, non è creato – ente tra gli enti – da Dio, come sosteneva la Scolastica – ma coincide con il niente di Dio. Il male è causa sui ma è nel caso che si esplica:


     
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    percorsi:
  • Ciudad Juarez - Santa Teresa, l'orrore in 2666, materiali vari
  • Sergio Gonzales Rodriguez, testi presenti nell'archivio.
  • Arturo Belano, Santa Teresa e Sión Palinsesto totale nella opera di Bolaño , di A.Candia
  • Il tono dell'orrore: 2666 di Roberto Bolaño , di Carlos Walker
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    13 ottobre 2013    -    Vincenzo Latronico
     
     •  "Eppure ti amo, mio Venezuela, Una riflessione sull’intreccio tra finzione e storia ”
     
    La letteratura nazista in America, Bolaño, J.Luis Borges e Bioy Casares


    Cortazar - Borges, illustrazione di Maria Jose Daffunchio

    ...Borges, forse il più grande scrittore nato in America latina...
    [Tra parentesi, pag. 30]  
     
    Corollario. Bisogna tornare a rileggere Borges.
    [Tra parentesi, pag. 37]  
     
    Dire che sono in debito perenne con l'opera di Borges e Cortazar è un'ovvietà
    [Tra parentesi, pag. 333]  
     
    Per me Borges è il più grande scrittore in lingua spagnola del XX secolo, senza il minimo dubbio. Lo scrittore totale. E' un grande poeta, una grande prosatore, un grande saggista, è perfetto.
    Borges è un mostro. Borges è Borges.  
    [Intervista di Miravet]  
     
    Io vivrei sotto il tavolo di Borges, leggendo ognuna delle sue pagine. Borges per me è con parole borgesiane un autore felice.....
    Se parlo di Borges o di Cortazar è come se una formica parlasse del passo degli elefanti. A Cortazar l'ho conosciuto in Messico (...)
    Borges non l'ho mai conosciuto, però è l'autore moderno che più rileggo e che più mi ha insegnato
    [R.Bolaño]  
     
    Borges appare costantemente in Bolaño, ma quel che è curioso è che Bolaño era un fanatico di Borges che scriveva come Cortazar (...) Bolaño usava Borges per preservarsi dai rischi di Cortazar
    [A.Pauls, Bolaño insostenibile, Filba 2008]  
     
    Il suo debito [di Bolaño] con Borges è incalcolabile, però è difficile immaginare qualcosa di piu' lontano dalle lambiccate finzioni intellettuali dell'argentino
    [E.Lago, Sete del male, , 2005]

    In questo testo vorrei parlare del rapporto fra la letteratura d’immaginazione – la letteratura “fantastica”, per qualche senso del termine – e l’obbligo o la volontà o l’impegno, da parte di uno scrittore, di descrivere la realtà. Vorrei farlo tracciando un arco sudamericano, che da Jorge Luis Borges passa per Adolfo Bioy Casares e sfocia in Roberto Bolaño (ma, rispettivamente, seguirà l’ordine 3-1-2). È una traiettoria senza esplicite pretese storico-letterarie, ma che vorrebbe sottolineare, per dir così, una somiglianza di famiglia: o, piuttosto, una mutazione, forse anch’essa ereditaria, forse no.

    Mi sono accorto dell’esistenza di questa mutazione leggendo La letteratura nazista in America di Roberto Bolaño. È un libro in parte inspiegabile – metà raccolta di racconti, metà affabulazione postmoderna – che arriva al lettore, credo, come omaggio disperato all’eredità di Borges nella letteratura mondiale, l’omaggio di qualcuno che Borges lo ha amato così tanto da non poterne più, da non riuscire a sopportare la chiusura a ogni imperfezione che la sua perfezione comporta: e che ha finito per assassinare l’oggetto di questa passione come un giovanotto decadente poteva strangolare l’amata al primo segno dell’invecchiamento. Si presenta come una storia della letteratura, di impostazione biografica, concentrata sugli scrittori di estrema destra operanti perlopiù in Sudamerica nella seconda metà del Novecento. È, naturalmente, una raccolta di racconti, a tema letterario, a sfondo sudamericano, ad ambiente, beh, nazista.

    L’enciclopedismo barocco e l’amore per il sorprendente di Borges sono evidenti sin dal primo paragrafo. Che è questo:

    Edelmira Thompson Mendiluce.
    Buenos Aires, 1894 - Buenos Aires, 1993.
    A quindici anni pubblicò il primo libro di poesie, A papà, che le permise di conquistare una discreta posizione nell’immensa galleria di poetesse dell’alta società bonaerense. A partire da quel momento fu un’assidua frequentatrice dei salotti di Ximena San Diego e di Susana Lezcano Lafinur, dittatrici della lirica e del buon gusto su entrambe le sponde del Plata agli albori del secolo XX. Le sue prime poesie parlano, com’è logico, di sentimenti filiali, di pensieri religiosi e di giardini. Civettò con l’idea di farsi monaca. Imparò a montare a cavallo.
    [R.Bolaño, La letteratura nazista in America]

    Questi primi momenti di meraviglia segnano il passo del resto del libro: che, sotto la forma della storia letteraria (con tanto di stile biografico, rigidissimo), infila una sequela di torturatori e nobildonne, ruffiani, capopopolo, tagliagole, sfide all’ultimo sangue, reclusioni in manicomio, incidenti d’auto e suicidi d’amore, con lo stesso disperato cinismo dell’esagerazione che Borges aveva sfruttato nella Storia universale dell’infamia. Il titolo del libro è quanto mai esatto: i letterati e le letterate di cui scrive Bolaño hanno tutti flirtato con questo o quel regime sudamericano, hanno scritto pamphlet contro la plutocrazia giudaica, hanno pugnalato comunisti, hanno torturato studenti, hanno finanziato colonnelli. Ma questo, in fondo, appare alla lettura come un vezzo tematico, un’esagerazione fra le tante, a cui ci si abitua in fretta: è, dopotutto, il comune denominatore del libro, un po’ come il comune denominatore di un libro sui pirati è fatto di isole selvagge e forzieri colmi di dobloni.

    Patiboli e pirati – scrive Borges nella prefazione alla Storia universale dell’infamia – affollano questo libro, e la parola infamia dirompe dal titolo, ma sotto il clamore non c’è nulla . Lo stesso vale per La letteratura nazista, almeno in apparenza: il susseguirsi di invenzioni e lo stile borgesiano annullano la realtà, e il lettore si gode i fuochi d’artificio senza pensare agli uccelli che magari un attimo prima di scoppiare nel cielo questi trafiggono. Ti dimentichi dei nazisti, ti dimentichi delle torture, ti dimentichi dell’orrore, come ti dimentichi dei labirinti e delle scacchiere di Borges: diventano uno sfondo più o meno pittoresco, stilizzato, per una messinscena il cui cuore è tutt’altro.


     
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    percorsi:
  • Non ho paura della morte Intervista a R.Bolaño di Raul Schenardi, maggio 2003
  • Intervista con Bolaño Intervista a R.Bolaño di D. G. Miravet, 2000
  • Ogni divisione è arbitraria: non c'è realismo senza fantasia e viceversa Intervista di C.Boullosa, 2001
  • La bellezza di pensare, parte II video Intervista di C. Warnken
  • Sete del male - il fattore Borges saggio di E.Lago, 2005
  • Borges, Bolaño ed il ritorno dell'Epica saggio di A. Estrada, 2009
  • J.L. Borges, testi
  • Rayuela di Julio Cortazar, recensione di R.Schenardi
  •  
     
     
     
    29 settembre 2013    -    Lorenzo Alunni
     
     •  "1966-2666: allenamento di corrispondenze a vuoto”
     
    Bolaño, Botanski, Fontanelli, Burri, le tabacchiere, la neve e la serendipity

    Esercizi di serendipity. Da un passaggio di 2666 di Bolaño all’asciugatura dei libri colpiti dall’alluvione di Firenze del 1966, da quei libri stesi a una fotografia di Mario Giacomelli, da Giacomelli a Burri che trasforma in museo quegli essiccatoi dei libri.

    In un numero recente, la rivista Social Anthropology/Anthropologie Sociale (2/21, maggio 2013 - vedi saggio di Isabelle Rivoal e Noel B. Salazar) dedica un’intera sezione al ruolo che nell’etnografia contemporanea ha la serendipity, termine che si sente tradurre sempre più spesso e con sempre più (sospetta) disinvoltura con “serendipità”. Nella storia di questa parola ci sono di mezzo le tre principesse di Serendip, isole dello Sri Lanka, e uno scrittore inglese del XVIII secolo, Horace Walpole, che su di loro scrisse una fiaba.

    A voler definirla, la serendipità è l’arte di fare scoperte inattese, da non confondere con la natura accidentale e la sorpresa di qualcosa di semplicemente inaspettato (lo sa bene Lawrence Weschler, autore del meraviglioso Everything That Rises. A Book of Convergences). Il concetto attirava l’attenzione della rivista di antropologia per la possibilità di un’idea di serendipità come strumento euristico, ovvero come capacità metodologica di, attraverso appropriati percorsi di ragionamento e un idoneo sfondo teorico ed empirico, stabilire connessioni talvolta inattese fra gli elementi osservati nei mondi sociali sui quali gli antropologi pongono la loro attenzione. Ma si sa che gli strumenti metodologici si studiano e si allenano, e un buon campo di allenamento per la serendipità può essere la terra per eccellenza delle corrispondenze a vuoto: la letteratura. Ecco allora un episodio di allenamento involontario. Partenza da Roberto Bolaño.

    La preoccupazione principale degli ultimi cinque anni di vita dello scrittore cileno Roberto Bolaño, morto a cinquanta anni nel 2003 per insufficienza epatica, fu quella di portare a termine la stesura della sua mastodontica opera 2666. Non fece in tempo. Morì prima della pubblicazione, che avvenne nel 2004 in Spagna e nel 2007 e 2008 in Italia (da Adelphi in due volumi, ora riuniti in uno singolo). L’opera, divisa in cinque parti, fece entrare subito Bolaño nel canone degli autori più importanti degli ultimi decenni. Nella seconda parte, La parte di Amalfitano, l’attenzione del narratore si concentra sulla vita di Oscar Amalfitano, professore di filosofia nell’università della violenta città messicana che Bolaño ha nominato Santa Teresa e che corrisponde alla Ciudad Juarez tristemente nota per aver reso famoso il termine “femminicidio”, che a differenza di “serendipity” non ha ricordi etimologici di principesse esotiche e fiabesche.


     
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    percorsi:
  • Cap. 2: Il raffigurato. Un’interpretazione saggio di Francesco Ditaranto su I detective selvaggi
  • Segreto e simulacro in 2666 di Roberto Bolaño saggio di Patricia Espinosa su 2666
  • La universidad Desconocida raccolta di poesie di Roberto Bolaño
  • Chiamate telefoniche, saggi e recensioni
  •  
     
    23 settembre 2013    -    Marco Cicala
     
     •  "Officina Bolaño”
     

    Con l’aiuto della vedova e di una mostra, siamo entrati nel garage dell’autore. dove si possono contare i romanzi inediti, le poesie, i saggi e persino i quaderni che lui impaginava come fossero già libri.

    Se vi piacciono i libri di Roberto Bolaño e la sua valorosa idea di letteratura, non dovreste andare a vedere mostre, in forte odore di idolatria, come Archivo Bolaño 1977-2003, che da Barcellona è appena partita per un tour mondiale. «Che avranno mai da esporre su un antidivo del genere?» vi chiederete. Poi, siccome non avete la risposta e la curiosità è troppa, finisce che finite alla mostra.

    Oooh! Sotto vetro, trovate gli occhiali di Bolaño, la sua macchina da scrivere e la tastiera di quando passò al computer. Ma pure foto, ritagli, disegni e soprattutto manoscritti. Una calligrafia piana, ordinata, totalmente decifrabile. L’impressione è che Bolaño correggesse pochissimo. Falso. In realtà correggeva un sacco mi dice Carolina López, che sposò Roberto nell’85. Come si spiegano allora i quaderni tutti precisini? Quelle sono le belle copie. Belle davvero. Sembrano già stampate. Perché, come molti di noi ragazzini predigitali, anche l’amanuense Bolaño si divertiva a impaginare i propri taccuini facendoli assomigliare ai libri: titolo ben centrato in copertina, margini rispettati, disciplinata suddivisione in paragrafi... Voyeurismo a parte, sbirciare in quelle pagine – ce ne sono anche di caotiche e scarabocchiate – può essere istruttivo. Perché il genio proteiforme di Bolaño ne esce umanizzato. E dopotutto, solo un manoscritto è ancora in grado di trasmetterti l’emozione sporca della letteratura come officina, corpo a corpo con il linguaggio. Un file no. Spiacenti per i tecnoentusiasti.


     
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    percorsi:
  • La biografia, testi sulla vita di Bolaño
  • Il mito, testi sul mito-mistificazione di Bolaño
  • mostra Archivio Bolaño 1977-2003
  •  
     
    21 settembre 2013    -    Alicia Sherson
     
     •  "Il futuro”
     
    E' arrivato finalmente nelle sale cinematografiche il film Il futuro, di Alicia Sherson, tratto da Un romanzetto canaglia (sellerio, trad. A.Morino) o, Un romanzetto lumpen (Adelphi, trad I.Carmignani) di Bolaño
    riportiamo un articolo di Art apart of culture

    A impersonare Maciste, in questo riadattamento cinematografico di Una novelita lumpen, c’è nientemeno che il grande Rutger Hauer (Blade Runner) che, di certo non avrà fondato i carmelitani scalzi come S. Giovanni della Croce, ma che in questo ruolo sembra comunque un mistico, il custode di una via per Bianca, interpretata da Manuela Martelli. Nel cast anche Nicolas Vaporidis, Alessandro Giallocosta, Luigi Ciardo. Incontro la regista, Alicia Scherson, e le chiedo subito:

    Che cos’è per te Il Futuro?

    “Non tanto per me, quanto per Bolaño che lo fa dire a Bianca, il futuro è come la stanza di Maciste. I personaggi di questo racconto sono divisi tra un passato tragico e un mondo attuale quasi senza tempo”.

    Bolaño ambienta la sua storia a Roma ed è estremamente preciso nel riportare i luoghi della città in cui si svolgono i fatti. Bianca e suo fratello vivono da soli a Trastevere, in P.zza Sidney Sonnino, nei palazzi dai grandi portoni. Nel film la città acquista, da un lato, i colori caldi di una capitale latina, dall’altro i punti di vista della regista trovano visioni di una Roma non solo cullata dal suo passato ma tesa, inquieta, sull’orlo di restituire un mistero.

    “Io non conoscevo Roma prima di girare il film ma con la produzione abbiamo deciso di ambientare qui gran parte delle riprese per catturare l’atmosfera suggerita da Bolaño. Nel mio immaginario Roma era quella del grande cinema italiano, Fellini, Monicelli etc. La ho esplorata tenendo in mano il racconto, pieno di sottolineature, per rendermi conto dei posti descritti dall’autore.”

    Roberto Bolaño è stato uno scrittore dalla vita avventurosa, celebre per la sua incarcerazione durante il golpe di Pinochet, anche se qualche intellettuale ha smentito la sua effettiva partecipazione ai moti pro Allende. Da qualche tempo anche il cinema latino pare che stia avendo sempre più successo. Da cosa dipende, secondo te, questo improvviso flusso culturale?

    “Il Sudamerica, almeno a livello cinematografico, per molto tempo ha sempre imitato l’Europa, poi, ad un tratto, questa è entrata in crisi e da noi si è deciso di voler realizzare qualcosa di diverso, di originale.”

    Il Futuro è il frutto di una produzione mista: italiana (Movimento Film), cilena (Jirafa, La Ventura, Astronauta Producciones, Jaleo Films) e tedesca (Pandora Film Produktion).

    Alicia, secondo te qual’è il vantaggio dell’incontro di vari produttori e del circuito indipendente in cui tu ti sei mossa da sempre?

    “In Cile tutto il cinema è indipendente, il circuito dei festival è il posto più interessante perché è un luogo aperto dove si ascoltano voci diverse. Inoltre trovo normale che varie produzioni si incontrino, è un sistema più moderno, secondo me l’idea di un cinema nazionale è piuttosto antiquata, oggi non è più così. Si è trovato un modo nuovo di fare i film”

    Tornando a Il Futuro, è stato difficile adattare il testo letterario alla sceneggiatura?

    “La struttura narrativa e i personaggi sono rimasti gli stessi perché Bolaño ha una prosa molto lineare e asciutta. La cosa più difficile è stata rendere l’atmosfera che traspariva dal racconto e per questo sono stata attenta a molti dettagli, sia visivi che sonori.”

    Nel suo racconto Bolaño descrive l’impassibilità con cui si svolgono le cose nel mondo, i sentimenti, i rapporti gli uni con gli altri sono univoci, come lo sono le persone. La vita dei suoi personaggi è irrimediabilmente reale, li uniscono non le passioni ma le ambizioni più misere: andare in palestra, credere ai quiz in tv. Ma, in fondo, che non sia questo il segreto per vivere il tutto; non cercare di voler diventare un unicum, un caso fortunato, ma solo lasciarsi trasportare da una beata piattezza. Quella che Bianca vive e che troverà trasformata e arricchita nel suo incontro con Maciste, appassionato di culturismo e di sandwich freddi con le salse, probabilmente molto vicino al vero S. Giovanni della Croce che, con il suo scritto Modo per avere il tutto, ci ricorda:

    Per arrivare a sapere tutto
    non voler sapere nulla in nulla.
    Per arrivare a godere tutto
    non voler godere nulla in nulla.
    Per arrivare a possedere tutto
    non voler possedere nulla in nulla.
    Per arrivare a essere tutto
    non voler essere nulla in nulla.


     
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    21 settembre 2013    -    Roberto Bolaño
     
     •  "La letteratura nazista in America”
    traduzione di Maria Nicola 
    Adelphi, isbn: 9788845928147
     
    E' stata pubblicata in questi giorni da Adelphi La letteratura nazista in America di Roberto Bolaño, tradotto da Maria Nicola (la prima edizione fu pubblicata da Sellerio nel 1998, trad di Angelo Morino, Enza Sanfilippo).
    Maria Nicola ha già tradotto (a nostro parere in modo egregio) per Sellerio Chiamate telefoniche (2000), I detective selvaggi (2003), Puttane assassine (2004), Il gaucho insostenibile (2006) e, per Adelphi, Tra parentesi (2010).  
     
    Questo libro fu concepito agli inizi degli anni '90 e Bolaño propose di scriverlo congiuntamente al poeta Gonzalo Millán prima, e a Waldo Rojas, dopo.
    Qualcosa nello spirito di Tlon Uqbar Orbis Tertuis (de Borges): le immagini di noi stessi negli specchi concavi e convessi, ma specchi a conti fatti, scriveva a Waldo Rojas.

    [...] Un'altra cosa. Giorni fa ho proposto a Gonzalo Millan la scrittura congiunta di una Enciclopedia abbreviata della letteratura nazista in America, qualcosa nello spirito di Tlon Uqbar Orbis Tertuis le immagini di noi stessi negli specchi concavi e convessi, ma specchi a conti fatti.
    (Un corpo principale composto da bibliografie di questi, più una serie minore di piccoli lavori chiarificatori, miti, pubblicazioni, relazioni in Europa, conferenze e conferenzieri, leggende etc. Uno spazio di tempo che va dal 1935 o 1939 fino al 2009, qualcosa di simile.
    Nel post scriptum gli dicevo che sarebbe stato magnifico poter contare anche su di te.
    Bene, suppongo che Gonzalo si rifiuterà di partecipare e suppongo che tu farai altrettanto, ma che rimanga agli atti che siete stati i primi a cui l'ho proposto (mi pare che in una lettera anteriore già ti avevo parlato di questa idea, fu il malvagio Doctor Petiot, colui che me lo ha sussurrato all'orecchio?
    [lettera di Bolaño a Waldo Rojas, dicembre 1993]
     


     
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    15 settembre 2013  - 
            Francesco Ditaranto

     
     •  "L'immagine e il raffigurato”, secondo capitolo
     
    Pubblichiamo il secondo capitolo del saggio di Francesco Ditaranto su I detective selvaggi
     
     
     
     

    2.1 Oggetti e configurazioni

    2.0272 La configurazione degli oggetti
    forma lo stato di cose.
    [Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus]

    Quella notte dormii molto male. Infilai un incubo dietro l’altro e all’improvviso mi svegliai gridando e con la certezza che Clara mi aveva mentito, che non aveva un cancro, che le stava succedendo qualcosa, questo era indubbio, da vent’anni le stavano succedendo delle cose, tutte piccole e bastarde, tutte piene di merda e sorridenti, ma che non aveva il cancro
    [R. Bolaño, Clara, in Chiamate telefoniche, Palermo, Sellerio, 2000, pp. 198-199]

    È un passo tratto da Clara, un racconto di Chiamate telefoniche. Si tratta della storia di una relazione, o, il che è lo stesso, quel che resta di quella storia: i momenti condivisi, le incomprensioni, la rottura; le esperienze vissute e raccontate per telefono, i vuoti, le ansie, la fine.

    Di colpo mi crollarono addosso tutti gli anni da quando avevo conosciuto Clara, tutto quel che era stata la mia vita e con cui Clara non aveva avuto niente a che spartire
    [R. Bolaño, Clara, in Chiamate telefoniche, Palermo, Sellerio, 2000, pp. 199]

    percorsi che si incrociano per poi divergere, ignorandosi; le convivenze limitate ai tempi, agli spazi, alle scelte.

    I detective selvaggi, e per estensione l’intera opera di Bolaño, non è altro che un susseguirsi di storie: storie di persone cui stanno succedendo delle cose, nomi propri gettati in un qui-e-ora, disposti in mezzo agli altri, attraversati da influssi, esposti alle circostanze, percorsi e attorniati da una rete di azioni, parole, significati che decidono il senso o l’insensatezza, la felicità o l’infelicità, la quiete o l’inquietudine di ognuno

    In questo senso seguire le storie significa seguire le rotture, il ridefinirsi continuo dei contesti, delle circostanze, delle possibilità:

    Conobbi un milionario che comprava i miei quadri, la mia rivista morì d’inanizione e mancanza di voglia, avviai altre riviste, feci delle mostre. Ma tutto questo ora non esiste più: è più una certezza verbale che vitale. L’unica cosa certa è che un giorno tutto finì e me ne rimasi solo col mio Picabia falso come unica mappa, come unico appiglio legittimo […]. L’unica cosa certa è che un giorno tutto finì e cominciai a guardarmi attorno. Smisi di comprare tante riviste e giornali. Smisi di esporre. Cominciai a dar lezioni di disegno al liceo con umiltà e serietà e perfino (anche se non me ne vanto) con un certo senso dell’umorismo. Arturo da molte tempo era sparito dalle nostre vite1.
    [Guillem Piña, calle Gaspar Pujol, Andratx, Maiorca, giugno 1994. R. Bolaño, I detective selvaggi, Palermo, Sellerio, 2009, 2° ed., 20031, p. 628.]

    In questo senso il personaggio interessa come essere nel tempo, e, nello specifico, come particolare punto di vista nel tempo, soggetto cioè alle ridefinizioni che ogni divenire comporta: la narrazione in prima persona rimarca appunto quest’aspetto.


     
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    percorsi:
  • I detective selvaggi
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    5 settembre 2013    -    Edmundo Paz Soldan
     
     •  "Una macchina da guerra”
     
    Pubblicato da pagina|12, 13 agosto 2013,
    Allo stesso modo di quanto successe un paio di decadi fa con García Márquez e il realismo mágico, soprattutto di fronte ad altre lingue, é in atto un processo riduzionista che finisce per far coincidere la letteratura latinoamericana (quasi) solo con Bolaño. Possiamo lamentarcene, ma è ciò succede. Di modo che, fino a che non finisce questo processo, accettiamo che l'autore cileno sia così centrale e approfittiamone per leggerlo con un po' più di distanza critica.
     
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    percorsi:
  • Il mito e la mistificazione di Bolaño, Autori vari.
  • La biografia di Bolaño , Autori vari
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    Illustrazione di Maria Cristina Pacheco
    2 settembre 2013    -    Francesco Valdes
     
     •  "Profilo Bolaño”
     
    Articolo pubblicato su Terminal (Cile) il 19 luglio 2013.

    Sono in fila e mancano tre persone ancora per arrivare al finestrino. Nelle mie mani porto una busta gialla piena di documenti. L'indirizzo che ho scritto sulla busta e nel formulario che mi ha dato una poco sorridente funzionaria dice: Passeig de de la Vall d’Hebron, Barcelona.

    Quando consegno la busta al finestrino registro nella mia memoria un'immagine e cerco di immaginare cosa succederà quando arriverà a destinazione. Delle mani lo riceveranno e vedranno ciò che vedo io in questo istante: una busta di colore giallo con lettere scritte a mano con un pennarello nero, lettere tremanti piene di sogni e piani per il futuro.

    Deve essere questa immagine che frullava nella mia testa, oggi, mentre leggevo un blog e, all'improvviso, riappare il nome la Vall d'Hebron di fronte a me. Questa volta accompagnata da "Ospedale". Accompagnata anche da “Bolaño”.

    Roberto Bolaño trascorse i suoi ultimi dieci giorni nell'ospedale universitario della Vall d’Hebrón, sprofondato nel suo coma dal quale non si svegliò. Aveva 50 anni, aveva pubblicato il grande romanzo della sua vita 5 anni prima, Avevo due figli, una ex moglie e una nuova compagna. L'ultimo giorno che il suo fegato lo lasciò restare in piedi, lo spese in una lunga conversazione con il suo editore Jorge Herralde, negli uffici di Anagrama. Doveva lasciare tutto in ordine, come se sapesse che non sarebbe più tornato in quel posto.

    Bolaño non era nato nel seno di una famiglia di buoni lettori, gente legata a qualche circolo intellettuale né niente di simile. Piuttosto tutto il contrario. I suoi genitori furono persone laboriose: una maestra e un camionista appartenenti alla tipica famiglia cilena: la classe media bassa.

    Tanto meno visse all'estero grazie ai lussi familiari o per l'esilio. Sua madre prese la decisione di cercare un futuro migliore nel DF messicano e si stabilirono li dal 1968. Prima di allora, il giovane Roberto non aveva avuto alcun contatto con il mondo letterario.

    Può essere stata la sua decisione di lasciare la scuola a partire dai 16 anni e dedicarsi solo a leggere e scrivere a farlo diventare una delle figure letterarie più importanti di Latinoamerica. Ciò che è certo è che non calpestò mai un'aula né secondaria né universitaria. Trascorse parecchio tempo nella biblioteca pubblica, avvicinandosi alla letteratura classica e ai gialli polizieschi.


     
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    percorsi:
  • Il mito e la mistificazione di Bolaño, Autori vari.
  • L'infrarealismo, testi vari sull'infrarealismo
  • La biografia di Bolaño , Autori vari
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    1 settembre 2013    -    Monica Maristain Intervista di Irma Gallo - 21 noviembre 2012
     
     •  "Bolaño trascebderà per decenni”
     

    Monica Maristain è diventata famosa per aver fatto "l'ultima" intervista a Bolaño, pubblicata da Playboy nel luglio 2003 - il mese in cui morì lo scrittore cileno -, ma concessa alcuni mesi prima. In realtà la vera grande ultima intervista è quella concessa da Bolaño a Raul Schenardi, nel maggio 2003, alla fiera di Torino. Una delle poche, peraltro, concesse in diretta, in forma orale, in diretta.  
     
    Il figlio di mister playa, un ritratto di Bolaño, pubblicato nel 2012, è un libro a più voci, una raccolta di interviste delle persone vicine allo scrittore cileno dagli anni del Messico fino agli ultimi giorni della sua vita in Spagna.  
     
    Il libro, preceduto da una nota introduttiva di Monica Maristain, contiene le interviste, tra gli altri, a Carmen Boullosa, José María Espinaza, Juan Pascoe y Bruno Montané, per disegnare la tappa infrarealista di Bolaño negli anni '70, a città del Messico. Seguono le interviste a Ignacio Echevarría, Rodrigo Fresán, Jorge Herralde, Jorge Volpi, Ricardo Piglia etc.. per descrivere la figura di Bolaño quando era già uno scrittore riconosciuto e gli ultimi anni di Blanes.  
     
    Nel libro è contenuta anche l'intervista a Carmen Perez De Vega, la compagna di Bolaño negli ultimi anni della sua vita, aspetto della biografia di Bolaño, che la vedova Carolina Lopez, da cui Bolaño era di fatto separato, si ostina con tutti i mezzi a negare e a cancellare, intervenendo con minacce e intimidazioni contro chiunque ne faccia cenno (come ad esempio Ricardo House nel documentario La battagia futura o Darinka Guevara e Jordi Lloret nel documentario Stella Distante).
    Monica Maristain rivendica, con una forte dose di cinismo, il diritto di non mantenere la parola data a Carmen Perez di sottoporre il testo dell'intervista alla revisione di Carmen prima della sua pubblicazione, in nome di una presunta professionalità del mestiere giornalistico.



     
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    percorsi:
  • La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, di M. Gutierrez
  • Intervista a Carmen Perez, " la mia vita con Bolaño"
  • Intervista a Carolina Lopez, "Bolaño fece in tempo a godere il successo"
  • Intervista a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é proprietà dei suoi lettori"
  • Intervista a Monica Maristain, "Bolaño trascenderà per decenni"
  • Bolaño. Penultimi dispiaceri di un romanziere convertito in leggenda , di I. Echevarria
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
  • la biografia di Roberto Bolaño, testi di autori vari.
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    29 agosto 2013    -    Alvaro Bisama
     
     •  "Il libro dei fatti condannati”
     
    Nell'articolo di Bisama viene citato il brano finale de La parte di Amalfitano [2666], riportato per intero

    Nel 1974, Lonko Kilapán (1909) pubblicò un libro chiamato L'origine greca degli araucani. Kilapán era professore d'arte in un liceo di Talca. Il suo nome originale era César Navarrete e ad un certo punto degli anni '70 abbandonò il sud del Cile e cambiò legalmente il nome in Kilapán, che era appartenuto ad un cacique mapuche del secolo XIX. Viste ora, le sue teorie compongono un'altra rarità bibliografica in più della dittatura cilena e includono telepatia, tecnologia perduta, relazioni dei i nostri indigeni con la Grecia e Atlandide, il mapudungun come un'antica lingua indoeuropea e una genealogia che dai principi araucani portava al liberatore indipendentista Bernardo O’Higgins e a lui stesso. Come Charles Fort (con cui condivide non poche similitudine; il cileno fu presidente di un tale Instituto Araucano de Parapsicología) il suo metodo consiste nella perversione dell'archivio e nella manipolazione tanto candida quanto fraudolenta del documento e la supposizione di una spiegazione segreta per la nazione, la razza ed il territorio.

    E' impossibile non ricordare Kilapán ora, a dieci anni dalla morte di Roberto Bolaño. Uno dei momenti più inquietanti di 2666 è quando la seconda sezione del libro descrive come Oscar Amalfitano (cileno, professore di filosofia ed esiliato) perde la ragione a Santa Teresa, la versione fittizia di Ciudad Juarez. Questo processo viene descritto in dettaglio. C'è lì una certa tensione; la diaspora di Amalfitano trascorre attraverso gesti che lo fanno uscire di se, tormentato per la vicinanza degli assassinii di donne, un ready-made di Duchamp e le letture che lo riportano al paesaggio che ha lasciato. Lì Amalfitano legge Kilapán con un sarcasmo che si trasforma poi in paura e sospetto, poichè questo poteva benissimo essere un nom de plume di Pinochet. Ora perchè a Bolaño interessa Kilapán? Da un lato perchè assomigliava ai suoi personaggi, a quegli intellettuali pervertiti dalle loro ossessioni che riempiono le pagine de La letteratura nazista in America, per esempio. Dall'altro lato, perchè come Alfonso Reyes, Octavio Paz, o lui stesso, Kilapán è alla ricerca di una tradizione letteraria o culturale da abbracciare. Però questa tradizione è un paese falso composto di frammenti, una lingua frantumata, marcada dal desiderio incerto di appartenenza a un paese, a un continente, a un canone.


     
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    percorsi:
  • Il mito e la mistificazione di Bolaño, Autori vari.
  • La biografia di Bolaño , Autori vari
  •  
     
    27 agosto 2013    -    Juan Villoro
     
     •  "Il paradosso Bolaño - seconda parte”
     
    Pubblichiamo la seconda parte dell'articolo di Juan Villoro (scrittore e giornalista messicano. che fu amico dello scrittore cileno) dedicato a BolañoBolaño

    Roberto non voleva suscitare compassione. Gli piaceva paragonarsi a un marine allenato a sopravvivere in qualsiasi posto. Non riconosceva maestri nè accetaba discepoli. Era un lupo solitario. Nelle discussioni, raramente dava ragione a qualcuno e, se nell'incontro successivo qualcuno sosteneva il suo stesso punto di vista, cambiava opinione. In una intervista memorabile Monica Maristain gli chiese "Perchè fa sempre il bastian contrario?" In forma emblematica l'imperturbabile Roberto rispose: Io non faccio mai il bastian contrario.

    Nemmeno ammetteva il minimo commento contro il Messico. Aveva idealizzato il paese dove divenne scrittore e che gli offrì lo scenario dei suo romanzi più lunghi. L'ultima parola di 2666 è, precisamente, Messico.

    Ricevette vari inviti per tornare al Distretto Federale. Ma non ne accettò nessuna. Ho paura di morire lì, diceva come se fosse un personaggio di Sotto il vulcano o Il serpente piumato . Secondo me, la sua rinuncia a tornare era dovuta al fatto che non desiderava demistificare il territorio che aveva ricreato a distanza, servendosi della sua memoria immaginativa. Molti degli episodi de I detective selvaggi erano già conosciuti da noi prima che li narrasse, dato che erano successi ad amici comuni, però pensavamo che la cosa migliore di quel passato era che fosse già successo. Roberto seppe comprendere la forza occulta di quelle trame e diede loro una dimensione epica. Nel caso fosse tornato in Messico, sicuramente sarebbe rimasto deluso di non incontrare lì, la forza allucinatoria del suo romanzo, allo stesso modo in cui molti sono rimasti delusi per non aver incontrato nelle strade di Alessandria la magia e la sensualità che Lawrence Durrell conferisce al suo celebre quartetto.

    Nella spiaggia di Blanes, dove viveva, si alza la prima rocca della Costa Brava. Gli piaceva segnalare questa rocca, come se si comparasse ad essa. Una pietra solitaria e inespugnabile. Era più orgoglioso della sua etica di vita che dei suoi risultati letterari. Fece ogni tipo di lavori senza lamentarsi minimamente di nessuno di essi. Fu vigilante notturno in un camping e gestì un negozio di bigiotteria. Per anni partecipò a concorsi letterari di provincia. Non gli interessava il prestigio di quei premi regionali, ma i soldi che potevano alleggerire le sue spese. Definiva la sua attività di concorrente come un compito da pellerossa, da intrepido "cacciatore di scalpi"


     
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    percorsi:
  • Testi di Juan Villoro', presenti nell'Archivio.
  • Il mito/mistificazione di Bolaño, testi di AA.VV
  • L'infrarealismo, testi di AA.VV
  • la biografia di Bolaño, testi di AA.VV
  •  
     
     
    27 agosto 2013
     
      Festival della letteratura di Mantova

    4 - 8 settembre 2013
     
    Santiago Gamboa: IO e Bolaño:
    Un ricordo intimo e letterario dello scrittore cileno
    • Venerdì 6 settembre 19.00
    • tenda dei libri • ingresso libero
     
     
    Al festival sarà presente anche lo scrittore messicano Juan Villoro

     
     
     



     

     
     
     
    26 agosto 2013    -    A. Cobas Carral
     
     •  "I Giovani dimenticati”
     
    Continua la traduzione degli articoli che la rivista Pagina|12 ha dedicato a Bolaño
     
     
     
     

    -Che l'amnesia non ci baci mai in bocca. Che non ci baci mai.  
    -Abbiamo sognato l'utopia e ci siamo svegliati gridando.
    [Mollate tutto di nuovo, Manifesto infrarealista di Roberto Bolaño]

    Scrive Roberto Bolaño nel 1975, nel primo manifesto redatto per il movimento infrarealista messicano. Violenza e smemoratezza: tutta la sua opera può essere letta sotto l'ombra di questa denuncia che prefigura la dimensione della sconfitta. Letteratura e rivoluzione, estetica ed etica, resistenza e terrorismo di Stato sono tensioni che esplodono in una scrittura che esibisce, ad un tempo, una possibile mappa della violenza latinoamericana e una trama di strategie per narrarla. Stella distante (1996), I detective selvaggi (1998), Amuleto (1999) e Notturno cileno (2000) costituiscono il nucleo duro di una poetica contrastante con i discorsi allora egemoni in America Latina, per narrare la violenza politica degli anni '70 e la sua persistenza venti anni dopo.


     
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    percorsi:
  • La stupidità non è il nostro forte, Tre manifesti dell'infrarealismo messicano
  • Il mito e la mistificazione di Bolaño, Autori vari.
  • L'infrarealismo, testi vari sull'infrarealismo
  • La biografia di Bolaño , Autori vari
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    24 agosto 2013    -    Juan Villoro
     
     •  "Il paradosso Bolaño” prima parte
     
    Pubblichiamo la prima parte di questo articolo di juan Villoro, giornalista e scrittore messicano, che fu amico di Bolaño.

    La fama è un malinteso che semplifica i suoi favoriti. Roberto Bolaño, scrittore e amico imprescindibile, è diventato leggenda

    Quando morì nel 2003, a 50 anni, i suoi amici, sapevamo che i suoi libri sarebbero perdurati, ma ignoravamo che avrebbe ricevuto qualcosa che mai corteggiò: il successo di massa. Come immaginare che la sacerdotessa del gradimento televisivo, Oprah Winfrey, avrebbe raccomandato i suoi libri, che Patti Smith, avrebbe messo in musica i suoi testi e che l'attore Bruno Ganz lo avrebbe recitato in tedesco?

    A New York, ho conosciuto due giovani scrittori che pagarono 50 dollari per le prove di stampa di 2666, per poter leggere il romanzo prima di tutti, e in Messico ho conosciuto un aspirante poeta che era felice perchè aveva accarezzato un cane nella città di Blanes che, secondo quanto gli dissero, aveva conosciuto da cucciolo l'autore de I detective selvaggi.

    Gli amici, non dubitammo mai del carisma di Roberto, però lo trattavamo con la naturalezza e gli eccessi di confidenza che impongono l'affetto e il buon uomre. Non lo vedemmo come figura storica. Raccontavamo barzellette e parlavamo di intimità. Ora ci vergognamo un po' per avere poche informazioni su ciò che pensava riguardo ai grandi temi dell'umanità.

    Raccontano che il padre di Leonard Bernstein fosse molto severo con suo figlio. Quando gli chiesero se davvero fosse stato severo con il piccolo Lenny, rispose: "Si, però non sapeva che ero Leonard Bernstein. Qualcosa di simile è successo con l'amico che cantava canzoni rock, raccontava storie di assassini seriali e criticava con acuta ironia i difetti dei nostri conoscenti. Gli volevamo bene e lo ammiravamo, ma non sapevamo che sarebbe diventato un mito. E' come essere stati amici di Bob Dylan prima del suo debutto al festival di Newport e di aver svegliato il fervore delle multitudini.

    Roberto viveva di spalle alla celebrità e detestava la nozione di "successo". Ammirava i racconti di quelli che resistono nelle strade periferiche, le autostrade verso il niente, le case vuote, le trincee sotto la pioggia

    Ci conoscemmo nel 1976, ad una premiazione di giovani scrittori nei girdini dell'Università del messico. Lui aveva ottenuto il terzo posto nella poesia ed io il secondo nel racconto. Uno dei giurati del racconto era lo scrittore cileno Poli Délano. Stavo parlando con lui quando Roberto si avvicinò per scambiare notizie sul Cile e la resistenza contro Pinochet. Aveva i capelli agitati da un vento immaginario, lenti rotonde e una sigaretta in bocca:
    Mi hanno dato il terzo posto, anche se credo di meritare piuttosto un'ammonizione, commentò con sarcasmo.


     
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    percorsi:
  • Testi di Juan Villoro', presenti nell'Archivio.
  • Il mito/mistificazione di Bolaño, testi di AA.VV
  • L'infrarealismo, testi di AA.VV
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    23 agosto 2013    -    Alan Pauls
     
     •  "Che fare?”
     
    Una riflessione acuta sulla poster(ità) di Bolaño

    Non è difficile immaginare lo sconcerto che avranno sofferto i fans nordamericani nel vedere l'Archivio Bolaño, la mostra che il Centro Contemporaneo di Barcellona ha organizzato tra marzo e giugno in omaggio ai dieci anni dalla morte dello scrittore. Attratti dall'aura dark che lo ha reso celebre negli Stati Uniti, si sono trovati di fronte a delle sale con la luce soffusa, alla sobria collezione di manoscritti muti, al silenzio da abazia climatizzata, e si saranno guardati stupefatti: Che scherzo è questo? Che hanno a che vedere questi modi da convento, questa cautela raffinata, tutto questo spreco di devozione e raccoglimento con il rock’n roll, la sordidezza, gli schiaffi di romnticismo selvaggio che ci prometteva il nostro scrittore eroinomane venuto dal sud?

    Naturalmente i curatori della mostra non dovevano perchè rispondere alle aspettative più o meno strampalate che indotte nei nordamericani - i pochi nordamericani che ancora leggono letterature straniere - dall'abuso di interpretazione straordinario, e straordinariamente efficace, per cui un racconto d'estate pubblicato nel supplemento di libri di un quotidiano spagnolo, si è trasformato in una confessione di parte, e il suo autore, scrittore consacrato, molto abile nel maneggio della prima persona singolare, in un ex drogato riscattato dal fango per opera e miracolo della letteratura.


     
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    percorsi:
  • indice del materiale di Alan Pauls presente nell'archivio ,
  • la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003, testi di autori vari.
  • il mito e la mistificazione Bolaño, testi di autori vari.
  • infrarealvisceralisti, testi di autori vari.
  • mollate tutto di nuovo , manifeto infrarealista di Roberto Bolaño
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    22 agosto 2013    -    Alberto Fuguet
     
     •  "Quando Bolaño si trasformò in Bolaño ”
     
    La rivista argentina pagina|12, in occasione del decimo anniversario della morte di Bolaño, ha dedicato una serie di articoli di scrittori latinoamericani allo scrittore cileno. Pubblichiamo un frammento di Alberto Fuguet tratto da un testo che verrà pubblicato a ottobre.

    Quando morì, dieci anni fà, Roberto Bolaño era arrivato a convertirsi nella speranza latinoamericana, quanto di più simile a una stella che capeggiava il risorgimento del continente letterario a livello mondiale. Era lo scrittore più influente tra i nuovi narratori della regione e dopo la sua morte gli si sarebbero aperte anche le porte degli Stati Uniti, dovè è diventato lo scrittore latino del momento. Per ricordarlo, riflettera sulla sua eridità e anche per immaginare il futuro della letteratura di Bolaño in America, scrivono Alberto Fuguet, Alan Pauls, Efraim Medina Reyes, Alvaro Enrigue, Diego Zúñiga, Edmundo Paz Soldán, Andrea Cobas Carral, Álvaro Bisama, Diego Trelles Paz y Wendy Guerra.

    Aver letto Bolaño prima che Bolaño si trasformasse in Bolaño è qualcosa di cui mi rallegro. L'averlo letto prima che la sua figura passasse dall'essere un segreto ad essere qualcosa come il primo punk mediatico, il detective selvaggio che va a caccia, il poeta senza Nobel o collezioni di case e crede che i versi di odio sono validi come quelli d'amore

    Non so quanta capacità abbia di amare, ma, evidentemente, moltissimo maggiore della mia capacità di odiare. A rigore, credo di non essere fatto o preparato per l'odio sostenuto, che è il vero odio.
    [Citazione di Roberto Bolaño]

    Prima di morire, all'età di cinquant'anni, ha ottenuto qualcosa di non facile per un autore vivo: essere oggetto di adorazione tra gli scrittori giovani

    A 20 anni gli scrittori si amano. A 46 anni, quanti ne ho io ora, al massimo arrivi ad ammirarli, ma non ad amarli. Io ciò chento ora è affetto verso i giovani scrittori.
    [Citazione di Roberto Bolaño]

    Bolaño apparì come uno scrittore che sembrava imitabile (ma non lo era) e che senza dubbio contaminò molta prosa fresca, ingenua, di quelli che pensarono che - davvero - leggendo devotamente Bolaño potevano migliorare le loro opere. Il mio legame - letterario, di lettore che si impressiona - con Bolaño cominciò prima, credo, che esplodesse il mito. Così, almeno, credo. Poi, di certo, continuai a leggerlo, stetti attento e, perchè non confessarlo, sulla difensiva.


     
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    percorsi:
  • Il mito e la mistificazione di Bolaño, Autori vari.
  • Scenari, dibattito a Filba 2008, con Alberto Fuguet e Rodrigo Rojas
  • La biografia di Bolaño , Autori vari
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    21 agosto 2013    -    Eduardo Cobos, intervista a R.Bolaño [seconda parte]
     
     •  "Bisogna mantenere la finzione nell'ambito della congettura”
     
    Ecco la seconda e ultima parte dell'intervista che Eduardo Cobos fece a Bolaño nel 1999, a Caracas

    Ars narrativa

    Rispetto alla tua ars narrativa, come risolvi in forma pratica le difficoltà della scrittura nel quotidiano di ogni giorno?

     Alzarsi presto, sedersi davanti al pc e mettersi a lavorare. Scrivere molta porcheria che verrà eliminata. Ho un metodo piuttosto rigoroso, lavoro le strutture, le infrastrutture del romanzo; elaboro molto la trama, che comincia ad emergere dopo molto tempo fino a diventare totalmente chiara. Senza dubbio, la struttura ti da in anticipo l’ordine del materiale, la struttura è il materiale, la trama entra nella struttura, è tutto pronto a partire da lì.

    E quanto alla correzione del testo?

    Pulire il testo è come la scultura estratta dallo stampo: correggere, leggere, rileggere. Ogni volta correggo meno, ogni volta credo di avere più mestiere. Tuttavia, quanto alla correzione del testo, quello di Flaubert mi sembra il progetto più radicale. Sono incapace di passare 5 o 8 anni a scrivere un romanzo. Però in relazione con il tempo di sedimentazione del testo, sono più vicino a Stendhal che a Flaubert. Il primo impiegò cinquantatre giorni per scrivere la Certosa di Parma, questo è uno scrittore. E’ un romanziere in tutti i suoi aspetti, mi sento più vicino a lui perfino nella sessualità.

    Ci potresti dare una specie di decalogo dello scrittore di racconti?

    Una volta mi chiesero di scrivere un decalogo di come si dovrebbe scrivere un racconto, lo feci in modo scherzoso, ma l'ultimo dei punti era sufficientemente serio, diceva che i due più grandi scrittori di racconti erano Anton Chéjov e Raymond Carver. Per me Carver è uno scrittore di racconti gigantesco, perfino meglio di Hemingway, la capacità di creare in qualsiasi situazione un'atmosfera densa, è ineguagliabile. Tutti abbiamo appreso di questo racconto atmosferico come lo chiamano, che ti grava, a te come lettore, che i personaggi si muovono sottraendo le cose, senti la pressione fisica, come se fossi in un altro pianeta, in un'altra gravità.


     
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    percorsi:
  • L'infrarealismo, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Finzione autobiografica, Citazioni di Roberto Bolaño
  • L'arte del racconto AA.VV
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    17 agosto 2013    -    Eduardo Cobos, intervista a R.Bolaño [prima parte]
     
     •  "Bisogna mantenere la finzione nell'ambito della congettura”
     
    Pubblichiamo la prima parte dell'intervista che Eduardo Cobos fece a Bolaño nel 1999, a Caracas

    Roberto Bolaño sorprende per il suo buon umore e i risvolti inaspettati che provocano le sue asseverazioni. In ogni caso, la sua conversazione non è per niente intellettuale, piuttosto gli piace spiegare o dare esempi con ciò che sa fare: raccontare storie una dietro l’altra e confermare ciò che uno sospettava, che molti dei suoi personaggi per incredibili che possano sembrare, sono esistiti in carne e ossa, ancor più della verosimiglianza dimostrata nei suoi scritti, o meglio, la conferma piena che Arturo Belano, il personaggio di vari dei suoi libri, è l’alter ego di questo prolifico scrittore. Per chi lo abbia letto, non c’e’ il minimo dubbio che la narrativa latinoamericana riacquisti con lui la vitalità che si era vista sottrarre dagli emulatori del boom, dato che le strutture delle sue opere sono si una complessità innovativa.

    Nel mese di agosto le piogge sono sporadiche a Caracas, ma sono sempre in agguato. In questa città dove è giunto Bolaño, di origine cileno, da Blanes, un paesino della Catalogna, per ricevere il premio de Rómulo Gallegos del 1999 per I detective selvaggi. Si è sistemato all’hotel Avila, il cui nome è un omaggio a una delle montagne che circondano la valle, e deve tutto il suo prestigio all’architettura modernista dell’epoca di Isaías Medina Angarita, quando in Venezuela comincia il repentino sviluppo economico, dovuto all’estrazione petrolifera. Abbiamo conversato un pomeriggio in cui il traffico a momenti ci impediva la disinvoltura dell’intervista.


    R.Bolaño ed E.Cobas a caracas, nel 1999

    Tu hai pubblicato un romanzo con Antoni García Porta, Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce (1984), mi puoi parlare dell’esperienza di scrivere un romanzo condiviso?

    Toni è un buon amico. Scrisse un testo e me lo dette. Presi le cartelle del romanzo e non ho fatto altro che distruggerlo, assolutamente tutto, e poi ricostruirlo, gicocandoci. Di sicuro il titolo è un ammiccamento a una poesia di Mario Santiago, lui è un grande poeta messicano, con il quale fondai, in Messico, il movimento infrarealista, che sarebbero i realvisceralisti de I detective selvaggi. Nel romanzo è il personaggio chiamato Ulises. Mario scrisse una poesia che si chiama Consigli di un discepolo di Marx a un fanatico di Heidegger, nel 1975, anno emblematico per tutta una generazione di poeti giovani, che fossero infrarealisti o no. E’ una poesia meravigliosa, lunghissima qualcosa come venti parti.  
     
    Vidi Mario recitare questa poesia, aveva una forza soprannaturale. Morì alcuni giorni dopo che finissi di correggere I detective…, agli inizi del novantotto. Fu una morte tra l’altro violenta; fu investito per strada. Si trovava al limite estremo, se la stava passando molto male e si comportava sempre più con maggiore violenza, in forma intransigente. Mario è un grande poeta, per me il miglior poeta degli ultimi vent’anni in Messico. Era veramente impressionante, il più prossimo che abbia visto alle proposte di Rimbaud: la radicalità e lo splendore obliquo assoluto. Era di quelli che spaventavano chi gli stava vicino

    Si possono osservare due tipi di voci narrative che raccontano ad altri nei tuoi libri, da un lato le voci che, frammentariamente, armano le storie; e dall’altro lato quelle che raccontano al narratore l’aneddoto che si va sviluppando. In questa prospettiva, qual è la necessità strutturale della narrazione che ti porta a proporre queste voci narrative?

    Io credo, presumo, non te lo dico come qualcosa di sicuro, mi pare che l’intenzione sia quella di alimentare la finzione con la congettura, ciò vuol dire: quello mi raccontò che l’altro gli disse e, inoltre, storie che arrivano in qualche modo in forma orale. Ciò attenua il lavoro di struttura. Se lo mettessi così com’è, se non le dessi la leggerezza dell’oralità, la struttura narrativa può arrivare ad essere ardua per il lettore e soprattutto per lo scrittore.


     
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    percorsi:
  • L'infrarealismo, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Finzione autobiografica, Citazioni di Roberto Bolaño
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    17 agosto 2013    -    Michele Mocciola
     
     •  "(2666): Ognuno sarà smentito”
     
    L'articolo è tratto dalla rivita I sorci verdi, Numero 8, luglio 2013 dedicato a Roberto Bolaño


    Una lavoratrice nelle maquilladoras di ciudad Juarez

    1953 - 1973 - 1993 - 2013.    Questi i numeri della vita e della morte, di e in Roberto Bolaño: la nascita (Santiago del Cile, 28 aprile 1953), il golpe cileno (11 settembre 1973), l’inizio degli omicidi seriali nella citta di Santa Teresa - Messico (gennaio 1993), il decimo anniversario della morte (14 luglio 2013). Una numerazione escatologica avventurosa, ed un preciso ritmo temporale che è musica (tanto per restare al tema di questo numero) per chi ha buone orecchie su ciò che scientifico non è. Un sussurro dice: è il realismo magico. Io rispondo: fandonie da critici letterari! Se escludiamo il dato realistico dell’anno della nascita, le altre date sono riferimenti metaforici necessari ad ogni tentato assalto alla letteratura del Nostro. Metafore necessarie per una letteratura - quella di Bolaño - incline alla fuga in avanti, sotto le mentite spoglie di un cronachismo individuale e collettivo (spesso quotidiano) che scivola silenzioso e inoffensivo sopra il Lettore, fatalmente avvolto dalla tranquillità, o da uno stereotipato orrore. Un’oasi di orrore in un deserto di noia, dice appunto l’esergo di 2666 [un verso tratto dalla poesia il viaggio, di Baudelaire]

    La quarta parte di 2666, romanzo ultimo e postumo di RB, la parte dei delitti, s’insedia a Santa Teresa (alias Ciudad Juárez ), città di frontiera del Messico (dall’altra parte del filo spinato troneggiano gli opulenti States), e va via snocciolando assassini sopra assassini inframezzati da: improvvisate storie d’amore (la direttrice del manicomio Elvira Campos e l’agente della polizia giudiziaria Juan de Dios Martínez), profanatori di chiese (e relativi delitti), gelosie coniugali (e relativi delitti), narcotrafficanti, snuff-movies, suicidi, bande di giovani criminali, veggenti, ambienti domestici consunti, vite penitenziarie, abituali ritrovi prandiali tra colleghi di lavoro (siano essi medici-legali autoptici, o poliziotti barzellettieri fuori dal turno).


    Ciudad Juarez
     

     
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    percorsi:
  • Sergio Gonzalex Rodriguez, testi presenti nell'archivio.
  • Ciudad Juarez - Santa Teresa, l'orrore in 2666
  • Il tono dell'orrore: 2666 di Roberto Bolaño , di Carlos Walker
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    11 agosto 2013    -    Andres Neuman
     
     •  "Chiamate a Bolaño”
     
    Andres Neuman ricorda lo scrittore cileno
    Andres Neuman all'Istituto Cervantes, 30 maggio 2013: Video

    (uno)

    Oggi si compiono dieci anni senza Bolaño. O con lui in un altro modo. A Bolaño divertiva l'idea di sfumarsi, di tirare dei bidoni pubblici nei momenti più insperati. La sua opera è popolata di fuggitivi che convertono la fuga in una specie di peregrinazione letteraria. In 2666, Ben Von Arcimboldi è un'assenza inseguita per migliaia di pagine. Ne I detective selvaggi, perfino prima di lanciarsi a vagabondare per il mondo, belano e Lima passano la loro gioventù scomparendo per Città del Messico. I real visceralisti sono profughi della loro propria opera. Un giorno Bolaño mi telefonò dalla sua casa di Blanes e mi chiese che gli leggessi a voce alta una notizia sulla Fiera del libro di Buenos Aires. Nel cercare il giornale incontrai una foto grade della sua faccia. la notizia annunciava la presenza di Bolaño in Argentina. «Che te ne pare?», disse Bolaño in tono cavernoso

    Vedi? ora sono qui e non sono là, ora non sono qui e non sono là, ora non sono qui e sono là, ora non sono qui e nemmeno là, questa è una registrazione, me ne vado, questo messaggio si autodistruggerà in cinque secondi, quattro, tre, due, uno…
    [Bolaño al telefono con A.Neuman]

    E la comunicazione si interruppe.


     

    (due)

    Se dovessi mettere in rilievo qualcuno dei pregi di Bolaño, credo che sceglierei la disperazione. Bolaño non narrava storie: le necessitava. La sua scrittura ha una qualità profondamente agonica. Forse per questo commuove tanto, che parli di enciclopedie o crimini, di sesso o metonimie. . La narrativiva contemporanea, osserva ne La letteratura nazista in America, tende alla mancanza di compassione, all'incapacità di comprendere il dolore e pertanto di creare personaggi" [p. 25]. Bolaño mette a nudo all'improvviso l'intimità dei suoi personaggi, mentre questi sembrano discutere di dettagli letterari. La sua metaletteratura è una manovra emotiva: niente figura come dato culturale nei suoi testi, tutto è un rantolo morte. Il riassunto di questa poetica possiamo trovarlo nel racconto 'Un altro racconto russo', ambientato nella seconda guerra mondiale. Sanguinando dalla bocca, con la lingua brutalmente ritorta con le tenaglie, un soldato sivigliano cerca di gridare "cazzo", ma emette un suono che i suoi torturatori confondono con "kunst", vale a dire arte in tedesco. In tal modo la parola cazzo, tramutata nella parola arte [p.133], gli salva la vita.


     
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    percorsi:
  • Il gaucho insostenibile, recensioni varie.
  • Una bellezza terribile, di Carlos Franz
  • L'ultima conferenza. La linea spezzata della tempesta , di performance di Pippo di Marca
  • Le tre apparizioni di Bolaño , di Andres Neuman
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    10 agosto 2013    -    Bruno Montane
     
     •  "Bolaño sulla sedia monca”
     

    Il titolo di questo articolo proviene da un breve testo che Bolaño scrisse verso il 1977 nel suo piccolo appartamento della calle Tallers Nº 45 di Barcelona. Si tratta del finale di un modesto e godardiano soggetto che Roberto riuscì ad editare nell'istante unico e istantaneo, della sua solitaria scrittura:

    I capelli corti e ricci, dormendo nella sedia monca.

    Così si può leggere ora nell'esposizione Archivo Bolaño, un'esibizione che, in occasione dei dieci anni dalla sua morte, il Centro di Cultura Contemporanea e gli eredi di Bolaño hanno organizzato a Barcellona.

    L'immagine di un giovane scrittore che dorme semiappoggiato nel vuoto, ritrae un autore che visse e lottò accompagnato dallo humor, la volontà, la compassione, la forza e una molto personale e attiva malinconia. Un'opera come la sua attraversa un bosco di paradigmi che creano letture innumeraveli e scritture multiple, e mostra l'indifendibilità che proviene dalle peculiari, per non dire a volte risibili, mistificazioni ed esegesi que gli prodigano - o appioppiano - il mito e la leggenda. Tanto la sua poesia quanto la sua prosa mettono in gioco ciò che più di un esegeta complice ha chiamato 'l'epifania', vale a dire, la manifestazione di una deriva esistenziale che inserisce in modo lucido e naturale dettagli autobiografici, che solo il magma di una prolifica e sofferta scrittura notturna è stata capace di magnificare fino a fare di essi una materia letteraria rivelatrice e di rottura.

    Però qui si presenta, dal mio punto di vista, un equivoco fondamentale che mi ricorda una frase di William Burroughs, autore che fu una delle sue influenze nacoste:

    "Il linguaggio è un virus venuto dallo spazio esterno".
    [William Burroughs ]

    Si tratta di un'immagine profondamente metaforica che vorrei utilizzare per spiegare la cornice esterna che incombe sull'opera di Bolaño. Il linguaggio - la scrittura - produce una struttura verbale che interpella direttamente il lettore, sviluppando registri che si espandono e diversificano nella molteplicità delle trame, sommergendole a una profondità poco meno che abissale, di modo che, i riferimenti e le rappresentazioni restano indietro, solitarie sulla soglia della fronda bolañeana. Scrivere significa, senza dubbio, entrare in un altro territorio, un luogo in cui i riferimenti vitali e il desfile delle maschere, dei doppi fittizi, generano una realtà capace di contemplarsi nello specchio di un'esperienza rinnovata e che, senza dubbio, resta diversa dalla quotidianità; un dettaglio non piccolo, a volte dimenticato dall'ingenuità di alcune letture.

    Mi riferisco all'equivoco che continuamente si genera davanti a un'opera che, rigidamente e in modo manicheo, viene interpretata come essenzialmente autobiografica. Segnalo questo aspetto perchè, secondo la mia opinione, buona parte della mitomania critica che si dispiega intorno all'opera di Bolaño è originata da questo paradosso.
    Questo fatto fa sì che la leggenda finisce per giustificare determinate interpretazioni, che la mia conocenza dell'opera e dell'amico mi portano a giudicare avventate, forse superficiali. Si tratta di un'immagine distorta, agiografica e plagiata da un'enfasi che, di sicuro, in parte lo stesso Bolaño alimentò, con la differenza fondamentale che lui era l'unico capace di costruire e interpretare quell'immagine, la sua franca e naturale messa in scena. Un'influenza che si mostra pro-teica e generatrice di scrittura, un'opera che, nonostante qualche profezia avventata, non smette di dialogare con i lettori e con il futuro. Per seguire la sua voce all'interno della sua rappresentazione più radicale, non perdetevi le letture delle sue interviste.


     
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    percorsi:
  • la mostra di Barcellona 'Archivio Bolaño 1977-2003', testi di autori vari.
  • La finzione autobiografica, testi di Bolaño"
  • Intervista a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é di proprietà dei suoi lettori"
  • l'Archivio Bolaño 1977-2003 , di Ignacio Echevarria (sulla mostra di Barcellona)
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    2 agosto 2013    -    Alex Rigola
     
     •  "Il poliziotto dei topi”
     
    Direttore del settore Teatro della Biennale di Venezia, lo spagnolo Alex Rigola vi sarà il 2 agosto per la prima volta in qualità di regista per l'apertura del 42/o Festival Internazionale del Teatro, con lo spettacolo "El policia del las ratas" (il poliziotto dei topi, di Roberto Bolaño tratto dalla raccolta Il gaucho insostenibile).
    il racconto è l'inchiesta del detective Pepe el Tira che, sulle tracce di un killer seriale, rovista nei bassifondi limacciosi della società, un mondo dai risvolti kafkiani. L storia di questo detective solitario, è anche un omaggio al racconto di Kafka "Giuseppina la cantante, ovvero il popolo dei topi".


    Il poliziotto dei topi

    Il poliziotto dei topi di Roberto Bolano è un thriller, una storia detectivesca sulla differenza e l'arte. Un racconto che rende omaggio, mette in questione e finalmente supera in tensione drammatica il corto racconto di kafka Giuseppina la cantante ossia Il popolo dei topi.

    E' in tempi come questi, in cui siamo visti più come una massa controllata (con cui si commercia e si manipola) che come esseri umani, che è necessario rivendicare uno spazio per l'affermazione individuale e creativa di ciascuno di noi. Non esere semplice contabilità per i poteri politici ed economici. Anche l'individuale, il"raro" e lo strano deve esistere insieme al collettivo

    Un racconto duro e crudele il mondo delle fogne come riflesso della nostra logora società e della sua alienazione. La storia di un detective solitario alla ricerca di un assassino seriale, dove Bolaño rivendica uno spazio per l'individualità e la differenza. Una differenza che richiede uno sforzo continuo per sopravvivere e che spesso risulta incomprensibile per chi ci circonda. E dove si rivendica uno spazio per la figura del poeta, dell'artista. In un momento in cui tutta la cultura sembra essere valutata principalmente per le sue statistiche di vendita e la quantità del pubblico, Bolaño rivendica, critica, attacca e difende quello spazio per la letteratura e l'arte fuori dal feulleton. Lo spazio dell'arte per l'arte. Lo spazio dove tutto può diventare poesia ed eccellenza indipendentemente dalla critica e giudizi populisti. Fuori dal "normale". Fuori da ciò che piace alla maggioranza. Fuori dall'"opinione generale". Un racconto triste e un po malaticcio dove trionfa la formula Bolañana:
    LETTERATURA + MALATTIA = LETTERATUTRA. E di quella buona.


     
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    percorsi:
  • Il gaucho insostenibile, recensioni varie.
  • Pepe el tira - Il poliziotto dei topi, Grafik novel su Il poliziotto dei topi
  • L'ultima conferenza. La linea spezzata della tempesta , di performance di Pippo di Marca
  • Un personaggio di kafka ne Il poliziotto dei topi , di Susanna Vancini
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    1 agosto 2013    -   
     
     •  "Arxiu Bolaño 1977-2003”
     

    Ogni evento legato al nome dello scrittore cileno assume inevitabilmente dei connotati mediatici al di là delle intenzioni autentiche o presunte o apparenti o nascoste, e perfino inconsapevoli di chi ne è l'artefice. La figura - il mito - di Bolano si nutre della passione sincera e appassionate dei lettori (i veri eredi dello scrittore).
     
    la figura di Bolaño e la sua biografia vengono distorte manipolate e adattate secondo uno schema che pretende degradare i lettori a dei semplici consumatori e gli scrittori a scribacchini, quel tipo di scrittore contro cui Bolano non smetteva mai di scagliarsi con veemenza e ironia.
     
    Ma c'è un nocciolo duro di lettori silenziosi, mossi da una passione inesauribile e contagiosa, alimentata dalla lettura di questo Grandissimo Lettore che scrive e scrivendo diffonde il virus contro l'opera devastante e mortifera della morente industria culturale.
     
    I lettori sono i veri e autentici eredi di Bolano e si aspettano dai critici e dai proprietari dei suoi diritti che la sua opera venga rispettata e rigorosamente studiata.
     
    Il rischio di questa mostra, che per altri versi è utile ricca di informazioni per approfondire la conoscenza della sua opera, rischia di piegare l'approfondimento critico dell'opera di Bolano alle esigenze del marketing e alle aspettative dei consumatori.
     
    Abbiamo cercato di rappresentare la mostra con un'ampia selezione dia articoli, di scrittori, critici e lettori.



     
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    percorsi:
     
     

     
    28 luglio 2013    -    Leonardo Merlini
     
     •  "Roberto Bolaño dieci anni dopo,”
            un ritratto per personaggi
     

    Mi piacerebbe essere uno scrittore fantastico, come Philip K. Dick, anche se man mano che il tempo passa e invecchio, Dick mi sembra sempre più realista. Diceva così Roberto Bolaño, in un’intervista a Carmen Boullosa del 2002, e, forse sapendolo, forse solo intuendolo, in fondo tracciava un ritratto estremamente veritiero tanto di ciò che Dick ha rappresentato nel nostro immaginario collettivo, quanto quello che stava per rappresentare lui, icona reticente (ma non troppo) di una letteratura capace di farsi fenomeno senza rinunciare alla propria enorme tensione verso qualcosa di diverso. Oggi, a 10 anni dalla scomparsa dello scrittore cileno, la sua fama si consolida e si amplia, restituendoci la potente ironia della storia – mai sottovalutarla! – che ha fatto di un poeta convertitosi al romanzo dopo essersi scoperto malato per “fare soldi” per la propria famiglia, uno dei maggiori interpreti della letteratura globale contemporanea. Perché il fenomeno Bolaño è esploso sul serio fuori dall’ambito linguistico spagnolo ed è stato consacrato, cosa estremamente rara, proprio negli Stati Uniti, tendenzialmente (e anche con molte ragioni, sia chiaro) autoreferenziali e diffidenti verso scrittori di lingua non inglese ((Borges e Calvinosono forse gli altri esempi più importanti, giusto per capire di cosa si sta parlando).


     
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    percorsi:
  • la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Un classico e un moderno: La breve corrispondenza tra Roberto Bolaño e Enrique Lihn, di A. Leddy
  • biografia di Bolaño , testi di autori vari.
  •  
     
    27 luglio 2013    -    Ilide carmignani
     

     •  "conversazione con Francesca Tauscheck” del 14 luglio 2013
     
    Trasmissione: Passatempo
    Emittente: Rete Due, RSI, Radio della Svizzera Italiana
    Conduttrice: Francesca Tauscheck
    Data: 14 Luglio 2013


     
    [ascolta le due parti della conversazione]

    percorsi:
  • indice del materiale di Ilide Carmignani presente nell'archivio
  • il mistero del titolo di 2666
  • Un romanzetto Lumpen
  • La musica preferita di Roberto Bolaño
  • video intervista ai traduttori di Roberto Bolaño (H.Berenberg, R.Amutio, C. Andrews)
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    21 luglio 2013    -    Carlos Rubio
     
     •  "Intervista a Roberto Bolaño” "Una letteratura autobiografica", 11 luglio 1999
     
    In questa inetevista, Bolaño parla della finzione autobiografica, dell'esilio, dell'infrarealismo, delle forme del romanzo e del suo rapporto con la poesia......

    Pertanto, sono giunto alla conclusione che appartengo a un paese che si chiama stranilandia, i cui nativi sono gli stranieri. Io mi sento molto cileno, molto spagnolo e molto messicano....
     
    Uno scrittore prima di tutto è un lettore e la cosa più meravigliosa che gli può succedere a uno scrittore è leggere libri buoni, crescere con altri libri, mai con i suoi libri.
     

    Non è possibile una carriera letteraria, dice lo scrittore Roberto Bolaño,
    la carriera letteraria è persa in anticipo. Non si scrive per fare carriera nè per ottenere la rispettabilità o un una sedia all'accamedia. Si scrive perchè se non scrivi muori. .

    Bolaño (Santiago del Cile, 1953) ha appena vinto il Premio Rómulo Gallegos per il suo romanzo I detective selvaggi, con il quale ha ottenuto anche il Premio Herralde de Novela 1998, ed è autore di romanzi come La letteratura nazista in America, Chiamate telefoniche, Stella distante e, recentemente ha pubblicato Amuleto, una narrazione che parte da una storia reale, quella di una donna che si rinchiuse nei bagni della Facoltà di filosofia e Lettere della UNAM, quando fu invasa dall'esercito nel 1968.

    Ho vissuto 10 anni in Messico e mi sono sentito sempre molto messicano. Io mi sono formato in Mesico, spiega Bolaño.
    Andai via dal cile a 15 anni, nel 1968, perchè la mia famiglia decise di emigrare in Messico. La ragione fu semplice follia, stravaganza del programma di quell'inverno. Il cileno ha una venatura di stravaganza molto forte, e la mia famiglia ne fu presa. Mia madre adorava il Messico e ce ne andammo là tutta la famiglia, all'epoca di Frei, senza che ci fossero di mezzo complicazioni politiche. Poi, nel 1973, prima del golpe, io tornai in Cile per far parte della Union Popular. Rimasi tre mesi e ci fu il Golpe militare di Pinochet. Furono dei mesi bestiali e nel gennaio del 1974 tornai in Messico, dove vi rimasi fino al 1977. E a gennaio di quell'anno me ne andai in Spagna dove vivo da allora. .

    I detective selvaggi, commenta lo crittore, è un romanzo che ha diverse chiavi di letura. Da un lato è un romanzo poliziesco, dall'altro un romanzo fiume e anche di apprendistato.
    Io spero che si possa leggere in più modi, perchè mi è costato moltissimo creare quella struttura. La composizione è stata breve, un anno e mezzo, ma la maturazione è stata lunghissima, quasi 20 anni.

    C'è un concetto molto importante nel romanzo, il cosiddetto "realismo viscerale", che cosa significa questo termine?

    E' un modo di nominare un movimento avanguardista che nacque in Messico nel 1974, gli infrarealisti. Io fui uno dei fondatori, insieme a Mario Santiago, e vi fecero parte all'inizio, Darío Galicia, Bruno Montane, Márgara Rosa e i fratelli Méndez. Mario era tra i grandi poeti messicani del secolo e, disgraziatamente, è morto l'anno scorso in modo terribile: lo investì un'auto che poi è fuggita.


     
    [continua la lettura ]

    percorsi:
  • L'infrarealismo, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Finzione autobiografica, Citazioni di Roberto Bolaño
  • la patria, l'esilio , Citazioni di Roberto Bolaño
  • biografia di Bolaño , testi di autori vari.
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    14 luglio 2013    -    I sorci verdi (rivista)
     
     •  "Speciale Bolaño”
     


    Speciale Bolaño

    La rivista I sorci verdi dedica uno speciale a Roberto Bolaño che si puo' scaricare dal sito

     


    Roberto Bolaño


     
    [continua la lettura della rivista ]

     
     
    14 luglio 2013    -   
     

    quando avevamo 20, 21 anni, avevamo un gruppo poetico
    ed eravamo giovani, maleducati e intrepidi. Ci dicevamo:
    vivere molto, leggere molto e scopare molto
     
    [Roberto Bolaño]


     
     
     
    14 luglio 2013    -    Roberto Careaga
     
     •  "lettere inedite di Bolaño”
     
    Le lettere citate nell'articolo di Careaga, si riferiscono al carteggio Bolaño - Waldo Rojas, dal 1983 al 1997.


    Cartolina inviata da Bolaño a Roberto Careaga


     

     

    Parte delle lettere citate in questo testo sono tratte dal libro
    DE BLANES A PARIS
    Una correspondencia de Roberto Bolaño a Waldo Rojas

    Lettere inedite di Bolaño


    correzione a mano di una lettera di
    Bolaño a Waldo Rojas, dicembre 1993

    Prima lo propose a Gonzalo Millán, dopo a Waldo Rojas. Finiva il 1993 e Roberto Bolaño, che era ancora uno scrittore anonimo, chiese ai poeti di scrivere insieme una "Enciclopedia abbreviata della letteratura nazista in America". Immaginava una serie di biografie di autori fascisti, con bibliografie, leggende, miti, etc., dal 1933 al 2009.
    Pura finzione: Qualcosa nello spirito di Tlon Uqbar Orbis Tertuis (de Borges): le immagini di noi stessi negli specchi concavi e convessi, ma specchi a conti fatti, gli diceva a Rojas in una lettera, dove confessava il sospetto che entrambi i poeti avrebbero rifiutato.

    Due anni dopo, Bolaño annuncia a Rojas che sta continuando da solo con la sua idea e nel gennaio 1996 uscirà il libro La letteratura nazista in America. Me la pubblica Seix Barral e ciò mi rende molto nervoso, annota nella lettera, un'altra ancora della sua corrispondenza che mantenne per 15 anni con il poeta esiliato a Parigi.
     
     
    L'interscambio iniziò a principio degli anni '80, quando il futuro autore di 2666 era un aspirante poeta dal passato selvaggio che tentava una carriera a Barcellona e cercava a tempo pieno complici letterari. Aveva a suo fianco Bruno Montané, con il quale pubblicò una serie di rivite effimere, ma Bolaño andava più lontano e mandava segnali al mondo bussando alle porte del circuito cileno.


     
    [continua la lettura ]

    percorsi:
  • la mostra di Barcellona Archivio Bolaño 1977-2003, testi di autori vari.
  • Intervista a Bruno Montanè, "A due anni dalla morte di Roberto Bolaño"
  • Un classico e un moderno: La breve corrispondenza tra Roberto Bolaño e Enrique Lihn, di A. Leddy
  • biografia di Bolaño , testi di autori vari.
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    13 luglio 2013    -   Carmen Perez De Vega
     
    • “A que no lo ves”     
     
    Carmen Pérez parteciperà al congresso letterario che si terrà in Cile dal 15 al 18 luglio che avrà come titolo:
    "A dieci anni dalla morte di Roberto Bolaño"
    Il 17 di luglio offrirà una conferenza a Viña del Mar dedicata alla figura di Roberto Bolaño. Schiva e riservata, non ha mai sfruttato a fini commerciali la sua relazione sentimentale con Bolaño iniziata nel 1997. Sei anni dopo, Carmen avrebbe accompagnato lo scrittore cileno, colto da una grave e irriversibile crisi epatica, all'ospedale Valle de Hebrón, dove sarebbe morto il 14 di luglio 2003.
    Relazione divenne sempre più intensa fino al punto di covertire Carmen (che Bolaño presentava agli amici come la sua fidanzata) nella testimone privilegiata del periodo più intenso e creativo della "cucina letteraria di Bolaño. A Carmen Bolaño dedicò Tra parentesi e Il gaucho insopportabile.
     

     


    Congresso letterario dedicato a Bolaño, Cile 15-18 luglio 2013


     

    percorsi:
  • Intervista a Carmen Perez de Vega, "La mia vita con Bolaño"
  • La vedova di Bolaño impedisce la proiezione del documentario Estrella distante, di M. Gutierrez
  • Intervita a Ignacio Echevarria, "La memoria di uno scrittore é proprietà dei suoi lettori"
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    7 luglio 2013    -    Tommaso Pincio
     
     •  "Ritratto di Roberto Bolaño”
     
    Tommaso Pincio dipinge un nuovo ritratto di Roberto Bolaño (guarda il primo)


    Sfera celeste - Tommaso Pincio


     

    percorsi:
     
     
    6 luglio 2013    -    Ilide Carmignani
     
     •  "Un "romanzetto" di Bolaño”
     
    Un romanzetto Lumpen di Roberto Bolaño è stato l'ultimo romanzo tradotto da Ilide carmignani, ora impegnata nella traduzione de i detective selvaggi.

     

     

    Un “romanzetto” di Bolaño

    Quando questo inverno ho tradotto d’un fiato Il romanzetto lumpen ora uscito da Adelphi (d’un fiato non tanto in assoluto, due mesi, quanto in confronto al tempo che sto dedicando ai Detective selvaggi) mi è tornata alla mente una frase di Bolaño, di Fra parentesi, che dice:

    “Uno scrittore deve catturare draghi e travestirli da lepri”.
    [R.Bolaño, Tra parentesi]

    Avevo fra le mani un libro di velocissima lettura, meno di cento pagine, un romanzo con personaggi quasi sfuggenti e alquanto esile dal punto di vista della trama, che per di più era tutta anticipata nell’incipit; un semplice monologo fatto di frasi brevi, talvolta dolorosamente sbrigative (almeno in rapporto alla materia narrata), un lessico quotidiano e un unico artifizio retorico, l’umile ripetizione. Eppure, dietro tanta semplicità si nascondevano una forza narrativa e una complessità tematica capaci di disorientarmi, di indurmi a un’ininterrotta rielaborazione, a un incessante ripensamento del testo.

    Una prima chiave di lettura è senza dubbio quella che potremmo definire sociopolitica, suggerita già dal titolo: Un romanzetto lumpen. Lumpen da Lumpenproletariat, il sottoproletariato urbano, privo di coscienza di classe, che tende a delinquere per effetto della disoccupazione e della sottoccupazione. Certo, in spagnolo il termine ha poi assunto anche il generico significato di straccione, ma Bolaño in un’intervista del maggio 2002 precisa che il titolo nasce come contrappunto a Tre romanzetti borghesi di José Donoso, e quindi l’accezione marxista è dominante. La riflessione sociopolitica torna già nell’incipit:

    “Ormai sono una madre e anche una donna sposata, ma fino a non molto tempo fa ero una delinquente. Mio fratello e io eravamo rimasti orfani. Questa cosa in qualche modo giustificava tutto. Non avevamo nessuno”.
    [R.Bolaño, Un romanzetto lumpen]

    Bolaño traccia con molto pudore un quadro impietoso di abbandono, con l’assistente sociale che scompare subito dopo le esequie e l’impiegato che comunica compunto ai due adolescenti l’ammontare di una pensione di reversibilità talmente misera da far scoppiare in lacrime il ragazzo. Siamo a Roma. I due fratelli lasciano la scuola, lei diventa sciampista, lui trova un lavoretto precario in una palestra ma subito lo perde, tirare avanti è sempre più difficile.

    In quei giorni la situazione economica era peggiorata. Non molto, ma alla televisione dicevano che era peggiorata. Credo che stesse succedendo qualcosa all’Europa o all’Italia. O a Roma. O al nostro quartiere. Il fatto è che i soldi bastavano a stento per mangiare
    [R. Bolaño, Un romanzetto lumpen]


     
    [continua la lettura ]

    percorsi:

    indice del materiale di Ilide Carmignani presente nell'archivio

     

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