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ultimi aggiornamenti dell'Archivio Bolano

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In evidenza !!!

7 marzo 2011   - Intervista a Ilide Carmignani


5 febbraio 2012   - Roberto Bolano e Bruno Montanè
 •  '"La cava delle mani”link interno
poesia a 4 mani scritta nel 1977 e pubblicata nel 1983
poesia inclusa nell'antologia Entre la lluvia y el Arcobaleno. Algunos jóvenes poetas chilenos, Rotterdam, Instituto para el nuevo Chile, abril 1983, pp. 264-268. Soledad Bianchi (ed.),

Arcobaleno sondaggio suono delle pulsazioni dei solitari
Arcobaleno Duro come un paese morto
   biccchiere di acqua in una vetrina, versi
   putrefatti in una biblioteca
 
Arcobaleno fronda dita di ghiaccio Arcobaleno di cieli torbidi
Arcobaleno che nasce alla tua porta per perdersi nell'oscurità delle strade
Arcobaleno Duro cento conigli leccando le ferite del torturato
Arcobaleno Duro la disperazione di chi non può ormai
Arcobaleno Duro nostro ultimo pezzetto di pane
Abbiamo inventato smorfie per fuggire da tutti i destini
Abbiamo creato impenetrabili sogni davanti a tutti gli specchi
Arcobaleno del desiderio e la necessità piena di nubi
   questa strada senza uscita aiutaci a estendere i nostri sensi
Arcobaleno del sesso bello bello
Arcobaleno tormenta rosata di bambini dementi
Abbiamo leccato le nostre labbra e le tue stesse impazienze
Arcobaleno-eter Arcobaleno-bisturi Arcobaleno.voci in sordina
Arcobaleno imprendibile come la disperazione dalla qualle fugge
Arcobaleno spazio vuoto che occupa una pupilla
Arcobaleno delle camminate in paesi lontani
Arcobaleno dei pazzi dei prigionieri
Arcobaleno Duro farfalla troppo solitaria troppo lenta
   troppo trasparente
Arcobaleno che aspetto da tante ore
Arcobaleno Duro come ragazzo pietrificato in un angolo
Arcobaleno tu ormai non credi che le torni ad amarmi
Arcobaleno abbiamo visto donne donne di Marte e anche di Venere
Arcobaleno Duro stazioni del secolo XVIII
Abbiamo suonato con l'immaginazione strumenti che abiteranno
   altre atmosfere Arcobaleno di musice sovversive
Arcobaleno Duro della desolazione
[continua la lettura ]

4 febbraio 2012   - Davide Rivelli
 •  '"Sembrava un professorino saccente"”link interno
l'incontro di un lettore con l'opera di Bolaño

Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli crittori uscivano dall'anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell'anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l'abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell'eleganza degli occhi e della sorte del Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio.Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo s'imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l'amore
[ R.B., I dispiaceri del vero poliziotto, pag 137 ]

Da quando ho cominciato a leggere Roberto Bolaño mi sono capitate cose strane. Mi spiego. Ad esempio non riesco a ricordare quando ho cominciato a leggerlo, forse ho un ricordo ma non so se è quello giusto, e soprattutto non so quando e perché ho deciso di di leggerlo.
Ricordo invece perfettamente quando decisi che non l’avrei letto. La sua faccia la vidi per la prima volta sulla copertina di Pulp, anni fa. Non l’avevo mai visto, non mi diceva nulla. Sembrava un professorino un filo saccente. Magrolino e con gli occhialini, con una faccia fiera di sé che dava l’idea ti stesse sfottendo, ma senza marcarci troppo la mano, come se neppure gl’importasse poi così tanto di sfottere il suo prossimo. L’articolo lo celebrava come l’autore di culto che aveva scritto I detective selvaggi, il romanziere cileno, la nuova stella della letteratura sudamericana, e via discorrendo. Lessi l’articolo e mi dissi che non se ne parlava proprio, che ne avevo abbastanza di fenomeni ispanoamericani e di autori di culto e che I detective selvaggi mi sembrava un titolo come minimo idiota. Mi dissi, stavolta non mi faccio fregare.
 
[continua la lettura ]

29 gennaio 2012   * Roberto Bolaño & Bruno Montanè
 •  '"Le rivolte”link interno poesia scritta nel 1976

Quando arriveranno le rivolte i vecchi poeti cileni
   usciranno per la via a vedere che succede
Quando arriveranno le rivolte l´angustia prenderà in affitto la stanza di un hotel
   di mala morte e lì riposerà sino a suicidarsi
Quando arriveranno le rivolte ai vecchi muratori cileni
   cresceranno le ali e potranno giocare a cadere dalle costruzioni
   e gli uccelli si metteranno a camminare per le strade già stanchi
   di costruire solamente nidi
Quando arriveranno le rivolte i vecchi cantanti cileni
   intoneranno boleri nelle osterie perdute del deserto
   e saranno fosforescenti come l´uccello che perseguitava i minatori
Quando arriveranno le rivolte i vecchi avvocati cileni
   potranno starsene tutto il giorno al cine —la platea deserta di poltrone
   dove i comandi prendono fuoco per riscaldare il cibo
   —questi signori conversano di qualsiasi cosa
Quando arriveranno le rivolte i vecchi rivoltosi cileni piangeranno (...)

il video è stato tolto per volontà dell'autrice
 
Bruno Montane recita la poesia “La cantera de las manos” ( scritta con Bolaño a Barcelona nella primavera del 1977), in occasione dell'inaugurazione della Via Roberto Bolaño Ávalos, nella città di Girona, il 18 giugno 2011

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28 gennaio 2012   - Roberto Bolaño
 •  'Tre estredentisti nel 1976”link interno pubblicato in Plural novembre 1976, traduzione di Davide Rivelli
Nel 1976, Roberto Bolaño, appena ventriteenne, inzia a pubblicare sulla rivista Plural articoli che riflettono il suo interesse per la storia letteraria latinoamericana [ cfr La nuova letteratura latinoamericana: Crisi o rinascimento ] e la sua vicinanza allo spirito avanguardista. Due articoli sono dedicati al movimento estredentista sorto in messico negli anni venti. Il secondo articolo pubblicato nel novembre 1976, contiene tre interviste a Maples Arce, Litz Arzubide y Arqueles Vela, i tre principali leader del movimento.
In quei mesi veniva anche pubblicato il manifesto infrarealista di Bolaño

1. Arqueles Vela
Bandito adolescente nella zona di Tehuantepec, ragazzo dagli occhi azzurri che dormiva nelle redazioni dei periodici, ballerino e raccontatore di barzellette nei cabaret spagnoli, complice di Miguel Angel Asturias in avventure che per pudore non narriamo, ha sperimentato quasi tutto Arqueles Vela, che a 16 anni guardava carranzisti a cavallo e recitava la traduzione che Gomez de la Serna fece dei canti del Maldoror. Compone poesie (ovvio!). Se Maples Arce a volte mi ricorda fisicamente Floyd Patterson e List Arzubide mi ricorda Sonny Liston, Arqueles dà l’impressione di essere Kid Azteca troppo in posa, troppo sereno in un angolo elettrico del ring. Naturalmente è notte e l’arena è vuota. La campanella comincia a scaldarsi. Uno specchio se ne sta seduto in una poltrona di terza. Il Kid non lo guarda. I manifesti estraggono una pistola col silenziatore dai loro panciotti e si suicidano. In mezzo al vapore che comincia ad invadere tutto un paio di guantoni d’oro sembrano ballare.
 
Manuel Maples Arce
Paradossalmente, il fondatore dell’estredentismo sembra essere quello che dà meno importanza al movimento. Maples ha già 76 anni. Da molto tempo ha smesso di essere il ragazzo che sparava con due pistole alla volta. A prima vista, tutto ciò che riguarda l’estredentismo lo lascia freddo, però andando un po’ a scavare in questa stagione di caccia che furono i ‘20, incomincia a prendere una sua forma, anche se mai completamente, il volto quasi isterico e dolce nei suoi ammutinamenti; allora appare il mio Maples Arce che regala bombe molotov alle ragazze, che saluta i generali rivoluzionari di 28 anni dalla sua motocicletta in corsa, che ascolta jazz con lo stomaco mentre i treni militari scaricano feriti, mentre recita poesie; da ora in poi ti chiami avventura. << Tout est Fini >>, come disse Philippe Abou. Quanto segue sono le sue risposte a un questionario che compilammo a casa sua, in seguito al rifiuto di funzionare da parte del nostro fiammante registratore. Facemmo l’intervista bevendo un caffè turco che ci aveva offerto, ascoltandolo raccontare aneddoti bellissimi; ammirando i suoi quadri. Poi Josè Peguero lesse Venus Prospecto, secondo Peguero l’unico poema estredentista del libro Memorial de Sangre. Uno dei suoi versi mi tratteggia Manuel Maples Arce e l’estridentismo: “ Un fischio lontano dall’idea dei suoi capelli”
 
German List Arzubilde
Di questo libro Manuel Maples Arce Disse: “ Non so se debba rimproverare a List Arzubide questa spigliatezza umoristica, quest’attitudine disimpegnata. Spesso mi rendo conto che ha timore di emozionarsi, ma non per questo motivo smette di essere meno sincero. Probabilmente c’è un fondo di bontà in tutto questo. La letteratura da molto tempo ha smesso di essere una cosa seria: la vita stessa non è altro che una puttana da trattare a calci… “, “ Il poeta Arzubilde si è identificato con l’anima dell’epoca. E’ già un classico, un estredentista.”
Quando Maples pubblicò Andamios Interiores, io vivevo in Puebla e pubblicavo una rivista che si chiamava Ser. Allora da diverso tempo in questa rivista ci eravamo impegnati a pubblicare poesie dei grandi poeti a livello mondiale. Lì pubblicammo cose di Walt Whitman, Juan Ramòn Jiménez, e inoltre, di molti poeti totalmente sconosciuti in Puebla. Vivevamo quest’inquietudine Salvador Gallardo e io; Aguillòn Guzmàn, che pure lui aveva quest’inquietudine, stava in Messico e mi mandò il libro di Maples Arce; allora, quando lessi questo libro ne rimasi interessato, inviammo una lettera a Maples dicendogli che ci sarebbe piaciuto fosse venuto a Puebla, e lui venne. Andammo a riceverlo, mangiò con noialtri, mettemmo su un piccolo gruppo di persone e da lì nacque l’idea di lanciare il Manifiesto Nùmero 2, che stendemmo Manuel e io, mi ricordo, in un caffè di cinesi. Il manifesto lo passammo poi ad alcuni ragazzi perché lo firmassero. Certamente quelli che appaiono nel manifesto sono pochi perché molti non osarono firmarlo. Lo stampammo su un poster di carta, colorato, snello, brillante. Poi lo distribuimmo dappertutto, sotto le porte, attraverso le finestre e il giorno seguente questa cosa esplose; Puebla trepidò come mai prima. Molta gente lo aveva già la mattina presto. A mezzogiorno apparve la prima edizione straordinaria di un giornale periodico che si chiamava El Mosquito, nel quale ci attaccarono, soprattutto me, perché sapevano che ero io che avevo messo insieme le persone e avevo proposto tutte le questioni. Mi definirono studente fannullone, dicendo che mi chiamavano studente ma che non facevo altro che andarmene a spasso tutto il giorno, dandomi arie, come se fossi poeta e tutte queste cose che si dicono. E nella notte, sotto i portici, stavamo passeggiando Manuel e io quando vedemmo uno dei poeti a cui avevamo alluso, Gabriel Sànchez Guerrero, che era molto miope, che stava attorniato da altri tre o quattro leggendo quel foglio (siccome era molto miope lo teneva quasi attaccato alla faccia), e qualcuno gli disse che stavo passando; allora si chinò e mi insultò. Mi disse: “ Risponderò a questo affronto per come si merita, se possibile con quella puttana di sua madre “, e io gli dico, bene allora deve cominciare con me e ovviamente ci fiondiamo in strada. Allora la gente prese ad agitarsi e Manuel andò alla carica, allora usava copristivali fino al ginocchio e girava sempre col suo bastone, e disse quelle celebri frasi: “ L’estredentismo non ammette sconti né concede pegni, e lei è un leccapentole letterario “. Un tipo che si trovava lì mi si fece addosso per darmi una bastonata; io sollevai il braccio e gli mollai uno schiaffo, poi ci separarono e riprendemmo a passeggiare, apparentemente molto tranquilli. Bene, né venne fuori uno scandalo. Maples tornò in Messico e io rimasi lì a ricevere pietrate da tutta questa gente, e fu così che Salvador Gallardo, Miguel Aguillòn e io formammo parte, subito dopo, del movimento estredentista. Stava per essere pubblicato un numero di Ser e in questa rivista appare una pagina di adesione al movimento estredentista. Prima era stato pubblicato in Messico il primo numero di Irradiador, dove appaiono diversi poemi di Salvador Novo, e di altre tre o quattro persone. Maples deve averne un numero, una copia del numero 1 di Irradiador…
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27 gennaio 2012   - Silvina Friera
 •  '"Roberto Bolaño. La ricostruzione dell’eroe letterario”link interno
pagina/12 nel 2008, pubblicato di recente sul Blog italiano di letteratura latinoomaricana SUR/
Il libro è un romanzo, "un'opera incompiuta ma non incompleta" come afferma Masoliver nell'introduzione dell'edizione spagnola, oppure come dice articolo di Silvina Friera uscito sul quotidiano argentino “Página/12” in occasione di un omaggio a Roberto Bolaño durante la prima edizione del Festival Internazionale di Letteratura a Buenos Aires (FILBA) del 2008. Nell’articolo sono riportati giudizi critici degli scrittori Alberto Fuguet, Alan Pauls, Alejandro Zambra, Martín Kohan e Juan José Becerra, e di Cecilia García Huidobro, direttrice della Cattedra Bolaño.

A cinque anni dalla sua morte, Roberto Bolaño viene venerato come il nuovo demiurgo della letteratura. Consacrato con I detective selvaggi (1998), romanzo che gli valse i premi Herralde e Romulo Gallegos –anche se il suo prestigio era già in rialzo grazie a libri precedenti come Stella distante e La letteratura nazista in America, entrambi del 1996 –, il narratore e poeta cileno, lottatore e provocatore di professione, “una specie di teppista surrealista”, ebbe il coraggio di prendere a calci la scacchiera del canone, mescolando le carte della tradizione con quelle del rinnovamento. Accostava i libri per affinità, secondo la simpatia per l’autore, a cominciare da Borges. Bolaño ha inventato i suoi predecessori, ha riscritto la tradizione e in pochi anni, con la certezza che sarebbe morto presto, ha ricostruito l’albero genealogico della nostra letteratura.
 
Ha conquistato rapidamente il riconoscimento quasi unanime della critica, il rispetto e la devozione di molti scrittori e il fervore incondizionato dei giovani lettori e scrittori in America Latina. Infine, le tragiche circostanze della sua morte, o meglio la lunga malattia che lo ha assediato fino alla morte il 15 luglio 2003, lo hanno per sempre trasfigurato in un personaggio letterario.
 
Ora che verrà ricordato nella prima edizione del Festival Internazionale di Letteratura di Buenos Aires (FILBA), forse qualcuno ricorderà Arturo Belano, quel personaggio che, come molti altri nei Detective selvaggi, cammina all’indietro, “di schiena, guardando un punto, ma allontanandosene in linea retta verso l’ignoto”. Forse l’opera di Bolaño sta passando in quel punto dove ciò che è vicino si allontana per poi tornare ad avvicinarsi. Durante quella che sarebbe stata la sua ultima apparizione pubblica, al congresso dei giovani scrittori al quale partecipò nel 2003, a Siviglia, Bolaño mise un titolo premonitore alla sua conferenza di chiusura: “Siviglia mi uccide”......

Festival internazionale di letteratura Buenos Aires - FILBA 2008: testi correlati.

Verso Roberto Bolaño: lo scrittore insostenibile, con Juan Villoro, Alan Pauls y H. C. Moya
Dopo Bolaño: con Juan José Becerra, Gonzalo Garcés e Martín Kohan
Scenari: con Rodrigo Rojas, Alberto Fuguet e Cecilia Huidobro
Roberto Bolaño. La ricostruzione dell’eroe letterario , di Silvina Friera

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22 gennaio 2012   - Patti Smith
 •  '"Omaggio di patti Smith a Bolaño”link interno
Omaggio in occasione dell'inaugurazione di carrer Bolaño nella città Girona il 28 giugno 2011

 

[ il video ]

21 gennaio 2012   - barbara Epler
 •  '"Intervista a barbara Epler di Willing Davidson”link interno
L'intervista è apparsa sul . New Yorker 16.01.2012. Barbara Epler lavora alla New Directions, che pubblica negli USa l'opera di Bolaño
 
New Directions ha pubbilcato Roberto Bolaño a partire di Notturno Cileno, ch uscì nel 2003. Come siete arrivati alla sua pubblicazione?
Ad un drink, il mio amico Francisco Goldman non riusciva a smettere di parlare di Roberto Bolaño, e, stranamente, solo qualche giorno dopo, un amico che lavora in un’altra (più grande) casa editrice mi chiese quali autori stavo seguendo, e io feci il nome di Roberto Bolaño, insieme a qualche altro autore straniero. Il mio amico disse “Ah, alla Harvill ho visto la copia di un romanzo di Roberto Bolaño in giro nei nostri uffici.” Così ho chiamato Christopher MacLehose, il grande critico inglese, e gli chiesi una copia. (Per un editore piccolo con le tasche non troppo profonde è difficile essere i primi della lista.) Lessi Notturno Cileno la notte che mi arrivò e dissi al mio capo Peggy Fox che dovevamo comprarlo: fui colpita, Bolaño era un genio, e spiegai che anche altre case editrici stavano visionando delle copie, quindi dovevamo fare in fretta, e lei disse “Ok”. Qualche giorno dopo mi ricordai di aver letto un racconto di Bolaño su Grand Street magazine, lo cercai in Chiamate telefoniche e lo rilessi; era molto diverso da Notturno Cileno, e quella era una cosa che mi intrigava. Quando la Harvill ci chiese di impegnarci per tre libri (e comprare pure Stella Distante e Chiamate Telefoniche) rispondemmo “Si”.
Non avevo idea che si sarebbe diffuso come un fuoco selvaggio (l’approvazione di Susan Sontag aiutò molto).
Gli scrissi una lettera da fan accanita e un mese dopo lui morì.

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15 gennaio 2012   - Pippo Di Marca
 •  '"L'Apocalisse di Roberto Bolaño”link interno
presentazione dello spettacolo teatrale in scena a Roma
dal 14 al 17 febbraio 2012, al Teatro Argentina

La parte di Bolaño: il quinto cavaliere
tratto dall´Opera/Vita di Roberto Bolaño
testi, scrittura scenica e regia Pippo Di Marca
 
con Pippo Di Marca, Gianluca Bottoni, Luigi Lodoli,
Adriano Mainolfi, Vincenzo Schirru,
Elisa Turco Liveri, Anna Paola Vellaccio
scene e costumi Luisa Taravella
selezione musiche Pippo Di Marca
disegno luci Giovanna Bellini
produzione La Compagnia del Meta-Teatro
per acquistare i biglietti vai qui
 
Abbiamo sognato l'utopia e ci siamo svegliati gridando
Roberto Bolaño
 
Gli altri personaggi sono: una poetessa messicana scomparsa da decenni, anch'essa 'mitizzata' e considerata la 'madre' di un movimento poetico d'avanguardia dei primi anni '70, cercata e inseguita dai 'figli' (o nipoti) di quello stesso movimento nel deserto di Sonora, dove si era autosegregata; un vecchio poeta ubriacone che è l'unico testimone rimasto della poetessa scomparsa, 'interrogato' da due giovani poeti-detective, uno dei quali è Bolaño (Rimbaud), per conoscere il suo rifugio e il segreto della sua 'poesia', tentare di sciogliere l'enigma che la riguarda; un prete visionario che affronta in punto di morte una delirante disputa con il più grande critico letterario e il più grande poeta del Cile per 'identificarsi' in loro e trascinarsi con loro in un cupio dissolvi senza uscita né risposta; una poetessa 'sensitiva' e giramondo il cui 'orologio del tempo' fuori sesto la fa 'viaggiare' tra passati e futuri di violenza e d'orrore, trasformandola in un allucinato catalogo vivente di 'apocalissi' individuali e universali; un giovane poeta con le stimmate di Baudelaire e una spiccata impronta genetiana che è l'anima corrosiva, irridente e iconoclasta del movimento d'avanguardia; e infine 'l'ultimo' poeta del movimento, un diciottenne neofita che suo malgrado prende la 'parte' di un redivivo Lautréamont destinato ad essere il custode degli scritti segreti della poetessa scomparsa - quando lei, nell'atto della sua scoperta, troverà una morte 'eroica'... In quello stesso deserto di Sonora... dove anni dopo... in un paradigmatico e 'simbolico' 2666... ci sarebbe stata una delle più spietate, gratuite e 'reali' carneficine di donne (oltre 500) della storia umana...

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15 gennaio 2012   - Luis Íñigo-Madrigal
 •  '"Un romanzo accidentalmente e ironicamente romanolink interno
recensione de Un romanzetto canaglia, del 2003

Se il lettore dell'ultimo romanzo pubblicato in vita di Roberto Bolaño, Un romanzetto canaglia (Barcelona, Mondadori, 2002, 121 Págs.), inizia la lettura dal risvolto di copertina, leggerà: Nell'anno zero del nuovo millennio una serie di scrittori latinoamericani di punta hanno viaggiato in alcune delle capitali piu' importanti del mondo: La mosca attuale, fortemente corrotta; Citta del Messico, magnetica e spropositata; Una Pechino dalla bellezza orientale e miseria orientale; New York, la città delle città. Il cairo, Madras, Roma? Realtà e finzione si coniugano in romanzi corti e lunghi, cronache caleidoscopiche e diari di viaggio. Gli autori dell'anno zero hanno abbandonato il territorio delle loro menti per trasferirsi in sceneri palpabili. E sono di ritorno per raccontarli.
 
Tutto ciò probabilmente vi sembrerà "molto Bolaño". Scrittori viaggiatori che narrano le loro diverse esperienze geografiche, mescola di generi, una certa aria di logge o di cospirazione. Quando il lettore leggerà il romanzo (sicuramente tutto d'un fiato) fino alla conclusione del sedicesimo capitolo dei diciassette, percepirà che esso non ha niente a che vedere con quanto scritto nel risvolto, che magari avrà scambiato per un riassunto dell'opera
 
LA VERA STORIA
 
Perchè Un romanzetto canaglia è la storia di una ragazza, Bianca, raccontata da lei stessa molti anni dopo lo svolgimento dei fatti. Bianca e suo fratello restano orfani quando sono ancora molto giovani. Si sostentano con una piccola pensione. Vanno a scuola e lavorano (il ragazzo in una palestra; Bianca è una parrucchiera), ma presto lasciano gli studi.
 
Il giovane porta un giorno nel piccolo appartamento dove vive con la sorella, due individui estremamente simili, che rimangono a vivere con la coppia. Bianca ha relazioni sessuali con entrambi, in un modo COnfuso, indeterminato. La situazione economica si fa ogni volta peggiore; Bianca è l'unica che lavora ed ha l'impressione che il suo destino sia diventare delinquente.

Quella notte feci l'amore con uno degl iamici di mio fratello e la notte successiva e quella ancora dopo, e tutte le notti di quella settimana e la settimana che venne dopo, finchè non si cominciò a leggermi sulla faccia che facevo l'amore tutte le notti o che dormivo poco.......
Allora mi guardai in uno specchio e mi vidi con le occhiaie, con la pelle bianca, come se la luna, che per me brillava quanto il sole, mi stesse catturando. E allora decisi che non avevo più motivo di fare l'amorte ogni notte e chiusi a chiave la mia porta.
La vita, contrariamente a quanto speravo, proseguì uguale.
[pag. 33]
Non mi piaceva la mia vita. Le notti erano sempre chiare e diafane, ma io stavo smettendo di essere un'orfana e cominciavo ad addentrarmi in un territorio ancora più precario dove non avrei tardato a diventare una delinquente.
[pag. 47]

[continua la lettura ]

13 gennaio 2012   - servizio televisivo su Roberto Bolaño
in occasione della pubblicazione de I dispiaceri del vero poliziotto

Servizio televisivo in occasione della pubblicazione del libro in Italia (gennaio 2012)
 

13 gennaio 2012   - Luca Mastrantonio
 •  '"Il meglio di Bolaño, prima di Bolaño”link interno
recensione de i dispiaceri del vero poliziotto, Corriere della sera, 6 gennaio 2012
Il libro è un romanzo, "un'opera incompiuta ma non incompleta" come afferma Masoliver nell'introduzione dell'edizione spagnola, oppure come dice Ignacio Echevarria, si tratta "di materiali destinati a un progetto di romanzo alla fine congelato" , anche se si trovano pagine tra le "migliori di Roberto Bolaño, che le scrive dalle altezze raggiunte a partire da Stella distante..." ?

Roberto Bolaño, come ogni scrittore, ambiva ad essere postumo. Certo non così precocemente — già prima di morire a 50 anni, il 14 luglio del 2003, sospettava che non avrebbe vissuto il successo del suo monumentale 2666, uscito nel 2004 — né così aleatoriamente postumo. Alla mercé delle logiche editoriali dell’agente post mortem Andrew Wylie, autorizzato dalla vedova Carolina Lopéz a ripescare e pubblicare opere degli inizi, interrotte o rinnegate, con il rischio di confondere omaggi e sciacallaggi. Se però Il Terzo Reich (2010) è un libro compiuto, benché ripudiato da Bolaño, e dell’ancora inedito Diorama non si hanno chiari indizi, I dispiaceri del vero poliziotto, sebbene incompiuto, è un libro che dà piena soddisfazione. Sia al lettore che conosce l’alto mare di Bolaño e qui ritrova la forma delle sue onde, sia al neofita che può immergersi dove, ancora, si tocca. E solo dopo decidere se affrontare le opere di taglia extralarge, come I detective selvaggi (Sellerio 1998), i pesi medi come Stella distante o i racconti di Puttane assassine.
 
Il libro, che esce l’11 gennaio per Adelphi, dà voce ad alcuni personaggi ricorrenti nell’opera del cileno. Certi vi compaiono con lo stesso nome, altri con piccole variazioni o sotto mentite spoglie onomastiche. Fulcro narrativo è il professor Amalfitano (figura importante, ed enigmatica, in 2666), ex detenuto politico cileno, di cui si rivela la cacciata dall’università di Barcellona e l’approdo in Messico, per lo scandalo legato alla sua omosessualità, scoperta a 50 anni, con lo studente Pandilla, struggente poeta malato di Aids, irretito da una mortifera nuova amante tossica, Elisa. Amalfitano ha una nuova fiamma, Castillo, che falsifica quadri per nordamericani ignoranti, e mantiene con Pandilla, che lavora all’opera Il dio degli omosessuali, una intensa corrispondenza epistolare. Se Pancho Monje, discendente di donne violate, e compare del poliziotto che indaga su Amalfitano e si innamora della figlia Rosa, assomiglia dannatamente al poliziotto di 2666 Lalo Cura (da leggere la locura, cioè «la follia»), è suggestiva ma può sviare la quasi omonimia tra Benno Von Archimboldi, scrittore tedesco presente in 2666, e J.M.G. Arcimboldi, scrittore francese presente ne I dispiaceri del vero poliziotto.

[continua la lettura ]

9 gennaio 2012   - Javier Avilés
 •  '"Gómez Palacio ”link interno
recensione del racconto omonimo incluso in Puttane assassine pubblicata in Letras de Chile

E poi vidi che la luce, qualche secondo dopo il passaggio dell'auto o del camion in quel punto, girava su se stessa e rimaneva come sospesa, una luce verde che pareva respirare, per una frazione di secondo viva e riflessiva in mezzo al deserto, sciolta da ogni legame, una luce che assomigliava al mare e che si muoveva come il mare, ma che conservava tutta la fragilità della terra, un'ondulazione verde, portentosa, solitaria, che doveva essere prodotta da qualcosa su quella curva, una scritta, una tettoia solitaria, dei teli di plastica giganteschi stesi sulla terra, ma che davanti a noi, a una distanza considerevole, appariva come un sogno o un miracolo, che sono, in fin dei conti, la stessa cosa.
[R. bolano, Gómez Palacio, pag 54]

una delle tecniche narrative in Bolaño consiste nella realtà finzionalizzata attraverso un racconto autobiografico in cui l'autore gioca nell'impiego del suo reale vissuto come fonte letteraria. Quanto ci sia di reale in questo tipo di narrazioni è qualcosa di irrilevante, tuttalpiù si può ammettere che può risultare curioso conoscere l'origine dell'ispirazione dei racconti, ma nulla di più.

Andai a Gómez Palacio in uno dei periodi peggiori della mia vita. avevo ventitrè anni e sapevo che i miei giorni in messico erano contati
[Gómez Palacio, pag. 44, in Puttane assassine]

L'inizio preannuncia già che "Gómez Palacio" è un racconto emozionale. Come in molti racconti di Bolaño non è tanto importante ciò che si racconta (anche sse lo è in qualche modo), quanto le sensazioni che si sprigionano dalla lettura. E anche se abbiamo convenuto di non riferirci ad altre opere di Bolaño, rimanendo in ciò che ogni racconto ci offre, non possiamo tralasciare di notare che il deserto del nord del messico, come ne I detective selvaggi e in 2666, sia anche in "Gómez Palacio" un territorio letterario in cui i personaggi di Bolaño lottano contro un'atmosfera di tristezza irrespirabile, di abbandono e solitudine.
[continua la lettura ]


8 gennaio 2012   - Patricia Espinosa
 •  '"Una tormenta enza rumore”link interno Revista Rocinante, Nº 64,febbraio 2004

Recensione di un Romanzetto canaglia (da cui verrà tratto "Il futuro" film diretto da Alicia Scherson; Roma è lo scenario imprescindibile del romanzo, oppure è solo un pretesto casuale?

Un romanzetto canaglia è la storia di Bianca e di suo fratello, adolescenti che soffrono la morte dei loro genitori in un incidente automobilitico. Bianca va a lavorare da un parrucchiere e il fratello in una palestra; luogo dove conosce il bolognese e il libico, che propongono loro di rubare la casa del cieco maciste. L'esca sarà Bianca che gli offrono come prostituta. La narrazione nella sua totalità è controllata dalla voce della strana ragazza che rimemora il passato attraverso il presente di donna sposata. Bianca è un personaggio così viscerale come Auxilio Lacouture de Amuleto; antrambe sono una mostra perfetta della marginalità bolanana, caratterizzata da esseri estremamente solitari, enigmatici, con una grande vita interiore e intensità per sopravvivere.
Un romanzetto canaglia è ambientato a Roma e questo non è un tema minore, giacchè sarebbe potuto succedere che la tematica "ingoiasse" il luogo editorialmente forzato a almeno neutralizzarlo. Tuttavia succede assolutamente il contrario. Roma è quasi un personaggio, quasi un protagonista e molto più che un riferimento. Roma è l'unico luogo possibile in cui la storia poteva succedere. Bolaño riprende - in principio - il genere peplum, sorto in Italia, che consiste di film kitsch di taglio epico con personaggi mitologici colossali. Nel primo peplum, intitolato Cabiria che ebbe una sceneggiatura del poeta fascista Gabriele D'annunzio, appare per la prima volta Maciste. Personaggio che simbolizzava parte dell'ideario fascista italiano dell'epoca, orientato ad esaltare il sentimento eroico e nazionalista.
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indice del materiale di Patricia Espinosa presente nell'archivio

7 gennaio 2012   - Philp K. Dick
 •  '"paginetta dedicata a Philp K. Dick”link interno
 
scrittore che Roberto Bolaño amava e leggeva molto
(leggi la conversazione con Rodrigo Fresan )

 

| Antonio Gnoli & Enrico Ghezzi | | la storia in giallo | | Blade Runner |


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6 gennaio 2011   - Rutger Hauer
 •  'intervista di Rodrigo Gonzálezlink interno pubblicata ne La tercera, dicembre 2011
L'attore olandese Rutger Hauer è in Cile per girare la parte finale del film basato in Un romanzetto canaglia, diretto dalla regista cilena Alicia Scherson e intitolato "il futuro", basato sul romanzo Un romanzetto canaglia di Roberto Bolaño.
Perchè ha accettato di recitare in questo film ?
Per quattro ragioni: il romanzo, la sceneggiatura, la regista e gli attori. L'attrice principale, Manuela Martelli, è molto brava; l'ho potuto verificare durante le prove. Si sforza, non prende niente alla leggera. E la regista, Alicia Scherson, ha talento, rispetta il romanzo originale e non cerca di trasformarlo a suo piacere. E, infine, l'opera di Bolaño è notevole, sembra critta nella carta vetrata. E' dura, aspra, senza concessioni. Ho cercato di procurami altri romanzi suoi, ma siccome viaggio molto mi costa molto andare in libreria. Questo, Un romanzetto canaglia, l'ho letto in tedesco, non è nemmeno pubblicata in inglese. [continua la lettura ]
 
Titolo: ’Il futuro’
Regista: Alicia Scherson
Sceneggiatura: Alicia Scherson
basato sul romanzo “Un romanzetto canaglia’ by Roberto Bolaño
  CAST
Bianca: Manuela Martelli
Maciste: Rutger Hauer
Tomas: Luigi Ciardo
Libio: Nicolas Vaporidis
Boloñes: Alessandro Giallocosta
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2 gennaio 2012   - Carlos Walker
 •  '"Il tono dell'orrore: 2666 di Roberto Bolaño”link interno pubblicato nel 2010, Taller de Letras N° 46:.

...isolato, il pezzo di un puzzle non significa niente; è semplicemente domanda impossibile, sfida opaca; ma se appena riesci, dopo molti minuti di errori e tentativi, o in un mezzo secondo prodigiosamente ispirato, a connetterlo con uno dei pezzi vicini, ecco che quello sparisce, cessa di esistere in quanto pezzo: l'intensa difficoltà che ha preceduto l'accostamento e che la parola puzzle - enigma - traduce così bene in inglese, non solo non ha più motivo di esistere, ma sembra non averne avuto mai, tanto si è fatta evidenza: i due pezzi miracolosamente riuniti sono diventati ormai uno, a sua volta fonte di errori, esitazioni, smarrimenti e attesa.

Georges Perec, La vita istruzioni per l'uso

I
Mille cento diciannove pagine costituiscono la monumentale opera di Roberto Bolaño 2666. quattro esimi critici letterari europei sono protagonisti di una delle sue parti. Cento dieci cadaveri sfilano al ritmo di un tono periziale in un'altra di esse. Un professore cileno appende il Testamento geométrico con tre mollette sul filo della biancheria di casa sua nel nord messicano . Un murale circolare in un suburbio nero di Detroit: dodici scene che rappresentano dodici scene della catena di produzione, al centro una parola dipinta con lettere che sembrano di gelatina. Uno scrittore tedesco conosce un discendente di colui che creò il famoso gelato Fürst Pückler - una combinazione di tre sapori serviti separatamente e in parti uguali: cioccolato, vaniglia e fragola -, alla mattina seguente parte con destinazione Messico.
II
2666 è divisa in cinque parti: La parte dei crítici, La parte di Amalfitano, La parte di Fate, La parte dei delitti, La parte di Arcimboldi. Poco a poco cominciano a incastrarsi i pezzi, riappaiono alcuni personaggi e alcune storie trovano il loro passato e il loro divenire. La prima cosa che salta alla vista è lo spazio geografico in cui confluisce ognuna delle parti: il nord messicano, vicno la frontiera con gli Stati Uniti, la città di Santa Teresa, fedele trasposizione di Ciudad Juarez. Insieme a ciò, tutte le storie fanno menzione, in un modo o nell'altro, degli assassinii di donne che si vanno commettendo, o contando, dall'anno 1993 nella città di Santa Teresa.
 
Nel presente lavoro mi concentrerò principalmente ne La parte dei delitti. Lì si narra minuziosamente la scoperta di centodieci donne morte in circostanze simili, e si intercalano una serie di storie che circondano gli assassinii. La galleria di cadaveri che popolano questa parte del romanzo sono ritrovati in maggior parte nelle spianate, nelle discariche o nelle vicinanze della strada del nord messicano. Si tratta di corpi. Dnne che hanno tra nove e trentacinque anni, che dopo essere state brutalmente picchiate, violentate, strangolate o accoltellate fino alla morte, sono portate in qualche luogo vicino a Santa Teressa, dove i loro corpi vengono abbandonati in attesa che qualcuno li trovi. La scoperta dei corpi da luogo a una descrizione dettagliata delle condizioni in cui si trovano le donne assassinate (il luogo, i vestiti, la lunghezza dei capelli, la posizione etc..). Insistenza nel dettaglio che arriva fino all'esasperazione. Tutto viene narrato con un tono distaccato, che sembra concentrare tutti gli sforzi nel registrare meccanicamente le circostanze in cui si trovano le morte. Sulla forma dei crimini e degli assassini, nulla si dice. Tutta l'informazione delle circostanze in cui avvengono i femminicidi è fornita dalle indagini forensi e dai rari testimoni che dicono di aver visto qualcune delle morte salire su un veicolo nero i cui vetri non permettono di guardare all'interno.
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